Il fascino del Marocco

Suggestioni esotiche tra l’incanto delle oasi nel deserto e l’opulenza delle città imperiali.

Fes

Eccoci di nuovo in viaggio.

La nostra meta è ancora l’Africa, infatti, dopo la Tunisia, ci rechiamo in Marocco. Il nostro equipaggio è composto da cinque persone: io, Franco, mia moglie Enza, le mie figlie Alessandra e Maria Francesca, e il ragazzo di quest’ultima Francesco. Ci rendiamo subito conto che la distanza è tanta, soprattutto per noi che partiamo dalla Calabria. Armati di “buona volontà”, ma anche con tanta voglia di arrivare al più presto, attraversiamo tutto l’Italia e tutta la costa meridionale della Francia, fermandoci solo per mangiare e riposare. Prima di proseguire col viaggio vogliamo segnalarvi, quasi al confine tra Francia e Spagna, l’ottima stazione di servizio Le Village Catalane. E’ una costruzione moderna dotata di moltissimi servizi fra cui docce all’aperto , camper service, ristorante, cambio e negozi vari.

Cominciamo l’attraversamento della Spagna, che con i suoi 1300 Km. ci costringe a fare più tappe. La prima nell’ottimo campeggio Torre la Sal , sul mare nei pressi di Castellon de la Plana, dove riposiamo e pernottiamo. Una tappa molto bella nell’attraversamento della Spagna è la visita del Villaggio Texas Holliwood, situato a Tabernas prima di Almeria, raggiungibile da una deviazione per Sorbas, in poco tempo costeggiando dei canyon molto suggestivi.

Questo villaggio non è altro che un teatro di posa dove sono stati girati tanti film western. All’interno vi è la riproduzione esatta di un villaggio del west e Messicano, con tanto di saloon , locanda , forte e accampamento indiano.

Per noi turisti , attori tutto fare fanno rivivere scene di film Western, con la nostra imprevista, ma gradita partecipazione. La sera pernottiamo in una stazione di servizio, senza problemi.

Dopo questa tappa proseguiamo per Algeciras e già lungo la strada troviamo piccole “agenzie” che ci propongono il biglietto per il traghetto che dalla Spagna ci porterà in Marocco.

Noi scegliamo una compagnia che effettua la traversata dello Stretto di Gibilterra in mezz’ora o poco più , ma c’è’ da tener presente che, avendo il bagagliaio sul tetto, entriamo nella nave con difficoltà e a malapena.

Sbarchiamo a Ceuta senza problemi visto che ancora siamo in territorio spagnolo, ma basta poco perché tutto cambi. Sempre a Ceuta eccoci finalmente in Marocco. Le pratiche doganali si presentato subito difficoltose perché la nostra carta verde in Marocco non è valida, quindi, siamo costretti, con l’aiuto di un marocchino, che si offre di interessarsi di tutto dietro un piccolo compenso, a recarci prima al cambio e quindi a pagare una assicurazione di circa 170.000 lire italiane.

Lasciamo Ceuta per dirigerci a Fes che dista circa 320 chilometri. Percorriamo per trenta chilometri una strada costiera dove vi sono campeggi liberi privi di servizi e centri turistici molto esclusivi. Attraversiamo Tetouan decidendo di non fermarci perché vorremmo almeno arrivare a Ouezzane . Incontriamo per strada molti venditori di ceramiche e terrecotte, ma quello che più ci colpisce è la quantità di asini che troviamo dappertutto.

A Ouezzane, pernottiamo al camping Municipal, che non è altro che uno spiazzo dove poter parcheggiare il camper , dotato di una piscina aperta anche agli esterni e di docce che noi però non usiamo. Il custode del campeggio si offre da guida e la sera, dopo cena, ci porta su in cima al paese, alla Medina, che visitiamo in tutta fretta, un po’ per la stanchezza, ma anche per il caldo e un senso di soffocamento. L’indomani di buonora partiamo per Fes. In alcuni tratti la strada è stretta e tortuosa, ma in altri è panoramica. Incontriamo venditori di frutta, di terrecotte e tantissimi asini carichi guidati soprattutto da donne. Arriviamo a Fes per le nove e la città si presenta a noi caotica, ma bella. Dopo essere passati in banca per il cambio dei soldi, attraverso varie informazioni, poiché è situato fuori città, ci fermiamo al camping Diamant Vert, nella ” Foret d’Ain Chkef” , tutto alberato e ben sistemato e, forse proprio per questo che ci sentiamo un pò più incoraggiati nel proseguire il viaggio in Marocco dopo un primo impatto non certo positivo. Il campeggio offre discreti servizi, ma quello che lo rende piacevole è una immensa piscina in un parco bellissimo e ben curato. Vi è anche una piscina per i piccoli ed alcuni scivoli sempre in acqua, vi è il bar e il ristorante. Il caldo è soffocante quindi approfittiamo per fare un bel bagno in piscina anche se è affollatissima poiché è aperta non solo per i campeggiatori ( per noi è gratis), ma anche per gli esterni, sicuramente di un ceto medio-alto, che vengono qui a pagamento anche per fare il pic-nic. Di sera, nel parco tutto illuminato, assistiamo ad uno spettacolo musicale.

L’indomani mattina, con l’aiuto di una guida ufficiale, dietro un compenso di 120 dr più 30 di mancia, visitiamo Fes che è la città imperiale più antica ed è formata da tre parti distinte : l’antica medina Fes el Bali, la nuova medina Fes el Jedid e la città nuova, sorta sotto il protettorato francese. Fra le tante cose che abbiamo visto citiamo la Medersa Attarine, che è una scuola superiore coranica, la piazza Nejjarine , il palazzo Jamai diventato oggi un albergo, la moschea di Qarawiyyin nella quale è proibito entrare ai non musulmani, ma che comunque qualche piccolo scorcio, anche del cortile tutto decorato di maioliche, si può intravedere da una delle quattordici porte di cui è dotata. La guida ci dice che è una delle moschee più grandi del Marocco capace di contenere circa ventimila persone.

Ma quello che più ci rimane impresso, è la visita al quartiere dei tintori e dei conciatori di pelle. Dalla terrazza di un bazar assistiamo a delle fasi di lavorazione della pelle che ci lasciano increduli e meravigliati. Si avverte nell’aria un fetore impressionante e mentre alcuni uomini e ragazzi sono immersi dentro vasche d’acqua ed escrementi di piccioni, altri prestano la loro opera in vasche piene di coloranti, offrendoci uno “spettacolo” di rumori, di odori, di colori indescrivibile.

Ci fermiamo al camping Diamant Vert due giorni, durante i quali conosciamo una famiglia francese che fa lo stesso itinerario nostro, poi proseguiamo per Meknes che dista circa 110 km (sulla strada tra le due città c’è’ un grandissimo supermarket, il Macro Maroc, molto fornito, anche di prodotti Italiani) .

A Meknes, dopo aver attraversato le belle strade larghe e alberate della città nuova, sostiamo nel camping Municipal Caravaning International Agdal , una struttura moderna ben alberata ed attrezzata. Ha buoni servizi e docce calde a pagamento. Vi è un supermarket e un bar- ristorante. Per visitare Meknes stavolta decidiamo di farlo non con una guida ufficiale, ma con un calesse guidato da un giovane marocchino che puntuale arriva a prenderci all’ora stabilita. Ci parla di Moulay Ismail, il sultano che nei cinquanta anni di regno dal 1672 al 1727 riesce a far diventare Meknes la capitale imperiale più prestigiosa. Cominciamo quindi a visitare le porte della città veri e propri monumenti : Bab el Khemis a forma di ferro di cavallo, Bab el Berdain attraverso la quale si ramificano le stradine che portano alla medina, Bab gei Did e la Bab Mansur considerata una delle più belle porte non solo del Marocco ma anche del nord Africa. Visitiamo quindi il mausoleo di Moulaj Ismail passando sotto la porta omonima. Attraversiamo un cortile decorato di mosaici di ceramica smaltata con fontane di marmo cesellato e con il soffitto di legno di cedro intagliato. Questo mausoleo è aperto al pubblico, ma nella moschea funeraria che si trova all’interno di esso, peraltro visibile, possono accedere solo i musulmani. Visitiamo il palazzo Dar Jamaj che oggi ospita il museo dell’arte Marocchina. E ancora, quel che resta del maestoso ed imponente palazzo imperiale, distrutto da un terremoto nel diciottesimo secolo : i granai che garantivano la conservazione delle provviste alimentari, del grano e del fieno per 12.000 cavalli di cui ammiriamo quello che rimane delle gigantesche scuderie, e il grande bacino dell’Agdal Souani che serviva per l’irrigazione dei giardini del sultano o anche come una riserva d’acqua. Rientriamo in campeggio ancora una volta carichi di merce acquistata nel souk.

L’indomani mattina di buon’ora, per viaggiare al fresco, lasciamo Meknes diretti a Midelt dove abbiamo appuntamento con gli amici francesi. Lungo la strada vi sono ragazzi che vendono fichi d’india (buonissimi) e altri che vendono fossili. Dopo circa 60 Km ci fermiamo al Belvedere di Ito a 1342 metri sul livello del mare da dove si gode un panorama incredibile sulla valle del Tigrigra caratterizzata da crateri erosi di vulcani. Ne approfittiamo per fare compere di minerali e statuette in pietra che qui si vendono.

I Cedri

Subito dopo aver superato la cittadina di Azrou , troviamo il cartello del Circuito turistico dei Cedri che si sviluppa in lunghezza per una settantina di chilometri. E’ un circuito molto interessante perché si attraversa una foresta di cedri secolari dalle cime imponenti; vi sono anche dei laghi , ma quello che attira la nostra attenzione è la vista di intere famiglie di scimmie che giocano saltando da una parte all’altra del bosco, si arrampicano sugli alberi incuranti del nostro passaggio. Il circuito si alterna ad altipiani e a vaste radure dove pascolano pecore accompagnate da pastori nomadi che vivono in tende di colore scuro. Percorriamo più di settanta chilometri e ci accorgiamo di aver commesso un piacevole errore a non tornare indietro prima e rifare la stessa strada, perché ci troviamo a fare veri e propri sentieri poco asfaltati e stretti che sicuramente non consigliamo di fare in camper. Per tornare al punto di partenza del circuito e quindi proseguire per Midelt, ci vediamo costretti a fare 100 chilometri in più passando per Mirt e quindi ancora per Azrou. Ci fermiamo al camping Timnay Intercultures. Qui ritroviamo il camper dei nostri amici francesi, ma non loro che sono andati a fare il bagno in un laghetto poco distante dove con una jeep gentilmente ci accompagna poi il gestore del camping. L’indomani insieme ai nostri amici proseguiamo il viaggio verso Errachidia . Notiamo che il paesaggio diventa sempre più di tipo pre-desertico con cespugli bassi e distese di zone aride per poi risalire su un altopiano ; attraversando piccoli villaggi notiamo anche molti Ksar , alcuni in rovina ma non per questo meno affascinanti. Il caldo è opprimente e per fare sosta e trovare un po’ di ombra, ci fermiamo sotto un ponte del fiume Ziz dove alcuni giovani marocchini si bagnano in un rivolo d’acqua. Fa veramente caldo, la temperatura è intorno ai 50 gradi e l’unico refrigerio per noi è un piccolo spruzzatore di acqua che usiamo continuamente, soprattutto in faccia, per tutto il viaggio.

Riprendiamo il cammino e, dopo aver acquistato, in un posto dimenticato da Dio e dagli uomini, dell’ottimo miele di api, finalmente ci appare l’immensa oasi del fiume Ziz che costeggiamo per molti chilometri. Attraversiamo molti villaggi caratteristici e quindi arriviamo ad Errachidia, ma dopo averla attraversata e fatto una sosta in banca per il cambio dei soldi (a proposito, le carte di credito sono ben accette dappertutto, anche nelle stazioni di servizio), decidiamo di proseguire e pernottare nell’oasi della Source Bleu de Meski all’interno della quale vi è anche il camping situato nel palmeto. La source, cioè la sorgente, che esce da una piccola caverna, finisce in una grande vasca dove è possibile fare il bagno in un’acqua limpidissima. Il posto, molto ombreggiato, è veramente particolare e affascinante ma i servizi del campeggio, aperti anche ai non campeggiatori, e la piscina stessa sono poco curati. Al nostro arrivo, i fratelli Haddani ci danno il benvenuto intrecciando per noi listelli di foglie di palma a forma di gazzelle e dromedari. Noi ricambiamo facendo numerosi acquisti di souvenirs veramente belli nel negozio di Abdelouahed Haddani, scambiando una parte di merce con magliette italiane.

Il giorno dopo ci avviamo verso il deserto. Man mano che procediamo notiamo con meraviglia la folta vegetazione delle oasi nelle valli del fiume Ziz fare contrasto con zone desertiche. Le costeggiamo per un lungo tratto fino a quando decidiamo di fermarci e addentrarci nel palmeto. E’ veramente una sorpresa vedere quanta bella verdura e frutta viene coltivata sotto le palme ; un anziano marocchino ci permette di raccogliere i fiori di zucca con il proposito che poi ne avremmo fatto delle frittelle e cosi e’ stato. Visitiamo in seguito Rissani ed Erfoud dopo aver fatto il pieno ai camper ed il cambio dei soldi. E da Erfoud inizia l’avventura verso Merzouga. La strada asfaltata è solo per pochi chilometri, circa venti, dove si trovano anche molti venditori di fossili e di minerali. Poi l’asfalto finisce e inizia la pista…… in terra battuta , naturalmente, e sabbia. Ci assale il dubbio se proseguire o meno, visto che ci troviamo in uno spazio infinito, deserto, dove le uniche indicazioni sono dei semplici picchetti che spesso nemmeno ci sono. Ma lo spirito di avventura e la voglia di vedere le famose dune di Merzouga, ci convincono a proseguire con non poche difficoltà. Durante il percorso si incontra qualche piccolo “hotel” che ci stimola a continuare.

Le dune si avvicinano sempre più’ e diventano sempre più’ grandi. Si intravedono le prime case e non appena entrati nel villaggio una moltitudine di bambini, in cerca di bon bon e biro, si avvicina ai camper. Ci fermiamo nel camping Hotel Sahara consigliati da un ragazzino che ci segue in motorino. Il camping non e’ altro che un piccolo spiazzo di un semplice albergo, costruito in paglia e argilla, come quasi tutte le abitazioni della zona, di tre sole stanze e sala ristorante che se non altro almeno ha le docce. Parcheggiamo i camper all’inizio della sabbia soffice del deserto proprio quando il sole sta per tramontare ed ecco allora che il paesaggio di colpo diventa di una bellezza straordinaria. Tutto sembra per noi irreale: con i piedi immersi nella sabbia cosi fine possiamo ammirare finalmente le dune, talvolta alte anche 180 metri, in tutta la loro maestosità.

Il deserto ci appare grandioso, sconfinato, affascinante e non c’è altro che sabbia, sabbia a perdita d’occhio. Ancora abbagliati da tanto spettacolo, dopo aver fatto una bella doccia rinfrescante, ci rechiamo al ristorante: e’ il mio compleanno e per uno strano caso del destino ci rendiamo conto che l’anno scorso lo avevamo trascorso nel Sahara tunisino mentre ora in quello marocchino. Mangiamo delle ottime brochettes ovvero degli spiedini di carne arrostiti sulla brace, una fresca insalata marocchina e altre loro specialità. Dopo cena alcuni ragazzi improvvisano con i loro tam – tam una piccola festa per noi e ci coinvolgono nelle loro danze.

Alcuni di loro sono delle ottime guide per il deserto infatti, l’indomani mattina alle quattro, come d’accordo con i dromedari già pronti, cominciamo la nostra “passeggiata” nel deserto. E’ ancora buio e tira vento, ma i marocchini, vestiti rigorosamente di blu, ci rassicurano dicendo che la tempesta e’ ben altra cosa . In groppa ai dromedari facciamo strada fino a quando non arriviamo ai piedi delle dune alte, poi si comincia la scalata. I nostri piedi affondano nella soffice sabbia e arriviamo in cima alla prima duna, ma c’è ancora quella da 150 metri da scalare. I nostri figli, agili sicuramente più di noi, arrivano prima in cima. A noi adulti costa un po’ di fatica salire anche perché il vento solleva molta sabbia che ci viene addosso impetuosamente. Comunque anche noi arriviamo in cima proprio in tempo per assistere al sorgere del sole sulle distese di sabbia del deserto. Scordiamo la stanchezza e la fatica perché lo spettacolo che si presenta a noi è veramente affascinante, indescrivibile, unico. La discesa poi è rapida, ci divertiamo rotolandoci nella sabbia, fino a raggiungere i dromedari.

Il deserto

Lasciamo Merzouga e passando di nuovo per Erfoud, ci dirigiamo alle Gorges du Todra nei pressi di Tineghir. Attraversiamo numerosi villaggi e belle oasi. Vi sono zone di pascolo di greggi di pecore e dromedari. Lungo la strada che porta alle gole vi sono più campeggi, noi scegliamo il camping “hotel Atlas”, piccolo ma bel alberato e dotato di discreti servizi. Nelle immediate vicinanze del campeggio vi sono vari negozi di souverirs ed un piccolo negozio di generi alimentari. L’indomani decidiamo di risalire tutto il fiume, che scorre proprio sotto il campeggio, per arrivare alle gole che peraltro sono raggiungibili anche con qualsiasi mezzo di trasporto. Ci fa da guida, spontaneamente, un giovane studente marocchino di nome Mourad che ci accompagna per tutto il percorso. Durante il tragitto più volte attraversiamo il fiume dove spesso troviamo donne, attorniate da tanti bambini, che lavano i panni e che non vogliono essere fotografate o riprese. Incontriamo anche gente che lavora nei campi, che raccoglie le mandorle che compriamo oltretutto ad un prezzo irrisorio. Alcune donne, intente a raccogliere erba, si fermano a parlare con noi tramite Mourad e ci offrono anche il thè alla menta. Dopo tanto camminare finalmente arriviamo alle gole alte circa 300 metri ed in alcuni punti larghe 20 metri. Ai piedi della parete sinistra delle gole sgorga una sorgente frequentata dalle fanciulle marocchine; la leggenda narra che la sua acqua le guarisca dalla sterilità. Tutt’intorno vi sono hotel e ristoranti.

Nel pomeriggio Mourad ci porta a casa sua, ci fa conoscere la sua famiglia che gentilmente ci accoglie, ci offre il thè e , come segno di ospitalità, la mamma ci fa indossare i vestiti berberi migliori e caratteristici della loro tradizione. Adornano le donne con collane e copri capi vistosi ed antichi. A Tineghir, antica postazione militare a 1350 metri, circondata da fertili campi coltivati tra uliveti e frutteti ai piedi di un bel palmento, visitiamo anche la casa di una giovane donna che ci mostra la tessitura artigianale dei tappeti, quindi facciamo rifornimenti di viveri al vicino mercato.

Proseguiamo il viaggio superando Boumalne ( pioviggina! ) e dopo qualche chilometro troviamo il bivio per le Gole del Dades.

Percorriamo una strada cosparsa da un gran numero di kasbah in rovina, ma abitate e il paesaggio ci offre scenari naturali sempre diversi ma bellissimi, come per esempio delle formazioni rocciose molto particolari che non si può fare a meno di notare.

I negozi di souvenirs si susseguono e nel villaggio di Ait Ali ci fermiamo al camping Gorges du Dades, ancora in costruzione ma con servizi discreti e funzionali. La strada si trasforma in pista sassosa, con buche, per cui continuare e’ impossibile . Ci accompagna con il suo mezzo 4×4 il proprietario del campeggio, per la visita alle gole dietro un piccolo compenso. E’ veramente bello ammirare il panorama da un burrone vertiginoso: le gole da qui sopra offrono uno spettacolo indimenticabile. Si procede ancora, si supera un piccolo villaggio e ancora le gole, questa volta dal basso, si mostrano a noi in tutta la loro maestosità.

Lasciamo il camping di buonora diretti a Ouarzazate. La strada che facciamo adesso presenta molti saliscendi, ma e’ molto popolata, si passano molti villaggi uno di seguito all’altro. Fiorente è, in questa zona, l’attività agricola basata sulla coltivazione delle rose per la produzione di essenze. Arriviamo a Ouarzazate intorno alle 10.30, il caldo è opprimente. Una spruzzatina di acqua addosso e siamo pronti per visitare la città. Sicuramente quello che ci affascina di più è la kasbah di Taourirt, antica residenza del pascià di Marrakech , molto bella, a più piani, con le stupende torre merlate, incorporate nelle case fatte di fango e paglia e addossate le une alle altre. Diventata un importante centro per la lavorazione di film, notiamo nel circondario di Ouarzazate, gli studi cinematografici, anzi per strada vediamo, segnate sull’asfalto, le indicazioni del set del film Jesus trasmesso da Rai uno.

La kasba di Marrackech

A circa trenta chilometri da Ouarzazate, ma a nove chilometri da una deviazione sulla strada che conduce a Marrakech, si trova la kasbah di Ait Benhaddou, sicuramente quella più suggestiva e meglio conservata di tutto il sud del Marocco tanto da rientrare nel patrimonio nazionale dell’Unesco. E’ un antico villaggio fortificato in argilla ancora abitato da alcune famiglie berbere che, abituate ormai ai flussi turistici, invitano le persone a visitare le loro misere abitazioni costituite a volte da una sola stanza dove dormono e cucinano. Dall’antica kasbah, set di numerosi film, posta su una collina, si domina tutta la vallata circostante mentre in lontananza si notano le cime, a volte innevate, dell’Alto Atlante. Nei pressi vi sono anche dei piccoli negozi d’artigianato dove e’ possibile fare acquisti.

Attraverso una tortuosa strada in salita, tra le montagne dell’Alto Atlante, giungiamo al Passo di Tichka a 2260 metri. Vi sono bar, negozi e bancarelle che vendono minerali e fossili. Poi incomincia la discesa verso Marrakech, la strada e’ ripida, con tornanti; troviamo ancora caffè negozi che vendono prodotti dell’artigianato locale, ragazzi che vendono fichi d’india buonissimi e tanti banchetti dove viene arrostita carne che con il suo profumo invita ad una piacevole sosta.

Arriviamo tardi a Marrakech, verso le 21.30, ma notiamo subito la vivacità, la modernità della città. Infatti, a differenza della altre città visitate, vi sono molti ragazzi con i motorini che girano continuamente creando disordine nel traffico. Vediamo anche il primo ristorante McDonald’S. Chiediamo ai poliziotti informazioni sul camping Municipal, ma ci dicono che e’ chiuso e quindi ci indicano il camping Ferdaous che si trova a circa 15 chilometri da Marrakech sulla strada che porta a Casablanca. Lo troviamo facilmente e poiché e’ già tardi rimandiamo a domani la visita della città. Marrakech e’ la seconda città imperiale e fu fondata dagli Almoravidi, gli uomini velati venuti dal Sahara decisi a fermarsi in questa oasi. E’ conosciuta, a giusta ragione come la “la Perla del Sud”.

La prima cosa che ammiriamo di Marrakech e’ La Kotoubia, un minareto alto 77 metri risalente al dodicesimo secolo, in stile ispano-moresco. Proseguiamo la visita recandoci nella vicina Piazza Djamaa el – Fna (piazza dei decapitati). Ed eccoci allora spettatori di un grandissimo palcoscenico all’aperto: incantatori di serpenti, acrobati, ballerini, cantastorie maghi, indovini che predicono il futuro, mercanti di ogni genere, ammaestratori di scimmie, venditori di acqua, nei loro vestiti caratteristici, e chioschi che vendono spremute d’arance. E’ veramente uno spettacolo unico che ci coinvolge e ci affascina e pensare che è solo quello che la piazza offre di giorno. Di sera, infatti, si trasforma in un immenso ristorante all’aperto fatto di tantissimi banchetti numerati dove si possono gustare, anche se si e’ seduti su delle assi di legno e si sta mangiando su dei tavoli arrangiati , i piatti tipici marocchini. Ne approfittiamo anche noi per mangiare il cous-cous e le varie tajne. A Marrakech visitiamo ancora, facendoci accompagnare da una guida con il calesse, la Medersa Ben Yousef, le tombe che accolgono i resti dei principi Saadiani, i palazzi Dar si Said, ricco di marmi e mosaici, Bahia, i giardini La Menara e dell’Agdal. Merita inoltre sicuramente una visita il souk, cuore della medina, dove e’ possibile trovare veramente di tutto. Molto particolare e’ il souk dei tintori di lana e quello dei venditori di spezie.

Dopo due giorni lasciamo Marrakech a malincuore, i giorni a nostra disposizione stanno per finire e dobbiamo proseguire. Ci fermiamo a Oulidia nel camping Oulidia Plage sull’Atlantico, ma solo per dormire, poiché e’ una vera baraccopoli. L’indomani facciamo sosta a El Jadida nel camping Caravaning International che e’ ben alberato e dotato di discreti servizi. Visitiamo la cittadina che conserva ancora numerose tracce del passaggio dei portoghesi: nella bella medina, nelle scritte in portoghese delle strade, nelle mura, nei bastioni e nella cisterna con venticinque colonne. La sera in campeggio, poiché per un imprevisto gli amici francesi devono rientrare, decidiamo di cenare tutti insieme cucinando ognuno dei piatti tipici del proprio Paese. Noi prepariamo gli gnocchi al sugo, fatti scrupolosamente a mano (nel camper), loro invece uno squisito gateau.

Mano dipintaL’indomani proseguiamo da soli e con dispiacere il nostro viaggio. Ci rechiamo a Berrechid per far visita alla moglie di un marocchino che nel nostro paese fa il venditore ambulante. La donna ci accoglie in modo veramente speciale e cordiale e, anche se parliamo a gesti, ci fa capire che ci invita a pranzo . Nell’attesa ci offre il thè alla menta (buonissimo) e poiché ha l’antenna parabolica sintonizza subito la tv sui programmi italiani cosicché possiamo sapere qualche notizia dall’Italia. Ci prepara il cous-cous con pollo, cipolle e uva sultanina e, come d’usanza, mangiamo tutti nello stesso piatto. E ancora, come ringraziamento per la visita fa dipingere alle mie figlie ed a mia moglie le mani con l’hennè da una esperta ragazza.

Sulla strada, poi, che ci porta a Casablanca assistiamo, per puro caso, a delle fantasie guerresche con uomini vestiti di bianco, in groppa a cavalli arabi di straordinaria bellezza, che eseguono acrobazie, scaricando vecchi fucili a polvere da sparo, chiamati “moukhala” , mentre vanno velocissimi al galoppo, in sincronismo perfetto.

Dopo questa sosta imprevista ci fermiamo a Casablanca nel Camping International Oasis, ben ombreggiato e con discreti servizi. Il campeggio e’ situato in una zona quasi vicino al centro, ha nel circondario chioschi dove si può acquistare frutta, verdura, carne ecc.

Casablanca deve il suo nome ai portoghesi che la ricostruirono e fortificarono nel 1575 dandole questo nome. Attualmente Casablanca e’ ritenuta la capitale economica del Marocco essendone il centro attivo dell’industria e del commercio anche perché ha uno dei più grandi porti dell’Africa. Visitandola, percorrendo le sue strade, ci rendiamo conto che e’ una cità’ moderna con quartieri nuovi di tipo europeo e zone residenziali. In periferia purtroppo la situazione e’ completamente diversa: rifiuti sparsi dovunque e fatiscenti abitazioni, danno alla città un volto di arretratezza che non le spetterebbe. Da visitare a Casablanca vi e’ la Medina, la Grande Moschea costruita nel diciottesimo secolo e l’Habous (quartiere dei librai), e un souk molto interessante. Sul lungomare di Casablanca sulla strada costiera La Corniche , proprio sul mare, vi e’ la Moschea Hassan II° la piu’ grande di tutta l’Africa che può contenere 25.000 persone, mentre il piazzale ne può contenere molte di più. E’ l’unica Moschea del Marocco visitabile anche se noi, arrivati intorno alle 12,00, rimaniamo fuori poiché fino alle 14,00 e’ chiusa e siccome il caldo è opprimente decidiamo di rinunciare alla visita che, a dire il vero, ci sarebbe costata 20.000 lire a persona, un po’ troppo se si considera, e questo lo abbiamo ribadito ai custodi, che in San Pietro a Roma, i turisti entrano senza pagare il biglietto. Ci rimaniamo comunque male perché la Moschea e’ veramente maestosa e suggestiva sulle rive del mare.

Il nostro viaggio prosegue verso Rabat , collegata a Casablanca dall’autostrada, a tal proposito consigliamo massima prudenza e attenzione ai pedoni che tranquillamente attraversano la carreggiata. Rabat e’ l’attuale capitale del Regno del Marocco dove e’ possibile accedere da cinque grandi porte, la più bella delle quali e’ la Bab El – Rouah o porta dei venti, monumentale, ornata di smerli, fregi arabeschi floreali. La città si presenta a noi ordinata e ben curata con numerosi giardini e larghi viali costeggiati da palme e alberi fioriti. Anche se non possiede lo stesso fascino delle altre città imperiali, e’ comunque piacevole visitare Rabat.

Dopo un veloce salto nella medina e nel souk, ci rechiamo al Palazzo Reale, ma non riusciamo ad avvicinarci perché molte guardie ci fanno allontanare della zona che risulta tutta piantonata. Procediamo visitando la Torre di Hassan che sorge su un immenso piazzale dove si trovano anche i resti di centinaia di colonne di un’immensa e incompleta moschea del dodicesimo secolo distrutta da un terremoto nel 1755. La torre alta 44 metri era il gigantesco minareto della moschea. Di fronte visitiamo il Mausoleo di Mohamed V , sovrano, nonno dell’attuale re, che guido’ il Marocco verso l’indipendenza.

Il paese grato verso il re fece erigere questo monumento realizzato da più di quattrocento artigiani. Nel mausoleo, aperto al pubblico, ammiriamo una sala riccamente decorata al cui centro si trova la pietra tombale in onice bianco che poggia su un blocco di granito lucido di Carrara. All’esterno vi e’ un padiglione di marmo bianco, sempre di Carrara, ornato di tegole verdi. All’ingresso, di guardia, vi e’ un picchetto di cavalleggeri reali in alta uniforme.

Lasciamo Rabat e per dormire ci fermiamo a Kenitra nel camping Le Chenaie dal quale ripartiamo l’indomani e a Larache lasciamo l’autostrada che qui finisce. Il tratto seguente e’ in costruzione. Per il pranzo ci fermiamo ad Asilah sul mare e finalmente facciamo un bel bagno nell’Atlantico. Sulla spiaggia, è possibile fare una bella passeggiata in groppa ai dromedari.

Proseguiamo il viaggio ammirando ancora una volta la diversità dei paesaggi che finora abbiamo visto, sicuramente uno più bello dell’altro. Ci fermiamo a Capo Spartel e visitiamo le Grotte d’Ercole , grotte naturali sul mare in cui sono visibili tracce di un insediamento preistorico. Tangeri, distante da qui pochi chilometri, si presenta caotica e molto trafficata e ciò ci fa rinunciare ad una visita. Proseguiamo diretti a Martil al camping omonimo. Per strada vediamo venditori di terrecotte, ragazze che vendono, in vassoi di palme intrecciate formaggi freschi appena fatti e altre che vendono cestini in paglia. Nel camping Martil apprendiamo, da un marocchino che parla italiano, che e’ morto Re Hassan II. La notizia ci turba non poco e ora capiamo lo spiegamento di polizia che c’era intorno al Palazzo Reale di Rabat. Alla radio si sentono continuamente i versetti del Corano, mentre la televisione trasmette le immagini del Paese che piange il suo Re.

L’indomani e’ lutto nazionale, ma noi non ce ne rendiamo molto conto perché in mattinata siamo già a Ceuta pronti per imbarcarci per il viaggio di ritorno.

E’ sulla nave che, con dispiacere, ci rendiamo conto che stiamo lasciando il Marocco, paese bellissimo dai mille contrasti: il fascino delle città imperiali, il deserto del Sahara, le Casbah, le Medine, le oasi con lussureggianti palmeti, le gole intagliate nelle rocce, i souk dai colori e dagli odori indescrivibili, le lunghe spiagge sabbiose bagnate dall’oceano, paesaggi suggestivi e affascinanti dai colori sempre diversi , tutto ciò ci fa rimpiangere un paese misterioso con un fascino particolare e indimenticabile anche per la disponibilità, la cordialità di tante persone che abbiamo avuto la fortuna di incontrare durante tutto il nostro viaggio.

Notizie utili

Equipaggio
5 persone: Franco, Enza, Alessandra, Maria Francesca e Francesco.

Veicolo
Rimor Super Brig 678.

Viaggio effettuato
dal 3 al 31 luglio 1999.

Costo traghetto
Algeciras-Ceuta e ritorno, £. 520.000 per il camper e cinque persone.

Chilometri percorsi
9.833.

Spesa approssimativa
£.7.000.000.

Itinerario: Corigliano Calabro – Ventimiglia – Perpignan – Barcellona – Valencia – Malaga – Algeciras – Ceuta – Quezzane – Fes – Meknes – Azrou – Circuito dei cedri – Midelt – Source Bleu de Meski – Rissani – Erfoud – Merzouga – Gorges du Todra – Tineghir – Gorges du Dades – Quarzazate – Ait Benhaddou – Marrakech – Oulidia – El Madida – Berrechid – Casablanca – Rabat – Asilah – Capo Spartel – Martil – Ceuta.

Strade
bravi tratti di autostrada, attraversata anche dai pedoni; alcune strade sono strette e con scarsa manutenzione, altre in discrete condizioni.

Campeggi
si trovano un po’ dappertutto; alcuni sono ben tenuti, ma la maggior parte di essi lascia a desiderare. Prezzi molto bassi.

Valuta
Dirham (1 dirham corrispondeva nel luglio 1999 a circa 190 lire).

Carta di credito
tutte le principali, le abbiamo usate senza problemi.

Documenti
passaporto.

Visto
nessuno.

Lingua
la lingua nazionale è l’arabo, mentre il francese e lo spagnolo sono molto diffusi, in alcune località conoscono l’italiano e l’inglese.

Clima:
caldo intenso nel sud e nel Sahara, di meno lungo le coste.

Ora
nei periodi di ora legale vi sono due ore in meno rispetto all’Italia.

Carburante
il gasolio è a circa 875 al litro.

Telefono
ci sono appositi locali in tutti i paesi.

Curiosità
con 20.000 lire si po’ comprare una scimmietta, con 60.000 lire un asino e con 800.000 un cavallo arabo. Peccato non poterli portare in Italia.

Da ricordare prima della partenza: verificare se sulla propria carta verde è incluso il Marocco. Indispensabili occhiali da sole e cappellini, un foulard se si va nel deserto e uno spruzzatore per l’acqua.

Enza e Franco Bua
(1999)