Dune verdi

Natura e suggestioni da favola in un viaggio squisitamente en plein air attraverso le terre dell’Inghilterra e della Scozia.

 

Tramonto su EdimburgoDisneyland Parigi, ore 14:30 circa di una giornata di fine agosto; occupati a soddisfare un breve e naturale bisogno fisico abbiamo visto entrare, nella toilette dei maschietti, in preda anch’essa ad una più impellente analoga necessità, una ragazza che sicuramente non sarebbe riuscita a terminare la lunga fila per l’ingresso nei bagni delle signore. Nessuno dei presenti, e ancora meno i più giovani e i più anziani che probabilmente non l’hanno neanche notata, ha fatto una piega o un commento sul fatto, neppure il più piccolo cenno di meraviglia nel comunque involontario ed inevitabile incrocio di sguardi.

Sostiene qualcuno: “ma che c’entra con il Plein Air ?“. Certo forse poco, ma prima di tutto mi piacerebbe in generale pensare a cosa sarebbe accaduto al contrario e cioè se, in preda all’urgenza ed impossibilitato ad utilizzare l’appropriato bagno, un signore si fosse convulsamente introdotto nella toilette delle signore!

Credo inoltre che questa, come tante altre, sia una irrilevante esperienza di viaggio che, senza voler sembrare esagerato, trasmette una altrettanto minima ma veritiera sensazione riguardante il modus vivendi delle persone di diverse nazionalità. Immaginiamo a questo punto cosa poteva accadere, invece, se quella ragazza fosse entrata in una toilette maschile interamente occupata da noi conquistatori latini e mediterranei: probabilmente niente di più che qualche audace commento o qualche ambiguo tentativo di invito a cena o ancora, e forse più probabilmente, grande e taciturna vergogna, ma comunque qualcosa di diverso dalla composta e civile nonchalance nord-europea che ritengo sia, senza esagerazione, una delle mete, e non l’ultima, dei nostri viaggi di fuga dalle nostre rumorose ed a volte, purtroppo, poco civili città.

Anche quest’anno mi “tocca” scrivere un pezzo sull’escursione di quest’anno: è una richiesta legittima ed accolta con piacere perché fa ripercorrere mentalmente, a distanza di tempo, tragitti, emozioni e ricordi apparentemente accantonati. La prima cosa che mi viene in mente per aiutare chi avesse intenzione di visitare il Regno Unito nel prossimo viaggio è di consigliare di limitare gli orizzonti da esplorare. La Gran Bretagna è grande e visitare i luoghi tradizionalmente di interesse non soddisfa il desiderio di scoperta: per evitare di girare a vuoto credo sia necessario non partire con la convinzione di visitare tutta la nazione con brevi e veloci tappe e credo sia inoltre indispensabile ricercare con cura ciò che è meno noto. Altro dettaglio da non trascurare è lo stato delle strade inglesi: il fondo rumoroso e la carreggiata assai stretta (non per nulla lassù le chiamano street !) sono certamente più fastidiosi della famosa guida a sinistra.

In generale il viaggio si snoda tra veri e propri gioielli quali cattedrali, castelli o luoghi mistici ed affascinanti, ma anche attraverso siti abitativi molto diversi per cultura e usi dai nostri che, con il passare dei giorni, diventano quasi monotoni e ripetitivi: infatti ad esclusione di alcuni luoghi della regale Inghilterra, pochi altri entusiasmano più di quanto non abbiano fatto borghi e cittadine, magari tra i meno famosi e gettonati, per esempio della regale Francia o della “apparentemente” piatta Germania.

Altra cosa è l’assoluto contatto con la natura dove ogni passo fatto all’esterno dei luoghi abitati è una scoperta: abbiamo visto enormi pianure punteggiate da centinaia di lepri per nulla intimorite dalla nostra rumorosa presenza, abbiamo visto i grandi rapaci in volo, abbiamo visto una intera famiglia di cervi con i loro piccoli Bambi a poche decine di metri da noi, liberi, all’interno di un campeggio da loro “ospitato” nel proprio territorio nella zona del Loch Lomond.

Abbiamo passeggiato lungo sentieri attraverso la verde e selvaggia scogliera del nord della Scozia, a John o’Groats, punto estremo raggiungibile viaggiando attraverso terre quasi del tutto disabitate, chilometri e chilometri quadrati di vellutate dune verdi, e dal quale partono i traghetti per le isole Orcadi e Shetland. Per giungere fin lassù abbiamo percorso circa 9.500 chilometri tra andata e ritorno, che compongono una distanza di tutto rispetto certamente corrispondente in pieno al costo del fascino della conquista della cima estrema del territorio !

Nelle giornate trascorse in quelle località siamo stati come catapultati all’interno di un documentario naturalistico e per capirlo è sufficiente, oltre che indispensabile, visitare la riserva naturale di Duncansby Head, che si trova qualche miglio ad est di John o’Groats: con scarpe da trekking e un buon binocolo, se non si ha paura di camminare tra le pecore, parte integrante del paesaggio in generale del nord-Europa, e tra quanto queste depositano per terra, si giunge ad uno dei tratti di costa più affascinanti che si affaccia sul mare del Nord. Il paesaggio è semplice ed incontaminato, c’è l’immancabile faro e sembra di poter toccare con le mani le più vicine delle isole circostanti sospese nel blu del mare; le coste di terreno stratificato sono coperte fino ai bordi da una sorta di naturale moquette di erba verde, bassa, compatta e di colore omogeneo; tutt’intorno sono quasi del tutto inesistenti alberi e cespugli ed in mezzo al mare, in un punto dove la costa forma un’insenatura, si ergono alti ed imponenti dei faraglioni a forma di cono rovesciato, anch’essi di terreno stratificato, che sembrano sfidare le forze di gravità come una montagna di libri accatastati disordinatamente, ma che sono al contempo l’immagine delle forze dalla natura, dove mare e terra si aggrediscono reciprocamente. I “residenti” della zona, oltre gli ovini, sono gli uccelli marini, incontrastati padroni di ogni spazio, di ogni anfratto offerto dagli strati della costa.

La vista di tutto ciò insieme al silenzio della natura, che non è muta e ti ammalia col suono del mare, del vento e con la voce degli animali, riconducono il visitatore verso una dimensione di pace, insolita e non familiare, ma piacevolissima e rilassante, certamente distante dalle “fastosità” del condominio o dell’ufficio e che sicuramente non mancherà di provocare in futuro grandi nostalgie !

Natura selvaggia a John O'GroatsCon la compagnia della musica dei Beatles (ascoltandoli in casa loro sembrano avere, se possibile, anche più carisma) e di Lucio Dalla, una cui canzone, vero leitmotiv di questo nostro lungo viaggio, recita nel ritornello principale “goodbye, andare via e non tornare mai, ad occhi chiusi non voltarsi mai” sollecitandoti immancabilmente a sognare volontari mancati ritorni a casa, il nostro giro ha toccato un piccola perla quale Edimburgo, gradevolissima città dove era in corso l’Edimburgh Festival, consistente raccolta di manifestazioni culturali, di musica e teatro, che si svolge ogni anno nel mese di agosto e che rende vivace l’intera città, anche se è facile ritenere che la capitale scozzese, centro di 400.000 abitanti con due atenei universitari e sede di accademie d’arte, sia un luogo vivo e movimentato nel corso di tutto l’anno. Tutto il centro storico, ed in particolare la zona denominata The Mound, ubicata all’interno del grande parco cittadino Princess Street Gardens, era per l’occasione gremito di artisti di strada e venditori di ogni genere di merci: dai modellini di aeroplano costruiti con le lattine della birra a delle stupende magliette dipinte a mano “in diretta”; c’era chi praticava per strada dei massaggi rilassanti, con tanto di attrezzatura da studio fisio-terapico, e chi dipingeva sul volto dei bambini le facce degli animali. E tutt’intorno una variopinta marea umana, festosa per quella che per loro doveva certamente essere un’occasione particolare. Gli scozzesi sono, per la nostra esperienza, un popolo certamente più spumeggiante dei compassati conterranei inglesi; sono fieri delle loro tradizioni e non perdono l’occasione per farlo notare: ricordo il simpatico pavoneggiamento di un elegante signore di Melrose in kilt e mantello che, avendo capito di essere la prima persona che vedevamo in abito tradizionale, è stato molto disponibile intrattenendosi con noi nonostante fosse atteso per un banchetto di nozze.

Il centro storico di Edimburgo è interamente raccolto intorno alla Princess Street, la tipica principale strada del centro: tra statue equestri e monumenti ad illustri personaggi sono situati una infinita sequela di negozi, pub e ristoranti oltre ad uffici di ogni genere. Attraversando il già nominato Mound si accede alla parte più alta della città dove campeggia, su uno spuntone di roccia, l’Edimburgh Castle, grande struttura fortificata risalente all’anno mille composta da bastioni e da un gran numero di vie e costruzioni: significativi tra queste il Royal Palace, dove sono conservati in zona blindata i Regalia, i gioielli della corona Scozzese, e lo Scottish National War Museum, forse il più grande dei fin troppi musei di guerra disseminati in tutto il territorio britannico.

Dalla piazza situata di fronte al castello, l’Esplanade (dove in quel periodo era stato approntato un vero e proprio anfiteatro mobile, delle dimensioni di uno stadio di calcio, per assistere al festival Tattoo, scenografica manifestazione di parate militari scozzesi, con kilt e cornamuse), ha inizio la Royal Mile. E’ chiamato così il percorso di circa un miglio che unisce la fortezza al palazzo reale di Holyroodhouse, tuttora periodicamente utilizzato dai Windsor.

Con l’assistenza dei sacri testi (le guide del Touring Club e gli appunti di viaggio del mahatma Karra, consultabili in alternativa !) la lunga trasferta ha toccato nell’ordine Canterbury (è opportuno prevedere di arrivarvi in tempo per trovare un posto dove dormire, perché è quasi impossibile parcheggiare o trovare posto nei camping in tarda serata; regola aurea valida in generale per tutta la nazione), CambridgeStamfordNottinghamMelroseEdimburgoStirlingAberfoyle, la foresta delle TrossachBlair Atholl (dove è situato il più caratteristico, senza dubbio, dei castelli Scozzesi, ancora abitato), Kingussie, la valle del Glen (dove è stata visitata la distilleria del whisky Glen Grant, quello di “Michele, il vero intenditore”), Inverness, John o’Groats (il cui circondario è stato a sufficienza descritto), il lago di Loch NessFort WilliamsStratford upon Avon (con le case-barca ormeggiate lungo il fiume), Stonehenge (mistica, affascinante e misteriosa, altro gioiello del viaggio), Winchester (dove vale la pena di visitare la famosa e lunghissima Cathedral) e si è conclusa con una fugace visita di Londra.

Fugace perché alla fine del viaggio, fugace perché la capitale britannica merita ben più di tre o quattro giorni di permanenza: Londra è in Europa la città multirazziale simbolo, è come una grande madre che coccola e vizia benevolmente tutti i suoi figli: bianchi, gialli e neri, tutti i colori di pelle vivono insieme senza tensioni o attriti evidenti. Londra è una città che ti protegge, rispetta la tua individualità pur consentendoti di vivere in un tranquillizzante anonimato, facendoti insomma sentire effettivamente un cittadino del Mondo tra genti realmente di tutto il Mondo.

Per visitare la città bisognerebbe convivere con lei per mesi, perché lasciarsi assimilare dalla vitalità delle sue strade è più accattivante che vederne i musei: prima di perlustrare i pur eccezionali saloni del British Museum o del Victoria and Albert Museum, per capire quale sia la vera anima della metropoli è necessario percorrere più volte le sue vie (Oxford Street o Marylebone Road, Regent Street o Knightsbridge, il più decentrato mercato di Camden o il Covent Garden e ancora Soho, Hide Park, Trafalgar Square, Park Lane, ecc.), facendo un vero e proprio bagno di folla, di persone, di suoni, odori e nuove stimolanti sensazioni.

La fine delle ferie segna il contestuale termine del viaggio: manca ancora tanto da vedere in Scozia, in particolare i fiordi e le isole del Nord-Ovest. Restano inoltre da esplorare la Cornovaglia, il Galles e, mito d’infanzia, la verde Irlanda. Ma sarà ancora più verde della verde Scozia?

Giangiacomo Sideli
(1997)