Australia

I luoghi, la gente, le abitudini: considerazioni sulle due facce della medaglia.

 

AustraliaFinalmente è fatta: parto il 2 ottobre 2000! Dopo infinite peripezie e pellegrinaggi alle agenzie di viaggi (a causa delle Olimpiadi, dell’inizio della stagione balneare e dello stop dei voli Alitalia per l’Australia), riesco a entrare in lista d’attesa con Quantas (lire 2.200.000 il volo A/R) e così parto, anche se con un percorso un po’ anomalo: Bari-Roma-Francoforte-Singapore-Brisbane. Dopo tre mesi di mare e sole in Grecia, mentre da noi cadono le foglie e iniziano i primi freddi, io proverò il sole e il mare degli antipodi: l’Australia. Dopo i miei viaggi in Marocco, Norvegia e Siria, in cui le tappe di avvicinamento erano di 800/1.000 chilometri al giorno alla guida del camper, credevo di essere temprato a tutto; invece vi assicuro che ventitré ore effettive di volo oltre a cinque ore di sosta in tre scali (con folle corsa alla ricerca di aree per fumatori) e la differenza di ben nove ore dì fuso orario riescono a distruggere chiunque! La ciliegina sulla torta riesce a metterla una “simpatica” doganiera di Brisbane, che sceglie me e uno studente giapponese per esercitarsi alla “caccia al tesoro”: oltre novanta minuti per svuotare completamente e controllare i miei bagagli e, se ciò non bastasse, una perquisizione personale ai limiti dell’…intimo (uhauh!!!); alla fine riesco a far passare una bottiglia di grappa e mezzo chilo di caffè solo perché sigillati.

Le prime sensazioni

All’arrivo mi accoglie mio cugino, quasi coetaneo, che vive qui da oltre trent’anni, con la sua “500”: una Ford Ferlaine da 5000 cc, 8 cilindri, insomma un transatlantico; però è una cosa comunissima in Australia il possesso di tali veicoli per superare le enormi distanze tra le città. E finalmente entriamo a Brisbane. Resto subito bloccato dal senso di agorafobia: infatti gli enormi spazi in tutto quel che vedo (a cominciare dalle strade) quasi mi aggrediscono disorientandomi: Brisbane è una città di circa 500.000 abitanti ma, tranne il cuore commerciale (ricco di modernissimi grattacieli con facciate “continue” in cristallo, uffici, banche, casinò, ristoranti cosmopoliti e stupendi centri per gli acquisti), è sviluppata in “larghezza” e non in “altezza”. Infatti vi sono teorie infinite di villette, quasi tutte in legno, in stile coloniale o vittoriano, mediamente sui 200 metri quadrati coperti, sollevate da terra da due ai quattro metri (sotto, oltre alle protezioni antitermiti, vi sono ampi garage, lavanderia, angoli per il bricolage, ecc.), circondate da graziose verande su tutto il perimetro, su cui fanno bella mostra divani e poltrone in bambù, …affogati in una selva di piante e fiori (ogni “casetta” è infatti circondata da 1.500/3.000 metri quadrati di verdi e folti prati curatissimi).

E’ proprio il verde, dopo lo spazio, a colpirmi: ogni città, piccola o grande, sembra un immenso giardino, con una serie continua di parchi, campi da golf o cricket, campetti per i giochi dei bambini con dondoli, scivoli, altalene con sedili in cuoio, tante panchine e tavoli di legno massiccio sotto eleganti gazebo; ogni parco ha i suoi barbecue elettrici, con piastre in acciaio inox, del tutto gratuiti e – udite udite – ogni parco dispone di ampie toilette pulitissime e dotate di carta igienica e sapone, il tutto sembra ombra di guardiani. Resto attonito! Devo ammettere che da “noi” i pochi tentativi fatti in tal senso dalle amministrazioni comunali sono velocemente naufragati grazie al vandalismo di pochi che hanno privato i tanti dal poter godere delle poche oasi di verde e relax offerteci, depredando tutto quello che era possibile smontare e danneggiando il resto.

Una lezione di vita

BrisbaneInizio a pianificare con mio cugino, cartina alla mano, i luoghi da visitare, le escursioni e le battute di pesca (dispone infatti anche di un semicabinato di otto metri con un …piccolo motore da 220 CV); cerco di spiegare che sono interessato a vedere il Reef (la famosa barriera corallina), la Gold Coast, il paradiso dei surfisti, le “sabbie colorate”, i canguri, i coccodrilli, i koala, i delfini… Ma, data la vastità del continente (7,7 milioni di kmq., dove vivono attualmente solo 19 milioni di abitanti), avendo “solo” due mesi… Eppure sono certo che la mia posizione di ospite presso un residente, piuttosto che di un “turista Alpitour” inquadrato nel “gregge”, possa facilitare l’appagamento dei miei desideri, essendo io molto curioso anche di entrare nel tessuto sociale di questo continente, per capire lo stile di vita dei suoi abitanti, le consuetudini, il modo di ragionare e socializzare…

Man mano che parlo, mi accaloro e mi entusiasmo; sale un po’ il timbro di voce e vedo mio cugino perplesso finché mi interrompe con un “sorry”; ho così la mia prima lezione sul loro stile di vita: vado troppo in fretta, parlo troppo velocemente, ho addirittura alzato la voce (senza accorgermene) e ho citato per tre volte nel mio lungo dialogo la parola “problema”. Lui mi spiega che in Australia si fa tutto con calma, senza frenesia, con serenità e …a bassa voce. In Australia non esistono “problemi”, ma al massimo “qualche difficoltà”, che comunque si supera. Capisce che ormai in Italia siamo tutti stressati, e anche nei momenti di relax o in vacanza continuiamo a correre sempre; mentre puntiamo a un obiettivo, già studiamo il successivo e ci creiamo “problemi” anche dalle cose più semplici.

I parchi botanici

Nei giorni successivi mi porta in giro a visitare stupendi parchi botanici. Meraviglioso quello di Mary Carn Cross, con immense sequoie, mangrovie, liane e piante tropicali; talmente fitto che si intravede a malapena il cielo; ogni tanto mi trovo davanti a un ibis o un a un pavone selvatico; mi fissano immobili grossi lucertoloni della famiglia dei varanidi, con struttura dei sauri del cretaceo: è un sogno a occhi aperti che mi riporta alle avventure e descrizioni di Salgari, e mi aspetto di veder spuntare Sandokan da un lato e una tigre dall’altro.

Poi vedo il Wildlife Sanctuary, sito ai piedi delle Glasshouse Mountains, sulla Sunshine Coast: un immenso zoo e una voliera insieme di ventisette ettari. Si gira con trenini elettrici di colori diversi, a seconda del percorso, e ogni animale o uccello è inserito in ampi habitat modellati sulle proprie necessità: canguri di vari razze, aquile reali, enormi pitoni ed anaconda, gruppi di dingo, intere famiglie di koala perennemente a pranzo con eucayptus e innumerevoli e socievolissimi pappagalli di ogni tipo (forse un po’ troppo socievoli, dato che uno mi “centra” in pieno sul cappello e un altro mi deruba di un pacchetto di sigarette dal taschino.

Il rispetto delle regole

Torniamo alla vita cittadina; e io, abituato a vedere in giro da noi pattuglie di carabinieri, polizia, guardie di finanza, vigili urbani ecc. (che ormai fanno parte del tessuto urbano e direi del “panorama sociale”), mi stupisco per la quasi totale assenza di forze dell’ordine; chiedo quindi a mio cugino se si sente tranquillo nel parcheggiare sulla strada l’imbarcazione (con il motore) già pronta sul carrello e la Land-Rover che usa per rimorchiarla, senza pericolo dei ladri. Tra l’altro ho visto a poche centinaia di metri uno stupendo camper in vetroresina con motore Isuzu t.d. da 5.000 cc, anch’esso parcheggiato tranquillamente all’esterno. Nessun pericolo, mi conferma.

Infatti ho constatato che, a parte la (quasi) totale assenza di ladri, il grado di rispetto delle regole è molto elevato: non ho mai sentito suonare un clacson, tutti allacciano le cinture, tutti si fermano ai semafori e nessun furbo si mette in doppia fila, nessuno parcheggia in modo anomalo, ecc. Addirittura, andando a pesca, ho dovuto restituire al mare meravigliosi pesci, anche da mezzo chilo, perché non superavano i 35 cm. Prescritti dalla legge… Ma attenzione: se si supera il limite di velocità di sole dieci miglia, ecco comparire quasi per incanto un’auto della polizia che, dopo averti fermato, fa subito il controllo del tasso alcolico e con estrema facilità ti ritira la patente.

A pesca in mare aperto

PescaFinalmente il tempo, da piovoso con caldo afoso, si rimette al bello e possiamo uscire per la prima battuta di pesca. Fuori dalla baia di Moretton affrontiamo il “Grande Oceano” e allora capisco perché qui i motori più piccoli sono da 40/50 cv e perché mio cugino ne ha uno da 220 e un secondo da 150.

Il verde smeraldo e il blu cobalto si alternano nei colori del mare, veramente immenso, e vi è un’onda lunga che supera i tre metri di altezza (per fortuna non c’è vento e per “loro” è una giornata veramente “ok”); si inizia a pescare e, dopo aver ributtato in mare – come dicevo prima – un gran numero di pesci che avrebbero fatto la felicità di gran parte dei pescatori nostrani, finalmente prendo un pesce “regolamentare”: è un red emperor da 1,8 kg., dalla carne e dal sapore delicatissimi che apprezzeremo la sera stessa cotto sul barbecue. Di lì a poco mio cugino quasi perde canna e mulinello per un dentice intorno ai 4 kg. che tira da matti ma che non avrà la soddisfazione di incerchiare perché, dopo averlo visto, notiamo anche la pinna velocissima di uno squalo che fa scomparire …tutto tranciando il filo: questo è l’oceano dell’Australia, bellissimo, ricco, grandioso ma pericoloso (infatti non ho fatto un solo bagno nelle sue acque per tutte le mie vacanze!).

Nel pomeriggio torniamo sotto costa per calare le nasse per i crabs (enormi granchi di colore blu o grigio con una polpa di gran lunga più buona dell’aragosta); a sera ne prendiamo quattordici, ma ne liberiamo nove perché troppo piccoli (circa 1 kg.); nella penultima gabbia troviamo anche un piccolo squalo di 5 o 6 kg. che è riuscito a infilarsi per mangiare i crabs e, con molta cautela, lo liberiamo in mare.

La Gold Coast, paradiso di surfisti e di giocatori d’azzardo

Nei giorni successivi visito la Gold Coast, piena di alberghi, campeggi, negozi e giapponesi in vacanza, e le spiagge di Surfers Paradise, con onde gigantesche dove si esibiscono spericolati surfisti dalle età più varie (dai ragazzini di nove/dieci anni agli arzilli sessantacinquenni che volano felici sulle onde). Prendiamo il city-cat, un velocissimo catamarano che, come un bus, ci permette di ammirare Brisbane dall’omonimo fiume che taglia in due la città. La sera siamo al casinò dove, con una monetina dimenticata da un giocatore, vinco sette dollari alle slot-machine. Qui una caratteristica comune ai popoli anglosassoni appare quasi esasperata: tutti giocano e scommettono su tutto!

Prolificano poi i club di ogni tipo: di golf, di bocce, di cricket, di canottieri, di ex militari, ecc.; con vari livelli di stile e grandiosità; quasi tutti hanno in comune una piscina, una sala cinematografica, la sala da ballo, ristorante self-service dove si consuma un pasto decente dai cinque ai dieci dollari a persona (da notare che un pacchetto di sigarette qui costa otto dollari); ma il vero “cuore” di ogni club è la sala da gioco, dove vi sono da un minimo di trenta fino anche a cento slot-machines sempre affollate che, con il loro gettito di denaro, permettono di offrire ai members del club tante opportunità a prezzi ridicoli. Ogni australiano è socio di due o tre club (pur non avendo mai praticato magari lo sport del club che frequenta), perché le quote annuali sono di pochi dollari (da dieci a cinquanta), ma il club è il “campo-base” della sua vita; è qui infatti che incontra gli amici per socializzare, qui pranza e beve birra (tanta!), qui balla o assiste a spettacoli, qui allaccia relazioni, ma qui soprattutto gioca!

Le lotterie non si contano: da quelle dove con pochi cents puoi vincere casse di birra a quelle dove con cinque dollari puoi vincere una grandiosa villa superarredata sul mare del valore di oltre un miliardo di lire italiane. Giocano tutti inoltre alle corse dei cavalli (per la Melbourne Cup si ferma per un giorno intero tutta l’Australia), giocano al superenalotto e al bingo, alle corse dei cani e, se proprio non vi è altro animale di meglio, organizzano corse di scarafaggi (nelle città lungo la costa ve ne sono di giganteschi).

L’identità australiana

Costa australianaComunque questo enorme proliferare dei club ha un profondo significato sociale: il gioco e i club stessi servono solo a far dimenticare all’australiano che è fondamentalmente solo! Considerando le difficili condizioni ambientali cui ha dovuto adattarsi il primo nucleo colonizzatore di deportati inglesi e la loro estrazione sociale, il tutto condito dalla mentalità anglosassone, è accaduto che si consolidasse un concetto: prima penso alla mia “sopravvivenza”, poi – se posso e ne avanza – agli altri! Il mio giudizio soggettivo, da quanto ho potuto vedere e capire in due mesi vivendo integrato nell’ambiente e non da turista, è che l’australiano è persona gentile, ligia alle regole, sorridente, premuroso, ma sensibilissimo alla privacy, e non ti dà tutta la sua “amicizia”, almeno come la intendiamo noi mediterranei. Sono molto individualisti, e anche nell’ambito della stessa famiglia vige la regola egoistica del “prima io”.

Elemento chiave è proprio la famiglia, o meglio la mancanza della stessa. Infatti è rarissimo che una coppia resti unita (su una trentina di persone conosciute, tranne una sola coppia, erano tutti single o separati, a cominciare proprio da mio cugino), perché ai primi scontri, o invasioni di “territorio”, si separano. I club servono così per incontri occasionali, peraltro facili e senza falsi veli di pregiudizi, o per nuovi tentativi di coppia, però ciascuno mantenendo la propria casa, le proprie abitudini di vita, insomma la propria indipendenza, e vivendo insieme solo nei week-end o nei periodi di ferie. Lo stato (cui si pagano le tasse fino all’ultimo cent, senza evasioni!) offre eccezionale assistenza medica e lavorativa, ma forse contribuisce a questa situazione offrendo ai ragazzi e alle ragazze dopo i sedici anni un sussidio mensile di quattrocento dollari per lo studio; e costoro devolvono parte della cifra al menage della famiglia (indipendentemente dallo status dei genitori) se questa esiste o al contrario si allontanano subito da questa per iniziare subito una propria vita privata da single nei college o nelle pensioni.

L’australiano si sente ancora più solo perché alza robuste barriere verso gli aborigeni (attualmente in uno stato di quasi rivolta) e verso gli emigrati di origine mediterranea (italiani, greci, spagnoli, ecc.), perché invasivi, vocianti ed “estemporanei” nelle loro abitudini; e chiama tutti costoro “woghs” (importati), accomunandoli in questo termine dispregiativo ed impedendone virtualmente l’integrazione, ragione questa per la quale ognuno vive nelle rispettive comunità soffrendo nostalgia per la propria terra.

Toowonba, un paradiso per lo shopping

Ma torniamo ai luoghi, dopo aver parlato così ampiamente della gente.

Visito la cittadina di Toowonba, la sua famosa università e gli incantevoli giardini giapponesi con un’esplosione di colori. Andiamo al Parco dei Rettili, dove assisto al pasto dei coccodrilli (uno è veramente grosso, 6,7 metri, cioè più del mio camper, e pesa più di 400 kg.); gli addetti spiegano alle scolaresche presenti come e dove vivono (un po’ dappertutto, anche in mare, sotto costa e alle foci dei fiumi) e come prevenire incontri ravvicinati; vedo enormi testuggini e assisto a canti e danze tribali degli aborigeni (ma quanto sono brutti, mi scappa di pensare!).

Visitiamo con mia grande curiosità un tipo di negozi a noi sconosciuti: la catena dei “Cash-Converters”, diffusa in tutta l’Australia (ogni paese anche piccolo ne ha almeno uno e nelle grandi città ve n’è uno per quartiere); si tratta di magazzini-bazar dove i privati o le fabbriche portano di tutto (nuovo e usato) per realizzare contanti. Qui ogni cosa viene selezionata e controllata e poi venduta a prezzi intorno a 1/5 del proprio valore effettivo, ma vi è anche spazio per la contrattazione, specialmente se l’articolo è giacente da oltre trenta giorni. Vi si trova per davvero di tutto, anche l’impensabile, in ottimo stato e con certificato di garanzia di sessanta giorni (anch’io ho ceduto alla tentazione e ho acquistato una tastiera Casio e un mulinello Mitchell per 130 dollari, circa 150.000 lire italiane, mentre la sola tastiera in Italia costa circa 900.000 lire).

Visitiamo poi la fiera notturna dell’artigianato sul lungofiume, che si tiene una volta al mese e dove sono esposti eccellenti manufatti di popoli di ogni razza: sete cinesi, lavori in legno malesi, lane neo-zelandesi, monili indiani, perle di Ceylon e madreperle dell’Indocina: sinceramente mi allontano con rammarico perché vorrei comprare un po’ di tutto, ma ci vorrebbe un “cargo” solo per me (peccato non avere il camper); invece all’aeroporto peseranno i miei bagagli che non potranno superare complessivamente i 30 kg.

Il sabato e la domenica visito poi un’altra cosa inedita, i “Garage Sale”: è consuetudine che in queste giornate i privati che vogliono disfarsi del sovrappiù domestico riempiano i propri garage un po’ di tutto (dalla falciatrice vecchia al pentolame, da vecchi libri a vestiti, borse e valigie) e vendano tutto a prezzi bassissimi, di realizzo!

Le abitudini alimentari

Qualche parola merita l’aspetto alimentare: sono rientrato in Italia con circa 7 kg. in meno (il che non è certo male!), per il semplice fatto che il loro sistema alimentare è profondamente diverso dal nostro, dato che mangiano almeno quattro volte al giorno (e si vede dalla “stazza” media della popolazione). Ma cominciamo dal pane, elemento fondamentale del mio pasto (ma credo di tutti noi mediterranei): qui è immangiabile perché insipido e a cassetta, morbidissimo, tutto mollica, che i locali consumano spalmato abbondantemente di burro di arachidi. La carne costa molto poco: l’agnello a 4 dollari il kg., la salsiccia a 2 dollari, ma è terribilmente grassa e quindi da evitare. Di pasta se ne trova, ma ovviamente è del tutto fuori dal loro sistema alimentare e quando la usano lo fanno per contorno (quella di grano tenero che diventa una crema!!!). Frutta esotica e verdure sono invece in grande abbondanza (le banane a 900 lire al chilo).

Vi sono poi ottime opportunità per pranzare bene spendendo veramente poco (dai 4 agli 8 dollari a persona): presso la catena F.K.C., negozi specializzati in pollo fritto tenerissimo e gustoso; presso la catena internazionale Pizza Hut, dove si paga solo l’ingresso (8 dollari) e poi ci si serve da soli a volontà di tutto quello si vuole (pizza a tranci di vari gusti, patatine, insalate, dessert, frutta, gelati); infine i negozi di Fish & Chips, dove vengono offerti grossi tranci di pesce (quasi bistecche) di vari tipi, tutti gustosissimi, fritti in olio leggero e serviti con montagne di patatine.

Ho provato anche le varie cucine (thailandese, vietnamita, cinese, giapponese), ma non sono riuscito a “gustare” le loro leccornie perché veramente agli antipodi come gusto (sono sempre stato pronto alle novità, intendiamoci, ma questi sapori speziati, le creme e i vari intingoli sono del tutto fuori dalla mia portata).

Conclusioni

L’Australia è un continente giovane: infatti, fu scoperto nel 1642 e la prima colonizzazione da parte degli europei non avvenne che nel 1788, con lo sbarco dei detenuti dalla nave del capitano Arthur Philips.

Ma gli australiani soffrono nel “non avere” una loro storia: hanno qualche museo, il più importante dei quali conserva una ricostruzione del veliero del Capitano Cook, le divise dei deportati e dei soldati con le armi dell’epoca, le loro prime case e gli strumenti di lavoro.

Non dispongono di opere d’arte o architetture pregevoli; ma qui il “Grande Architetto” ha modellato la natura in modo tanto meraviglioso che non è comparabile a nessun tesori europeo o a opere degli antichi egizi, greci o romani. Mi chiedo solo in quanto tempo la “civiltà” riuscirà a distruggere quest’ultimo Eden!

Le località delle costa occidentale e i campeggi consigliati

Townsville (Rowes Bay Caravan Park)
Autentica cittadina coloniale, ha un bel lungomare e un hotel che sulla facciata ha dipinti a grandezza naturale i più famosi personaggi dei fumetti. E’ famosa anche per il bellissimo acquario dove è stata riprodotta una parte della barriera corallina che vive al largo della sua costa.

Airlie Beach (Airlie Cove Resort Van Park)
E’ il punto di partenza per le crociere alle 74 Whitsunday Islands e alla barriera corallina, visibile anche da una piattaforma galleggiante con una parete sommersa protetta da vetri.

Rockhampton (Riverside Caravan Park)
E’ famosa per gli edifici vittoriani e, sulla costa, per le villette circondate da curatissimi prati all’inglese.

Brisbane (Caravan Village Brisbane)
Capitale del Queensland, terza città australiana, città di grandi contrasti con grattacieli scintillanti e casette in stile coloniale; bello il Victoria Bridge che scavalca il fiume Brisbane, percorso da pittoreschi battelli a vapore. A sud della città inizia la famosissima Gold Coast con Surfers Paradise, il paradiso dei surfisti (come dice lo stesso nome).

Sidney (Lane Cove Rider Van Camping-Village)
Passata in due secoli da colonia penale a maggiore città dell’Australia (con tre milioni di abitanti), sorge specchiandosi sulle acque del fiume Paramatta che proprio in questo luogo sbocca in mare. Il vecchio centro, dove prima sorgevano le baracche dei galeotti, è ora luogo cult della città con pub e boutique. Nell’area del vecchio porto si trova un grande acquario con cinquemila esemplari di pesci e animali acquatici (coccodrilli, tartarughe, ecc.). Altrettanto famoso il vicino Queen Victoria Building, il più grande, importante e lussuoso centro commerciale d’Australia. Dalla cima della Torre della televisione, alta 325 metri, si gode il più bel panorama sulla città e sull’intera baia.

Canberra (White Ibis Tourist Village)
E’ la capitale australiana e l’unica delle grandi città a non affacciarsi sul mare. Il suo nome (che significa “seno di donna”, ma che erroneamente fu tradotto “punto di incontro”) è stato un tardivo riconoscimento dei bianchi alla cultura aborigena. E’ una città modernissima (sorta agli inizi del ‘900) con strade larghissime e case mimetizzate tra gli alberi, molti parchi ed edifici pubblici avvenieristici.

Eden (Garden of Eden Caravan Park)
Vi si trova un museo dedicato a Old Tom, una mitica orca che guidava i balenieri verso le loro prede.

Lakes Entrance (Koonwarra Caravan Park)
Sorge in mezzo a lagune e canneti dove vivono cigni neri, pellicani e cormorani.

Tidal River (Wilson Promontory National Park Camping)
E’ una cittadina situata proprio in cima al Wilson Promontory National Park, una penisola caratterizzata da vegetazione fittissima e, sulla costa, da spiagge bianchissime.

Melbourne (Melbourne Caravan & Tourist Park)
E’ la seconda città australiana; la sua storia è strettamente collegata alla scoperta dell’oro che nel secolo scorso vide accorrere da queste parti cercatori di fortuna da ogni parte del mondo. Belle alcune case vittoriane del centro e la stazione ferroviaria, una delle poche architetture “monumentali” di tutta l’Australia, che danno alla città un pizzico di Old England.

Franco Divella
(2000)