Il cielo d’Irlanda

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e di luce, è un tappeto che corre veloce, a volte fa il mondo in bianco e nero, poi dopo un momento i colori li fa brillare ti copre di verde, ti riempie di blu, il cielo d’Irlanda si muove con te.

 

IrlandaChi non ricorda la canzone scritta da Massimo Bubola, magistralmente interpretata da Fiorella Mannoia? Queste parole sintetizzano uno degli aspetti più affascinanti e al contempo cangianti di un’isola tranquilla, isolata dal resto dell’Europa, romantica come poche.
Il cielo, la terra, l’acqua celebrano il loro incontro, accrescendo quell’impressione di infinito delimitato da coste tormentate, intagliate da baie lunghe e strette e da spiagge bordate di dune.Note storicheI primi abitanti, probabilmente giunti dalla Scozia 9.500 anni fa, erano cacciatori e lasciarono poche tracce di insediamenti permanenti. Il IV millennio a.C. vide l’arrivo degli agricoltori e dei pastori del neolitico che costruirono muri divisori in pietra e tombe ornamentali quali quelle di Newgrange. Nell’età del bronzo, intorno al 2000 a.C. vennero importate dall’Europa la metallotecnica e nuove tecniche per la lavorazione della ceramica. L’inizio dell’età del ferro nel 300 a.C. coincise con l’arrivo delle bellicose tribù celtiche che dall’Europa centrale attraversarono la Francia e la Britannia e giunsero in Irlanda divenendone la civiltà dominante.
Nel V secolo d.C. San Patrizio inizia la cristianizzazione dell’isola e lo sviluppo del monachesimo. La tradizione gaelica pagana si fonde con la tradizione latina: sorgono i monasteri di Clonmacnoise e Glendalough, fioriscono le arti e l’Irlanda vive un periodo di pace fino all’invasione dei Vichinghi del IX secolo e degli Anglo Normanni nel XII secolo. Quattro secoli più tardi Enrico VIII, Re d’Inghilterra, secolarizza i monasteri e sottomette l’isola.
Vengono fondate le prime colonie protestanti e l’Irlanda diventa teatro degli scontri fra i cattolici indigeni e le forze della Corona inglese. Nel giro di un secolo le terre appartenute agli irlandesi sconfitti vengono confiscate e assegnate ai protestanti inglesi e scozzesi e da allora i moti di ribellione non si sono mai sedati. Dopo anni di lotte sanguinose si giunge negli anni 1920 alla divisione dell’isola: il sud prende il nome di Stato libero d’Irlanda, divenendo totalmente indipendente nel 1937; l’Irlanda del Nord continua a far parte del Regno Unito, nonostante gli aspri conflitti (troubles). Nel 1994 si è assistito ad una sospensione dei combattimenti che ha aperto la strada alla speranza.
Nonostante il turbolento passato gli Irlandesi hanno conservato il loro carattere tradizionalmente bonario e indolente; entrambe le parti dell’isola sono caratterizzate da una popolazione giovane e volenterosa che lavora tenacemente per farsi strada nella Comunità Europea (membro dal 1973).
E oltre alla natura è proprio la giovialità della gente che fa dell’Irlanda un luogo piacevolissimo per il visitatore.Il soggiorno

L’Irlanda è raggiungibile via mare dall’Inghilterra e dalla Francia: noi abbiamo scelto l’andata via Inghilterra con due imbarchi (Calais-Dover h. 1,30 e Pembroke-Rosslare h. 4,30) e il ritorno via Francia (Cork-Roscoff h. 16), prepagando i tre passaggi dall’Italia tramite l’Agamare di Milano e usufruendo di una tariffa speciale Seabridge ad un prezzo di lire 1.350.000 (camper+4 persone+cabina al ritorno).
Il tour dell’isola – escludendo l’Irlanda del Nord, interamente costeggiata – ha richiesto 2 settimane e la copertura di 2.500 km di strade che spesso hanno messo a dura prova le sospensioni ed aumentato i tempi di trasferimento.
Per raggiungerla, invece, sono stati coperti 3.500 km all’andata, compreso l’attraversamento del sud dell’Inghilterra, e quasi altrettanti al ritorno (via Francia) per un totale di poco più di 9.000 km percorsi.

Le tappe

1° giorno: Kilkenny
Bello il centro storico con il castello e la chiesa gotica di St. Canice.
2° e 3° giorno: Dublino
Soggiorno al camping Shankill (16 km. a sud della città), ben collegato con la stazione del treno a poche centinaia di metri. Da non perdere il tour con il bus a due piani, la visita dell’Università con la Bibilioteca contenente il Book of Kells, uno degli incunaboli più belli del mondo, nonché la visita alla Guiness, nota fabbrica di birra con degustazione obbligatoria.
4° giorno: Newgrange
Uno dei più importanti siti preistorici d’Europa con un tumulo di metri 75×13, con all’interno l’accesso alle camere funerarie che vedono la luce del sole solamente 15 minuti l’anno e precisamente il 21 dicembre.
5° 6° e 7° giorno: Donegal
Giro del nord-ovest del paese con penisole battute dal vento, scogliere scoscese e una gran quantità di spiagge dorate. Da visitare il Grianàn of Aileach (affascinante forte circolare in pietra), Letterkenny, Dungloe, la Slieve League (la più alta parete scogliosa d’Europa, spettacolare per le striature di rosso al tramonto) e Donegal, ridente cittadina con le rovine dell’omonimo castello.
8° giorno: Connemara – Tour della penisola e visita al Connemara National Park, famoso per gli splendidi paesaggi e per i caratteristici pony locali. Da non perdere la Sky Road, percorso circolare di 11 km. da Clifden con suggestivi panorami sull’Atlantico e la visita alla pittoresca cittadina di Galway, sede di una vivace università e del festival delle ostriche a settembre (eccellente il pub-restaurant Quay).
9° giorno: Burren
Vasto e selvaggio tavolato calcareo dai colori brillanti; pochi km a sud si raggiunge il Cliff of Moher, ripide scogliere alte fino a 200 metri e lunghe 8 km che con la loro vertiginosa spettacolarità varrebbero da sole il viaggio.
10° giorno: Shannon
Incantevole regione caratterizzata dall’omonimo fiume visitabile facendo base al campin Shannon Cottage a conduzione familiare (consigliabile il breakfast in loco). Vi si trova una delle principali attrazioni turistiche del paese, il Bunratty Castle, castello restaurato visitabile all’interno, insieme all’adiacente Folk Park (villaggio ricostruito comprendente negozi, botteghe artigianali e case georgiane). Merita una sosta la vicina Ennìs, graziosa cittadina medievale.
11° giorno: Dingle
Dopo una sosta a Limerick (St. John Castle) eTralee (mulino a vento), imperdibile il giro della penisola di Dingle, con fantastiche vedute sul mare. Da vedere Gallarus Oratory, piccola chiesa rettangolare in pietra a secco dell’VIII secolo; buono l’omonimo campeggio.
12° e 13° giorno: Kerry
Tour della Contea di Kerry con base a Killarney, il più rinomato centro turistico d’Irlanda non per richiami d’arte, ma per la bellezza del paesaggio e la mitezza del clima. La principale attrattiva è costituita dai tre laghi che, fra stupendi giochi di luci e colori, sono ubicati all’interno del Killarney National Park, punteggiato da rovine di castelli e abbazie. Da non perdere Muckross House, residenza vittoriana con annessi centro naturalistico e giardino ornamentale, e il Gap of Dunloe, spettacolare gola erosa dalla glaciazione. La cittadina offre numerose opportunità ricreative ed eleganti negozi con diversi ristoranti e pub di ottimo livello (eccezionali le ostriche da Gaby’s). Comodo come base per le escursioni il camping Flesk a 1 km dal centro.
14° giorno: Cork
Seconda città dell’Irlanda per dimensioni, caratterizzata da canali, stretti vicoli ed edifici georgiani; suggestivo il passeggio lungo i ponti, la Grand Parade e Paul Street. Sconsigliabile il campeggio municipale. Da Cork, o più precisamente dalla vicina Ringaskiddy, l’imbarco per la Francia.

Conclusione

Per finire, l’Irlanda è una terra indubbiamente accogliente. La cordialità e il calore degli Irlandesi sono virtù antiche; per sincerarsene basta aprire la porta di un pub fumoso e, seduti accanto ad una nera pint of Guinness, ascoltarli discutere sui fatti del giorno, sulla frattura tra nord e sud, sulle leggende celtiche permeate da spiritelli e fate che popolano l’immaginario collettivo.
L’Irlanda – vale la pena ricordarlo – è il paese che ha prodotto il maggior numero di poeti e scrittori, da Oscar Wilde a William Yeats, da James Joice a George Bernard Shaw e ancora Samuel Beckett per citare solo i principali.
Il miglior augurio da parte nostra – cittadini del mondo e ambasciatori di pace – è un arrivederci a presto per poterci gustare allegramente altre pinte di Guinness in una terra finalmente riunificata senza troubles!

Marcella e Andrea Caccamo
(1998)