Architettura moderna

I simboli della grande, ma soprattutto nuova, Berlino.

 

La scultura posta alla sommità della Porta di Brandeburgo, ancora oggi uno dei simboli della capitale tedesca

Finalmente io e Pietro ce l’abbiamo fatta. Per chi non lo sapesse, Pietro è mio figlio e ha quindici anni. Dopo un paio d’anni di progetti e relativi rinvii, siamo quindi riusciti a realizzare un desiderio coltivato da tempo: un breve viaggio con zaini in spalla, guida del Touring Club sotto il braccio, poca e pure approssimativa organizzazione. Chi ha deciso la destinazione è stato Pietro e sicuramente Berlino era una mèta ambita da parecchio. In camper infatti, pur attraversando più volte in lungo e in largo la Germania, mai era stato possibile fermarsi nella nuova capitale tedesca.

Volevamo fare un viaggio “on the road” e in buona parte così è stato, anche, se considerando il breve tempo a disposizione (una settimana), abbiamo pensato di raggiungere la città in aereo. Il travagliato ritorno in treno, se pur al limite del massacrante e per alcuni versi assai sgradevole, è stato comunque interessante e splendido per altri: il trasferimento in treno lungo il Brandeburgo e la Baviera, la breve pausa a Monaco e il successivo attraversamento del Tirolo austriaco, delle Alpi e dell’Alto Adige sono state infatti esperienze assai interessanti e, comunque, diverse da quelle pertinenti ai più volte effettuati passaggi automobilistici. Ma l’obiettivo del viaggio era la capitale della Germania ed è in questa città che abbiamo trascorso quattro belle e intensissime giornate.

Siamo arrivati a Berlino di domenica mattina, momento in cui le grandi città riposano. Il camping Tent station, preventivamente scovato su internet, è piazzato in un punto strategico della capitale ed è lì che abbiamo piantato la nostra piccola tenda. Riservata soltanto alle soste di chi viaggia a piedi, la struttura si trova a non più di quindici minuti di cammino dalla porta di Brandeburgo ed è situata all’interno del comprensorio di una piscina pubblica ormai in disuso. Successivamente ci siamo spostati in centro dove, sotto un tiepido sole, gli artisti di strada si guadagnavano la propria giornata e il tempo sembrava scorrere più lento: la confortevole atmosfera sembrava perfetta per avviare un primo pacato approccio con la grande metropoli.

Ad ovest della Porta di Brandeburgo

Adiacente al campeggio, a non più di cinque minuti di marciapiedi, si trova la stazione centrale di Berlino, la Berlin Hauptbahnhof, una delle tante e moderne meraviglie architettoniche della città. E’ la più grande stazione ferroviaria d’Europa, di recente inaugurazione, dove sembra transitino giornalmente 300.000 passeggeri e oltre 1.500 treni: cioè più o meno un treno al minuto nelle 24 ore. L’imponente e trasparente struttura in vetro e acciaio si sviluppa su un’area di 15.000 mq e su tre piani, ciascuno dei quali attraversato da numerosi binari. E’ anche un enorme centro commerciale dove scale mobili e ascensori panoramici collegano tra loro ristoranti, profumerie, uffici postali, supermercati, boutique e tantissimi altri negozi.

I due autori dell’articolo

Per quanto apparentemente situata nel nulla, la stazione è animata da un impressionante viavai di persone in tutte le ore del giorno. Nel nulla, perché collocata nella zona immediatamente adiacente al muro che separava le due Berlino, nella zona nord-ovest di fatto abbandonata a se stessa fino alla caduta del muro: grandi spazi caratterizzano infatti quest’area della città al di sopra della porta di Brandeburgo che era e continua ad essere lo spartiacque tra le due anime della capitale tedesca.

In questa parte della città sorge anche il Reichstag, il Parlamento tedesco, cuore del quartiere di Moabit che ospita gli uffici della politica nazionale oltre alcune ambasciate straniere. Edificio simbolico della storia tedesca, datato 1894, ha rappresentato sia l’epoca imperiale, sia l’ascesa al potere di Hitler e la sua sconfitta del 1945, legata alla conquista dell’edificio da parte dell’esercito sovietico, e ancora il ricongiungimento delle due Germanie, avendo ospitato la prima sessione di lavori del parlamento tedesco riunificato nel 1990.

Gli ultimi lavori di ristrutturazione, ufficialmente terminati nel 1999, sono per lo più individuabili nella cupola in acciaio e vetro che sovrasta la parte centrale dell’edificio e che, a detta del progettista, ha reso il Reichstag il “Parlamento più trasparente del mondo”. In acciaio e vetro, la struttura misura 40 metri di diametro e circa 25 di altezza, oltre a pesare 1200 tonnellate. Al suo interno una rampa ellittica conduce ad una piattaforma da cui si può godere di un eccezionale panorama cittadino, oltre che permettere alla gente di camminare simbolicamente “sulle teste dei loro rappresentanti politici”.

La Straße des 17 juni è una parte della spina dorsale della città. Una retta che è l’insieme di più vie, di cui la straße è lo spezzone centrale, che attraversa quasi interamente l’enorme centro di Berlino. Nata per collegare il centro cittadino con il castello di Charlottenburg, attraversa interamente il Tiergarten che è, con i suoi 210 ettari, il più grande parco cittadino di una città che comprende già moltissimo verde nel proprio territorio.

Un’immagine del tranquillissimo Camping Tent station

Lungo la Straße des 17 juni, a metà percorso tra la porta di Brandeburgo e la Colonna della Vittoria, è posto il Sowjetisches Ehrenmal (Monumento ai soldati sovietici) eretto nel ’45 in onore di militari russi morti nella capitale tedesca. La grande struttura fu realizzata con il marmo proveniente dallo smantellamento del quartier generale del Terzo Reich ed è idealmente protetta ai lati dai due primi carri armati sovietici entrati a Berlino. All’interno del monumento è ubicato un cimitero dove hanno trovato posto circa 2.500 soldati sovietici deceduti nel corso della battaglia per la liberazione della città.

L’arteria è poi interrotta dalla piazza circolare della Grande Stella, dove si intersecano tre importanti vie cittadine e al cui interno è piazzata la Siegessäule(Colonna della Vittoria) che, quasi al pari della porta di Brandeburgo, può essere considerata uno dei simboli più antichi della Capitale. Datata 1873, la colonna fu eretta per commemorare la vittoria prussiana nella guerra con la Danimarca e trovò la sua collocazione al centro del Tiergarten nel periodo nazista. E’ alta circa 60 metri e alla sua sommità è situata l’enorme e dorata scultura della Vittoria alata.

Lo Zoo di Berlino, nella zona sud del Tiergarten, pare ospiti oltre 13.000 animali. Disposto su un’area molto vasta, per visitarlo tutto mantenendo un buon ritmo di marcia occorre almeno mezza giornata. Belle le strutture ricostruite in vari stili, tra l’esotico e il country, dove alloggia un’infinità di specie animali. Entusiasmante e tenera è stata la breve “recita” della mascotte dello zoo: l’orsetto Knut, recentemente assurto agli onori della cronaca perché abbandonato dai genitori, in un lungo momento ludico in compagnia dell’umano che lo ha adottato per evitargli una morte sicura.

Seguendo il prolungamento della Straße des 17 juni, successivamente BismarckStraße, Kaiserdamm e Eerstraße, dopo circa 45 minuti di bicicletta dal camping percorsi in una città che rispetta profondamente gli utilizzatori delle due ruote, si giunge all’Olympiastadion che noi italiani, a seguito del successo dei mondiali di calcio del 2006, dovremmo conoscere bene. Anche questo può essere definito un vero e proprio monumento storico di Berlino. Costruito ai primi del ‘900 nell’area di pertinenza dell’ippodromo di Charlottenburg, era già all’epoca il più grande stadio del mondo. Successivamente fu interamente ricostruito ed ampliato in occasione delle olimpiadi del 1936 quando poteva ospitare 110.000 spettatori, scesi a 75.000 a seguito della ristrutturazione operata nel 2006, in occasione dell’ultimo mondiale di calcio.

La Berlin Hauptbahnhof, la moderna stazione ferroviaria di Berlino

Lo stadio è visitabile al suo interno e, nonostante il fascino storico-sportivo sia notevole (non si può evitare di immaginare il nero statunitense Jesse Owens che vince al cospetto del razzista Führer), è evidente tra i suoi tratti architettonici la glorificazione dell’efficienza produttiva del periodo nazista. Nello stadio, nonostante i rinnovamenti stilistici del 2006 chiaramente visibili dalla cima del campanile della torre posteriore, fortissima è ancora la rappresentazione del potere, della ricerca di simboli ed allegorie destinati ad impressionare le masse. La struttura era fuori dalle rotte dei bombardieri alleati e rimane quindi una delle poche rappresentazioni di potenza del Reich rimasta intatta e così giunta fino al nostro tempo, a dispetto di tutti i tentativi di ricoprirne l’evidente simbolismo originario.

Rientrando verso il cuore della città, appena più a sud del centrale asse viario finora percorso, si entra nel centro commerciale di Berlino. Budapester Straße,KurfürsterdammKantstraße e Tauentzienstraßesono le principali vie di shopping berlinesi, dove si trovano i negozi più importanti della città. Queste strade di riuniscono sulla piazza che contiene la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (la chiesa commemorativa del kaiser Guglielmo) che, semidistrutta dai bombardamenti e non ricostruita, testimonia con la sua sbilenca presenza gli effetti della guerra.

A breve distanza sulla Tauentzienstraße in stile parigino, la scultura “Berlin” che un tempo rappresentava la divisione della città è che, in seguito alla riunificazione, è diventata invece uno dei moderni simboli della capitale tedesca. Lungo la stessa strada, il Kaufhaus des Westens (noto in città come KaDeWe) che sembra sia il più grande magazzino del continente europeo. Se siete anche appassionati di elettronica, consiglio una lunga visita al vicino Europa-Center, vero contenitore di piccola e grande, ma soprattutto alta, tecnologia.

L’Olympiastadion, dove la nazionale italiana ha vinto nel 2006 gli ultimi campionati mondiali di calcio

Ancora più ad est ma sempre sul percorso finora fatto, al confine sud-est del Tiergarten, si trova un altro moderno simbolo di questa città. Potsdamer Platz è probabilmente il centro geografico esatto di Berlino ed è una delle più importanti piazze cittadine, anche per il grande snodo ferroviario che contiene. Prima della guerra era il cuore della vita notturna di Berlino nonché un importante e reale crocevia europeo dove, nel 1924, venne installato il primo semaforo della storia. Rasa al suolo dai bombardamenti e divisa a metà dal muro e dalla guerra fredda, la piazza diventò uno dai grandi spazi desolati di Berlino Ovest, una parte del “nulla” prima citato. In seguito alla riunificazione fu lottizzata e venduta in quattro porzioni ad altrettante multinazionali, che diedero l’incarico di ricostruirla ai più importanti architetti del mondo intero, tra cui Renzo Piano.

Anche qui vetro e acciaio ed accentuate altezze caratterizzano la zona più moderna di Berlino: spettacolari ed ardite costruzioni, realizzate sulle macerie ancora visibili dei più grandi alberghi europei d’anteguerra, che attualmente ospitano uffici, un museo del cinema tedesco, centri commerciali e 40 sale cinematografiche che fanno da contorno ad una modernissima piazza, viva in ogni ora del giorno e della notte, visitata quotidianamente da 70.000 persone.

Ad est della Porta di Brandeburgo

Da Potsdamer Platz seguendo le tracce del muro si giunge alla Pariser Platz dove si trova il più noto dei simboli di Berlino. Importante durante la guerra fredda, in quanto testimone della spartizione territoriale ed inaccessibile varco da e verso la DDR, ugualmente importante per il significato di passaggio e di riunificazione in seguito alla caduta del muro, la Porta di Brandeburgo è il punto di transito per eccellenza tra le oramai congiunte zone della città.

Postdamer Platz

Da qui parte l’altro lato della Straße des 17.juni, la Unter den Linden(letteralmente “Sotto i tigli”). Lungo l’asse viario, a rappresentare la piatta ma interessante architettura del periodo della guerra fredda, vi è una regolare fila di palazzi a tratti interrotta da cantieri di lavoro. L’aspetto cantieristico confonde, oscurando l’eleganza del tipico viale da centro città dove risiedono tra l’altro la sede dell’Aeroflot, l’ambasciata russa, il teatro dell’Opera di Stato e un ateneo universitario. Non v’è dubbio che lungo questa via forte è la sensazione di respirare un’area diversa: le linee essenziali e rigorose dei canoni stilistici del totalitarismo sovietico la fanno sembrare senza spigoli e senza anfratti, senza la possibilità di nascondere alcunché.

La medesima impressione si avverte lungo la perpendicolare Friederichestraße e, al termine della successiva Karl-Liebknechk-Straße, nella centrale Alexanderplatz che, vuota e austera, non fa che confermare la sensazione di omologazione. Al centro dell’enorme piazza, l’unico accenno di vita proviene dall’anonima fontana dell’Amicizia tra i popoli. Tutt’intorno solo ulteriori imponenti e squadrati simboli del periodo del controllo sovietico: uno tra tutti la Fernsehturm. La torre della televisione alta 368 metri è praticamente visibile da ogni luogo aperto di Berlino e da essa, nella terrazza panoramica che si trova a circa 200 metri d’altezza è visibile ogni più remoto angolo della città.

Quello già detto per lo stadio, rapportato alla relativa epoca politica di realizzazione, può essere riferito anche alla torre: tante possono essere le simbologie di carattere politico riconducibili all’alta costruzione quali, ad esempio, il raggiungimento di obiettivi impossibili, specialmente per i tempi in cui è stata realizzata, oltre alla rappresentazione del potere di controllo, del “grande fratello” che può giungere dappertutto e tutto ascoltare.

Frontalmente alla Fernsehturm la bella e neo-barocca fontana di Nettuno che, con le sue sensuali statue femminili impersonanti le quattro stagioni, testimonia un antico passato che non sempre traspare lungo le vie di Berlino e che fa venire in mente altre grandi capitali europee come Roma, Parigi o Praga. Adiacente alla fontana il Lustgarten, un altro dei parchi della capitale tedesca, su cui si affacciano il Duomo e l’Altes Museum situati nell’Isola dei musei, così chiamata perché è una vera e propria isola sul fiume Sprea, in gran parte occupata da strutture museali. L’isola è stata annoverata dall’Unesco tra i Patrimoni dell’Umanità.

Molto interessante il Pergamonmuseum che contiene anche edifici monumentali riedificati in dimensioni reali e con parti originali: tra questi l’altare di Zeus a Pergamo e la Porta del Mercato di Mileto, purtroppo non completamente visibile perchè in restauro al momento della visita.

Un particolare della Fontana di Nettuno

Il Checkpoint Charlie è un altro dei simboli del passato, ormai però declassato a set fotografico da istantanee ricordo, che divide in due la Friederichstraße, lunga ed elegante via commerciale della vecchia Berlino Est. Il “punto di controllo” altro non è che una ricostruzione di quello che era un varco nella linea di confine: solo una ricostruzione, quindi, una finta testimonianza a disposizione degli obiettivi delle fotocamere.

Il Museo del Muro si trova nei pressi del checkpoint e in esso sono visibili, in una interessante esposizione, tutte le testimonianze documentali delle fughe tentate, e qualche volta riuscite, da chi cercava di sfuggire al regime sovietico. Belle e commoventi le decine e decine di disegni dei bambini di uno e dell’altro lato della città che cercavano di immaginare, e descrivere con immagini, quale fosse la loro intima idea di questa obbligata separazione e di come potesse essere la vita dall’altro lato. Del muro rimane ben poco: nei pressi del museo alcuni tratti sono stati appositamente lasciati in esposizione, mentre nei negozi di souvenir della città ne vengono vendute miriadi di briciole, più o meno autentiche. Alcuni tratti del percorso della barriera sono però ancora ben visibili in diversi punti di Berlino, appositamente segnati su terreno.

A breve distanza, dopo essere riusciti a superare i rigorosi controlli personali (metal detector e controllo minuzioso del contenuto di borse e affini), è possibile visitare lo Jüdisches Museum dove sono raccolti anni di storia ebraica. Il museo è ospitato all’interno di un edificio appositamente realizzato, dai concetti architettonici complessi che hanno previsto la costruzione di una struttura a forma di saetta, interamente ricoperta di zinco su cui le finestre, lunghe e sottili come tagli, sono piazzate a casaccio. All’interno la visita si snoda in due vie separate. La prima segue la continua migrazione del popolo ebraico mentre la seconda, soprannominata “asse della morte”, conduce alla torre dell’Olocausto: un’alta e stretta costruzione scura e vuota, illuminata appena da un irraggiungibile squarcio tagliente sulla sommità. I due percorsi si riuniscono in un ulteriore ideale sentiero, detto “asse della continuità” che vuole testimoniare l’esistenza di un popolo nonostante le tragedie a cui è stato sottoposto. Il museo è assai interessante e la visita scorre tra forti emozioni, curiosità, stupore e dolore. Anche in questo luogo, com’è intuibile, tanti sono i simboli e le metafore utilizzate per stimolare la memoria.

La Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche (la chiesa commemorativa del Kaiser Guglielmo), semidistrutta dai bombardamenti e non ricostruita, testimonia con la sua sbilenca presenza gli effetti della guerra

Questa è stata la nostra Berlino alla nostra prima visita. Molto esteriore e assai emozionale. Abbiamo deciso di definire con quattro aggettivi ciascuno questa grande città. Io ho optato per “ordinata” perché tale è, nonostante abbia spesso l’aspetto di un enorme cantiere, e anche in questa città i tedeschi sono maestri nell’ordine e nel rispetto di cose e persone; “affascinante“, ma detto in senso negativo, perché troppo evidenti sono ancora i simboli di un potere folle ma quasi infinito e quindi fatalmente attraente, nonostante le lezioni della storia; “futura” perché tutto lascia immaginare un domani con pochi limiti tecnologici; “sofferente” perché a parer mio ancora alla ricerca di una propria identità per un lungo periodo offesa e, successivamente, mutilata e negata.

Pietro invece l’ha definita “suggestiva” per la sua grandezza e le tante attrattive nuove e antiche; “silenziosa” perchè anche in un luogo come – ad esempio – una stazione ferroviaria, qui da noi assai rumorose, si avverte solo un leggero brusio; “ecologica” perché ci si muove davvero molto e bene in bicicletta; “inaffidabile” perché il tempo riesce a variare radicalmente e velocemente, passando dal sole alla pioggia in un batter d’occhio.

L’ultimo aggettivo, questa volta comune, è immancabilmente “bellissima“, anche in presenza delle decine di sgraziate gru che testimoniano i continui lavori di ricostruzione. Un rinnovamento che a volte pare una rielaborazione destinata a celare anche gli scomodi simboli del non remoto passato. Un rinnovamento che però affascina perchè ogni nuova costruzione può essere considerata senza dubbio un punto di arrivo dell’architettura moderna, inserita in un catalogo vivente da sfogliare, passeggiando tra i viali della storia moderna e meno recente.

Giangiacomo e Pietro Sideli 
(2007)