In capo al mondo

A Capo Nord attraverso la natura spettacolare della Norvegia occidentale.

 

Le rorbuer delle isole Lofoten

Raggiungere Capo Nord: il sogno di chi ami viaggiare su quattro ruote, il sogno di ogni camperista di spingersi con la propria casa itinerante fin dove giungono le strade europee, all’estremo nord possibile del mondo. Un percorso impegnativo, per la durata e per la percorribilità delle strade, un percorso entusiasmante per la spettacolarità dei paesaggi, tra vette altissime e ghiacciai perenni, sorprendenti spiagge candide lambite dalla Corrente del Golfo, incantevoli fiordi dalle acque verdissime incuneati tra ripide pareti incombenti solcate da spumeggianti cascate. La Norvegia è tutto questo, ma è anche fiabeschi paesini dalle casette colorate che si affacciano su acque cristalline, è le sue leggende, la vivibilità delle sue città.

Contadini e pescatori fin dai tempi più antichi della loro storia, i norvegesi furono anche esperti marinai che con tecnologie non ancora del tutto conosciute furono in grado di percorrere grandi distanze sui mari, sembra fino al Nord America. Mentre da un lato le loro migrazioni favorirono i commerci, dall’altro le incursioni vichinghe intorno all’anno 1000 portarono distruzioni, saccheggi e stragi in tutta l’Europa. Dopo il pacifico e prospero periodo medievale, la Norvegia subì per parecchi secoli il dominio della Danimarca e della Svezia, fino al 1905, quando si rese indipendente dal regno di Svezia con un referendum popolare. In tempi recenti, la scoperta del petrolio nel Mare del Nord ha innalzato il tenore di vita dei suoi abitanti e reso il paese tra i più ricchi d’Europa. Profondamente nazionalista e individualista, gelosa forse anche del proprio benessere, la Norvegia non fa ancora parte dell’Europa.

Oslo, una tranquilla capitale

Oslo, la tranquilla capitale, è una città poco estesa, senza molti monumenti significativi, il cui centro storico è concentrato quasi esclusivamente lungo la rettilinea e affollata Johan Gatan che dalla stazione conduce al Palazzo Reale e sulla quale si affacciano il Grand Hotel, dove alloggiano i vincitori del Premio Nobel per la pace, il Gran Cafè frequentato dagli intellettuali norvegesi, il Parlamento, l’Università, il Teatro Nazionale. La strada è particolarmente affollata in estate, quando la temperatura mite invoglia abitanti e turisti a sostare sulle panchine e sui prati, rendendola gioiosa e vivace.

Il giro di Oslo si può compiere facilmente in uno o due giorni. La visita non può prescindere dal Rådhus, l’imponente Municipio di fronte al mare, dalla Akershus, la grande fortezza che domina il fiordo di Oslo la DomKirke, la cattedrale evangelica, gli Aker Brygge, i vecchi moli ristrutturati oggi sede di moderni edifici, ristoranti, locali all’aperto in estate, luoghi di ritrovo della gioventù. Interessanti il museo che ospita la nave Flåm con cui Amundsen raggiunse il polo sud e quello che raccoglie vari esempi di navi vichinghe. Ricco di opere d’arte del pittore il museo dedicato a Edvard Munch, il solitario e tormentato artista che in forme cupe e drammatiche, ma talora anche gioiose e piene di luce, descrisse la sua Norvegia.

Interessante nella sua particolarità è il Frognerpark, il grande polmone di verde cittadino all’interno del quale si racconta il ciclo della vita, dal concepimento alla morte, attraverso i numerosissimi gruppi scultorei di Gustav Vigeland, centinaia di statue rappresentanti nudi di bambini, giovani, vecchi, uomini e donne, dagli albori della vita alla spensieratezza della gioventù, fino alla malinconia della vecchiaia e la morte.

Heddal, Stavkirke

Il Telemark e Bergen

Da Oslo, Bergen può essere raggiunta attraverso la bella regione del Telemark, nel cuore della Norvegia meridionale. Il paesaggio è un susseguirsi di boschi rigogliosi con rare case in legno dipinte a colori vivaci attraverso i quali la strada si snoda tortuosa seguendo nel suo saliscendi le curve del terreno, tra specchi d’acqua immobile su cui si riflettono gli alberi e le piccole case costruite sulle rive.

Heddal si trova la “cattedrale” delle chiese in legno norvegesi, la duecentesca stavkirke dai bei portali intagliati che si erge imponente e solitaria nella campagna circostante. La provinciale 124 si inerpica quindi tra i boschi nella valle del Tuddal in uno scenario di selvaggia bellezza, tra nevi perenni sulle cime più alte, quasi a portata di mano. Alla sommità, circa 1850 metri, non ci sono più alberi, ma una spettacolare ed imprevista distesa desolata e selvaggia con rocce ricoperte di muschio e una bassa e fitta vegetazione di licheni. Tra le folate di nebbia, la neve appare ancora intatta ai bordi della strada.

La statale 40 segue la valle del Numedal, dove si trovano le più belle chiese in legno della Norvegia. Superata Geilo, la statale 50 porta ad Aurland, un piccolo borgo all’estremità del suo bellissimo fiordo. E’ una strada splendida, il cui percorso si snoda tra panorami multiformi: gradualmente i pini silvestri e le betulle si diradano e prevale la tundra aspra e solitaria, dove la bassa vegetazione tra le rocce assume le più calde e varie gradazioni del verde e del marrone. La neve che si scioglie forma innumerevoli laghetti e fiumiciattoli vorticosi, attraverso mille rivoli e cascatelle spumeggianti.

Improvviso appare dall’alto lo stupendo fiordo di Aurland, uno specchio verde smeraldo incuneato tra alte e ripide montagne. A pochi chilometri da Aurland, a Flåm, un trenino compie un ardito percorso fino a Myrdal, superando un dislivello di quasi 900 metri in soli 6 chilometri, tra dirupi e cascate in un scenario di selvaggia bellezza. Dal treno si può ammirare dall’alto la valle del Flåm, la seicentesca chiesa del piccolo centro, i tornanti dell’antica carrozzabile. Proprio a ridosso della bella cascata di Kjofossen il treno effettua una fermata. Una giovane figura femminile appare improvvisamente tra le rocce e danza ai bordi dell’acqua spumeggiante al suono di una dolce melodia, ammaliante sirena che con il suo canto invita gli uomini a seguirla nelle viscere della montagna. Da Flåm a Bergen il paesaggio è sereno e ridente. La E16 costeggia il Sorfjorden le cui acque tranquille lambiscono le rive boscose. Una serie di lunghe gallerie, quasi sempre strette e poco illuminate, ne caratterizza l’ultimo tratto fino a Bergen.

Bergen, l’antica capitale della Norvegia, è oggi una piacevolissima e moderna città che ha il suo centro nel Bryggen, il lungomare sul porto di Vågen, dove si affacciano i magazzini e le abitazioni in legno colorato che appartennero ai mercanti tedeschi della Lega Anseatica. Nel quattordicesimo secolo questi si stabilirono a Bergen e con i loro commerci in tutto il Baltico diedero alla città un periodo di grande splendore e benessere. In alcuni degli antichi locali, più volte riedificati dopo i frequenti incendi, è ricavato il museo della Lega, dove sono ricostruiti i locali adibiti alla lavorazione del pesce e gli alloggi del mercante, dei suoi collaboratori e dei giovani apprendisti. Di questi il museo illustra dettagliatamente la durezza della vita, lo sfruttamento e la dura disciplina. Colpisce il contrasto stridente tra i loro poveri ambienti e l’eleganza dell’alloggio del mercante. Nella stanza del sovrintendente fa bella mostra di sé una lunga frusta. A ridosso del Brygge, la Torget è animata dal grande mercato del pesce e dalle bancarelle piene di prodotti tipici e frutta. Vicino al centro, la funicolare porta sulla cima del Floyen, a 300 metri di altezza, da dove si può ammirare il panorama della città, il mare, i monti circostanti.

Ripercorrendo a ritroso la E16 fino a Voss, la statale 13 sale in direzione di Geiranger, in una delle più belle zone della montagna norvegese, sempre tra cascate imponenti, fiordi sereni, belle montagne verdi che si alternano a paesaggi stepposi aridi e desolati con la bassa vegetazione tipica della tundra. In prossimità di Geiranger, la statale 16 si snoda in un paesaggio fantastico. A più di mille metri di altezza, sul passo in prossimità del monte Dalsnibba, è affiancata da grossi lastroni di ghiaccio, a chiazze sulle alture brulle. L’acqua scende giù da ogni parte, forma cascate fragorose e spumeggianti, si getta nel lago sottostante immobile e livido sotto la pioggia sottile. Il cielo è come piombo, la nebbia rende il paesaggio irreale.

Da Geiranger un battello effettua in circa un’ora la traversata del magnifico fiordo fino al piccolo borgo di Hellesylt. Lo spettacolo è fiabesco. Le acque verdi e immobili sono come specchi su cui si riflettono nitide le pareti scoscese di montagne selvagge e cupe solcate dalle celebri cascate dai nomi fantasiosi come le “Sette sorelle”, formate da sette altissimi rivoli, “il Pretendente”, l’innamorato respinto che si mutò in bottiglia.

Da Ålesund a Trondheim

Da Hellesylt la statale 60 conduce a Ålesund. La città ha un aspetto caratteristico ed insolito: dopo l’incendio devastante che, nel 1904, distrusse completamente le sue case in legno, fu ricostruita nello stile dell’epoca, il Liberty. Così molte strade del centro storico sono fiancheggiate da graziosissime case nello stile art nouveau, ornate da fregi, ghirlande di fiori, arabeschi, e colorate nei più svariati colori pastello.

Lasciata Ålesund, eccoci a Trondheim, la terza città della Norvegia, tranquilla e piacevole, ricca di spazi verdi. Il suo cuore è la Torget, al centro della quale si erge il monumento ad Olav I, fondatore della città. Dal Gamle Bybro, il Ponte della Città Vecchia sul fiume Nidelv, si ha una bella vista sui Bryggene, le case in legno su palafitte del XVII e XVIII secolo che ricordano quelle di Bergen, ancora intatte nei caldi colori originali.

Il monumento più importante della città è la splendida Cattedrale gotica di Nidaros, costruita sulla tomba di re Olav il Santo, il re norvegese che si convertì al cristianesimo e morì in battaglia nel 1030. La maestosa facciata della chiesa è ornata di statue di re e vescovi norvegesi. L’interno è austero e solenne: ha un bel coro gotico, bellissime vetrate colorate nei toni del rosso e del blu, un magnifico rosone, costituito da più di diecimila pezzi, capolavoro del pittore e architetto norvegese Gabriel Kielland che vi lavorò dal 1911 al 1930. Un bel dipinto sulla tomba del re lo raffigura con i simboli del potere, il globo e l’asta; agli angoli del riquadro sono descritte la battaglia, la morte e le esequie.

Nel medioevo la cattedrale fu meta di pellegrinaggi da tutta l’Europa, come lo erano Roma, Gerusalemme, Santiago di Compostela. Oggi l’antica via dei pellegrini, nuovamente percorsa da Oslo e Trondheim dai devoti di Sant’Olav tra strade disagevoli e sentieri di montagna, è anche occasione per un cammino a contatto con la natura, tra antichi e storici monumenti. L’antico Palazzo Arcivescovile adiacente alla Cattedrale contiene il Museo delle Armi e il Museo della Resistenza norvegese durante l’occupazione nazista della Norvegia.

Il Circolo Polare Artico

Lasciata la città si prosegue per la E6 che corre dritta verso Nord. Superata la città di Mo i Rana, i boschi fitti cedono il posto a sottili betulle rade e basse, che gradualmente scompaiono, finché, a 650 metri di altezza, appare improvvisa la piatta e arida distesa per cui passa il Circolo Polare Artico, la linea immaginaria che corre a 66° 33′ di latitudine nord e che segna il limite del sole di mezzanotte al solstizio d’estate e il culmine della notte polare al solstizio d’inverno.

66° 33′ latitudine nord: il centro visitatori costruito ai margini della E6 norvegese sul Circolo Polare Artico

Alcuni cippi segnano questa linea sulla brulla spianata, tra chiazze di neve e ruscelli tumultuosi che lo sciogliersi del ghiaccio alimenta sempre più. E’ già un paesaggio artico, deserto e desolato, dove vegetano solo muschi e licheni. I numerosi turisti affollano il centro commerciale dove si vendono souvenir, funziona un centro postale e si rilasciano i certificati che attestano il passaggio del Circolo (a pagamento!).

Scendendo giù dall’altopiano il paesaggio si addolcisce, la strada si snoda tra boschi, ruscelli vorticosi, piccoli agglomerati di case, laghi. A Bognes il traghetto conduce a Lødingen, il piccolo centro delle isole Vesterålen, meno turistiche delle più famose Lofoten. Verdi e pianeggianti, hanno paesaggi sereni con molte coltivazioni e abitazioni, ma non il fascino delle splendide sorelle.

Le isole Lofoten

Passato con un altro traghetto il piccolo braccio di mare tra Melbu e Fiskebøl, si sbarca alle Lofoten. Celebrate da artisti e viaggiatori, le isole non smentiscono affatto la loro fama. Il primo spettacolo è uno scenario incantevole di sottili e basse betulle che si fanno gradualmente sempre più rade tra imponenti montagne scoscese chiazzate di neve.

Svolvaer, il tranquillo capoluogo dominato dalla mole di un caratteristico monte a due punte, la Svolvaergeita (la Capra di Svolvaer), è un importante centro per la lavorazione ed il commercio del merluzzo, la grande risorsa delle Lofoten: ne viene pescato tantissimo, anche se oggi si è notevolmente ridotto rispetto al passato.

Il pesce viene lasciato essiccare su alti tralicci di legno e viene poi esportato, particolarmente proprio in Italia. Da Gennaio ad Aprile, attratto dalla Corrente del Golfo che rende meno freddo e mai ghiacciato il mare di queste zone, il pesce arriva in quantità e si organizzano le grandi battute di pesca. Anticamente i pescatori venivano anche da molto lontano e venivano alloggiati in piccole case di legno dipinte di rosso costruite in parte sugli scogli e in parte su palafitte. Queste casette, le rorbuer, sono oggi date in affitto ai turisti, alcune ancora intatte, altre restaurate o ricostruite.

Dopo il tunnel sottomarino di Leiknes le isole diventano magiche, semplicemente superbe. Ad ogni curva della strada si aprono scorci fiabeschi che lasciano incantati, in un susseguirsi di paesaggi di maestosa serenità, dominati dalle nere montagne innevate, ora dolcemente ondulate ora dalle cime aguzze, ai cui piedi si annidano, di fronte ad acque cristalline di un incredibile verde smeraldo, le casette rosse dei piccoli villaggi e le deliziose cittadine ormai di consolidata vocazione turistica: Ramberg, con la sua spiaggia di finissima sabbia che il sole, anche se pallido, riesce ugualmente a rendere di un bianco abbagliante, lambita da acque trasparenti e verdissime ai piedi di alte vette chiazzate di neve; Nussfjord, un delizioso villaggio annidato in uno stretto fiordo racchiuso tra cime alte e scoscese, intatto nel suo impianto originale, caratteristico per le rorbuer rosse disposte a semicerchio attorno ad un’insenatura del fiordo; Reine, forse la più famosa delle Lofoten, incastonata in uno scenario da favola ai piedi di un’aspra montagna a forma di cono svettante come appena sorta dal mare; all’estremo sud, Å, il minuscolo villaggio di poche case che vive di pesca, rigorosamente pedonale.

Come i centri vicini, da ogni parte si vedono le rastrelliere cui vengono appesi a seccare i merluzzi; centinaia di gabbiani stridendo fanno la spola tra la parete di roccia su cui nidificano e il locale dove viene lavorato il pesce, sperando in qualche boccone prelibato. Lungo la riva del mare le rorbuer rosse aumentano la suggestione del luogo. Una curiosità: Å è l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese; il nome quindi ben si addice al più meridionale dei villaggi dell’arcipelago.

Si ripercorre a ritroso il tragitto, immergendosi nuovamente nell’incanto di una natura così straordinariamente affascinante.

Verso Nordkapp

Lasciate così la magia delle Lofoten, il viaggio riprende lungo la E10 e poi la E6 verso nord. Vale la pena fare un passo indietro e visitare Narvik, punto nevralgico nell’attacco della Germania nazista alla Norvegia durante la seconda guerra mondiale. Distrutta quasi completamente in quegli anni, oggi è una tranquilla città, importantissimo porto mai ghiacciato a causa della Corrente del Golfo, punto di arrivo della ferrovia che porta il ferro da Kiruna, in Svezia, quando l’inverno blocca completamente i porti svedesi.

In città è interessante visitare il Krigsminnemuseet, il museo della Croce Rossa che illustra le vicende della battaglia di Narvik, quando nel 1940 la città e il suo porto furono teatro di devastanti bombardamenti aerei e di asprissimi combattimenti in terra e in mare, prima di essere costretta alla resa e occupata dalle truppe naziste per cinque lunghi anni.

Deviando dalla E6, la E8 porta a Tromsø, il più importante centro abitato dell’estremo nord, situato in un incantevole ambiente naturale, di fronte al fiordo e circondato da colline boscose. E’ una città vivace, punto di partenza per le esplorazioni dell’Artico; è anche sede della Università più settentrionale al mondo.

Il centro storico è costruito su un’isola che un ponte unisce alla parte moderna sulla terraferma. La via principale è l’animata Storgata, fiancheggiata da colorate case in legno del diciannovesimo secolo, pregevoli per la fantasia e l’armonia delle facciate. Anche in legno la cattedrale protestante, la Domkirke e la semplice e luminosa Chiesa Cattolica con l’annesso Arcivescovado, sulla cui facciata una targa ricorda la visita di Giovanni Paolo II nel 1989. Accanto alla cattedrale protestante si trova lo Stengarden, oggi sede di una banca, che fu il quartier generale della Gestapo. Gli abitanti raccontano degli arrestati che si lanciavano dalle finestre per sfuggire agli interrogatori.

Fronteggia il porto il monumento a Roald Amundsen che da Tromsø partì per cercare Umberto Nobile disperso con il dirigibile “Italia” e che in quella occasione trovò la morte. Nella parte moderna il monumento più interessante è la Tromsdalen kirke, la Cattedrale Artica, la grande chiesa bianca che con le sue guglie fa pensare ad una montagna di ghiaccio e che dall’alto di una collina domina la città. L’interno è molto semplice, in legno chiaro di quercia, ed ha sullo sfondo un pannello triangolare alto 23 metri rappresentante il ritorno glorioso del Cristo, una grande vetrata costituita da pezzi di vetro vivacemente colorati che danno all’insieme una grande luminosità. Quando la sera la cattedrale è illuminata, da ogni parte della città si può ammirare la suggestione della luce riflessa dai cristalli colorati.

Superata Tromsø, la E6 entra nel Finmark, la regione più settentrionale della Norvegia. Lungo la strada si incontrano i tipici chioschi dove si vendono manufatti dei Sami, l’antico popolo che abitò il nord della Norvegia già diecimila anni fa e che oggi rivendica il diritto alla propria identità e alla salvaguardia della propria cultura.

Si giunge ad Alta, una piacevole città attraversata dall’Altaelva, il fiume famoso perché ricco di salmoni, oggetto di una controversia ancora oggi vivace perché sbarrato da una diga negli anni sessanta. La lunga protesta dei Sami contro lo sfruttamento del fiume fu però la premessa per il riconoscimento dei loro diritti da parte delle autorità norvegesi e ulteriore stimolo per la salvaguardia del patrimonio naturale.

Ad Alta si può visitare l’interessan-tissimo museo delle incisioni rupestri dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’Umanità: lungo i sei chilometri del percorso su passerelle di legno si possono ammirare i circa 5000 graffiti realizzati dalle popolazioni che abitarono queste zone in un periodo compreso tra 6000 e 2500 anni fa. Ritoccate con pittura rosso ocra, che si pensa fosse il colore originale, rappresentano scene di caccia all’orso e alla renna, imbarcazioni, figure umane impegnate nella caccia o nella danza, animali terrestri, pesci, uccelli.

Dopo Alta, avvicinandosi sempre più all’estremo nord, mentre la strada si inerpica, boschi di rade e sottili betulle si alternano al paesaggio ampio e solitario della tundra artica, dove solo i bassi licheni riescono a sopravvivere. Si imbocca infine la E69 che conduce direttamente a Capo Nord.

La strada scorre lungo la profonda insenatura del Porsangen, affiancata da alte pareti di strane rocce stratificate che somigliano a scure pile di libri. Man mano che si sale il paesaggio si fa più ampio e più desolato, in uno scenario imponente e selvaggio di montagne brulle che incombono sulle acque del fiordo increspate dal vento del nord. La strada ora corre diritta seguendo il saliscendi del terreno, ora si inerpica con ripidi tornanti che si affrontano con un po’ di apprensione, privi come sono di alcuna protezione sul bordo scosceso. Mandrie di renne stanno placidamente al pascolo e non hanno alcun timore ad attraversare lentamente la strada dinanzi ai veicoli. Si sale sempre più, lasciando in basso le montagne e il fiordo, si ha la sensazione entusiasmante di essere proprio in capo al mondo, più su di ogni altra cosa. Al suolo solo una bassa vegetazione oscilla nel vento.

NordKapp, la meta

Un tunnel sottomarino immette nell’isola di Magerøy, all’estremità della quale si trova Capo Nord, meta di esploratori nei secoli passati (il primo, l’italiano Francesco Negri nel 1664) e oggi traguardo irrinunciabile per chi visita la Norvegia settentrionale.

Molti di questi turisti rimarrebbero delusi se apprendessero che Capo Nord non è proprio il punto più settentrionale di Europa, ma che questo primato spetta al vicino promontorio di Knivskjelodden, raggiungibile solo a piedi in circa tre ore. Questa constatazione nulla toglie comunque al fascino del luogo, meta ultima per il viaggiatore su quattro ruote, che ne riporta sensazioni indimenticabili.

Alta sul mare a circa trecento metri di altezza, alla sommità della ripida scogliera granitica, la grande spianata è spazzata da un vento fortissimo che fa oscillare i tantissimi camper che vi sostano per assistere al fenomeno tanto atteso, il sole di mezzanotte, quando l’astro rimane sopra l’orizzonte anche durante la notte. Questo si può osservare anche a latitudini inferiori, al di sopra del Circolo Polare Artico, ma è a Capo Nord che raggiunge il suo culmine e ha un fascino tutto speciale.

Verso la fine della giornata il sole proietta sul terreno aspro ombre lunghissime, mentre i turisti si apprestano a sparpagliarsi sulla spianata per godersi lo spettacolo, anche portandosi dietro le proprie sedie! Attendono, ma il sole non tramonta. Si ferma alto nel cielo, nascosto a tratti dalle nuvole colore arancio, sul mare calmo variegato di rosso. Quasi inavvertitamente si sposta poi sull’orizzonte per risorgere il giorno successivo. Quando la gente inizia a sciamare lentamente verso i propri mezzi e i pullman riportano indietro gli ospiti degli alberghi nella cittadina più a valle, allora soltanto l’urlo del vento rompe il silenzio della grande distesa pianeggiante, avvolta dalla luce livida che rende irreale e incantato il paesaggio della notte artica.

A Capo Nord il grande centro commerciale, il Nordkapphallen, ha negozi in cui si possono acquistare souvenir, un ufficio postale da cui inviare cartoline-ricordo, un bar, un ristorante, un cinema, una sala per concerti. Al piano inferiore, scavato nella roccia, si trovano foto relative alla visita a Capo Nord di personaggi illustri come il re Oscar II nel 1873, il museo dedicato al re tailandese Chulalongkorn che visitò il Capo nel 1907, la suggestiva cappella ecumenica di stile moderno.

All’esterno si trovano, isolati sull’arido altopiano, sette grandi tondi in bronzo, “I Bambini della Terra”, i cui soggetti furono ideati da sette bambini di varie nazioni, tra cui l’Italia, a significare l’amicizia, la fraternità, l’unione di tutti i bambini del mondo. Di fronte, un bel gruppo bronzeo che rappresenta una mamma con un bimbo. Ogni anno viene conferito un premio ad un progetto o ad un’organizzazione particolarmente distintisi in iniziative per il miglioramento delle condizioni dell’infanzia nel mondo.

Il saluto a Capo Nord, prima di ripercorrere in discesa i ripidi tornanti, porta con sé l’eco delle sensazioni appena vissute e il ricordo incancellabile di un’esperienza affascinante ed unica, e anche un po’ di nostalgia.

Testo di Anna Maria Carabillò, foto di Enzo Triolo
(2005)