La mia Grecia

Tra paesini sonnolenti e mare color cobalto alla scoperta della Grecia più autentica, lontanissima dagli scenari del turismo di massa.

 

Dopo due anni di vacanze esotiche, avventurose e ricche di esperienze umane, quali sono state quelle dei miei recenti viaggi in Marocco e Siria, quest’anno – in pieno accordo con mia moglie Anna – decidiamo una vacanza con finalità del tutto opposte. Si va in Grecia! Nazione in cui annovero tanti amici, ben conosciuta ormai dopo averci trascorso cinque vacanze sin dal 1983, spaziando dall’Epiro all’Attica, dalla Calcidica alla Macedonia, al Peloponneso; con l’obiettivo di dare tanto spazio alla mia irrefrenabile passione per il mare ed il sole. Nel contempo intendo ritrovare i vecchi amici, cercarne di nuovi fraternizzando con loro davanti ad un “ouzo” con “neze”, in una piccola locanda del porto, lontano dai rumori, dalla folla e dal turismo di massa; voglio ritrovare alcuni angolini deliziosi – già vissuti – sperando di trovarli immutati e cercando di trovarne di nuovi per arricchire il mio carnet.

Avrete capito che amo moltissimo questa terra, questo mare, questa gente – di cui ormai parlo un po’ anche la lingua – perché i miei approcci con la Grecia sono sempre stati improntati al desiderio di integrarmi, lasciando a casa abitudini, sapori noti, pregiudizi. E’ vero, la Grecia sta cambiando: si modernizza, tutto costa un po’ di più di prima (specialmente se si segue il turismo di massa), in alcune zone cominciano a vedere i veicoli ricreazionali non più di buon occhio, ma in sostanza questo accade in ogni angolo del mondo; non possiamo pretendere che luoghi, persone e sistemi di vita si cristallizzino come in una fotografia. Se però ci si accosta ad essa con disponibilità e senza esasperazione critica, ci si può accorgere che qui il tempo corre meno veloce che dalle nostre parti e che il rapporto umano è ancora importante.

Dopo questo prologo pseudo-filosofico passo a raccontarvi la parte pratica del mio viaggio, con informazioni che forse vi potranno essere utili. Per chi non mi conoscesse sono Franco, ho 58 anni, vivo a Bari, “Scout Lupetto” già a 8 anni, oggi Capo-Area in un’azienda commerciale del settore chimico-casa; viaggio da solo con la mia Anna (ormai i miei due figli adulti non mi seguono più da tempo), e con il mio Laika 660 su Iveco 35.12-T.D. ho percorso molte strade d’Europa e del Medio Oriente.

Partiamo il 10 luglio da Brindisi (rientro previsto il 18 agosto), con la compagnia Strintzis Line – nave Jonian Bridge – in open-deck al costo totale A/R di L. 320.000 (2 adulti + camper da mt. 6.60); con questa compagnia – a nome dell’Unione Club Amici – ho ottenuto una convenzione che assicura lo sconto del 17%; la nave è spaziosa, con attacco elettrico e possibilità di rifornimento di acqua potabile. Sbarchiamo ad Igoumenitza alle 5 del mattino, in perfetto orario.

Trasferimento a Mitikas – distante 150 km – con breve tratto in traghetto a Preveza (cittadina che visitiamo di buon mattino e acquisto di alici freschissime a 6.000 lire al chilo). Ritrovo con piacere l’amico Panaiotis e sua moglie Kalì che gestiscono a livello familiare un piccolo ristorantino tranquillo sul mare (a 3 km a nord verso Astakos). Ci fermiamo 3 giorni (docce ed acqua potabile gratis) in sosta libera davanti al ristorante a 10 mt. dal mare; escursioni con il mio piccolo gommone (mt. 3,40 con motore 6 cv.) alla vicinissima isola di Kalamos, cenette da Kalì a prezzi stracciati (una grande insalata greca, due porzioni di agnello, birra e pane per un totale di L. 16.500 lire), escursioni in paese con il mio vecchio ma fedele “Bravo” per vedere gente e fare acquisti.

Ripartiamo per Krioneri – distante 100 km – conosciuta dieci anni fa grazie ad un articolo di Ciancio su Plein Air e da allora diventata sosta d’obbligo; ritrovo tutto come prima, è bellissimo! Una montagna a picco sul mare, teatro di lezioni per rocciatori, acqua sorgiva freddissima (dà il nome alla località) che forma un laghetto trasparente prima di sfociare a mare, un piccolo lungomare con spiaggia e docce gratuite pieno di ristorantini e bar, un’area di sosta gratuita per sei o sette camper defilata e lontana circa 800 mt. dai ristoranti. Una collocazione ideale per chi ama il mare, poca confusione ma nel contempo possibilità di fare amicizie locali. E così facciamo: stringo amicizia con un roulottista di Atene, appassionato di mare come me, e la sua simpatica famiglia. Facciamo traino insieme (qualche denticiotto ed aguglie), al mattino tiriamo insieme, alla foce del fiume, la “sciabica” (piccola rete), procurandoci sempre una gustosa frittura di piccole triglie ed alici, arricchita da un antipasto di ricci ed ostriche faticosamente pescate, ma con la soddisfazione di esserci procurati il pranzo da soli. Serviamo il nostro “frigo” naturale per terra, al lambire del mare, trovando acqua sorgiva ghiacciata in cui conservare frutta ed angurie. Sono sei giorni da favola, ma la mia irrequietezza mi spinge a muovermi.

Traghettiamo ad Andirio, autostrada fino a Corinto; entro nell’Argolide superando Epidauro già vista, e costeggiando il mare arrivo finalmente a Pigadia, dopo aver coperto una distanza di 330 km. Si tratta di un piccolissimo agglomerato di case sul lungomare con due ristoranti con taberne alle due estremità dello stesso; si trova 2 km prima di Ptoidra. Vi sono già stato tre anni fa pescando, alla traina con piumette, fantastiche spigole che stazionavano a branchi alla foce di un vicino fiumicello e quest’anno spero di ripetere l’esperienza. Invece mi devo accontentare di sgombri e lacerti (pesce azzurro) in gran quantità e anche di taglia rispettabile (sino ad 1 kg), ma di spigole nemmeno l’ombra. In seguito, dopo aver fatto un’immersione, ho capito il perché: alla foce del fiume hanno esploso innumerevoli borche distruggendo il fondale. Mi rifaccio con un grosso polpo, preso con le mie mani in un vecchio secchio adagiato sul fondo e con due pranzetti al ristorante Adonis, il cui proprietario per 16.000 a persona ci serve ottimamente, facendo rientrare nel prezzo il prelievo di acqua potabile e il parcheggio.

Dopo 4 giorni riparto, deluso dalla pesca (e pensare che per Pigadia avevo comprato canna, mulinello e cucchiaini nuovi!), dirigendo verso la penisola del Mani. Dopo una sosta a Gythio per provviste ed evitando accuratamente luoghi affollati, mi fermo nella baia di Karavostassi, subito a nord di Aeropoli, dopo aver percorso 290 km. In questa bellissima insenatura vi sono diverse possibilità di sistemazione: in fondo alla baia, tutta sabbia, 2 bar-ristoranti e 25-30 piazzole per camper; oppure a destra, roccia viva, acqua limpidissima e 2 piccoli piazzali per 4-5 camper ciascuno: sono di proprietà del ristorante attiguo che con un cartello invita alla sosta gratuita, offrendo anche l’acqua a chi consuma almeno un pasto. Dirigo qui, ceno benissimo con 14.000 lire a persona (birra grande, insalata greca, frittura di ottimi calamari e pane). Il vento molto teso mi impedisce di tirar giù il gommone, per cui riparto dopo 2 giorni puntando su una zona che ormai conosco da anni: Plitra, distante circa 95 km, nel golfo di Laconia, dalla parte opposta a Momenvassia (bellissima cittadina con una stupenda fortezza veneziana, meta di turismo di massa, al punto che ora è vietata la sosta dei veicoli ricreazionali).

Il comune di Plitra, per contrapposizione al più famoso vicino, ha invece riservato ai soli turisti stranieri con veicoli ricreazionali un ampio spazio (12-15 camper) prospiciente al mare sotto ombrosi eucalipti, con alle spalle giardini pubblici dotati di fontanella d’acqua e con il porticciolo a sinistra (dove si può contrattare l’acquisto di pesce salendo direttamente sulla barca). Per fortuna anche qui non è cambiato nulla; vado subito a salutare Spiridilla, simpatica proprietaria del ristorante posto a 50 mt. dal nostro parcheggio, che mi riconosce e promette per la sera la sua favolosa pizza (ben sei porzioni a piatto, ricche di formaggi, olive, salumi e peperoni al prezzo di 9.000 lire a persona, compresa la birra). Qui mi raggiunge l’amico Armando di Roma (2 metri per 100 kg, tutti di simpatia) con sua moglie Anna, carissimi amici da tanti anni. Restiamo cinque giorni, “pescando” triglie al porticciolo a 2.000 dracme al kg; io pesco polpi e ricci (senza ausilio del portafogli); lunghe passeggiate sulla scogliera tra alberi di fichi; difficili chiacchierate con roulottista greco davanti a “Cafè” densi di pace: questo è vero relax!

Il sabato il paesino si anima con gare di corsa e nuoto che coinvolgono tutti i giovani presenti, per fasce di età; vediamo poi montare un palco e portare circa 200 sedie nei giardini. Infatti in serata vi è una festa popolare, alla quale partecipiamo gustando Souvlaki bollenti, al suono di Sirtaki sempre più veloci. Ne sono coinvolti tutti; i più attivi a comandare il ballo sono anziani signori che avevo vista di mattina molto compassati; io mi tengo fuori con la scusa del servizio fotografico, ma mia moglie Anna non esita a lanciarsi nella bagarre. Poco prima non ci si conosceva, ora siamo tutto ottimi amici!

Lasciamo Plitra con un po’ di rammarico, per seguire un altro itinerario suggerito da Plein Air: Capo Maleas all’estrema punta della penisola. Ma qui caschiamo male perché attraversiamo paesini con strade strettissime e curve a gomito (da affrontare con mezzi di circa 7 mt.) sfiorando muri e balconi ad Agios Nokolaos; poi finisce l’asfalto e per circa 15 km ci immergiamo in nuvole di polvere rossa su strade “bianche”!! con un fondo infame che ci costringe a passo d’uomo. Dopo 2 ore, esausti, arriviamo alla punta; il paesaggio selvaggio ed un mare azzurro intenso ci ripagano della fatica, ma l’unico piccolo spazio disponibile, sufficiente per 3-4 camper, è stipato da 5 Westfalia tedeschi e da 2 camperini francesi incastrati tra loro. Avremo forse letto male l’articolo? O loro hanno visto qualcos’altro in un periodo diverso? (Non certo agosto); ma ormai ci siamo! Cerchiamo di cogliere gli aspetti positivi della situazione adattandoci sul margine della strada.

Ripartiamo puntando sul golfo dell’Argolide (dopo una sorta di rapina ad un tubo dell’acqua incustodito per rendere almeno riconoscibili i nostri mezzi), per cercare un angolo di paradiso descritto ad Armando da un austriaco: Agios Andreas. Ci arriviamo dopo 480 km, con soste varie, ed effettivamente restiamo incantati dal posto: il paesino è a destra della statale, la spiaggia e il porticciolo a sinistra dopo 2 km di uliveti. Ci accoglie una grande insenatura: a destra il porticciolo, a sinistra una grossa lingua di sabbia dura, alla fine della quale scorre un ruscello. Vi sono già 3 camper tedeschi e 2 francesi, ma troviamo posto senza problemi. Le autorità locali, lungimiranti, hanno costruito un casotto con due bagni, una doccia e prese d’acqua per i veicoli ricreazionali in sosta. I pescatori locali, dopo aver esaudito le richieste dei due unici ristorantini, ci cedono il loro pesce a prezzi irrisori (circa 2 kg di zuppa mista a 7-8.000 lire). Qui realizzo la “sagra del polpo”, perché ne pesco davvero tanti e li cuciniamo in tanti modi diversi. Il clima è ottimo, al mattino sole caldissimo ma verso le13-14 ogni giorno spira il “melteni” (vento costante da nord) che rinfresca l’aria fino a sera. Fraternizziamo con Antonio e Daniela, una simpatica coppia di avvocati di Rimini. Faticosa escursione a piedi fino alla cima della collina, dove domina il golfo una piccola chiesetta-fortezza del ‘700 che è una miniatura; siamo soli e il panorama al tramonto è incantevole, si vede Nauplio sullo sfondo.

Dopo 5 giorni di sosta riprendiamo il nostro peregrinare, ma inanelliamo una serie di località belle, ma invivibili (almeno ad agosto): Nauplio, Tolo, Assini e ancor peggio sulla costa del golfo di Corinto: Diafkoto, Egio, Rodini, posti superaffollati tipo Rimini nei quali nel migliore dei casi siamo tollerati, nel peggiore gentilmente allontanati.

Decido infine, dopo la partenza di Armando, di trascorrere l’ultima settimana disponibile andando sul sicuro: torno a Krioneri! Ritrovo pesce e frutti di mare; passiamo il ferragosto gustando orecchiette con un’allegra brigata di 3 camper milanesi (ma quasi tutti di origine nostrana). Stringiamo amicizia con una giovane coppia di sposini ateniesi che dormono in macchina e fanno il bagno ed escursioni in canoa a mezzanotte; infatti vi è luna piena, cielo limpidissimo e un milione di stelle luccicanti.

Non poteva esservi chiusura più bella per la nostra vacanza! Vedo una stella cadente, esprimo un desiderio e mi sento in pace con il mondo.

Franco Divella
(1998)