Alla scoperta di Berlino e Dresda

Nel cuore della ex DDR, a 15 anni dalla caduta del muro che divise in due l’Europa.

 

Un pezzo del vecchio muro di Berlino vicino Potsdamerplatz

Viene naturale collegare il nome di Berlino al muro che per 28 anni, dal 1961 al 1989, divise in due la città ed isolò la DDR dal mondo occidentale. Così, nella nostra visita della capitale tedesca avvenuta a 15 anni dalla caduta del muro, ci è venuto quasi spontaneo iniziare il nostro giro proprio dai luoghi che sono stati scenari vivi di quel periodo storico. Ne siamo facilitati dalla sistemazione del camper in un parcheggio quasi deserto a ridosso di un austero edificio nelle vicinanze del Municipio Rosso (quindi in pienissimo centro!), dove veniamo rassicurati che potremo rimanere indisturbati, dato che il palazzo di fronte è un Dicastero del Land di Berlino i cui uffici sono chiusi il sabato e la domenica (noi ci giungiamo il venerdì pomeriggio). Non potevamo trovare di meglio!

Nei luoghi della memoria

Iniziamo così dalla Potsdamer Platz, una zona che era la più viva e trasgressiva della città negli anni venti del ‘900, ridotta poi nel 1945 ad un ammasso di macerie. Rimasta deserta ed abbandonata per decenni, dopo la riunificazione della Germania si è trasformata in uno dei cantieri più grandi d’Europa in un ambizioso progetto di ricostruzione. Pur se desiderosi di volgere le spalle al passato, si è ritenuto mantenere alcune vestigia a testimonianza della follia umana durante il periodo della guerra fredda. Ci troviamo così nel mezzo di uno scenario, che sembra una montatura cinematografica per la ripresa di un film, e che invece è un tratto del muro, quasi interamente ricoperto da murales variopinti quanto significativi della testarda protesta di chi aspirava alla libertà. Poco distante si eleva ancora intatta una torre d’avvistamento della polizia di confine dell’ex DDR, la famigerata VOPOS, macabra testimonianza dello stato di terrore di quei tempi.

Il vecchio Check Point Charlie

Seguendo la linea ideale del perimetro del muro (un binario d’acciaio interrato nell’asfalto) e parte di altri residui del muro stesso, arriviamo al punto più caldo dell’antica frontiera, unico punto di passaggio tra il settore americano ed il settore orientale di Berlino, il cosiddetto Check Point Charlie. Ci attardiamo in questo breve tratto di strada, dove ancora si erge intatta la garitta del posto di controllo, di fronte alla quale si elevano vigili le immagini del soldato americano Harper e di un giovane militare russo, ancora oggi simbolicamente contrapposti.

Il dovere di ‘turisti’ ci chiama e ci costringe a riprendere cammino. Dopo un largo giro arriviamo a ridosso della Porta di Brandeburgo, da sempre simbolo nel mondo della città di Berlino. Pur se deturpata, a nostro parere, da costruzioni attigue che nulla hanno a che vedere col monumento originario, la porta emana sempre un fascino grandissimo. La severa mole si erge maestosa, alleggerita architettonicamente da sei colonne in stile dorico, che formano cinque passaggi. Alla sommità si staglia la quadriga della vittoria, una copia del 1958 dell’originale andato distrutto, che, a dispetto della tradizione che l’ha sempre associata alla grandezza militare prussiana, era originariamente dedicata alla Pace.

Da un simbolo della città passiamo ad un altro simbolo, altrettanto rappresentativo della sua storia antica e moderna, il Reichstag, il Parlamento storico della Germania, dal vecchio impero dei Kaiser al grande Reich hitleriano, tornato tale il 19 aprile 1999, quando Berlino tornò ad essere la capitale della Germania riunificata.

Prendiamo un panoramico bus a due piani per spostarci in quello che è diventato un emblema della città martoriata dalla guerra e lasciato così intenzionalmente, quasi come un moncone mutilato tra le macerie, la chiesa neoromanica edificata tra il 1891 ed il 1895 in memoria dell’imperatore Guglielmo I (Kaiser-Wilhelm-Gedächtnischirke). Colpita il 22 novembre 1943 dai bombardamenti che si accanirono sulla città, di essa è rimasto soltanto uno spezzone di campanile. Invece di abbatterla del tutto si è preferito mantenerne la memoria a perenne ricordo delle brutture della guerra e costruire proprio accanto una nuova chiesa. Di impronta decisamente moderna questa è a base ottagonale, caratterizzata da un gioco di vetrate blu a nido d’ape, che rendono un suggestivo effetto di luce. Alla base della vecchia chiesa, in un ristretto ambiente rimasto agibile e splendente di mosaici dorati al soffitto e bassorilievi di marmo, è stato allestita una piccola mostra fotografica, che illustra com’era l’edificio prima e dopo i bombardamenti.

La gigantesca Ara di Pergamo e la porta di Ishtar al Pergamon Museum di Berlino

In giro per musei

Ci prendiamo una meritata pausa nel Pizza Hut, che si trova nelle vicinanze, e ci riposiamo il tempo di gustare il breve pasto. Ci spostiamo, quindi, fino alla Museuminsel, isola dei Musei, complesso museale tra i più ricchi del mondo, sorto sulla piccola isola di Cölln sul fiume Sprea. Qui si stabilì il primo insediamento degli abitanti di Berlino in epoca medievale e qui Federico Guglielmo III volle realizzare il primo degli attuali musei (Altes Museum), in cui custodire i tesori a suo tempo racchiusi nel castello degli Hohenzollern. Da questo primo nucleo sorsero in seguito altre strutture museali ad opera di Federico Guglielmo IV, e cioè il Neues Museum, l’Alte Nationalgalerie, il Bode Museum ed il Pergamon, insomma una vera isola dell’arte e della cultura nel mezzo di una megalopoli modernissima e votata agli affari.

Non è semplice fare una scelta. Non ne vorremmo saltare nessuno, ma sappiamo bene che l’esposizione complessiva è così vasta che non basterebbe l’intero tempo dedicato alla città per vederli tutti. Scegliamo, quindi, di visitare il Pergamon Museum, pur consapevoli che anche questo potremo visitare soltanto parzialmente.

Il Museo venne costruito alla fine del XIX secolo per ospitare i reperti archeologici raccolti in quel periodo in medio oriente, in particolare il fregio dell’altare di Pergamo. Si volle così realizzare un complesso adeguato a contenere le imponenti opere che venivano acquisite. Alfred Massel realizzò una grandiosa struttura in stile dorico, che però fu portata a termine da Ludwig Hoffmann tra il 1909 e il 1930. Salendo la scalinata antistante l’ingresso principale ed entrando dentro quello che sembra un antico tempio greco, non si ha l’impressione di quel che si trova dentro. In verità abbiamo visitato quasi tutti i Musei più rinomati d’Europa e siamo, quindi, abituati a vedere opere d’arte di strabiliante bellezza e di incalcolabile valore artistico, tuttavia non abbiamo potuto evitare un’esclamazione di vera meraviglia dinanzi all’imponenza inaspettata dei tesori archeologici qui custoditi. Intere strutture murarie (per la maggior parte originali) sono state assemblate come se fossero state staccate sic et simpliciter dai luoghi d’origine e trasportati qui come erano. Si ha l’impressione addirittura che il Museo sia stato costruito attorno ad essi.

Un salone immenso ospita la ricostruzione a grandezza naturale della parte frontale dell’Altare di Pergamo, capolavoro ellenistico del II secolo a.C. La parte originaria è soltanto il fregio marmoreo, che illustra la lotta tra gli dei ed i Giganti, ma l’atmosfera è così magica che pare davvero di trovarci nell’antica città dell’Asia minore. Proseguiamo per le ampie sale, dove sono stati ricostruiti templi antichi, di epoca greca e romana, e la porta del mercato di Mileto, grandiosa facciata del II secolo, un misto di architettura ellenistica e romana. Arriviamo, quindi, nel settore che, dopo l’ara di Pergamo, desta la nostra meraviglia, quello dedicato all’antica città di Babilonia.

Qui sono stati rimontati interi reperti sradicati dal sito originario come la porta di Ishtar oppure la lunga estensione di mattonelle smaltate che costituivano la strada delle Processioni, 30 dei 250 metri originari che costeggiavano la via che conduceva alla porta di Ishtar. Vediamo la rappresentazione delle figure austere e quasi serafiche, un po’ il simbolo dell’arte assiro-babilonese, scolpite su lastre di pietra calcarea, che in lunghe processioni raccontavano le gesta dei re di Babilonia. Queste piastre erano affisse nella parte bassa delle mura sia come esaltazione della potenza reale e sia come monito per sudditi e nemici.

Usciamo dal museo ubriacati da tanto splendore inimmaginabile, stanchi per il lungo caracollare lungo sale e corridoi e assetati: sì, perché, nonostante ci fossimo premuniti di una piccola scorta d’acqua, non ne abbiamo potuto usufruire a causa della ‘proibizione di bere’ negli ambienti del museo (sic!); incredibile… ma vero! Ovviamente la cosa ci lascia del tutto interdetti e ci fa riflettere e magari scherzare sulla ‘mentalità’ teutonica.

La porta di Brandeburgo

Torniamo così sull’Unter den Linden, una delle principali vie di Berlino, famosa per avere ospitato le parate militari durante il periodo nazista. Passiamo davanti l’imponente Altes Museum, il più antico museo di Berlino, austera costruzione a forma di parallelepipedo regolare, ingentilito da un ampio portico che ne costituisce la facciata, sorretto da 18 colonne in stile ionico. Poco più oltre ecco la grande piazza antistante il Berliner Dom, la chiesa reale degli Hohenzollern, imponente ed elegante in pregiato stile neobarocco. La costruzione fu iniziata alla fine del XIX secolo e fu voluta da Guglielmo II per dare alla confessione luterana un luogo di culto degno della capitale dell’impero. Dobbiamo accontentarci di vedere la parte esterna del tempio, non potendo accedervi dentro. Speriamo di avere migliore fortuna l’indomani mattina, prima di lasciare Berlino (ma sarà purtroppo una vana speranza) e ci avviamo verso il camper. Scorgendo da un lato, vicinissima, la svettante mole della Fernsehturm, l’ultramoderna torre della televisione, che coi suoi 365 m è stato l’orgoglio del passato regime, ci inoltriamo in una vastissima piazza alberata, il Marx-Engels Forum, nel cui centro si erge il gruppo in bronzo dei due filosofi, retaggio dei monumenti celebrativi del personaggi che hanno ispirato l’ideologia comunista. Passiamo davanti la costruzione neorinascimentale del Berliner Rathaus, il cosiddetto Municipio Rosso per il colore di mattoni in cotto che lo ricoprono. Realizzato alla fine dell’ottocento per ospitare il Parlamento di Berlino, dopo il 1990, quando la città si diede un’unica amministrazione, è tornato ad assumere la sua funzione di Municipio della città.

Charlottenburg 

Il castello di Charlottenburg

L’indomani, prima di ‘levare le tende’ dal nostro parcheggio berlinese, vogliamo dedicare un po’ di tempo alla visita di un quartiere caratteristico della capitale, poco distante dal parcheggio in cui siamo, e che costituisce come una piccola formella della città antica nel mezzo della città moderna dell’Unter den Linden e di Alexanderplatz. Stiamo parlando della Nikolaiviertel, nucleo primitivo dei pescatori del villaggio di Berlino, completamente restaurato nel 1987 dal governo dell’allora DDR per celebrare i 750 anni della fondazione della città.

Nel cuore del quartiere sorge la chiesa dedicata a San Nicola, Nikolaikierche, costruita nei primi anni del duecento. Del primitivo edificio rimangono soltanto il basamento in pietra della torre e il portale lungo il fianco destro. L’attuale aspetto risale alla ricostruzione del 1876-78, restaurata negli anni 1977-87. Anche in questo caso non possiamo fare altro che vagare per le strade deserte, immersi in una pace surreale, dove il silenzio è rotto soltanto dal nostro allegro cicaleccio. Il giorno di domenica ci faceva sperare di trovare il tempio aperto, ma evidentemente è ancora troppo presto.

Il castello di Charlottenburg è la nostra prossima meta. Voluta da Sofia Carlotta, moglie di Federico I, primo re di Prussia, quale residenza estiva, è una magnifica costruzione in stile barocco, iniziata nel 1695 da Johann Arnold Nering e terminata nel 1699 da Martin Grünberg. Il castello è stato oggetto di continui ampliamenti da parte dei successivi sovrani di Prussia, da Federico II il Grande che nel 1740-47 fece aggiungere una nuova ala, a Federico Guglielmo II, a cui si deve il retrostante parco ed il Belvedere, a Federico Guglielmo III, che fece edificare il Pavillon ed il Mausoleum, divenuto la tomba della regina consorte.

Il castello è una splendida evocazione della grandezza degli Hohenzollern, che vollero dare testimonianza del primato a cui erano assunti nell’ambito delle grandi monarchie europee. Già appena entriamo nella vasta corte, recintata da un’elegante recinzione in ferro battuto con decorazioni e fregi dorati, il pensiero non può esimersi dal paragonare quel che ci circonda con l’inimitabile reggia di Versailles, alla quale probabilmente anche questo edificio fa riferimento, come la maggior parte dei castelli reali di quel tempo. La visita delle ampie sale interne, ricche di suppellettili e pregevoli opere d’arte, e di una parte del parco, anche questo ispirato al modello francese, occupa quasi tutta la mattinata.

Il castello di Sansouci a Potsdam e il padiglione del the, all’interno del parco, costruito in ossequio alla moda delle cineserie dell’Ottocento

Potsdam

Lasciato un castello ci accingiamo a visitarne un altro, più celebre e significativo, che si trova nella vicina città di Potsdam, 26 chilometri a SO da Berlino. Di origine slava la città deve il suo sviluppo a Federico il Grande, che ne fece la sua dimora, per essere in seguito la residenza estiva dei suoi successori. Proprio a questo grande imperatore si deve il nucleo originario del castello di Sanssouci, piccola costruzione in stile rococò di appena 12 stanze, che, come dice il nome stesso, secondo la moda del tempo votata al modello francese, cioè senza preoccupazioni, era destinata come un rifugio in cui il sovrano, lontano dalla vita di corte, poteva dedicarsi alle lettere e all’arte, circondato di artisti e pensatori, tra cui Voltaire, che vi soggiornò dal 1750 al 1752.

Nel 1728 furono avviati i lavori per la costruzione di un edificio di più largo respiro, il Neues Palais, terminato soltanto nel 1770. Questo palazzo doveva celebrare i fasti della potenza della Prussia, vincitrice della guerra dei Sette Anni, ed in effetti assunse proprio un aspetto pomposo, un misto di stile barocco francese e neoclassico, carico di ben 428 statue ed una grande cupola centrale alla cui sommità le tre Grazie sorreggono la corona prussiana. Ben 200 stanze compongono l’interno, arredate in stile rococò.

Un po’ di perplessità, ma anche meraviglia, suscita il primo salone nel quale ci troviamo immessi, il Grottensaal, che vorrebbe rappresentare una grande grotta, le cui pareti sono incrostate di conchiglie e minerali. Seguono le stanze private e di rappresentanza, come la Marmorgalerie, la Obere Galerie o Galleria superiore, ornata con tele di grandi pittori italiani, l’Arbeitzimmer (lo studio), dove è conservato il più famoso ritratto di Federico II ad opera di Johann Heinrich Christoph Franke nel 1763.

Il complesso di Sanssouci comprende altri più piccoli edifici, racchiusi nell’immenso parco che contiene tutto il complesso, dovuti alle esigenze o capricci dei diversi sovrani. Uno di questi è l’Orangerie, ispirato alla villa Medici di Roma ed agli Uffizi di Firenze, costruito nel 1851-60 per ospitare la sorella di Federico Guglielmo IV, vedova di Nicola I zar di Russia. Tra tutte, però, desta la nostra attenzione, sia per bellezza che per estrosità, la Chinesisches Teehaus, piccolo edificio a pianta circolare con tre pronai con colonne a forma di palme, alla cui base stanno delle statue dorate, raffiguranti personaggi seduti dell’antico estremo oriente, come intenti in amena conversazione. La piccola sala da tè è sormontata da una cupoletta cilindrica, coronata da un gruppo marmoreo dorato raffigurante un antico mandarino cinese con un parasole. L’insieme assume un aspetto di mirabile eleganza e ne fa una costruzione dall’affascinante effetto visivo, dove l’oro delle statue e dei fregi si mescola al tenue colore verde pastello delle pareti.

Dresda, la Firenze dell’Elba

Meno di 100 km. di autostrada e siamo a Dresda, la “Firenze dell’Elba”. La città, così denominata per la ricchezza delle sue splendide architetture, si apre davanti a noi nobile e severa, immagine ancora viva di quella che fu la capitale ricca e ambiziosa dei Principi Elettori di Sassonia, che vollero celebrare la loro città attraverso le splendide vedute immortalate dal Canaletto.

Anche qui troviamo una sistemazione ideale vicino al centro, lungo una piccola strada che costeggia l’Elba, a ridosso degli imbarchi fluviali, in mezzo ad altri camper allineati sotto gli alberi. Sembra quasi di essere all’interno di un campeggio dal verde prato erboso. Siamo così vicini alla città da scorgere, abbastanza ravvicinati, gli imponenti edifici che spiccano alti sulla Brühlsche Terrasse, definita da Goethe “Balcone d’Europa”, ampia spianata sopraelevata sopra le fortificazioni cinquecentesche della città, in origine giardino privato della residenza del conte von Brühl ed oggi luogo di ritrovo per la cittadinanza.

Dresda ha ritrovato quasi per intero la sua primitiva bellezza, ma nessun restauro, seppure accurato, può far dimenticare che la città il 13 febbraio 1945 è stata quasi interamente distrutta da un bombardamento alleato. Il 75% degli edifici, o forse anche più, fu raso al suolo, causando decine di migliaia di vittime. Uno scempio crudele, dettato dall’abbrutimento dovuto ad una guerra lunga ed estenuante, che ha reso danni incalcolabili all’arte ed alla cultura appartenenti all’intera umanità. Facciamo una breve passeggiata sulla terrazza, godendo di uno splendido panorama sull’Elba, con un tramonto dai colori pastello, mentre un gruppo di variopinte mongolfiere si lasciano trascinare dal vento leggero. Ormai all’imbrunire, rimandiamo all’indomani la visita accurata di questi posti.

La Frauenkirche di Dresda

Un tempo splendido accoglie il nostro risveglio. Ci sentiamo rincuorati ed incoraggiati a metterci in cammino, consapevoli che dovremo fare “chilometri” di strada per compiere il giro che ci proponiamo. Passando davanti l’Albertinum, un imponente edificio originariamente in stile rinascimentale destinato ad Arsenale, ed oggi sede di musei ed archivi, proseguiamo la passeggiata sulla Brühlsche Terrasse, mescolandoci alla gente che, nonostante l’ora, è abbastanza numerosa. Alla fine della spianata scorgiamo proprio di fronte la scalinata la ricca facciata della Hofkirche in stile barocco, edificata nel 1739-55 dai Principi Elettori di Sassonia a seguito della loro conversione al cattolicesimo, necessaria per potere accedere alla corona di Polonia.

Vollero così compensare la mancanza di chiese cattoliche nella città. Costruita a modello della chiesa di corte di Versailles, la la struttura prende slancio dall’alta torre, che si erge proprio sulla parte anteriore e si alza per oltre 80 m, alleggerita da loggette vuote, sospese da fini colonne. Purtroppo non possiamo visitare l’interno, poiché la chiesa è ancora chiusa. Deviamo allora a sinistra, costeggiando lo Schloss, castello nel sec. XIII, trasformato in residenza rinascimentale nel XVI secolo. Alla fine dell’isolato, in una stretta via, che costeggia l’edificio, scorgiamo una pittoresca raffigurazione, che copre quasi per intero la facciata dell’edificio sulla quale è apposta. E’ un mosaico di piastrelle di porcellana di Meissen, in sostituzione degli originari graffiti, che lungo 102 metri illustra il sontuoso corteo dei duchi di Sassonia-Wettin. Proseguendo ancora nel nostro giro, giungiamo in una grande piazza, nel cui centro sorge una imponente statua equestre, dedicata a Re Giovanni. E’ la Theaterplatz, la piazza del Teatro dell’Opera, riedificato nel 1860 al posto del precedente edificio distrutto da un incendio. Ispirato allo stile del Rinascimento italiano, il teatro è oggi uno degli edifici più belli della città.

Lo Zwinger, il tesoro di Dresda

Proseguendo per Sophienstrasse scorgiamo poco più avanti il muro che racchiude il complesso dello Zwinger, originale complesso in elegante stile rococò, voluto da Federico Augusto I al posto di una preesistente fortezza medievale. Dopo parecchi rimaneggiamenti in corso d’opera la struttura si presenta come una specie di piazza-giardino, circondata da padiglioni e gallerie bene armonizzate fra loro, in cui sono stati allestiti musei preziosissimi. Non possiamo permetterci il lusso di estendere al complesso una visita dettagliata, tanto esso è vasto e tanti sono i tesori in esso racchiusi, per cui dobbiamo necessariamente fare una scelta.

Naturalmente non potevamo non cominciare proprio dalla Gemäldegalerie Alte Meister, allestita all’interno della Galeriebau. Quel che racchiude questa pinacoteca non può essere riassunto in poche parole. Si può solo dire che ci troviamo dentro una delle più importanti gallerie del mondo. Ce ne rendiamo subito conto girovagando per le ampie sale, dove sono esposte opere d’arte italiana, fiamminga, tedesca, spagnola, capolavori come la Madonna Sistina di Raffello o il martirio di San Sebastiano di Antonello da Messina, ed ancora opere di Raffaello, Mantegna, Botticelli, Tiziano, Tintoretto, Giorgione. Contempliamo gli splendidi arazzi di Gobelins su cartoni di Raffaello, quindi ancora un panorama esteso sugli artisti più rinomati d’Europa, come Van Eyck, Rembrandt, Rubens, Holbein, Dürer, el Greco, Velasquez.

Panorama del centro storico di Dresda affacciato sul fiume Elba

Un’attenzione più accurata merita certamente l’ampia esposizione di tele del Canaletto, raffigurante vedute di Dresda e di Pirna, non soltanto per l’indiscutibile valore artistico, ma anche per la precisione quasi ‘fotografica’ con cui l’artista ha immortalato delle vedute della città del suo tempo, tanto che si sono attinti da esse elementi preziosissimi per la ricostruzione di alcuni edifici distrutti nell’ultima guerra.

Nella stessa Galeriebau è stato allestito la Rüstkammer, ricca collezione di armi, alcune delle quali sono, più che strumenti di guerra, veri capolavori di artigianato. Passiamo tra armi ed armature per bambini o per tornei, appartenuti a grandi personaggi della storia, armi cesellate, impreziosite da gemme e pietre preziose, di provenienza europea e orientale. Entriamo quindi nel Deutscher Pavillon (il Padiglione tedesco), dove è esposta una vasta collezione di porcellana di Meissen e mirabili esemplari di porcellana giapponese e cinese.

Lasciamo a malincuore lo Zwinger e ci avviamo sulla via del ritorno, per raggiungere il camper e proseguire il viaggio. Intersechiamo per la Neue Markt, di chiara impronta del passato regime, dove ancora si conserva un ampio murale celebrativo dei fasti comunisti. Attraversiamo questa parentesi di modernità e ritorniamo nell’antica Dresda, davanti la Frauenkirche, fondata nel IX secolo e riedificata nei primi del settecento in stile barocco. Lasciata fino a pochi anni fa in stato di rovina, a testimonianza degli orrori della guerra, oggi è in via di ricostruzione.

Data l’ora e sottoposti alla lunga ‘scarpinata’ tra vie e musei, non possiamo passare indenni attraverso una stretta via dove si trovano allineati una serie di piccoli ristoranti all’aperto. A fatica troviamo un tavolo libero, dove finalmente possiamo rilassarci e gustare qualche manicaretto della cucina locale, come gelatina di maiale con salse varie e maiale con uova e patate.

Enza Messina e Paolo Carabillò
(2004)