Bulgaria: un paese così vicino ma anche così lontano

Ritratto di un Paese che comincia timidamente ad aprirsi verso l’Europa.

 

Sicuramente non ci hanno accolto con grande entusiasmo, anzi dall’atteggiamento duro delle guardie di frontiera, che qualcuno ha subito classificato “senza garbo”, sembrava quasi lo facessero a malincuore a farci entrare nel loro paese. Qualcuno ha sentenziato che i bulgari sono maleducati, scostanti, senza dignità! Ma come si possono dare certi giudizi su di un popolo che soltanto da qualche tempo ha cominciato ad alzare la testa, tenuta giù per tanto tempo da chi della schiavitù altrui ne ha fatto una ragione di vita?

Non sono ancora pronti a ricevere i curiosi, quelli ricchi, in jeans e macchina fotografica. Era tutto proibito. Non sono ancora pronti, non si sono organizzati, non sanno essere ipocriti, non sono smaliziati. Hanno il viso segnato dalle lunghe sofferenze, dagli stenti, da una vita trascorsa a lavorare duro per la sopravvivenza; e non è che le cose adesso vadano molto meglio. Per noi vi sono state delle difficoltà da affrontare in terra bulgara: per le strade fatiscenti, spesso impraticabili tanto da consigliare di non proseguire e tornare indietro nel tentativo di trovarne altre migliori; per la segnaletica stradale sempre e soltanto in cirillico (quando c’era), che ha creato non pochi problemi a chi, in testa al gruppo, doveva velocemente interpretare e decidere le direzioni da prendere; per le visite ai musei, ai luoghi d’arte dove le spiegazioni di un oggetto, di un quadro, di una pittura o scultura erano rigorosamente ed esclusivamente in lingua locale; per l’impossibilità quasi totale di poter utilizzare le carte di credito.

Passato e presente

Non sono pronti, non si sono organizzati, non ci aspettavano. Non ho visto, neanche a Sofia, un negozio di computer, non un grande magazzino, una vetrina con prodotti elettronici, non ho visto un panificio con varietà di prodotti come ormai siamo abituati a vedere, non una salumeria dove ci si confonde per la quantità di scelta a disposizione. La povertà è sovrana!

Ma la dignità non c’entra proprio nulla. Non credo proprio che si possa parlare di mancanza di dignità. Anzi, quanta dignità e silenziosa sopportazione sul volto di quelle donne che vendevano ortaggi ai margini della strada ad un prezzo, per noi quasi irrisorio, o di quei giovani e addirittura molto anziani che, seduti sui carri carichi di tronchi o di paglia fino all’inverosimile, trainati da cavalli anch’essi ai limiti della sopportazione, accennavano ad un sorriso e salutavano alzando la mano, o di quei bambini, sempre sorridenti, che facevano quasi a gara fra di loro per chi dovesse salutare per primo.

La Bulgaria non è brutta. E’ una terra da scoprire, è una terra che si sta timidamente aprendo all’occidente. E’ come una ragazza che per tanto tempo è stata tenuta segregata in casa da genitori molto severi e che oggi, morti i genitori, cerca di aprirsi alla vita di mostrare le cose più belle di sé, i gioielli, gli oggetti di famiglia, e tra questi quegli splendidi esempi d’architettura sacra che sono i Monasteri.

Il Monastero di Rila

Il nostro viaggio aveva come titolo “I Monasteri ortodossi dell’Europa orientale”, e di primo acchito mi era venuto da pensare che forse vederne così tanti, per quanti previsti nel programma di viaggio, potesse essere alquanto ridondante giacché, poi infine, sarebbero stati quasi tutti uguali. Ma anche se ciò, in parte, si è verificato, bisogna pur affermare che i monasteri bulgari (limitatamente ai due che abbiamo visitato e che sono senz’altro i più rappresentativi) sono, a mio personale modo di vedere, molto belli e pieni di fascino, sicuramente più di quelli rumeni, che mi son sembrati più “turistici” dei primi.

E’ molto singolare la sensazione che prova il visitatore varcando la soglia dei solidi portoni di legno dei monasteri bulgari per penetrare nella quiete dei loro cortili ornati di variopinti fiori, di fontane e di verde. I monasteri hanno avuto un ruolo particolare nella travagliata storia bulgara. Nei monasteri sorgeva, si arricchiva e si conservava la storia nazionale. Durante la dominazione ottomana era proprio in questi luoghi sacri che si conservavano i valori artistici e spirituali creati dal popolo, e trovavano rifugio i perseguitati politici ed i rivoluzionari.

Vero esempio di rifugio per gli eremiti, il Monastero di Rila, il più noto ed importante della Bulgaria che è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. E’ immerso in una foresta di pini e faggi nel cuore del massiccio dell’omonimo monte, a 1147 metri di altitudine ed a 120 km. da Sofia. Ha le caratteristiche di una fortezza a forma di quadrilatero e strutturalmente ricorda molto i monasteri che si trovano sul monte Athos, in Grecia.

Verso la fine del XIV sec. gli eserciti dei Turchi ottomani invasero la Penisola balcanica, ma il monastero di Rila rimase illeso dai loro attacchi e conservò i privilegi che aveva ottenuto dai re bulgari e che furono confermati dai sultani. Tuttavia il monastero fu distrutto alla fine del sec. XVIII e fu ricostruito nell’aspetto che ha oggi nella prima metà del secolo scorso.

La chiesa principale del convento ha destato l’ammirazione di noi visitatori, con i suoi affreschi, icone ed intagli di stupenda bellezza, con colori ricchi e smaglianti tanto da sfidare il tempo, quasi a voler far sì che possano essere esaltate le doti artistiche dei loro artefici. Può sembrare un non-senso, ma molto spesso gli affreschi presenti nelle pareti e volte esterne, sono meglio conservati e più luminosi di quelli posti all’interno delle chiese. Tutto ciò ha una spiegazione. In primo luogo perché le chiese sono scarsamente illuminate sia da luce artificiale sia da luce naturale perché mancano le finestre (con notevoli disagi per chi assiste alle funzioni, da addebitarsi in particolar modo alla mancanza di aerazione e quindi di ricambio d’aria che sarebbe necessario per alleggerire un po’ la pesantezza dell’aria impregnata di tanti odori, umani, di incensi, di ceri); in secondo luogo perché gli affreschi hanno uno sfondo molto scuro; ed infine, sembra la causa più importante, per il fumo dei ceri accesi dai fedeli che ha annerito tutto da altezza d’uomo fino ai soffitti.

Tutt’intorno alla chiesa, lungo tutto il perimetro interno del monastero, si susseguono distribuiti su tre piani le celle dei monaci, il refettorio, le cucine, il museo, le cantine, l’infermeria, la biblioteca, i ripostigli delle provviste invernali. Accanto alla chiesa c’è una torre con un complesso orologio, ed al quinto piano una cappella con interessanti affreschi.

Le icone

Ma le cose più affascinanti che un po’ tutti hanno ammirato e comperato, e che poi sono state fra gli oggetti-souvenir più discussi del nostro viaggio, sono state le icone. Le icone bulgare come oggetto di culto nascono circa 1150 anni fa, quando giunsero in Bulgaria i pittori per abbellire le prime chiese. Le prime icone di legno risalgono al XV sec. Molto ricorrente fra i soggetti rappresentati, la Madonna che regge con il braccio sinistro il bambino e con la mano destra lo indica, mentre il bambino benedice con la mano destra e stringe nella sinistra un rotolo segno della sapienza. Col passare degli anni le icone si evolvono da semplici disegni sacri su fondo color oro, a rappresentazioni più complete, con l’aggiunta di altri soggetti su uno sfondo che assume altri colori come quello del cielo e del paesaggio. Compare la firma dell’autore, si abbelliscono i volti. Le parti in argento impreziosiscono le icone, grazie alle offerte dei fedeli che richiedono la grazia, e non possono mai coprire il volto del santo, poiché solo attraverso il contatto con gli occhi dell’immagine si poteva entrare in contatto con il santo stesso; ecco il perché della posizione frontale di tutte le immagini.

Ne abbiamo comperate tutti e tante: su legno, su vetro, su vecchi utensili di contadini. Qualcuno ha pure contrattato lungamente, pensando infine di portarsi via quanto desiderato, ed invece poi per un ripensamento del mercante ha dovuto rinunciare, su malgrado, all’acquisto. Qualcun altro dopo la trattativa, mentre metteva mano al portafoglio per contare il denaro necessario per l’acquisto di un’icona (antica?) si è sentito affermare che il prezzo era il doppio! Ma nessuno è ritornato a casa senza averne acquistata almeno una per sé ed una da regalare.

Oggi i monasteri sono preziosi monumenti della cultura. Essi sono tutelati, mantenuti in buono stato, qualche volta anche restaurati. Sono visitati da migliaia di persone di ogni parte del mondo che portano con sé il ricordo delle opere immortali dei maestri bulgari. Ma, come sempre, credo che tocchi a noi visitatori non essere invasivi, arroganti. Bisogna accattare le regole. Bisogna sempre ricordarsi che, in terra straniera, si deve entrare in punta di piedi, siamo in casa altrui, siamo ospiti.

Luigi Fiscella
(2002)