Douce France

Un itinerario dal sud al nord della Francia tra arte, storia, natura in un paese dai mille volti e dallo straordinario patrimonio culturale, in ogni tempo protagonista delle vicende storiche dell’Europa e del mondo.

 

Solenne nella maestosa eleganza della sua capitale, raccolta e silenziosa nella quiete delle piccole città, brillante e mondana nei centri turistici di fama internazionale, serena e insieme selvaggia nella molteplicità dei suoi paesaggi, la Francia sempre attrae e conquista offrendo ad ogni visitatore un aspetto diverso della sua bellezza e della sua cultura.

Culla di uomini che in ogni tempo furono tra i protagonisti della storia, patria di artisti tra i più significativi e famosi, oggi custodisce e valorizza i suoi tesori d’arte ed orgogliosamente conserva la memoria del suo passato. I nomi di Carlo Magno, Guglielmo il Conquistatore, Giovanna d’Arco, Napoleone rievocano i tempi in cui la Francia fu tra gli artefici del destino di tanti popoli; l’epoca d’oro dei raffinati Borbone, le conquiste della Rivoluzione hanno inciso nel costume e nella storia dell’Europa e del mondo.

Un viaggio in Francia, dunque, è un’esperienza sempre nuova, un arricchimento di conoscenze e sensazioni, attraverso percorsi che conducono dalla solarità della Provenza la cui luce Van Gogh, Gauguin, Cézanne vollero fissare sulle loro tele, alla semplicità antica dei Calvari di Bretagna, alle coste della Normandia su cui si affacciano le eleganti stazioni balneari, alle regioni del centro dove si producono i vini famosi, alle storiche città d’arte dominate dalla mole ardita delle stupende cattedrali gotiche, alle vertiginose, splendide scogliere della Bretagna.

Nell’Haute-Provence 

L’itinerario che vi vogliamo proporre ha inizio dal Piemonte: la D900, attraverso il Colle della Maddalena (Col de Larche) a 1996 metri, immette nell’Haute-Provence. La strada si snoda in un bel paesaggio montano, tra boschi, paesini lindi e fioriti, torrenti tumultuosi in cui molti sportivi praticano il kayak. Dall’alto si può ammirare il verdissimo braccio inferiore del lago di Serre-Ponçon, una lingua di smeraldo che è anche una delle maggiori centrali idroelettriche d’Europa. Verso sud, attraversata la graziosa cittadina di Digne-les-Bains, si percorre un tratto della N85, la Route Napoléon, così chiamata perché percorsa dall’Imperatore quando, nel 1815, fuggito dall’isola d’Elba e sbarcato a Golfe Juan, vicino Cannes, si diresse verso Grenoble.

A Castellane ha inizio, lungo la D952, l’interessantissimo giro delle Gorges du Verdon. E’ un percorso straordinario, dagli scenari maestosi e impressionanti: la strada si snoda tra alte rocce calcaree, ora boscose ora assolutamente brulle, le cui ripidissime pareti a strapiombo formano il profondo canyon in fondo al quale scorre il Verdon, tra gole, voragini, burroni, alcuni raggiungibili a piedi attraverso difficili percorsi. A tratti si incontrano piccoli campi blu di lavanda, che viene venduta a mazzetti nei chioschi ai bordi della strada insieme a miele e prodotti tipici della Provenza.

Al Point Sublime una breve passeggiata su un terreno pietroso porta ad un piccolo belvedere da cui si può ammirare lo strano paesaggio da inferno dantesco, la grande distesa di rocce selvagge, e, in fondo alla profonda valle, il sottile corso del Verdon.

Alcuni chilometri più avanti le alture si interrompono, i rilievi diventano più dolci e ondulati, il fiume si getta nello specchio verde del lago di Ste-Croix. Sia lungo il fiume che sulle rive del lago piccole spiagge accolgono i bagnanti locali. Il percorso prosegue fino al grazioso borgo di Moustiers-Ste-Marie, incastonato tra le montagne, le cui stradine affollate di turisti traboccano di negozietti che espongono una grande varietà di articoli dell’artigianato e della gastronomia provenzale.

A Moustiers-Ste-Marie, imboccando la D71, il giro continua sulla riva sinistra del fiume: anche da questa parte lo spettacolo è fantastico e indimenticabile: lo splendido cirque de Vaumale, un immenso anfiteatro naturale, la falaise des Cavaliers, impressionante roccia nuda che scende verticale a formare la stretta valle, il pont de l’Artuby, l’affluente del Verdon, un ponte ardito del 1947 che appoggia i suoi piloni sulla roccia e dal quale alcuni spericolati si fanno lanciare attaccati ad una fune elastica, giù fino al letto del fiume. Questo percorso è talmente bello da essere chiamato la Corniche Sublime.

A Camps-sur-Artuby, la D955 conduce all’autostrada, la E80. Superate Aix-en-Provence, l’antica capitale della contea di Provenza che diede i natali a Paul Cézanne, Nîmes, detta la “Roma francese” per i suoi monumenti di epoca romana perfettamente conservati, dopo Montpellier si trova un’altra zona di eccezionale interesse naturalistico, i grandi altopiani calcarei (i Causses) dai dirupi selvaggi e grotte sotterranee: da Montpellier la N109 conduce a Lodève da cui ha inizio un bel giro, il giro del Causse du Larzac, tra campi di grano, grandi estensioni di vigne e boschi. Una deviazione dalla D25 porta al grandioso cirque de Navacelles, un grande anfiteatro calcareo in fondo al quale scorre la Vis.

Si discende rapidamente a valle dall’altezza di circa i 600 metri del cirque lungo una bella strada immersa nel verde lungo le ripide pareti del canyon. Ripresa la D25, dopo Ganges si trova la stupenda grotte des Demoiselles. Vi si accede attraverso una funicolare che penetra nella montagna, nel massiccio del Thaurac. E’ un insieme di vaste caverne, ricchissime di gigantesche stalattiti e stalagmiti, dalle forme più bizzarre che formano colonne imponenti e strane figure cui la fantasia ha attribuito nomi come “il mantello regale”, “il pesce”, “le gambe di Marilyn”, “il Calvario bretone”, “l’uomo pensieroso”. Là dove il calcare è purissimo, uno strato anche spesso della pietra appare rosso e trasparente quando è illuminato posteriormente

Si procede per stretti passaggi, si sbuca in sale dalle volte altissime, così profonde da dare le vertigini. La sala più grande e più bella è la “Cathédrale des abîmes”, la Cattedrale degli abissi, alta 52 metri, larga 80 e lunga fino a 120 metri! Un’immensa meraviglia in cui la natura nel corso di milioni di anni si è divertita a creare, goccia dopo goccia d’acqua, una straordinaria fantasia di forme. Proprio al centro della grandiosa sala una splendida stalagmite è la sorprendente effigie di una Vergine con Bambino che si erge su un piedistallo. Fino al 1999 in questa sala veniva celebrata la Messa la notte di Natale.

Da Biarritz a Chartres

Il giro prosegue verso sud lungo le gorges de l’Hérault, ancora in un paesaggio desolato e selvaggio. Si riprende l’autostrada che velocemente conduce verso ovest fino a Biarritz, l’elegante città balneare attrezzata di bar, ristoranti, casino, la cui estesissima spiaggia, la “Grande Plage”, si affaccia sull’Oceano Atlantico.

Da Biarritz la N10 conduce verso nord a ridosso dell’oceano attraverso il dipartimento delle Landes, la piatta distesa sabbiosa costellata di numerosi “ètangs” che sono residui di zone paludose, e ricoperta da foreste di pini marittimi e querce da sughero. Il turismo è molto sviluppato, sia nei centri balneari sull’oceano che lungo le coste degli stagni.

Superata Bordeaux, al centro della zona dove si producono i famosi vini, all’altezza di Angoulême una deviazione conduce a Cognac, nel cui territorio viene distillata la celebre acquavite di vini bianchi.

La strada si snoda adesso attraverso fertili pianure coltivate a girasoli, mais, tra biondi campi di grano e filari di viti. Sempre più a nord: Poitiers, Tours, Châteaudun… Immancabile la visita a Chartres, l’antica città medievale bagnata dall’Eure, la cui stupenda Cathédrale de Notre-Dame si staglia netta all’orizzonte e dall’alto di un colle sovrasta i tetti aguzzi della città. La chiesa, una meraviglia del gotico francese, dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’Umanità, sorge là dove un tempo si trovava un tempio pagano e ha subito nei secoli incendi, ristrutturazioni, ampiamenti, fino alla ricostruzione gotica che, in seguito all’incendio del 1194, sostituì la precedente struttura romanica.

Lunga 130 metri, a pianta cruciforme, la cattedrale è una splendida sintesi di maestà e armonia di proporzioni. Imponente e ricchissima sia sulla facciata che sulle fiancate, ha stupendi portali ornati di statue, colonne, guglie, balconate, bassorilievi. Superbo il triplice portail Royal dove sono scolpite le storie di Cristo con eccezionale precisione ed eleganza.

L’interno dell’edificio non è meno straordinario. Massicci pilastri lo dividono in tre navate: bellissimi i grandi rosoni delle navate laterali e le vetrate del XIII secolo dai magnifici colori su cui domina il famoso blu ( la più bella, Notre-Dame-de-la-Belle-Verrière, è uno dei quattro antichi pannelli salvati dall’incendio del 1194 ). In fondo alla navata principale, l’abside è ornata da una fastosa “Annunciazione” del XVIII secolo. Il recinto del coro è un’opera preziosa e finissima, un intreccio di figure, piccole guglie, pinnacoli: un ricamo di pietra! Una Madonna con Bambino particolarmente venerata è la “Vergine del Pilastro”, mentre in una cappella è conservato, in un reliquiario del 1876, il”Velo della Vergine”, un lungo tessuto di seta che, secondo la tradizione, appartenne alla Madonna e che faceva già parte del Tesoro di Costantinopoli. Nell’876 fu donato alla cattedrale da Carlo il Calvo, nipote di Carlomagno. Al centro della navata centrale è il “Labirinto”, una complessa raffigurazione in pietra nera realizzata sul pavimento con una rete intricata di percorsi: divenuta nel medioevo meta di pellegrinaggio da ogni parte d’Europa, Chartres accoglieva i pellegrini che percorrevano in ginocchio il Labirinto (294 metri), a simbolizzare la ricerca della Gerusalemme celeste e come espiazione dei peccati. Nella vasta cripta romanica è venerata una Vergine nera, Notre-Dame-de-Sous-Terre, copia dell’antica statua in legno bruciata dai rivoluzionari nel 1793.

La Bretagna

Da Chartres, la N23 conduce a nord-ovest, verso la Bretagna, una delle più affascinanti regioni francesi. Qui si potrebbero spendere giorni e giorni, girovagando nelle zone costiere e indugiando lungo le splendide scogliere battute dai venti dell’Atlantico, fino alla penisola di Cornovaglia che si protende nell’oceano con la sua punta più estrema, la selvaggia pointe du Raz; inoltrandosi nei graziosissimi paesini medievali dell’interno dalle tipiche case in granito o a graticcio, o seguendo l’itinerario degli “eclos paroissiaux”, i complessi parrocchiali recintati al cui interno si trovano il camposanto, l’ossario, la chiesa e il Calvario fittamente decorato di statue rappresentanti episodi della Passione di Cristo (St-Thégonnec, Plougastel e Guimiliau hanno i complessi parrocchiali più ricchi e meglio conservati); o visitando i famosi menhir di Carnac, il misterioso complesso di megaliti preistorici, la frastagliata costa del nord, la Côte d’Émeraude con le lunghe spiagge sabbiose e gli scogli di granito rosa, e Cancale regno di ostriche e cozze; e ancora assistendo allo spettacolo affascinante delle maree o partecipando alle feste religiose e folcloristiche in cui le donne indossano gli abiti tradizionali dall’alta elaborata cuffia di pizzo inamidato e ritornano i canti antichi nell’originaria lingua dei Celti.

Tutto questo e altro ancora è la Bretagna, angolo incantevole e in parte ancora incontaminato, dove tuttora si possono scoprire spazi in cui la natura è intatta, luoghi appartati in cui la vita scorre lentamente e le antiche tradizioni vengono conservate in maniera autentica, ma dove nello stesso tempo si trova dinamismo e apertura al moderno.

Dol-de-Bretagne è una graziosa e storica cittadina a due passi dal mare, all’interno della Baia del Mont-Saint-Michel. Le sue case sono costruite alla maniera tipica di queste zone, in blocchetti regolari di pietra viva che danno all’insieme un aspetto severo, ingentilito dai colori vivaci dei fiori disposti un po’ dappertutto. Importante centro religioso per tre secoli, dal IX al XII, Dol-de-Bretagne fu fondata nel VI secolo dal vescovo Saint-Samson, cui è dedicata l’imponente cattedrale gotica del XIII secolo. Dominata nella facciata da due imponenti torrioni, la chiesa ha un interno austero e maestoso, illuminato da una bella vetrata policroma che decora l’abside. Sull’altare maggiore, una Vergine in legno policromo del XIII secolo; pure in legno policromo le antiche statue di S.Samson e del “Cristo schernito”. Nel coro testine grottesche e il seggio episcopale del XVI secolo.

A pochi chilometri da Dol, il Mont-Dol è un isolotto granitico un tempo circondato dal mare. Sulla spianata alla sommità del colle alto appena 65 metri, una torre ha sulla cima la bianca statua di Notre-Dame-de-l’Espérance del 1857. Vi si trova anche una piccola cappella dedicata a Sant’Anna; più in basso, un antico mulino e un Calvario, un’alta croce in pietra che domina tra gli alberi la campagna sottostante. Dalla sommità del colle si ha una bella vista sul mare e sul Mont-Saint-Michel.

 

Sull’omonimo golfo, all’imbocco del profondo estuario della Rance, è situata Saint-Malo, l’antica “Città Corsara” che diede i natali a Chateaubriand, da cui partirono per le Indie, la Cina, l’Africa , le Americhe i mercanti ed i navigatori che nei secoli XVII e XVIII le diedero ricchezza e prosperità., nonché i corsari che fin dal secolo XIII depredavano le navi nemiche. Completamente ricostruita dopo i devastanti bombardamenti del 1944, Saint-Malo è oggi una delle principali attrattive della Bretagna grazie alla sua bella spiaggia, alle sue attrezzature, ai dintorni ricchi di storia e di bellezze naturali; ha un attivissimo porto turistico, è punto di partenza dei collegamenti con l’Inghilterra e le isole della Manica.

Si accede alla città storica, la “intra muros” fortificata, attraverso la Porte Saint-Vincent che si apre nell’omonima piazza. Da qui può iniziare la piacevole passeggiata sui bastioni medievali da cui si gode una splendida vista sulla spiaggia e sul mare tra una miriade di gabbiani che per nulla intimoriti si tuffano tra i turisti attirati dall’offerta di qualche buon bocconcino.

Gli isolotti fortificati antistanti la città l’hanno protetta nei secoli dalle incursioni provenienti dal mare: un forte fu costruito sullo scoglio del Petit-Bé; con la bassa marea si può raggiungere a piedi lo scoglio su cui nel XVII secolo l’ingegnere militare Sébastien Vauban costruì il Fort National. Pure raggiungibile a piedi con la bassa marea è il grande scoglio del Grand-Bé, l’isolotto roccioso sulla cui cima lo scrittore François-René de Chateaubriand scelse di essere sepolto per “udire soltanto la voce del vento e del mare”. La sua tomba sormontata da una croce sorge solitaria proprio di fronte al mare in una cornice estremamente suggestiva.

Sotto le mura è ormai un susseguirsi ininterrotto di locali dove gustare crêpes,.ostriche, cozze, le grandi assiettes piene di frutti di mare di ogni tipo, il far breton, gustoso dolce a base di prugne, il konign amann, con farina, burro, olio, zucchero: il menu tipico della Bretagna.

La Cattedrale, dedicata a Saint-Vincent, ha una facciata semplice e severa, con un’alta guglia di granito che svetta sul caratteristico panorama della città. Anche l’interno è austero, illuminato da belle vetrate moderne dall’insolita fattura. Contiene la tomba di Jacques Cartier, il navigatore di Saint-Malo che nel 1534 scoprì il Canada. Nella navata centrale una lapide sul pavimento segna il punto in cui l’esploratore si inginocchiò dinanzi al Vescovo prima di partire per la sua spedizione. Una statua della Vergine, salvata dai bombardamenti del 1944 e ricollocata nella cattedrale, è intesa come segno della città che rinasce anch’essa dalle ceneri.

Nel sobborgo di Saint-Servan-sur-Mer, praticamente unito alla città da una bella passeggiata lungo la spiaggia, la Cité d’Alet è una piccola penisola rocciosa che fu il primo nucleo di Saint-Malo, fondato intorno al VI secolo dal monaco gallese Mac Low, divenuto poi il vescovo della città. La bellissima passeggiata lungo il mare, la Promenade de la Corniche d’Alet, offre uno splendido panorama con scorci magnifici sulla cinta di mura di Saint-Malo, gli isolotti che la fronteggiano, indietro fino a Saint-Servan e alla Tour Solidor, i tre massicci torrioni cilindrici che si ergono su uno scoglio a ridosso del mare. Il cielo azzurrissimo, il mare scintillante sotto il sole solcato da una miriade di vele, motoscafi, imbarcazioni di ogni tipo che entrano ed escono dal porto, i gabbiani bianchi che stridono e volteggiano con ardite evoluzioni rendono il paesaggio veramente incantevole.

Grazie alla sua posizione strategica la penisola fu già dall’epoca romana utilizzata per la difesa del porto e dell’entroterra. Nel XVIII secolo vi fu costruito un vasto forte., riorganizzato e potenziato durante la seconda guerra mondiale. Occupata nel 1940 la zona di Saint-Malo, i tedeschi la fortificarono massicciamente con centinaia di campane blindate lungo la costa, costruzioni corazzate sulle isole del Grand-Bé e di Cézembre e soprattutto con la ristrutturazione del vecchio forte, costruito su tre livelli, con muri di cemento armato spessi fino a 2 metri, campane blindate, gallerie sotterranee, batterie di artiglieria. Dopo circa due anni di lavori durante i quali la penisola si trasformò in un gigantesco cantiere la cosiddetta “Fortezza di Saint-Malo” era un complesso militare praticamente imprendibile. Bloccati gli accessi alla roccaforte nell’agosto del 1944, solo dopo violenti bombardamenti e durissimi attacchi di artiglieria gli americani riuscirono finalmente ad impadronirsi del forte. Ma non si arrese ancora la guarnigione dell’isola di Cézembre se non dopo intensissimi bombardamenti, una settimana dopo la conquista di Parigi. Ancora oggi l’isola è inaccessibile se non sulla spiaggia perché all’interno è completamente minata.

Nei locali dove erano alloggiate le batterie antiaeree, nel cortile del’antico forte, è stato creato il “Mémorial 39-45”, dove sono conservati documenti, foto, materiale dell’epoca. La visita guidata ai sotterranei blindati mostra i locali dove alloggiavano i 200 soldati della guarnigione, le porte corazzate, i sistemi di ventilazione, la centrale telefonica, gli affusti per le mitragliatrici.

Da Saint-Malo la D155 e poi la 797 costeggiano la Baie du Mont-Saint-Michel. Vale la pena fare una piccola deviazione e, all’altezza di Cancale, arrivare fino alla Pointe du Grouin, la scogliera selvaggia fronteggiata dall’íle des Landes, l’isola dalla lunga sagoma che ricorda la forma di un caimano dove nidifica la più numerosa colonia di Bretagna dei grandi cormorani. Dall’alto della roccia scoscesa su cui si infrangono le onde che schiumano sugli scogli la vista spazia sul mare, indietro fino a Cap Fréhel, e, a destra, su tutta la baia. Sfumata nella nebbia, in fondo alla rada dove la marea è ancora bassa, si staglia la sagoma inconfondibile e quasi irreale del Mont-Saint-Michel.

Dal Mont-Saint-Michel la D911 segue i contorni della costa fino a Granville, graziosa e animata cittadina balneare costruita su uno sperone roccioso, dove nel 1905 nacque Christian Dior (la casa della sua infanzia è oggi un museo). Molto bello il panorama dalla Hauteville che ancora in parte conserva le sue mura settecentesche. Dalla punta estrema della piccola penisola su cui sorge Granville, la Pointe du Roc, è splendida la vista sul mare e sulla costa che la fronteggia al di là della baia. Anche qui i segni terribili della guerra: l’altopiano è tutto costellato di fortini, depositi di munizioni, cannoni, ancora segnati dai colpi sparati dal mare e dal cielo.

Le coste della Normandia e i ricordi dello sbarco alleato

La D971 conduce su verso la penisola di Cotentin e la Basse-Normandie. Qui è ancora vivo, negli edifici e nei musei, il ricordo di quel 6 Giugno 1944 che con lo sbarco alleato sulle spiagge che fronteggiano la Manica diede inizio a mesi di distruzione e morte in giorni sfibranti di lotta sanguinosa per conquistare il terreno palmo a palmo, di bombardamenti aerei devastanti che lasciarono tantissime città quasi completamente distrutte. Lungo le spiagge dello sbarco sono ancora visibili i resti delle postazioni militari e delle opere di difesa lungo la costa, ogni cittadina dell’entroterra che fu teatro di quegli avvenimenti ha il suo Memoriale e il percorso storico nei luoghi dove si svolse la decisiva Battaglia di Normandia: Sainte-Mère-Eglise, Arromanches, Bayeux, Caen sono alcuni dei nomi che rievocano quei tragici giorni.

La Bassa Normandia è anche la terra di Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia e re d’Inghilterra. A Bayeux, in un museo adiacente la splendida cattedrale gotica, è conservata la “Tapisserie de la Reine Mathilde”, il famoso arazzo che illustra le vicende che portarono Guglielmo, duca di Normandia, ad invadere l’Inghilterra nel 1066 e ad esserne incoronato re il giorno di Natale dello stesso anno nell’abbazia di Westminster. L’arazzo, una lunga striscia di lino alta 50 centimetri e lunga 70 metri, ricamata in 58 riquadri con fili di lana di otto diversi colori, che una tradizione non confermata attribuisce alla stessa regina Matilda, moglie del re, è un lavoro minuzioso, pregevolissimo dal punto vista artistico e di grande importanza storica per la conoscenza dell’impresa di Guglielmo,.dell’abbigliamento militare e della vita quotidiana nel medioevo.

A Caen, capoluogo della Bassa Normandia e del dipartimento di Calvados, Guglielmo stabilì la sua residenza dopo la conquista dell’Inghilterra, facendo erigere un vasto e poderoso Castello cinto da mura. A lui si deve anche la costruzione dell’ austera e maestosa chiesa di St-Etienne, dove venne sepolto, e dell’Abbaye aux Hommes. Poco dopo la moglie Matilda fece costruire l’Abbaye aux Dames di cui faceva parte la bella chiesa della Trinité, dove una lastra di marmo nero ricorda il punto in cui fu sepolta la regina. Le due abbazie furono erette come atto di riparazione, poiché i due sovrani, uniti da legami di sangue, non avevano ottenuto la dispensa papale prima del matrimonio.

Non lontano da Caen, si trova Falaise, dove Guglielmo nacque nel 1027 e dove visse fino alla spedizione in Inghilterra. L’antico castello dei duchi di Normandia, dove egli vide la luce, massiccio e imponente sovrasta l’abitato da un selvaggio sperone roccioso, circondato da una cerchia di mura. Il cortile interno è dominato dal possente dongione rettangolare, oggi sede di un museo, e dalla tour de Talbot del XIII secolo.

La vicina piazza Guglielmo il Conquistatore ha al centro una maestosa statua equestre di Guglielmo risalente al diciannovesimo secolo. Nella stessa piazza si trova l’antica chiesa della Trinité la cui primitiva costruzione romanica, risalente al X secolo, fu successivamente sostituita dalla costruzione gotica giunta fino ai nostri giorni. Splendido il portico rinascimentale del 1500. Un particolare curioso: per accedere alla cappella absidale si percorre un deambulatorio sopraelevato rispetto al coro, così costruito per consentire il passaggio lungo una piccola strada sotto la chiesa.

Un piccolo gioiello della Bassa Normandia è Honfleur, l’antico borgo sull’estuario della Senna che fu un’ importante città marittima dal XVI al XIX secolo, attivissima nei commerci con l’America e le Indie prima di essere soppiantata dalla vicina Le Havre. Il pittoresco porto originario, il Vieux Bassin, penetra fin dentro l’abitato, pieno di imbarcazioni di ogni tipo. Lungo le sue banchine si allineano fitte le antiche case dalle strette facciate di pietra, i cui pianterreni affollati di turisti sono oggi locali che servono ogni specie di frutti di mare, pietanze tipiche, birra e sidro. Allineata alle case, la trecentesca chiesa di St-Ètienne è il monumento più antico della città, oggi sede del Musée de la Marine, il museo della storia marittima locale. All’ingresso del porto la sagoma scura della Lieutenance, anticamente inserita nel ponte levatoio della città e dimora del governatore di , è oggi sede della Capitaneria.

Poco lontano, nella pittoresca piazza omonima, sorge la caratteristica chiesa di Ste-Catherine costruita in legno nel XVI secolo dai locali carpentieri delle navi: le due grandi volte hanno la forma di carena rovesciata, i pilastri sono alti tronchi d’albero appena squadrati ricavati dal legno delle foreste vicine. Il campanile, pure in legno, è insolitamente staccato dalla chiesa, costruito sopra la casa del sagrestano al di là della piccola piazza.

Il Musée Eugène Boudin conserva molte opere del pittore che qui nacque e, precorrendo l’Impressionismo, qui fondò la scuola di Honfleur di cui fece parte anche Monet. Nelle sue tele si ritrovano i colori del mare e la luce chiara del cielo di Normandia, l’atmosfera incantata di questi luoghi che attrassero nei secoli artisti e viaggiatori. Lontano dal centro affollato la stessa atmosfera si ritrova oggi nelle stradine quiete fiancheggiate dalle basse casette a graticcio e in angoli nascosti e suggestivi sia nella luce tersa del mattino che nell’incanto silenzioso della sera, quando il vocio dei turisti si fa più sommesso, le luci tenui colorano l’acqua di mille sfumature e il piccolo borgo ritrova il suo fascino antico.

Da Honfleur il Pont de Normandie supera l’estuario della Senna e conduce nell’Haute-Normandie. Oltrepassata la deviazione per Le Havre, la moderna città all’imboccatura della Senna il cui grande e attivissimo porto è il secondo della Francia dopo Marsiglia, la D925 e poi la D940 attraversando paesini quieti e fioriti conducono a Étretat, la cittadina balneare famosa per le sue splendide falaises, da cui sono stati affascinati scrittori ed artisti come Guy de Maupassant, Monet, Offenbach. Attraverso le piccole strade stracolme di ristoranti, bar, negozi in cui si vendono prodotti tipici della regione, oggetti e articoli di abbigliamento nel caratteristico stile marinaio a righe di ogni colore e dimensione, si giunge sulle terrazze che si affacciano sulla lunga spiaggia di ciottoli. Ai due lati, abbaglianti nella luce accecante del mattino, le bianchissime pareti rocciose a strapiombo fronteggiano imponenti il mare che nell’arco della giornata si alza e si abbassa seguendo i ritmi della marea in un volteggiare frenetico di gabbiani.

Con una bella arrampicata si può salire in alto e costeggiare le scogliere lungo i sentieri segnati godendo ad ogni angolo di spettacoli incantevoli sulle rocce maestose che si ergono come una superba candida barriera sulla spiaggia o sul mare scintillante solcato da vele multicolori. Nei secoli l’erosione marina ha creato nel calcare arcate grandiose come la porte d’Aval di fronte alla quale svetta dal mare la sagoma aguzza dell’Aiguille d’Étretat, alta 70 metri, e la gigantesca Manneporte, alta 90 metri.

Da Étretat si può riattraversare nuovamente la Senna al pont de Tancarville e seguire un piacevole percorso lungo la D982 costeggiando in parte il corso sinuoso del fiume fino a Rouen. La strada è chiamata la Route des Abbayes, ricca com’è dei resti più o meno ben conservati di antiche abbazie. A St-Wandrille si trovano i resti della settecentesca abbazia benedettina nel parco di quella odierna dove ancora vive una comunità di frati: isolati sul terreno dove ancora rimangono i segni dei grandi basamenti, si stagliano imponenti e suggestivi contro il cielo gli alti pilastri a fascio rimasti e i pochi archi che un tempo sorreggevano il soffitto. A Jumièges, il villaggio inserito in una profonda ansa della Senna nel parc naturel de Brotonne, centro importante del monachesimo nel periodo medievale, si trovano i resti dell’abbazia e di quella che era la bella e maestosa chiesa di Notre-Dame.

Rouen è il capoluogo della Haute-Normandie e del dipartimento della Seine-Maritime. Importante centro commerciale e industriale sulla Senna, con quartieri moderni immersi nel verde, è una delle più belle città d’arte di Francia e conserva nel suo centro storico pregevolissime chiese gotiche e stradine antiche su cui si affacciano piccole case a graticcio ed edifici legati alla sua lunga storia. Per il suo notevolissimo patrimonio artistico è detta “Ville-Musée”.

Situata nel cuore della città, domina la piazza omonima la splendida Cathédrale de Notre-Dame, dove elementi romanici sono affiancati da elementi gotici e gotico fiammeggianti. Chiudono i lati della facciata due torri, a sinistra la tour St-Romain costruita nei tre diversi stili, romanica nella parte inferiore, quindi gotica e gotico fiammeggiante, a destra la massiccia tour de Beurre, gotico fiammeggiante, così detta in quanto si pensava che i fedeli avessero contribuito alla sua costruzione perché fosse loro permesso di mangiare burro durante la Quaresima. I portali sono splendidamente scolpiti e decorati con statue, pinnacoli, balaustre. Stupendi i due portali del transetto: il portale della Calenda che si affaccia sulla piazza omonima e il portale dei Librai, preceduto dall’omonima corte, un cortile su cui si aprivano botteghe di librai e rilegatori, ornato da arcate gotiche. Si erge sulla cattedrale e sulla città l’altissima guglia in ghisa ricostruita nel 1800.

L’interno è austero e solenne con massicce colonne a fascio che sostengono grandi arcate cui si appoggiano una finta galleria e dei finestroni. Interessanti una trecentesca statua dell’Ecce Homo e la bellissima Scala della Libreria in stile gotico fiammeggiante che conduceva agli archivi. Lungo il deambulatorio sono il sarcofago di Riccardo Cuor di Leone, che per sua volontà ne contiene il cuore, e il sarcofago di Rollon, primo duca di Normandia. Su ambedue i sarcofagi sono deposte le statue distese dei duchi. Nella parte opposta, il sarcofago di Guglielmo Lunga Spada, figlio di Rollon, ucciso per tradimento nel 942, e quello di Enrico il Giovane, fratello di Riccardo Cuor di Leone. Nella cappella absidale, la cappella della Vergine, si trova la tomba-capolavoro dei due cardinali d’Amboise arcivescovi di Rouen. Costeggia la cattedrale la stretta rue St-Romain fiancheggiata da belle case a graticcio e su cui si affaccia l’antico Arcivescovado: due lapidi ricordano che nel 1431 qui fu condannata per eresia Giovanna d’Arco, bruciata viva nella piazza del Vieux-Mar-ché e riabilitata cinque anni dopo.

La strada conduce alla piccola e quieta place St-Barthélemy, circondata da antiche case a graticcio e dominata dalla convessa facciata della chiesa di St-Maclou ( il monaco gallese fondatore di Saint-Malo). La chiesa, molto danneggiata durante l’ultima guerra e ancora bisognosa di restauri, è in stile gotico fiammeggiante con una splendida facciata magnificamente decorata e un’alta guglia che svetta vicino a quella della cattedrale. L’interno ha una insolita struttura rotondeggiante: affianca l’organo una bellissima scala a spirale anch’essa in stile gotico fiammeggiante.

Qualche passo più in là si incontra una struttura particolare, l’Aître St-Maclou, un vasto cortile rettangolare costruito come cimitero e ossario per i morti nell’epidemia di peste nera che nel 1348 uccise i tre quarti degli abitanti del quartiere. Oggi adibito a Scuola Regionale di Belle Arti, è circondato da pilastri in legno con fregi e motivi macabri come teschi e ossa. In una vetrina situata vicino all’ingresso è conservato un lugubre reperto, lo scheletro di un gatto rinvenuto all’interno di un muro.

Dalla piazza della cattedrale si diparte la rue du Gros-Horloge, la vivace strada pedonale che conserva le antiche case a graticcio, dove un grande orologio rinascimentale sovrasta un arco che reca rilievi raffiguranti il Buon Pastore. La strada conduce alla place du Vieux-Marché. Nella grande piazza si trova l’Hotel de la Couronne del 1345, il più antico di Francia, e la rovine della chiesa del Saint-Saveur, distrutta come tante altre durante la Rivoluzione. Ma soprattutto questo è il luogo dove è ancora vivo il ricordo di Giovanna d’Arco, la Pulzella che liberò Orléans dagli inglesi e, accusata di eresia, fu arsa viva proprio in questa piazza nel 1431. Proclamata santa nel 1920, è patrona di Francia. Sul luogo del suo martirio sorgono un’alta croce e una statua della giovane donna.

Accanto alle Modernes Halles, che ospitano un movimentato mercato, sorge la moderna chiesa di Sainte-Jeanne-d’Arc, in cemento armato, il cui tetto in ardesia richiama l’idea della fiamma. L’interno, in chiaro pino di Scandinavia, ha il tetto a forma di scafo rovesciato ed un’unica navata sostenuta da un alto pilastro. La parete sinistra è interamente costituita da bellissime vetrate rinascimentali raffiguranti scene tratte dalla Bibbia. Le vetrate appartenevano all’antica chiesa di St-Vincent distrutta dai bombardamenti nel 1944, prudentemente asportate e poi qui ricollocate con un effetto molto suggestivo. Una statua in fondo alla navata raffigura la Santa come una fanciulla il cui abito ancora una volta ricorda la fiamma.

Su un muro esterno sono incise le parole che André Malraux espresse rendendo omaggio all’eroismo di Giovanna: “O Giovanna senza sepolcro e senza ritratto, tu che sapevi che la tomba degli eroi è il cuore dei viventi”. Così egli poneva la Pulzella come simbolo della pace e della libertà per gli uomini di tutti i tempi.

Ripercorrendo la rue du Gros-Horloge, superato lo splendido Palais de Justice, l’antico Parlamento di Normandia capolavoro del gotico fiammeggiante, al di là della cattedrale si trova la place du Général de Gaulle. Nella vastissima piazza si trovano il settecentesco Hotel de Ville, il monumento equestre a Napoleone il cui bronzo proviene dai cannoni presi ad Austerlitz, la bella facciata gotico fiammeggiante della chiesa di Saint-Ouen, l’antica chiesa abbaziale benedettina risalente al 1300. Si accede al transetto della chiesa attraverso il portale dei Marmousets, che reca sul timpano, sormontato da un rosone, bassorilievi rappresentanti l’Assunzione della Vergine e figurine grottesche. Il semplice interno, privo com’è di statue e decorazioni, è vasto e maestoso, con alti pilastri a fascio sormontati da gallerie, e grandi vetrate che lo rendono molto luminoso. Bellissime le cancellate in ferro battuto. Il grande organo è una delle ultime opere di Aristide Cavaillé-Coll, il famoso costruttore di organi del XIX secolo che fino alla sua morte, nel 1899, costruì centinaia di monumentali strumenti per le più grandi chiese di Francia e d’Euro-pa. La cinquecentesca torre gotico fiammeggiante sul transetto ha una lanterna ottagonale, la Tour couronnée o Couronne-de-Nor-mandie, fiancheggiata da quattro torrette. La sua sagoma si staglia netta tra le alte guglie delle chiese di Rouen, nel panorama della città antica racchiusa dalle colline che circondano la valle della Senna.

Testo di Anna Maria Carabillò, foto di Enzo Triolo
(2006)