La Cenerentola del Baltico (Lituania)

Alla scoperta della moderna Lituania a 20 anni dall’indipendenza dall’URSS.

 

L‘antica fiaba racconta di un’umile fanciulla, bistrattata dalle sorellastre, che divenne una bellissima principessa. Il suo nome era Cenerentola perché, quando aveva finito di sbrigare le faccende di casa, per scaldarsi era solita sedersi accanto al camino nei pressi del carbone e della cenere. Delle tre repubbliche baltiche la Lituania è come la Cenerentola delle fiabe. Questa Cenerentola non è più vista, però, oggi come la povera ragazza costretta ad una schiavitù domestica dalla matrigna e dalle sorellastre, dato che è divenuta ormai una splendida principessa. E’ questa infatti l’impressione immediata che si riceve entrando in questa nazione.

Un po’ di storia

Le prime notizie storiche risalgono al basso Medioevo, poco dopo l’anno Mille. Nel XIII secolo la Lituania divenne prima regno per un breve periodo e poi un Granducato indipendente, la cui massima espansione raggiunse nel secolo successivo l’Ucraina e il mar Nero. Il 14 agosto 1385 con l’Unione di Krèva fu sancita l’Unione polacco-lituana e il granduca Jogaila divenne re di Polonia col nome di Ladislao II. La Lituania entrò nella sfera del regno di Polonia, fino a perdere nel 1696 la propria identità, quando quella polacca divenne unica lingua ufficiale. Nel 1795, a seguito della spartizione della Polonia, la Lituania entrò definitivamente sotto l’influenza della vicina Russia. Dapprima fu annessa all’impero russo, poi, dopo un breve periodo di indipendenza tra il 1919 e il 1940, col nome di Repubblica Socialista Sovietica di Lituania divenne una delle repubbliche socialiste che facevano parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Il castello sul lago di Trakai

Fin qui è la Cenerentola del periodo della schiavitù domestica. Un periodo oscuro, nel quale la nazione andò perdendo progressivamente la propria identità. Furono proibite le manifestazioni esteriori della cultura e delle tradizioni e il patrimonio artistico fu depauperato con la chiusura di molte chiese, spogliate delle loro opere d’arte o distrutte. Fu messa in atto una massiccia colonizzazione con l’immigrazione di coloni russi, che divennero ben presto il nucleo politico ed economico del paese. Nonostante una tenace opposizione, la Lituania non riuscì a scrollarsi di dosso questo dominio, pagando con la vita di migliaia di persone il proprio anelito alla libera indipendenza.

L’11 marzo 1990 la Repubblica Socialista Sovietica di Lituania fu il primo stato dell’URSS a proclamare la propria indipendenza da Mosca. Dopo un incerto tentativo di opporsi con la forza a tale azione l’indipendenza fu sancita ufficialmente nel settembre 1991 e l’ultimo soldato russo lasciò il paese nel 1993. Da quel momento la Lituania lentamente si è avviata verso una nuova era moderna, fino ai nostri giorni allorquando, divenuta la bella principessa, a pieno titolo può essere ammessa fra le nazioni occidentali più progredite, entrando a far parte dell’Unione Europea nel 2003 e della Nato nel 2004.

Trakai e Vilnius, le due capitali

Oggi è solo una breve frontiera a separare la Lituania dalla Polonia e questa costituisce l’unico accesso libero al paese. Il primo impatto col territorio stupisce per la vastità delle pianure, ricche di coltivazioni e foreste. Le strade, pur se non perfette, rientrano in ambiti accettabili. La nostra prima meta è Trakai, l’antica capitale, a 28 chilometri dalla moderna capitale Vilnius.

La cittadina, che conta quasi 6.000 abitanti, fa parte dell’omonimo parco nazionale storico, ricco di ben 32 laghi, sulla stretta penisola tra i laghi Galve, Totoriškiai e Bernardinai. La natura incontaminata, dominata da un bel colore verde brillante, rende il panorama affascinante e particolarmente suggestivo.

La Cattedrale di Vilnius

La configurazione del territorio si prestò nel medioevo alla costruzione di un efficace sistema difensivo. Numerosi castelli sorsero nella zona, dei quali il più famoso e meglio conservato è quello detto “dell’isola”, perché costruito su una piccola isola del lago Trakai. Costruito nel XIV secolo e più volte rimaneggiato, oggi, completamente restaurato, accoglie al suo interno un interessante museo storico. Quando nel 1323 la capitale del Granducato da qui fu trasferita a Vilnius, Trakai mantenne la sua funzione rappresentativa, rimanendo la residenza del Granduca. Nel castello insulare venivano ricevute le grandi personalità e venivano organizzate le feste di gala.

Proseguiamo il nostro viaggio fino a Vilnius, odierna capitale della Lituania. Fondata nel 1323 dal primo granduca di Lituania Gediminas, allora era un forte di legno, costruito sulla sommità di una collina. Nel 1387 fu assunta a ruolo di città dal re di Polonia Ladislao II. Nei primi del Cinquecento la città fu munita di mura, con nove porte e tre torri. Di queste porte ai nostri giorni è rimasta la Porta dell’aurora, nella cui cappella è venerata l’effigie della Vergine Maria Madre della Misericordia, meta di grandi pellegrinaggi.

Dopo la conversione al cattolicesimo, avvenuta nel 1387, in tutta la Lituania furono costruite numerose chiese e complessi religiosi, di cui i più rinomati risiedono a Vilnius. Di questi edifici certamente il più importante è la Cattedrale, dedicata alla Santissima Trinità e ai santi Stanislao e Ladislao. Riedificata alle fine del Settecento sulle rovine della vecchia Cattedrale in stile neogotico, è il primo esempio del Neoclassicismo in Lituania. L’elegante edificio dal tenue colore bianco, che fronteggia un’ampia piazza, assume le forme di un antico tempio, la cui facciata è preceduta da un portico esastilo in stile dorico, coronato da un frontone con sculture dell’italiano Tommaso Righi. L’interno sobrio e dalle linee semplici è a tre navate, sormontate da semplici volte e crociera. Alla fine della navata centrale sorge l’altare maggiore, anche questo in stile neoclassico a forma di tempietto con quattro colonne in porfido verde. Di rilievo è la cappella dedicata a San Casimiro, in pregiato stile barocco, sormontata da una cupola con affreschi raffiguranti la vita del principe santo. Sull’altare spicca un candido altorilievo raffigurante la Gloria della Vergine ed un’antica icona bizantina ricoperta d’argento con l’effigie di San Casimiro.

Il ”cigno bianco” di Kaunas

Il mese di luglio ci regala una splendida giornata di sole, eccezionale pure in quei luoghi. E’ piacevole così girovagare per le affollate vie del centro, per i vari negozi e bancarelle sparse in ogni angolo, soprattutto alla scoperta dell’ambra. L’ambra è la resina fossilizzata di grandi alberi preistorici oggi estinti, soprattutto conifere, che colando lungo i tronchi intrappolava e inglobava piccoli animali, soprattutto insetti e resti vegetali, tuttora ben visibili all’interno della struttura. La Lituania, oltre alle altre repubbliche baltiche, è una delle principali fonti dell’ambra sul mercato odierno insieme alla Repubblica Domenicana, ma quella del Baltico è più antica e perciò preferita.

Inoltrandoci verso il centro incontriamo la severa facciata esterna del vecchio collegio dei Gesuiti del 1570. Nel 1579 nel vasto complesso fu fondata l’Università, secolarizzata nel 1773 a seguito della soppressione dell’ordine dei Gesuiti. Il cortile grande, circondato da imponenti facciate a due ordini di piani superiori, ingentilito da un portico continuo al piano terra, è dominato dall’imponente mole della chiesa di San Giovanni (Šv. Jono bažnycia), del 1426, adibita a cappella dell’Università, e dal campanile del XVII secolo che svetta isolato come struttura autonoma.

Deviando dalla via principale ci immettiamo nella parallela Maironio gatvè. Qui sorge la chiesa luterana dedicata a Sant’Anna (Šventos Onos bažnycia), dalla svettante agile facciata. Caratterizzata dal fatto che è interamente costruita in mattoni, l’edificio, costruito tra il XV e XVI secolo, nonostante i vari rimaneggiamenti ha mantenuto il suo aspetto originario. Parzialmente nascosta dalla mole della chiesa di Sant’Anna, in posizione arretrata sorge la chiesa dei Bernardini (Bernardinu bažnycia), costruzione gotica dei primi anni del Cinquecento. L’interno è a tre navate, segnate da possenti colonne ottagonali, che ne sorreggono la volta. Nella chiesa, ancora in fase di restauro, sono presenti notevoli tracce di barocco, in specie nell’abside e nel coro

Rientriamo nella via maestra e, proseguendo lungo la Didžioji gatvè, incontriamo la chiesa ortodossa di St. Paraskevos (Piatnickaja), dalla facciata bianca e rosa con eleganti modanature rosse ad arco. Poco più avanti si trova la chiesa di San Nicola (Sv Mikalojaus Cervè), sempre di rito ortodosso, risalente al XVI secolo. Superata l’ampia piazza dominata dall’edificio in stile neoclassico del Municipio (Rotušè), deviando sulla sinistra giungiamo dinanzi l’elegante facciata della chiesa cattolica di San Casimiro (Sv Kazimiero baznycia), la prima chiesa barocca della città risalente ai primi del Seicento.

Una delle incredibili sculture in legno della Collina delle Streghe

Proseguendo ancora per il prolungamento della strada, che prende il nome di Aušros Vertu gatvè, un piccolo arco colorato di un lieve colore rosa immette in un breve viale alberato, in fondo al quale si scorge una semplice struttura squadrata di un tenue colore pastello. E’ la Šventosios Dvasios cerkvè, la principale chiesa ortodossa di Vilnius, originariamente tempio della setta dei Vecchi Credenti, un gruppo formatosi a seguito di uno scisma, avvenuto nel seicento, dei seguaci dell’antica tradizione russa contro le riforme liturgiche promosse sotto il patriarca Nikon. L’interno a tre navate è uno splendore di decorazione e stucchi in ricco stile rococò. In questo sfavillio di forme spicca la pregevole iconostasi del XVIII secolo di un brillante colore verde, che attira l’attenzione del visitatore.

Superata la barocca chiesa cattolica di Santa Teresa (Šv. Tereses bažnycia), anch’essa risalente alla prima metà del Seicento, la strada è limitata dalla candida struttura della cinquecentesca porta dell’Aurora (Aušros Vartai). Restaurata nel 1829 in stile neoclassico è l’unica che sia rimasta di quelle che erano incluse nelle mura che circondavano la città nel XVI secolo. La porta è sormontata da una cappella al cui interno si trova una preziosa icona, ritenuta miracolosa, della Vergine, attribuita ad un artista di ignota scuola italiana del XVI secolo. Attratti da canti e preghiere corali ci mescoliamo alla grande folla sottostante, che assiste devotamente alla funzione sacra, accresciuta di numero per il sopraggiungere di un folto gruppo di nuovi pellegrini in processione. E’ un momento di grande misticismo, che ci commuove inevitabilmente. Sollecitati dall’incalzare del tempo e dalla necessità di dovere fare ancora strada, ci stacchiamo nostro malgrado per riprendere la via del ritorno.

Verso il Baltico

A poco più di 100 km ad ovest di Vilnius, percorrendo la A1, arriviamo alla seconda città della Lituania, Kaunas. Principale centro industriale del paese, la città nell’intervallo delle due guerre mondiali, divenne capitale provvisoria, essendo stata Vilnius occupata dalla Polonia. Nata come avamposto contro le mire dei cavalieri dell’Ordine Teutonico sulla regione, le prime citazioni storiche risalgono al 1361. Dopo la sconfitta dell’Ordine la città ebbe una rapida prosperità economica soprattutto a partire dal 1440, allorché entrò a far parte della Lega Anseatica.

Giungendo nel tardo pomeriggio, non abbiamo possibilità di visitare alcun monumento. Ci limitiamo, quindi, a passeggiare lungo la Vilniaus Gatvè, la più antica via cittadina, che si allunga tra bassi edifici in una magica atmosfera resa ancora più viva dal silenzio circostante. Nella strada deserta, fra vetrine e negozi ormai chiusi, passiamo davanti l’imponente Cattedrale, la più grande basilica della Lituania, opera in laterizi costruita nel primo decennio del quattrocento.

Le dune di sabbia della Valle del Silenzio, nella penisola di Neringa

Alla fine della strada si apre l’ampia piazza del Municipio (Rotušes aikštè), dominato dalla slanciata sagoma bianca del Municipio (Rotušè), detto il “cigno bianco” per la candida torre che al centro della facciata si eleva fino a 53 metri. Sul lato contiguo, a sud della piazza, sorge la candida mole della chiesa di San Francesco (Šv. Pranciškaus bažnycia), risalente al 1666 e più volte rimaneggiata fino all’attuale forma barocca. La chiesa, che ha ospitato una scuola superiore, è stata riportata al culto cattolico nel 1990.

La solitudine infonde un poco di mestizia nell’ambiente privo di ogni forma di vita, fra i muti monumenti e caseggiati dalla tipica impronta degli edifici delle città anseatiche. Non ci rimane che chiudere la giornata in un campeggio poco distante.

L’indomani prendiamo la A1 in direzione ovest e dopo 216 chilometri giungiamo nel piccolo porto di Klaipèda, unico porto della Lituania sul Baltico e fino al 1919 la città più nord-orientale della Germania prussiana. Da qui prendiamo un traghetto che in pochi minuti ci trasferisce sulla penisola di Neringa, detta pure dei Curi, dal nome dell’omonima popolazione oggi estinta che qui visse tra il V e il XVI secolo.

Divisa politicamente tra Lituania e l’enclave russa di Kaliningrad, che occupa la parte di essa attaccata alla terraferma, si tratta di una stretta striscia di terra che si estende per 98 km, la cui larghezza varia da un massimo di 3,8 chilometri nei pressi di Nida in territorio lituano ad un minimo di 380 metri nella parte russa presso il paese di Lesnoje. Uno stretto canale di appena 300 metri in territorio lituano, nel punto in cui sorge Klaipèda, mette in comunicazione la laguna interna col mar Baltico all’esterno.

La penisola è costituita esclusivamente da sabbia con dune di grande ampiezza, che possono arrivare ad un’altezza di circa 60 metri. La grande duna di Nida è una delle maggiori d’Europa ed è stata chiamata il “Sahara della Prussia Orientale”. Nel 2000 la penisola, oggi rigoroso parco nazionale, è stata inserita dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’Umanità per la peculiarità del suo paesaggio.

Un pedaggio di circa 20 euro ci permette di superare la barriera che immette nel cuore della riserva. Giungiamo alla cittadina di Smiltynè, piccolissimo centro situato sulla punta settentrionale della penisola di Neringa. Qui, dentro il Kopgalis Fort, costruito nel XIX secolo, è allestito un interessante Museo Marittimo, un ricco Acquario e un Delfinario, dove assistiamo ad uno spettacolo con fantasmagoriche evoluzioni di delfini.

Ad una ventina di chilometri si trova la cittadina di Juodkranté, il cui nome significa “costa nera”, uno dei centri principali verso la fine dell’ottocento di estrazione dell’ambra. Oggi amena località turistica, fino al 1923 era territorio della Prussia orientale. Aggirandoci per le vie, costeggiate da moderni villini e prati erbosi, siamo presi dalla particolare atmosfera di serenità che aleggia nel territorio. Vediamo attorno poche persone, quasi tutti bimbi che giocano allegramente.

Lo spettacolo dei delfini all’acquario di Smiltynè, nella penisola di Neringa

Una curiosità di questo luogo, ubicata proprio al centro del villaggio, è la cosiddetta Collina delle Streghe (Raganu kalnas). Lungo i viottoli che si inerpicano su una piccola collina occupata da un fiorente bosco sono disseminate numerose opere in legno di grandi proporzioni, opere di artisti locali, tutti di carattere comico e grottesco. Posteggiamo per la notte tranquillamente il camper in un ampio parcheggio proprio sul lungomare, immersi in un silenzio paradisiaco.

Solo 30 chilometri lungo la 167, unica strada che attraversa la penisola di Neringa, separano Juodkranté da Nida, ultimo centro abitato del territorio lituano a ridosso della frontiera russa. E’ il più grande e turisticamente più importante dei quattro villaggi che costituiscono il comune di Neringa. Dal piccolo porto turistico si intravedono poco distanti le propaggini a mare delle ampie dune di sabbia che caratterizzano il luogo. Nonostante il caldo, l’ambiente circostante, ameno per panorama e ridente dei colori vivaci delle case e dei grandi alberi ombrosi, invita a fare una breve passeggiata a piedi.

Riprendendo la via del ritorno, ci portiamo nella zona delle dune, la cosiddetta Valle del Silenzio, addentrandoci faticosamente nella finissima sabbia verso il mare. Sotto un sole battente la strada, lungo il cui tragitto dobbiamo rigorosamente attenerci per la salvaguardia dell’ecosistema del parco naturale, ci fa salire sulla sommità della piccola collina, che si modifica e si sposta secondo i capricci del vento. Da qui il panorama che si ammira è di un fascino straordinario. Il chiarore biondo della sabbia contrasta nettamente col colore azzurro del mare e del cielo privo di nuvole. Tutt’attorno il panorama si divide tra le immense distese di sabbia da un lato e il placido mare dall’altro.

Rientrati nella terraferma, proseguendo verso nord, dopo avere percorso la A13 per poco più di 30 km, giungiamo a Palanga, il centro turistico estivo più importante della Lettonia. La sua fama è dovuta alla vasta spiaggia di sabbia finissima che si estende lungo il mare. La città è anche il principale centro di lavorazione dell’ambra. Nell’antico palazzo dei conti Tiškevi?iai, un bellissimo edificio di impronta neorinascimentale del 1897, circondato da un vasto giardino botanico del XIX secolo, è stato allestito il Museo dell’Ambra (Gintaro muziejus), pietra simbolo della Lituania. Qui in 15 sale è esposta la più grande collezione al mondo di ambra con 4500 oggetti con insetti o vegetali fossili incastonati all’interno.

Il confine con la vicina Lettonia si trova a soli 18 chilometri, e noi vi entriamo per proseguire il nostro viaggio verso nord nelle altre repubbliche baltiche.

La collina delle croci

La collina delle croci vicino a Šiauliai

Rientriamo quindi in Lituania e, nei pressi di Jurgaiciai, nel cuore del Paese, a 270 km dal Baltico e da Palanga e a 10 km da Šiauliai, quarta città della Lituania, ci fermiamo in una località molto suggestiva, la Collina delle Croci(Kryžiu Kalnas). E’ un luogo di pellegrinaggio legato alla tradizione risalente nei primi del Novecento, al tempo degli zar, di manifestare con l’esposizione di crocifissi su una piccola altura la sofferenza della mancata unità nazionale.

Le 130 croci del 1900 oggi sono diventate circa 56.000 di ogni dimensione e di ogni materiale, soprattutto legno, alcune delle quali sono vere opere artistiche. L’incremento maggiore di questa usanza popolare si ebbe sotto il regime sovietico come simbolo della resistenza lituana, quale omaggio ai caduti per l’indipendenza nazionale. Spianata ripetutamente dal regime, la collina è risorta puntualmente, assumendo dimensioni sempre più vaste.

Passando sotto una stretta apertura alle spalle delle bancarelle che espongono ogni genere di immagini sacre, in particolare crocifissi che i pellegrini di passaggio acquistano per infiggerli nella collina insieme ai grappoli di altri crocifissi esistenti, si apre ai nostri occhi un paesaggio che ha del surreale. Come in una dimora di fantasmi si erge un guazzabuglio di croci vecchie e nuove, alcune già segnate dal passare del tempo, croci infissi nel terreno, croci appese ad altre croci senza un ordine prestabilito. Nell’ampia spianata antistante è visibile il grande crocifisso in bronzo donato dal papa Giovanni Paolo II durante la sua visita del 7 settembre 1993.

Col cuore affranto dopo un lungo aggirarci inebetiti nello stretto viottolo di legno che si snoda in questo luogo di sofferenza, prendiamo la via per il ritorno. Ormai i giorni si contano solo per l’appuntamento con la nave che ci porterà a casa. La strada da percorrere è ancora lunga e il tempo stringe inesorabile. Una corsa di quasi 500 km ci permette un notevole balzo avanzando verso sud, nella confinante Polonia, e poi oltre.

Cenerentola è diventata la bella principessa della favola. Quando abbiamo intrapreso il viaggio nelle tre repubbliche baltiche, eravamo partiti prevenuti, pensando di recarci in un Paese retrogrado, ancora lontano dai canoni del mondo occidentale. Ne usciamo ricreduti. Lasciamo una nazione in pieno sviluppo, caratterizzata ovunque da un ritmo di vita esuberante, come fosse lo sfogo e la rivalsa della nuova generazione alle sofferenze subite per troppo tempo.

Enza Messina e Paolo Carabillò
(2010)