Ancora più a nord…. la Scozia

Un viaggio alla scoperta di pittoresche rovine di castelli e di abbazie, panorami mozzafiato, una natura incontaminata, distillerie e tanto altro…

 

L’Abbazia di Melrose

Quando pensiamo alla Scozia, solitamente pensiamo al whisky oppure al kilt, il caratteristico gonnellino indossato dagli uomini di ogni età oppure ancora pensiamo ai clan, il cui nome preceduto dal suffisso Mac ci rimanda ad un mondo lontano, fatto di avventure e di lotte. Nessun paese è forse così variegato e completo come la Scozia, terra affascinante e ricca di contrasti. Indipendente fino al 1707, quando firmò un Atto di Unione con la Gran Bretagna, la nazione scozzese non ha mai dimenticato la propria individualità. Ancora oggi, vagando per la sua terra, si nota tangibilmente l’orgoglio legato a radici antiche, ricche di storia e di leggende.

Per questo viaggio entriamo in Scozia dal Galles, provenendo da Chester, capoluogo della contea di Cheshire, che dopo una estenuante quanto inutile ricerca per trovare un parcheggio, non abbiamo potuto visitare. Sotto una pioggia scrosciante, che ci ha accompagnato sempre nelle precedenti giornate, troviamo “rifugio” nella piazzola di una stazione di servizio lungo l’autostrada M6 con un ticket di 10 sterline per passare la notte. L’indomani con un salto di circa 230 chilometri arriviamo a quello che in epoca antica costituiva un altro confine con la Scozia, e cioè il Vallo di Adriano, che separava l’estremità settentrionale della romana Britannia con la Caledonia, inospitale terra dei Pitti.

Il Vallo è una formidabile cinta fortificata che per 120 km andava da Wallsend ad est, sul fiume Tyne, fino alla costa ad ovest sull’estuario del fiume Solway, tagliando l’isola in due. La costruzione, durata circa dieci anni, ebbe inizio intorno al 122 per ordine dell’imperatore Adriano come opera di difesa e come valico di dogana per il passaggio delle merci. Il muro aveva uno spessore tra 2,5 e 3 metri ed una altezza da 4 a 5 metri. Ad un intervallo di un miglio romano, pari a circa 1480 metri, sorgevano castelli di sorveglianza, mentre a intervalli di circa 11 km. C’erano dei forti capaci di contenere una guarnigione di 10.000 uomini.

L’interno della Cappella di Rosslyin, vicino Edinburgo, resa famosa dal libro e dal film “Il codice da Vinci” di Dan Brown

L’opera fortificata era rafforzata da un profondo fossato armato con file di pali appuntiti, che correva in parallelo nelle zone più esposte e meno difendibili. Nonostante per tre volte i Pitti oltrepassarono il muro, esso garantì a lungo la difesa del territorio romano, fino al 400, quando le legioni abbandonarono definitivamente il territorio. Da quel momento il vallo cadde in declino e le sue pietre servirono per secoli per la costruzione di edifici locali. Oggi restano poche tracce dell’immane opera, come un serpente di pietra che si snoda attraverso le verdi campagne.

Continuiamo la salita verso nord e dopo circa 100 chilometri lungo la A7 giungiamo a Melrose, cittadina agricola e commerciale nel cuore dei Borders, una regione nel sud della Scozia tra Edimburgo e l’Inghilterra, a lungo zona tampone tra i due paesi, costituita da dolci colline e brughiere. Nei pressi sorgono le rovine dell’omonima abbazia, una delle più famose della Gran Bretagna e Chiesa Madre dell’ordine dei Cistercensi in Scozia.

L’abbazia fu fondata nel 1136 su richiesta del re Davide I in stile gotico e successivamente ampliata. Nel 1322 la città fu attaccata dall’esercito di Edoardo II d’Inghilterra e l’abbazia fu distrutta durante l’attacco. Fu ricostruita con l’aiuto del re Roberto I di Scozia, il cui cuore imbalsamato si dice sia stato sepolto al suo interno, rinchiuso in una cassa di piombo. Ma le vicissitudini dell’abbazia non ebbero fine con ulteriori distruzioni e riedificazioni fino al 1559, quando morì l’ultimo abate, James Stuart, figlio di Giacomo V. Da quel momento l’intero sito si avviò ad una rovina irrimediabile.

Chi si addentra qui per la prima volta prova una strana impressione, almeno è quanto è capitato a noi. Al primo apparire di quelle strutture monche, ma arditamente erette, in un luogo solitario e immerso nel silenzio abbiamo un certo senso di desolazione, come se fossimo all’interno di un sogno e ci vedessimo vagare in un deserto di pietre. Quando, però, ci addentriamo in profondità ed entriamo all’interno della struttura in certi punti quasi intatta, prevale un misterioso senso di grandiosità, che ne fa trasparire lo splendore e la potenza passata. I muri ancora in piedi sono poderosi, le volte intatte sono ardite, gli archi acuti svettano snelli, scheletrica ossatura che fanno intravedere quello che doveva essere il complesso nella sua interezza. Tutto emana un senso di mistica maestosità e peculiare eleganza, dovuta anche al caratteristico colore rosa della pietra, che si interseca nella struttura come un insolito mosaico.

Il castello di Edinburgo

Un altro mistico edificio sacro, avvolto nella leggenda e profuso di misteri, si trova a 62 chilometri a nord e a circa 10 da Edimburgo. E’ la cappella di Rosslyn, la cui costruzione ebbe inizio il 21 settembre del 1446, ad opera di William Sinclair e fu terminata il 21 settembre 1450, inizialmente dedicata a San Matteo, apostolo evangelista il cui giorno nel calendario gregoriano cade proprio il 21 settembre. La costruzione è ricca di decorazioni, alcune di dubbia interpretazione, legata ai misteri esoterici dei Templari e della loggia massonica. Secondo la leggenda, ma anche secondo l’ipotesi di alcuni studiosi, la cappella custodirebbe il sacro Graal. Questa reliquia leggendaria si troverebbe all’interno della cosiddetta “colonna dell’apprendista”, che con quella detta “del maestro” costituisce una delle attrattive turistiche della costruzione. Si dice addirittura che uno studioso ha sondato la colonna con un metal detector, ricevendo a livello di metà colonna un suono rivelatore di metallo, ma non ha potuto procedere oltre nell’indagine per la mancanza della relativa autorizzazione.

Edimburgo, la tappa successiva del nostro viaggio, è a pochi chilometri. E’ la capitale della Scozia dal 1437 e la sede del Parlamento dal 1999. La città sorge su una serie di colline ed è dominata dalla possente mole del suo castello. Le parti storiche della città (Old e New Towns) sono state dichiarate nel 1995 dall’Unesco Patrimonio dell’umanità.

Si presenta come una città animata, piena di vita e di grande traffico. Come prima impresa affrontiamo l’ardua salita che ci porta attraverso un sentiero lungo un leggero pendio fino alla sommità della collina, dove sorge il castello. La fortezza, le cui origini risalgono ai primi del XII secolo, si trova sul cratere di un vulcano spento in posizione strategica e di grande effetto visivo. La visita si presenta molto ampia e interessante per la vastità della struttura e per la presenza di pregevoli musei, in particolare il War Museum of Scotland, che illustra la storia militare della Scozia con un’ampia esposizione di uniformi dell’epoca, armi e medaglie di tutte le epoche. Al suo interno è custodito anche il tesoro reale scozzese, tra cui la cosiddetta pietra del destino (stone of scone) dove furono incoronati i re di Scozia fino a Carlo II Stuart.

L’edificio più antico del castello e nello stesso tempo della città è la St. Margaret’s Chapel, costruita nel XII secolo dal re Davide I come cappella reale. Fu ricostruita da Roberto Bruce, Roberto I di Scozia, a seguito della sua distruzione effettuata per prevenire l’occupazione delle truppe inglesi dopo la disfatta subita dagli Scozzesi nella battaglia di Bannockburn. La piccola cappella, che può ospitare al massimo circa venti persone, è adibita oggi a varie cerimonie religiose, in particolare a matrimoni.

Le suggestive rovine del Priorato di Inchmahome

Esaurita la visita al castello ci immettiamo nel cuore storico della città, entrando nel Royal mile (miglio reale), una lunga strada, inizialmente stretta, che assume diversi nomi a partire dal castello. Essa lo collega all’altro importante monumento di Edimburgo, l’Holyrood Palace, il palazzo reale, tuttora sede ufficiale della regina quando è visita in Scozia. Il miglio reale taglia in due la città vecchia ed offre un ampio panorama della vita cittadina. Infatti è un continuo susseguirsi di negozi di ogni tipo, dove possiamo trovare tra l’altro un ampio assortimento dei tipici kilt scozzesi, il caratteristico gonnellino già molto popolare nel XVIII secolo. Ce ne sono di tutti i tipi, anche per bambini, ed alcuni anche ad un prezzo che supera i 400 euro.

Il giorno dopo riprendiamo il cammino, spostandoci a poco meno di 70 chilometri ad ovest di Edimburgo, e raggiungiamo il Castello di Stirling, uno dei più grandi e imponenti della Scozia. Posto su uno spuntone di origine vulcanica, il castello è in posizione altamente strategica, protetto su tre lati da dirupi scoscesi, che lo rendevano difficilmente espugnabile. Nel XIII secolo fu assediato da Edoardo I d’Inghilterra ed in questa occasione per la prima volta fu usato con effetti dirompenti il warwolf, il più grosso trabucco mai costruito. In questo castello il 9 settembre 1543 Maria Stuart fu incoronata regina di Scozia e qui risiedette fino al 1558, quando divenne sposa del Delfino di Francia. Nei pressi, inoltre, l’11 settembre 1297 le forze scozzesi di William Wallace sconfissero le truppe inglesi, superiori per numero ed armamento, durante la prima guerra di indipendenza scozzese.

Lasciamo Stirling e proseguiamo il nostro itinerario addentrandoci nella lussureggiante vegetazione del Trossach, avamposto delle Highlands, attraversando il Queen Elisabeth Forest Park, parco nazionale istituito nel 1953 in occasione dell’incoronazione di Elisabetta II d’Inghilterra. E’ una zona ridente, che comprende brughiere, boschi e foreste, fiumi e laghi. Dopo una pausa per consentire riprese video e fotografiche giungiamo sulle rive del lago Mentheith, da cui a bordo di un piccolo battello a motore approdiamo nell’isola di Inchmahome, dove un tempo sorgeva l’omonimo priorato, l’Inchmahome Priory di cui restano imponenti rovine.

Questo complesso è una specie di abbazia-fortezza, costruita nel 1238 dai monaci agostiniani. Qui si svolsero importanti eventi della storia di Scozia: fu celebrato nel 1363 il matrimonio di Re David I con la seconda moglie e nel 1547 trovò rifugio Maria Stuart dopo la disfatta subita dagli scozzesi nella battaglia di Pinkie Cleugh. Ci aggiriamo immersi in un totale silenzio fra le tetre rovine, circondate da una folta vegetazione, che la circonda da ogni lato, in un’atmosfera molto suggestiva. A poca distanza nei pressi della cittadina di Aberfoyle sorge in aperta campagna tra prati verdi dentro un grande fabbricato lo Scottish Wool Centre, dove ci dedichiamo a prezzi molto convenienti ad acquisti di maglioni, giacche e altri indumenti per lo più di lana.

Un salone del sontuoso castello di Blair

Lasciato quindi il Centro nel tardo pomeriggio e andiamo alla ricerca di un idonea sistemazione per il pernottamento. Scottati dalle difficoltà avute in tal senso in Cornovaglia e in Galles, acceleriamo il passo. Attraversando ridenti zone fra fitti boschi e laghi, arriviamo a Killin, piccola cittadina delle Highlands. Un tempo centro della coltivazione e della lavorazione del lino, oggi è dedita soprattutto al turismo ed alla pesca di trote e salmoni. Dopo una breve passeggiata lungo il fiume scrosciante che attraversa l’abitato, ci sistemiamo nel “tranquillo” piazzale antistante il locale …cimitero.

Il mattino seguente riprendiamo il viaggio e, spostandoci di circa settanta chilometri verso nord, facciamo una sosta al castello di Blair. Superata una stretta via alberata, che immette nel parco, si apre alla nostra vista la mole imponente del castello dalla candida facciata bianca. E’ una costruzione elegante e snella, che ci fa ricordare i castelli descritti nelle fiabe. In 32 stanze sono distribuiti tesori di arredamento, dipinti, armi, porcellane, abiti e cimeli vari.

Ci addentriamo adesso nelle Highlands per altri 150 chilometri ed arriviamo al castello di Urquhart, posto in posizione strategica sulla riva orientale del lago più famoso della Scozia, il Loch Ness. Costruito nel corso del XIII secolo per la sua collocazione rivestì una funzione di grande importanza fino al XVII secolo, quando nel 1692 fu distrutto per impedire che cadesse nelle mani dei giacobiti, fautori del ripristino degli Stuart sul trono di Scozia. Nonostante oggi restino solo pochi ruderi, vagando nella vastità degli spazi interni si percepisce la grandiosità di quello che era uno dei castelli più importanti di Scozia.

Dal castello si gode un panorama eccezionale sul Loch Ness, un lago di forma allungata di circa 35 chilometri di lunghezza e largo meno di 2. E’ il secondo di Scozia per estensione, ma il primo come volume d’acqua. Il suo nome è legato al leggendario mostro, che si dice viva nelle sue profondità, al quale è stato dato l’appellativo confidenziale di Nessie.

Passata la notte in un camping-maneggio, l’indomani proseguiamo la corsa ancora verso nord. Dopo 120 chilometri lungo la A9 ci fermiamo al castello di Dunrobin, del XV secolo. E’ l’edificio più grande delle Highlands del nord ed è la dimora più antica ancora oggi abitata della Gran Bretagna. Una leggenda richiama il fantasma di questo castello, una fanciulla rapita dal Conte di Sutherland, la quale cadde rovinosamente dalla finestra attraverso cui tentava la fuga. Il castello è stato adibito a ospedale durante la prima guerra mondiale e come scuola per ragazzi tra il 1965 e il 1972.

Le rovine del castello di Urquhart

Riprendiamo la strada in uno scenario totalmente diverso da quelli precedenti. Alla vegetazione lussureggiante di boschi e laghi si sostituisce una sterminata distesa verde completamente priva di alberi di alto fusto. Il mare sbatte su scogliere erte e selvagge. Il panorama è velato da un cielo grigio, mentre tutto attorno regna un silenzio assoluto, in una zona dove è raro pure trovare una vettura di passaggio. Unica voce è il coro stridente dei gabbiani che volano disordinatamente sul mare. In questo scenario surreale giungiamo dopo cento chilometri di solitudine in una larga radura pianeggiante, costellata da qualche casetta bianca. Siamo a John o’ Groats, considerata popolarmente la punta più settentrionale dell’isola di Gran Bretagna, primato che in effetti va attribuito alla punta della piccola penisola di Dunnet Head a 25 chilometri più ad ovest.

Questa località deve il nome al mercante olandese Jan de Groot, che nel 1496 ottenne da Giacomo IV di Scozia la licenza di una linea di trasporti marittimi per le vicine isole Orcadi. Ci aggiriamo a lungo incuriositi dai cartelli dove sono indicate le distanze che separano questo luogo da altre località della Gran Bretagna e del mondo. Ci troviamo completamente soli, avvolti dal freddo e dal vento pungente che soffia sempre più insistente. Eppure questa solitudine contribuisce a rendere ancora più magica l’atmosfera nella quale ci troviamo. Di fronte a noi si scorge il basso profilo delle prime isole Orcadi, avvolte da una leggera foschia, separate da una striscia di mare scuro, striato da schiumose onde bianche che ne increspano minacciose la superficie.

Capo Dunnet, con il suo famoso faro, il punto più a nord della Gran Bretagna

Lasciata questa oasi di pace, volgiamo i passi ad occidente spinti dal desiderio di trovarci davvero nella punta più settentrionale dell’isola, Dunnet Head, nota pure come capo di Pasqua. Troviamo un’ottima sistemazione nell’ampio piazzale antistante il grande faro che si staglia imponente sul suolo piatto davanti il mare grigio perennemente agitato. Il vento soffia sempre più impetuoso, facendo dondolare il camper come se stessimo navigando su quelle acque in burrasca. Il problema si aggrava durante la notte, quando le raffiche ci svegliano con lo stesso effetto che può dare un terremoto. Fuori si sentono i sibili acuti e gli schiaffi sulle fiancate, che ci fanno temere il peggio. In quel momento possiamo solo confidare nella buona stella e nella stabilità del mezzo.

Il mattino dopo il tempo è ancora ventoso e cupo, ma più clemente. Usciamo da quelle lande desolate con l’ansia di chi sa di sfuggire ad un grande incubo e prendiamo la via del ritorno in direzione sud. Imbocchiamo la A9 e, superata Inverness, deviamo verso est sulla A96, quindi sulla A941. Qui a nord del villaggio di Rothes e a circa 10 miglia a sud di Elgin nel cuore della valle del Glen sorge una delle più famose distillerie al mondo di whisky scozzese, il Glen Grant, fondata nel 1840 dai fratelli John e James Grant. Il nome presto si impose per l’alta qualità del prodotto fin dal distillato invecchiato 5 anni, il più diffuso, ma soprattutto per quelli con un maggior numero di invecchiamento, 15 e 25 anni e anche più. Nel 2006 la distilleria è entrata nel gruppo Campari, che ha dato al marchio nuovo impulso, facendone il prodotto più venduto in Italia e il terzo nel mondo con una produzione di 5.800.000 litri.

Il castello di Dunrobin

E’ con un certo orgoglio che vediamo la caratteristica targa del gruppo italiano all’ingresso della sala di ricevimento degli ospiti ed il tricolore che sventola insieme alle bandiere di Europa e Scozia nel cortile interno, dove è posto a simbolo della fabbrica un vecchio alambicco di rame. Visitiamo le sale di lavorazione da quella della maltazione, dove il malto subisce il primo procedimento, a quella della fermentazione e quindi a quella della distillazione. Il distillato viene poi conservato per l’invecchiamento in botti di legno di quercia, che in precedenza hanno contenuto bourbon o sherry per assimilare la caratteristica fragranza. In numero incalcolabile le botti sono allineate in ambiente oscuro in attesa dell’imbottigliamento. Ci aggiriamo in questo ambiente con spirito inebriato, cercando di respirare il profumo fragrante di cui esso è impregnato e ubriacandoci di odori e di fantasia.

Alla fine della visita della distilleria passiamo al grande parco attiguo, un perfetto esemplare di giardino in stile vittoriano, riaperto al pubblico nel 1996 dopo un restauro durato tre anni. Accompagnati dallo scrosciare del ruscelletto le cui acque sono utilizzate per il ciclo di produzione, passeggiamo a lungo sul prato di un verde intenso in mezzo ad una vegetazione ricca di esemplari anche pregiati, raccolti dai Grant da tutti gli angoli dell’impero e che qui si sono perfettamente ambientati. Alla sommità di una romantica scala di legno, ai piedi di una cascatella che scroscia dentro una gola rocciosa, arriviamo su una piattaforma di legno alla Dram Hut, dove si trova una cassaforte nascosta nella parete rocciosa. Da qui il nostro accompagnatore, Dennis Malcom, Direttore della distilleria, estrae una bottiglia di whisky pregiato, invecchiato 25 anni, offrendoci una degustazione che ci manda in visibilio.

Inebriati da quel sapore indescrivibile, che vorremmo conservare più a lungo di quanto le papille gustative consentano, riprendiamo il cammino. Percorriamo circa 125 chilometri lungo la A96 e la A90 e, oltrepassando Aberdeen, arriviamo al piccolo centro di Stonehaven, cittadina di circa 10.000 abitanti sulla costa orientale della Scozia. Essa, costruita attorno ad un villaggio di pescatori dell’età del ferro, noto oggi col nome di città vecchia (old town), si è sviluppata al di là della costa verso la zona interna.

Le distillerie del Glen Grant, il famoso whisky scozzese, nella Valle del Glen

A circa due chilometri dal centro sorgono le rovine imponenti del castello di Dunnottar, le cui origini risalgono a circa metà dell’alto medioevo. La sua intensa storia nel corso dei secoli ha scritto le pagine più note fra la seconda metà del XVII secolo e l’inizio del XVIII. In particolare nel 1652 rimase l’ultimo baluardo contro l’avanzata di Oliver Cronwell, che voleva impadronirsi dei gioielli della corona di Scozia e dei documenti appartenuti a Carlo II, qui portati dal castello di Edimburgo. Il castello, posto a circa cinquanta metri d’altezza su un piccolo promontorio con le pareti a picco sul mare, era praticamente inespugnabile. Tre lati della costruzione seguono la perpendicolarità dello sperone sottostante ed il quarto lato è collegato alla terraferma da un sentiero in pendenza lungo una stretta striscia rocciosa. Solo i cannoni inglesi costrinsero alla resa la guarnigione, ma i tesori nascosti sfuggirono alla cattura. Nel 1685 in un buio sotterraneo furono torturati e uccisi 167 Covenanti, promotori della chiesa presbiteriana in Scozia in opposizione a quella episcopale voluta dal potere regio. Infine nel 1715 i possessori presero parte all’insurrezione giacobita ed il castello fu smantellato. Oggi restano poche rovine sparse nell’ampio spazio dove una volta sorgeva l’imponente costruzione, ma il sito mantiene ancora un fascino straordinariamente suggestivo. Forse questa atmosfera magica ispirò Franco Zeffirelli, che nel 1990 qui volle ambientare le scene cinematografiche del suo Amleto con Mel Gibson.

Il nostro viaggio in Scozia è quasi concluso. Ultima tappa è la città di St. Andrews, ad una ottantina di chilometri a nord di Edimburgo. La città deve la sua fama all’università, fondata nel 1418, la prima di Scozia ed una delle più antiche d’Europa, nonché al gioco del golf. Qui ha sede il Royal and Ancient Golf Club, il più antico e prestigioso club del mondo di questo sport, riconosciuto quasi ovunque a livello internazionale come organo amministrativo.

L’antica università di St. Andrews

Percorriamo le strade del centro, animate da studenti e turisti, verso il cuore storico della città, dove si trovano i resti del castello, residenza fortificata dei vescovi, e la cattedrale, che un tempo era la più grande di tutta la Gran Bretagna.

Dell’imponente costruzione, le cui origini si fanno risalire ai primi del XII secolo, rimangono soltanto alcuni muri perimetrali e ampie sezioni della facciata, arditamente ancora eretti a testimonianza del passato splendore, quando la città, che porta il nome del santo patrono della Scozia, è stata capitale della chiese scozzese per quasi mille anni. Durante le lotte della Riforma contro il Cattolicesimo la cattedrale venne distrutta. Stessa sorte ebbe pure il castello dei Vescovi, eretto attorno al 1200 in posizione strategica sul mare. Verso il 1550 ad opera dei riformisti protestanti fu assassinato l’ultimo vescovo. A seguito di questo evento il castello cadde nell’abbandono e circa cento anni dopo fu in parte demolito per ricavare materiale di costruzione per il molo.

Le rovine del castello di St. Andrews

Qui finisce la nostra avventura in Scozia. L’indomani passeremo alla terza fase del nostro viaggio in Gran Bretagna, oltrepassando il “confine” con l’Inghilterra. Il lungo giro nella Scozia di oggi non ci ha presentato quel mondo che avevamo immaginato, fatto di cornamuse e kilt, di cui in effetti abbiamo visto ben poco, ma ci ha presentato una regione ricchissima di storia e dai grandi contrasti. Abbiamo, infatti, attraversato territori ricchi di vegetazione al sud, con fitti boschi e ridenti laghetti e strade tortuose che corrono sotto un fitto tunnel di rami intricati. Siamo passati anche per desolate tundre a nord, inselvatichite dalla propria solitudine, con qualche casa isolata nella pianura infinita, dove dominano incontrastati il vento sferzante e il mare increspato e dove la natura regna sovrana nella sua primitiva grandezza. In Scozia abbiamo ritrovato un calore umano, che avevamo perduto nelle precedenti tappe, pur sempre inquadrati nel rigore delle regole proprio di tutto il mondo anglosassone, mitigato tuttavia dal carattere di un popolo consapevole della propria storia e fiero di essere una nazione.

Enza Messina e Paolo Carabillò
(2009)