Gotland, l’isola dalle cento chiese

Nel cuore del Mar Baltico un itinerario che, in un contesto naturale di straordinario interesse, si snoda attraverso i luoghi che conservano le tracce della lunga storia di quello che fu uno dei centri più vitali del Medioevo nel nord Europa.

 

Il paesaggio tipico dell’isola di Gotland

Gotland è la più grande isola del Mar Baltico, una lunga e stretta distesa calcarea priva di rilievi, le cui coste sono caratterizzate dalla presenza delle raukar, sorprendenti formazioni rocciose che si ergono come alte colonne granitiche, modellate dall’erosione del mare e del vento come sculture ricurve, levigate, in un paesaggio lunare sospeso nel silenzio di chilometri e chilometri di terra disabitata. In alcune zone dell’interno il clima mite consente la coltivazione di grano e fiori; ma è sull’allevamento, sulla pesca e soprattutto sul turismo che si basa oggi gran parte dell’economia dell’isola.

Qualche cenno di storia

La storia di Gotland è molto antica: i reperti archeologici indicano che già nell’età del bronzo l’isola commerciava con i paesi vicini lungo le coste del Baltico; il ritrovamento di monete romane, oltre che arabe e anglosassoni, testimonia i rapporti con i popoli del continente.

In epoca medievale, consolidato il cristianesimo in Scandinavia dopo il 1050, terminate le incursioni vichinghe, grazie alla sua posizione geografica Gotland diventò centro commerciale tra i più importanti del Baltico e la sua capitale, Visby, venne incorporata nella Lega Anseatica, l’Hansa, la potente associazione di commercio che nel periodo della sua massima espansione riunì numerose città indipendenti del nord Europa, da Londra ad Amburgo e Lubecca, da Colonia a Riga e Danzica, dalla norvegese Bergen alla russa Novgorod. Proprio qui i commercianti di Gotland avevano già una loro sede attraverso la quale essi divennero i principali intermediari nello scambio di merci tra la Russia e l’Europa occidentale.

Risale a questo periodo di grande prosperità, tra il 1100 e il 1350, la costruzione di numerose chiese, in stile romanico fino al 1250 e poi in stile gotico. Ne furono costruite un centinaio, di cui più di dieci nel solo capoluogo. Distrutte in buona parte con la Riforma protestante del sedicesimo secolo, alcune sono ancora oggi in uso, di altre rimangono le rovine.

Intorno alla metà del quattordicesimo secolo i commerci iniziarono a seguire altre strade attraverso la Svezia meridionale, la Norvegia, la Germania: ebbe così fine l’età d’oro di Gotland e iniziò gradualmente il suo declino. Nel 1362, nell’ambito della guerra tra Svezia e Danimarca per la conquista delle regioni meridionali della Svezia, il re danese Valdemar Atterdag conquistò l’isola dopo una furiosa battaglia sotto le mura di Visby.

Gotland rimase separata dalla Svezia per trecento anni durante i quali subì scorrerie e occupazioni, divenendo anche una base per le incursioni piratesche nel Baltico. Solo nel 1645, con la pace di Brömsebro, ritornò definitivamente alla Svezia.

A partire dal 1800 ebbe inizio il restauro degli antichi edifici. Da allora Gotland, e soprattutto Visby, sono tra le più ricercate mete turistiche svedesi.

Il crocefisso della chiesa di Öja

Il nostro itinerario

Incuriositi da quanto avevamo appreso dalle nostre letture e da quanto ci era stato raccontato, durante un nostro viaggio in Svezia decidiamo di trascorrere qualche giorno nell’isola e non ce ne pentiamo: tutt’altro!

Ci imbarchiamo con il nostro camper a Nynäshmn, vicino Stoccolma, e sbarchiamo dopo qualche ora di piacevole traversata. La nave attracca al porto della capitale: le torri della sua cattedrale si ergono sulla piatta distesa rocciosa dell’isola e ne dominano il panorama.

Scegliamo di iniziare il nostro percorso verso sud, lungo la statale 140 che si snoda a ridosso della costa occidentale dell’isola. Quasi impossibile visitare tutte le chiese da cui è letteralmente punteggiata: ci limitiamo a vederne alcune, quelle in cui ci imbattiamo lungo la strada; altre si possono raggiungere con piccole deviazioni. Lungo il tragitto incontreremo anche parecchie località che presentano un grande interesse sia dal punto di vista storico che paesaggistico.

Nelle immediate vicinanze del capoluogo si trova la riserva naturale di Högklinkt. Dalla sommità di un altopiano roccioso a picco sul mare, nella luminosa giornata di piena estate ci appare splendida la vista su Visby, sulla costa frastagliata, sul blu intenso del mare che si confonde con il limpido colore del cielo; lunghe onde increspate si succedono verso la riva sul basso fondale trasparente. Ai piedi della bianca scogliera notiamo alcune raukar che si ergono ardite verso il cielo nelle forme più bizzarre, alcune come ottenute da una successione di grandi massi sovrapposti, apparentemente in precario equilibrio.

Le chiese

Proseguendo verso sud, visitiamo le prime chiese: la chiesa di Tofta che conserva un fonte battesimale scolpito del dodicesimo secolo, quella di Eskelhem, tutta bianca con il grigio tetto spiovente, che si erge al centro di un curatissimo prato su cui sono disposte in ordine le lapidi del cimitero. Il suo interno è molto interessante: contiene un artistico fonte battesimale di pietra lavorata a rilievo con figure del Cristo, di Maria e del Battista, e figure di animali. Molto bello il Crocifisso trionfante, detto “a sole”, dove la figura del Cristo è circondata da Angeli e, in basso, sono rappresentate la Chiesa e la Sinagoga.

La grande tomba di Gannarve

Da visitare anche la chiesa di Klinte, notevole per il bel portale, possiede dipinti del quattordicesimo secolo, un fonte battesimale del 1600, un Crocifisso “a sole”. A Gannarve, proprio a ridosso della strada, si trova poi una grande tomba preistorica risalente all’età del bronzo, larga cinque metri e lunga ventinove, la cui struttura, a forma di nave, è delineata da grossi massi infissi nel terreno.

Ci imbattiamo anche in una bella pietra runica: incorniciate in un’iscrizione, si possono individuare figure di uomini e animali e, in basso, una nave vichinga. Le pietre runiche sono numerose in Svezia, se ne contano a centinaia. Sulle larghe superfici, infisse nel terreno e disseminate qua e là, sono incise iscrizioni nei caratteri dell'”alfabeto runico”, il più antico alfabeto germanico conosciuto, usato fin dal terzo secolo nella penisola scandinava e in Inghilterra. Furono molto diffuse tra il decimo e l’undicesimo secolo presso i Vichinghi. Avevano uno scopo religioso o magico, di messaggi di amore o di amicizia, di epitaffio o di esaltazione di virtù guerriere o nobiltà d’animo, spesso erette da padri in ricordo di figli morti o da figli in ricordo dei padri.

Nella parte meridionale dell’isola si trova la chiesa di Öja, la cui fattura esterna è simile alle altre, con l’alto campanile a cuspide e il tetto molto spiovente. Accanto, il semplice cimitero, un prato verde su cui sono erette le piccole stele funerarie. All’interno gli antichi affreschi sono abbastanza ben conservati. Domina la navata centrale, sospeso al soffitto, uno stupendo Crocifisso “a sole”. Risalente al tredicesimo secolo, è considerato “la più famosa scultura in legno di Gotland”: il Cristo Trionfante è circondato da figure rappresentanti le Gerarchie ecclesiastiche, il Peccato Originale, la cacciata dal Paradiso terrestre, affiancate da due belle statue della Vergine e di San Giovanni. I dipinti sono incorniciati da rosoni, in un’armonia di colori tenui e delicati.

La chiesa di Vamlingbo si trova a circa cento chilometri più in basso. E’ una bella chiesa luminosa, a tre navate. Conserva un antico fonte battesimale in pietra ornato da bassorilievi e un grande affresco che rappresenta l’arcangelo Gabriele che regge la bilancia per il giudizio del re Enrico II, raffigurato malato sul suo letto e circondato da dignitari. Su un piatto della bilancia è effigiata la sua anima. I colori sono delicati e armoniosi. Nel coro, un affresco alto sei metri rappresenta San Cristoforo. Vicino all’altare, alcune pietre tombali con epitaffi.

Quasi alla punta dell’isola, la chiesa di Sundre, del dodicesimo secolo, sorge su un poggio accanto ad una grande torre di difesa cilindrica del dodicesimo secolo, una delle tante erette a quel tempo lungo le coste svedesi del Baltico.

Il cosiddetto ”Vecchio di Hoburg”

Giungiamo infine ad Hoburg, l’estremità meridionale di Gotland. Qui lo spettacolo è magnifico: le onde del mare freddo e cristallino si infrangono sul basso fondale roccioso, le formazioni granitiche sulla spiaggia hanno le forme più strane e fantasiose, come l’Hoburgsgub-ben, “il vecchio di Hoburg”, una grande roccia sopraelevata che sembra la testa di un vecchio, o la caverna denominata “la sala da pranzo del vecchio di Hoburg”. Tutt’intorno, fossili di colore rosso ricoprono completamente le rocce a livello del mare. Un vecchio faro si erge solitario sulla desolata pianura stepposa. Moltissimi uccelli sostano ogni anno in questo sito nella loro migrazione.

Da Hoburg iniziamo il percorso di risalita verso nord, lungo la costa orientale dell’isola. Incontriamo numerose raukar, qualche pietra runica, le fondamenta di un’antica fattoria del secondo o terzo secolo avanti Cristo distrutta dal fuoco, le tracce di una barriera di pietre eretta per impedire lo spostamento di animali da un punto all’altro dell’isola.

Tingstäde, una chiesa dall’alta torre a balconate reca all’interno un antico fonte battesimale in pietra con figure in rilievo. Un’unica colonna si erge al centro della piccola navata, sulle cui pareti rimangono affreschi risalenti al 1300. Nel vicino lago si trovano sommersi i resti di una fortezza preistorica su palafitte, che ci dicono visibili recandosi in barca al centro del lago quando questo è limpido oppure a piedi quando è ghiacciato e i resti si scorgono attraverso il ghiaccio trasparente a circa un metro di profondità.

Nelle vicinanze di Tingstäde visitiamo la grotta di Lummelunda, un interessante anfratto sotterraneo con vari ambienti, non ancora del tutto esplorato dagli speleologi, lungo forse 9 km, ma di cui se ne conoscono soltanto la metà. Scoperta per caso, come spesso avviene, da alcuni ragazzi, ne è stato prosciugato in parte il lago che ne copriva il fondo e solo da pochi anni è visitabile nei primi 250 metri. Ha belle stalattiti e stalagmiti che, pur non essendo molto grandi, risalgono a milioni di anni fa, formate come sono dallo stillicidio continuo, goccia dopo goccia, dell’acqua calcarea all’interno della cavità.

L’antica farmacia di Visby

Visby

Giungiamo infine a Visby, la deliziosa cittadina capoluogo dell’isola. Intatta nel suo centro storico medievale, ha incantevoli piccole strade acciottolate fiancheggiate da basse case con minuscole finestre e giardini fioriti, una bella cattedrale e i resti di quelle che un tempo sono state splendide chiese. Per il suo straordinario interesse storico nel 1995 è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Una giornata è sufficiente per la visita. Costruita dai mercanti tedeschi stabilitisi in città, la chiesa di Santa Maria, la Cattedrale, risale al 1200 ed è l’unica, delle tante chiese di Visby, ad essere ancora oggi luogo di culto. Conserva un fonte battesimale in marmo rosso a forma di conchiglia; di fronte a questo una Madonna con Bambino copia dell’originale del XIII secolo; nell’abside un bel trittico in stile gotico raffigura l’Adorazione dei Magi. Su una parete laterale un quadro con epitaffio ricorda la morte di un borgomastro di Lubecca, un ammiraglio naufragato nel 1566 in un disastro del mare durante una tempesta lungo le coste di Visby.

La Cappella Anseatica è oggi memoriale di coloro che persero la vita nell’affondamento di navi nel mar Baltico: vi si trovano placche commemorative dei morti di due navi, l’Hansa e l’Estonia, affondate durante la seconda guerra mondiale. La Grande Cappella, o Cappella di Maria, è ritenuta uno degli esempi più belli del gotico svedese. Del 1986 le due grandi vetrate: una rappresenta Visby, la nuova Gerusalemme, l’altra raffigura Gesù che appare alla donna la mattina di Pasqua.

Prima della Riforma del XVI secolo Visby contava all’interno delle sue mura circa 23 tra chiese e abbazie. Lasciate andare in rovina, conservate tuttora per il loro grande interesse storico e architettonico, oggi queste chiese distrutte si ergono come fantasmi del passato, struggenti e suggestive. La più importante, dedicata a San Nicola, patrono dei mercanti e dei marinai, fu costruita dai domenicani accanto al proprio convento. Priva ormai del soffitto, conserva ancora le tre solenni navate, la maestosa abside che si apre all’esterno attraverso una grande finestra ad arco, due splendidi rosoni. Vi si svolgono concerti, specialmente nell’ambito del festival di Visby che nel mese di agosto richiama un gran numero di visitatori: durante la Settimana Medievale (Medeltidsveckan) turisti, residenti, artisti provenienti da tutta Europa, in ricchi abbigliamenti dell’epoca affollano le strade, assistono ai numerosi appuntamenti teatrali e musicali, visitano il mercato medievale.

Una pietra runica esposta presso il Museo di Visby

Accanto alla chiesa di San Nicola si trovano i ruderi della romanica chiesa dello Spirito Santo e i pochi resti della piccola cappella di Santa Gertrude. Nei pressi del duomo, in una grande piazza, la Stora Torget, sorgono le suggestive rovine della Chiesa di Santa Caterina. A tre navate, costruita dai francescani in ardito stile gotico, è la più bella di tutte le rovine di Visby.

Un po’ più spostati si trovano i resti di due chiese che si affacciano l’una all’altra: la grande chiesa di San Drotten, che conserva una torre imponente e quella di San Lorenzo che, a differenza delle altre costruite secondo l’architettura tedesca, ha una struttura di ispirazione bizantina.

In un’altra grande piazza, la Donnersplatsen, si può ammirare la bella casa in legno di un mercante tedesco, oggi sede dell’ufficio turistico: in vari punti della città altre eleganti case in pietra o in legno testimoniano la grande agiatezza e il prestigio di Visby nel tredicesimo secolo.

Infine le mura: come già detto, Visby fu in epoca medievale una delle più importanti città della Lega Anseatica: si riempì di case private, chiese, edifici e per la sua difesa si circondò di una cerchia di mura con porte e torri. Le mura sono molto ben conservate: lunghe circa tre chilometri e mezzo e alte fino a 11 metri, hanno tre porte ed erano intervallate da più di cinquanta torri. In più, furono circondate da un fossato.

La torre delle polveri, la Kruttornet, è la più antica: risalente al 1100, fu più tardi inglobata nelle mura; in un’altra torre, la Jungfru, secondo una leggenda del XIX secolo sarebbe stata murata viva una fanciulla che nel 1361 consegnò la città al re danese Atterdag. Una parte di mura più basse, la cosiddetta “breccia di Lubecca”, sarebbe il punto in cui i lubecchesi, nella lunga contesa che li opponeva alla città baltica che avevano ormai soppiantato nell’ambito della Lega Anseatica, nel 1525 entrarono in città, ne bruciarono le case e tutte le chiese, eccetto la cattedrale. La porta Drammen è alta 17 metri: insieme alla torre della chiesa di Santa Maria che le sta dinanzi era per i naviganti riferimento e guida per l’ingresso al porto.

Nel Museo Provinciale, il Gotlandsfornsal, sono conservati reperti e manufatti legati alla storia dell’isola. Una prima stanza raccoglie scheletri e oggetti risalenti anche ad 8000 anni fa: un uomo colpito da una freccia, ferito alla testa e a una mandibola, una giovane donna con i suoi ornamenti, pettini, spille, lamelle di madreperla, gioielli d’osso. E poi urne cinerarie, e belle collezioni di pietre runiche di varie dimensioni con disegni di navi, fattorie dell’età del ferro, motivi a spirale.

La parte dedicata all’epoca medievale è molto interessante. Vi sono collezionati reperti vichinghi e cristiani, i cui culti inizialmente coesistettero: sculture in legno (molto bella una Madonna Addolorata, la Madonna di Öja), e poi corazze, maglie da combattimento, elmi (particolare macabro: alcuni di essi contengono ancora il cranio del guerriero che li indossava danneggiato dalle punte di ferro che vi sono infisse).

Un quadro ottocentesco mostra la scena del tributo preteso dal re danese dopo la sua conquista della città: tre grossi contenitori si trovano al centro della piazza di Visby. Il re, seduto su un trono, esige che siano riempiti di oro e di argento entro il tramonto, altrimenti la città verrà distrutta e bruciata.

In una parte del museo sono ricostruiti un magazzino di mercanti con tutte le sue merci e un ambiente sottostante in cui venivano tenute al fresco le merci deperibili.

L’isola di Gotland conserva, in particolare all’interno delle chiese sparse nel suo territorio, interessanti esempi di arte del periodo medievale

Visby è l’ultima piacevolissima tappa del nostro viaggio a Gotland. Prima di imbarcarci per il continente, ci attardiamo a ripercorrere le sue stradine quiete lontane dal centro brulicante di turisti, indugiamo dinanzi ai piccoli giardini lussureggianti di fiori dai più svariati colori, scopriamo sorpresi nuovi scorci suggestivi, ci immergiamo nell’incantata atmosfera d’altri tempi che ci circonda.

Più tardi, mentre la grande nave manovra per uscire dal porto, come per un saluto lo sguardo vaga sul panorama della città, si sofferma sulla grande torre della cattedrale, sulla porta Drammen, in un’ultima visione, come forse accadeva agli antichi naviganti che da Visby prendevano il mare.

Testo di Anna Maria Carabillò – Foto di Enzo Triol
(2008)