1998: fuga da New York

In fuga dalle pastoie quotidiane per ricaricare le batterie, alla scoperta di prestigiose realtà d’oltre oceano come le cascate del Niagara, Washington e New York.

 

Sono molto stanco, ho bisogno di staccare l’interruttore, ho deciso: si parte. Dove si va? Ma negli Stati Uniti, naturalmente. A queste parole mia moglie, tutt’altro che sconvolta, ha calzato le scarpe ad alta velocità, ha preso la borsa e le chiavi, mi ha trascinato in ascensore e mi ha depositato alla più vicina agenzia di viaggi. Dopo pochi giorni eravamo già in volo per New York.

Era cominciata la nostra avventura americana, breve, ma intensa e piacevolissima. Per me è difficile esprimere la sensazione di benessere psico-fisico che si è fatta strada in pochi giorni restituendomi la mia serenità e il mio entusiasmo, sicuramente dovuti alla distanza dalla vita di tutti i giorni e l’oceano ha rappresentato la barriera perfetta tra me e la routine.

Sicuramente la mia esperienza non è paragonabile a quelle vissute dai personaggi di Steinbeck o di Kerouac, ma è stata fortemente coinvolgente al punto che, ora che sono già rientrato in Sicilia, la mia Sicilia che amo, ma che è pur sempre legata alla quotidianità, sogno di tornare negli States per i loro immensi spazi, le praterie, i deserti e quel grande senso di libertà che è proprio del popolo americano, ma che ti coinvolge interamente.

E’ per me molto piacevole rievocare alcune immagini della mia esperienza.

Niagara con le sue cascate che si formano tra i laghi Erie ed Ontario è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi della nostra amata terra. A chilometri di distanza le cascate si preannunziano nella loro grandiosa spettacolarità con un’altissima colonna che a distanza sembra di fumo e invece non è altro che l’acqua che si innalza a centinaia di metri. Il rumore è assordante, udibile a grande distanza, e il nome Niagara deriva da un’espressione indiana che significa “tuono dell’acqua”. Lo spettacolo è mozzafiato e solo dopo alcuni minuti di stupita contemplazione è possibile scuotersi e cominciare a fotografare.

E’ sicuramente consigliabile la visione delle cascate stesse dal lato canadese, sia di giorno che di sera quando vengono illuminate. Stupenda e consigliata è anche la passeggiata sul battello che porta fin sotto le cascate, così come è consigliata la loro visione dall’alto della torre di Niagara, dove è pure possibile mangiare al ristorante o al self-service a prezzi accessibilissimi.

Washington, capitale degli U.S.A., sorge sul fiume Potomac; costruita nel secolo scorso fu voluta dall’omonimo presidente per rappresentare degnamente la grandezza della nazione e si presenta come un monumento unitario, anche se è formata da vari edifici distribuiti attorno ad un immenso prato “The mall” a forma di L che congiunge il Capitol, sede del potere legislativo, all’obelisco di Washington (alto 170 metri è visibile da tutte le principali direttrici stradali della città), alla White House, il palazzo presidenziale. A quest’area fanno ala vari palazzi governativi ed importantissimi musei, dal Museo dello Spazio, che conta il maggior numero di visitatori al mondo, al Museo di Storia Naturale, al Museo d’Arte Moderna ecc., e tutto attorno i vari Memorials, a Lincoln, a Kennedy, a Jefferson; sono molto toccanti quelli dedicati ai caduti della guerra di Corea e della guerra del Vietnam rappresentati da una lunga parete di marmo nero con sopra scolpiti i nomi degli oltre 58.000 caduti di quella drammatica esperienza bellica. Altrettanto commovente è la visita al cimitero di Arlington dove sono sepolti i caduti delle varie guerre e i personaggi più rappresentativi della storia americana.

In effetti tutto ciò sembra completamente staccato dal resto della città; l’impressione che personalmente ho avuto di questi monumenti immensi e bianchissimi in stile neoclassico è quella di grandi cattedrali fuori dal tempo, non create dalla storia ma solamente dall’uomo.

La città ha un clima molto rigido in inverno ed estremamente caldo in estate, per cui i periodi migliori per visitarla sono la primavera, dominata dalla stupenda fioritura dei ciliegi, e l’autunno; è importante anche sapere che tutti i monumenti e i musei della città sono completamente gratuiti.

New York è una città incredibile, estremamente eccitante, immensa (conta con i sobborghi circa 18 milioni di abitanti), ricca, povera, bella, brutta, modernissima, degradata e si potrebbe continuare all’infinito, perché per la “Grande Mela”, come è anche universalmente conosciuta, tutti gli aggettivi sono stati utilizzati, ma sono sicuramente insufficienti.

Città dagli enormi contrasti è infatti possibile passare in pochi metri da strade lussuosissime a zone estremamente degradate, dominate dalla povertà e dall’emarginazione. Il centro storico della città è Manhattan, una lunga isola percorsa per tutta la sua lunghezza da Broadway (la strada più famosa del mondo) e dalle 12 Avenue, la più importante delle quali è la 5^, mentre è tagliata in largo dalle Street, numerate da 1 fin quasi a 200, per cui orientarsi è estremamente semplice.

La Down Town è la parte più meridionale, qui è possibile visitare la borsa valori più attiva del mondo (Wall Street), le Twin Tower (le due torri gemelle di 110 piani), i famosissimi quartieri di Chinatown, di Soho, di Tri.Be.Ca. e Greenwich Village, unica zona di Manhattan con stradette strette e tortuose; invece molto deludente e degradata è Little Italy, ormai quasi completamente abbandonata. Da Manhattan parte il famosissimo Ponte di Brooklyn che congiunge l’isola al quartiere omonimo. Dall’estrema punta meridionale dell’isola è possibile prendere a costo zero il battello che parte ogni mezz’ora per Staten Island, passando davanti Ellis Island e Liberty Island, la prima famosa perché è qui che sostavano gli immigrati per la quarantena prima di entrare nella città e la seconda per la famosa statua donata dai francesi. Dal battello si gode inoltre una stupenda veduta sui grattacieli di Manhattan e sul Ponte di Brooklyn.

Mid Town è la zona centrale, quella che comprende l’Empire State Bulding dal quale si gode una stupenda vista della città e da dove è facile vedere la sequenza dei quartieri del lato est (Bronks, Queens, Brooklyn) e il New Jersey sul lato ovest, unito all’isola dal lunghissimo Ponte di Washington.

Sicuramente consigliata la visita del Rockefeller Center sulla 5th e dei palazzi delle Nazioni Unite sulla 1st Street, come altrettanto consigliata una passeggiata a Central Park, l’immenso parco, unico polmone verde della città che divide la zona sud dalla zona nord dove si trova il famoso quartiere di Harlem.

New York pur nella sua immensità è città da girare a piedi, da godere passeggiando perché ogni angolo è una sorpresa, perché è possibile vedere i tipi più strani, tanto numerosi da farti credere di essere proprio tu nella tua normalità il tipo più strano. Sarà bello anche concedersi un giro per i bei negozi della città, sia per fare shopping, sia per scambiare qualche parola in inglese. A New York il turista non corre il rischio di digiunare, si possono gustare tutte le cucine del mondo e a tutti i prezzi, dagli economicissimi hot dog, ai fast food cinesi, all’alta cucina dei costosissimi ristoranti di Soho.

Non altrettanto semplice è, invece, in certi periodi trovare posto in albergo e ancor più difficile trovarlo a prezzo economico, per cui è consigliabile andare presso un’agenzia e prenotare, cosa che consiglio anche per Washington.

A New York è possibile vedere spettacoli per tutte le esigenze (cabaret, musical, jazz ecc.) per i quali è semplicissimo ottenere informazioni presso gli hotel o gli uffici turistici.

Per spostarsi nelle città preferire l’uso della metropolitana, economica e molto efficiente, anche se non sempre pulita e talvolta degradata come quella di New York… Sconsigliabile, in ogni caso, nelle ore notturne. I taxi, numerosissimi, sono a costi relativamente contenuti, ma non tali da permetterne una utilizzazione routinaria, eccetto che nelle ore notturne.

Per il giro delle aree monumentali o di interesse turistico in tutte le città vi sono delle compagnie (Grey-line, Sightseeing ecc.) che organizzano delle visite guidate in lingua inglese su simpatici bus che, con un biglietto giornaliero, permettono il giro della città, con possibilità di scendere o risalire alle varie fermate.

Permettetemi di concludere questa chiacchierata con qualche ulteriore consiglio per chi avesse deciso di fare del prossimo viaggio un’esperienza in U.S.A.

1. Organizzare un itinerario prima di partire perché le distanze negli States sono enormi e quindi capiterà di dover prendere voli interni; in questo caso è molto conveniente comprare in Italia un pacchetto di tre voli interni agli U.S.A. il cui costo globale è spesso inferiore ad un solo volo interno comprato in loco.

2. Per chi volesse invece utilizzare l’auto (la nostra patente è valida, ma è preferibile fornirsi di patente internazionale), si può noleggiare già dall’Italia a prezzi molto convenienti, con il doppio vantaggio di potere dormire nei Motel che sono in genere di buona o ottima qualità e a prezzi molto convenienti. Consiglio di pagare qualcosa di più, ma di fornirsi di assicurazione globale al momento del noleggio. La ciliegina è sapere che la benzina costa circa 400 lire al litro.

3. Se si scarta il viaggio organizzato, cosa che consiglio se si ha un minimo di intraprendenza, a vantaggio di una full immersion, è indispensabile un minimo di conoscenza della lingua inglese o spagnola (essendo l’uso di quest’ultima molto diffuso) perché è molto poco probabile che si incontri gente che parla la nostra lingua.

4. Una guida tascabile ottima, per la ricchezza di consigli, indicazioni e informazioni, è quella de “Le guide del Gabbiano – Stati Uniti – Edizioni Primavera”.

A questo punto non mi resta che augurarvi buon viaggio e… arrivederci in U.S.A.

Antonio Agnello
(1998)