La nuova Europa baltica: Lituania, Lettonia, Estonia

Le tre nuove stelle dell’Europa del Baltico: Lituania, Lettonia ed Estonia.

 

I palazzi della Confraternita delle Teste Nere a Riga, capitale della Lettonia

Da tempo accarezzavo l’idea di visitare i Paesi Baltici, ma per varie vicissitudini e mancate coincidenze questo desiderio non si era mai materializzato. Questa estate se n’è presentata l’opportunità ed eccomi in viaggio alla scoperta delle tre repubbliche – la Lituania, la Lettonia e l’Estonia – tre ex Paesi dell’est che hanno ottenuto l’indipendenza dall’ex Unione Sovietica all’inizio degli anni ’90. Devo ammettere di essere stato colpito da queste nazioni così poco conosciute dagli “occidentali”. Queste tre Terre facevano parte dell’Impero Russo, poi dell’Unione Sovietica, poi occupate dalla Germania nazista, poi ancora ritornate a fare parte dell’Unione Sovietica e dal 1991 sono repubbliche federali autonome. Ad oggi sono repubbliche parlamentari indipendenti e dal 2004 sono membri dell’Unione Europea.

Come prima cosa, appena varcato il confine della Lituania, per esigenze di fuso orario, si devono portare le lancette degli orologi due ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich, ma siccome i nostri orologi erano già un’ora avanti per effetto dell’ora legale in Italia, li abbiamo portati avanti soltanto di un’ora. Una nota un po’ stonata sta nel fatto che nonostante facciano parte di Eurolandia e non vi siano più frontiere né controlli per varcare i loro confini, non hanno ancora adottato la moneta unica, il che non agevola il turismo e comporta un disagio non indifferente per il turista che è costretto a cambiare continuamente valute che hanno valore e potere di acquisto notevolmente differenti tra di esse.

Emozioni, ansie e gioie del viaggio

Dal punto di vita emotivo, il nostro è stato un viaggio abbastanza movimentato, che ci ha offerto tante emozioni e alterni stati d’animo. Momenti d’ansia due, per fortuna rivelatisi piccoli inconvenienti a due dei camper del nostro gruppo, che ci hanno fatto per un attimo pensare che avremmo dovuto ritardare o interrompere il viaggio e tornare indietro. Momenti di stanchezza dovuti al fatto che si cercava di sfruttare tutte le ore a disposizione per ottimizzare i tempi, approfittando anche del fatto che il sole tramonta tardi e quindi, cenando più tardi ed andando a dormire ancora dopo, siccome il giorno è formato sempre di 24 ore anche in quei siti, a diminuire sono state sempre le ore di sonno.

Il castello di Trakai, una delle mete più affascinanti della Lituania

Momenti felici per il feeling che si è creato in seno al gruppo e che ci ha consentito di muoverci all’unisono, di vedere tante cose e di sorridere e rilassarci alle volte specialmente la sera, quando stanchi ci si sedeva tutti insieme, attorno ad uno dei tavoli dei tre camper, consumando le ultime energie e le copiose vettovaglie che ognuno di noi aveva portato con sé o che erano state acquistate durante la giornata.

Ma anche momenti di commozione come quelli dinanzi alle migliaia e migliaia di croci portate da fedeli e piantate su una collina; alcune per devozione dei devoti ed altre come simbolo dell’identità nazionale lituana. Di certo uno spettacolare esempio di cristianità, di fede, di attaccamento alla propria terra ed anche segno di dissenso politico-religioso, nei confronti dell’allora governo comunista sovietico.

Sono luoghi che non sono stati ancora presi d’assalto dai flussi turistici, e questo per chi va adesso è un punto a favore in quanto è possibile visitarli in tutta tranquillità: non vi sono resse, afflussi selvaggi di turisti, code o difficoltà di movimento sia nelle visite a piedi che negli spostamenti motorizzati.

Somiglianze e differenze delle tre Repubbliche

Le due chiese di Sant’Anna e dei Bernardini, esempio del gotico di Vilnius, capitale della Lituania

Nonostante le si accomuni sotto la definizione di Repubbliche Baltiche, si tratta di tre Stati che hanno poco in comune, sia dal punto di vista storico, sia politico, sia linguistico e sia religioso. Presentano delle somiglianze esclusivamente per quel che riguarda le dimensioni ridotte del territorio e per essere tutte e tre terre d’origini russe.

L’Estonia, la più “baltica” delle tre (perché più legata al mare), prevalentemente pianeggiante, ha avuto ed ha tuttora stretti rapporti con la Finlandia, condividendo la fisionomia di terra nordica ed il ceppo linguistico ugro-finnico. L’Estonia è il paese meno religioso al mondo: il 76% della popolazione dichiara di non seguire alcun credo religioso. Bassa la percentuale di chi segue il culto evangelico-luterano ed ortodosso orientale. Dai primi anni della sua indipendenza, quando occorrevano i buoni-pasto, si facevano le file per il pane, mancava il carburante e l’inflazione era alle stelle, l’Estonia è riuscita a risollevarsi e il livello di vita ora si avvicina a quello dei Paesi occidentali, ma i prezzi non sono ancora proibitivi per chi viaggia in economia.

La Lettonia, le cui coste si affacciano sul golfo di Riga e sul mar Baltico, occupa la posizione centrale tra i tre stati baltici e possiede la più grande flotta di pescherecci dell’area. E’ il paese più caro delle tre repubbliche, anche se siamo ancora lontani rispetto ai prezzi di capitali come Londra, Berlino o Roma. Come la Lituania, ha invece una lingua di ceppo indo-europeo, ma vi si professa maggiormente il culto luterano. Dal punto di vista etnico, la popolazione è costituita per il 59% da lettoni e per il 29% da russi, e circa un terzo risiede nella capitale Riga. Un primato lettone riguarda il numero di cicogne: nel territorio ne vivono, infatti, circa 6.500 coppie!

La Lituania è la meno marinara delle tre nazioni ed è lo stato baltico più “vivace”. Sin dall’era medievale, è stata lo Stato cattolico più forte ed esteso dell’Europa orientale, ed anche oggi, del resto, la religione prevalente in Lituania è quella cattolica. I lituani sono molto più socievoli dei loro vicini dell’Estonia e della Lettonia e per la maggior parte sono cattolici praticanti, cosa che li allontana ulteriormente dagli altri popoli del Baltico e li accomuna ai vicini polacchi

La Cattedrale Ortodossa di Narva, città estone proprio al confine con la Russia

Merita una nota particolare la Penisola di Neringa: 150 km., una stretta lingua di terra ricoperta di pinete e dune di sabbia bianca alte oltre 70 mt., affacciata sul mar Baltico, definita il Sahara Lituano. Così è denominata questa zona di Judkrantè, dove si trovano grandi dune di sabbia che degradano verso il mare. Sempre nella stessa zona, bella e originale è la collina delle streghe una passeggiata nel bosco dove sono posizionate decine di sculture e statue in legno molto belle. Ed ancora Trakai, l’antica capitale lituana che si sviluppa su una piccola striscia di terra circondata da tre laghi. L’attrazione principale è il meraviglioso castello gotico in mattoni rossi costruito su un’isoletta e collegato alla terra con un ponte pedonale in legno.

Le tre capitali

Differenti anche le capitali. Il centro storico della lettone Riga, la più grande città del Baltico, è curato e monumentale ed è nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Girando per la deliziosa città vecchia, si possono ammirare molte case palazzi ed edifici di legno in stile Jundestil (Art Nouveau), una tipica architettura liberty di Riga. Questa città è la più occidentale e la più grande delle capitali baltiche e per la sua posizione, al centro delle tre repubbliche, è stata scelta dalle grandi compagnie internazionali come rappresentante dei tre Paesi. Una meta da non perdere sarebbe il mercato che oltre essere tra i più grandi d’Europa ha la particolarità di svolgersi all’interno degli enormi hangar dove venivano costruiti i dirigibili Zeppelin; ma noi ce li siamo persi perché chiusi. Merita una nota di approvazione il grande murales che si trova in Piazza del Duomo, cuore della città vecchia, sul lato di una casa che si affaccia sui numerosi caffé ricchi di tavolini e di tanta gente.

L’estone Tallin è una capitale in miniatura. E’ una delle città medievali meglio conservate d’Europa, dove l’atmosfera del XIV e XV secolo è rimasta intatta. Arroccata su di una collina, è cinta da strette mura, con tortuose strade in acciottolato ed una grande quantità di guglie e torri che svettano ovunque. Alcune strade possiedono ancora le antiche case costruite in pietra con grandi portoni in ferro ed archi di sostegno che attraversano la strada. Toompea, la collina sulla quale è costruita la capitale, è un vero e proprio paradiso per i turisti: vi sorgono l’ottocentesca Cattedrale russo-ortodossa Alexandr Nevsky, il Castello di Toompea, dove si riunisce il parlamento estone, la Cattedrale luterana fondata nel 1233, il Museo di arte estone, Nella parte bassa, la grande piazza del Municipio per tutta la sua lunghezza e larghezza pullula di caffé e bar stagionali all’aperto e parecchi ristoranti.

Un murale sulla facciata laterale di un edificio del centro storico di Riga

Vilnius, la capitale lituana, è una piccola città, carina, vivace, luminosa, che offre poco a livello storico-artistico; ma la cosa che colpisce è il numero elevato di chiese di tutti i tipi: cattoliche, ortodosse e luterane. Impressionante la Cattedrale con il campanile (staccato dalla chiesa) che assomiglia ad un faro. La via centrale è pedonale e molte facciate sono restaurate. Molti monumenti sono stati ricostruiti, la Cattedrale restaurata; è una cittadina dove si può notare – più che nelle altre due capitali – l’evoluzione di una cittadina ex sovietica che vuole prepotentemente entrare in Europa.

Eppure una cosa le accomuna, ma purtroppo in senso negativo, ed è la limitata apertura al turismo. Mi riferisco prevalentemente all’accoglienza, alla possibilità d’utilizzo delle carte di credito, alla qualità delle strade, alla qualità ed al numero dei campeggi alle volte inesistenti per chilometri e chilometri, alla “mancata cortesia” – nei musei, nei castelli, ovunque vi fossero opere d’arte o opere commemorative, storiche, politiche, sociali, culturali – di affiancare alla didascalia in lingua locale una traduzione almeno in inglese, permettendo di comprendere, a chi non del luogo o che non conoscesse la lingua originale, cosa fosse, cosa rappresentasse, perché venisse commemorato o perché fosse in quel posto un oggetto, una statua, un monumento, uno splendido oggetto d’arte.

Si possono acquistare diversi souvenir in tutti i posti frequentati da turisti, negozi di souvenir, chioschetti, gallerie d’arte folcloristica, ma naturalmente quelli più richiesti sono gli oggetti in ambra, dai gioielli ai soprammobili, dall’oggettistica alla bigiotteria, ai veri capolavori d’arte, con prezzi di tutti i tipi e per tutte le tasche, tutto commisurato naturalmente alla qualità, alla preziosità e alla lavorazione di ogni esemplare.

Altra curiosità. Tra i prodotti alimentari tipici della Lettonia vi è, per esempio, il pane nero/scuro fatto con farina di segale, gustoso, per palati amanti dei sapori naturali, ottimo con burro e marmellata la mattina a colazione.

Riflessioni finali

Leit motiv del viaggio nelle Repubbliche Baltiche è la presenza dell’ambra dappertutto, nelle gioiellerie così come nelle bancarelle di strada

Come dicevo è stato un viaggio abbastanza lungo ed in alcuni momenti anche impegnativo per lo stato di degrado delle strade, per il modo azzardato e spesso pericoloso di guidare della gente dei luoghi e per le strade spesso deformate fino al limite della percorribilità, costringendoci spesso a rischiare di uscire fuori strada o di collidere, in strade particolarmente strette con i mezzi che venivano in senso contrario.

Ma un viaggio bello ed interessante, molto vario: toccante la visita alla Collina delle Croci che si trova a pochi chilometri dalla città di Siauliai; distensivo l’attraversamento di lunghi tratti di strada che s’inoltrava nei boschi in mezzo ad altissimi alberi che non filtravano la luce del sole; affascinanti le cicogne incontrate un po’ ovunque, con i loro nidi costruiti su altissimi pali, o che sgambettavano nei prati lungo le strade o vicino le fattorie; preoccupante la quasi totale sconoscenza della lingua inglese nelle persone di età media, non parliamo dei vecchi; soltanto qualche giovane riusciva ad esprimersi nella lingua internazionale, e questo fa ben sperare; triste notare che si ride poco, in alcuni posti per nulla, facce tirate, visi serissimi: mi è venuto di attribuire questo stato di cose alla, penso, grande difficoltà che la maggior parte di quella gente deve affrontare giornalmente per arrivare a fine mese, oppure al fatto che è gente che ha sofferto per tanti anni gli stenti che un regime imponeva in nome di un obbedienza cieca e della massima devozione; rallegrante constatare la presenza della luce solare fino alle 23 poiché il sole a quelle latitudini tramonta molto tardi; fa riflettere il vedere che in tutti i cimiteri, sia che si tratti di un minuscolo paesino di montagna sia che si tratti del cimitero della capitale, le tombe sono tutte rigorosamente a terra, forse qualcuna un po’ più lucida con la croce in marmo, altre in legno semplice e spoglio, ma tutte in terra: niente casette, villette, palazzi, come si vedono invece in luoghi a noi ben noti. E penso proprio che avesse ragione quella splendida poesia di Toto’ che diceva: ‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.’

Ma senz’altro in questi tre Paesi non ci sono soltanto le capitali delle quali ho voluto soltanto citare dei minimi tratti, dei cenni per poter avere degli spunti magari per una prossima visita, se vi hanno incuriosito.

Molte sono invece le città – come Kaunas, Klaipeda in Lituania o Kuldiga, Liepaja, Cesis, Sigulda in Lettonia, o ancora Narva, e Tartu in Estonia – così significative perchè raccontano al viaggiatore della gente di queste terre, ma anche dell’antico regno Polacco-Lituano, degli imperi prussiano e zarista e naturalmente dell’ex Unione Sovietica.

Se vi va, andateci adesso, prima che il fiume turistico sia in piena.

Il Golgota lituano

Kryžiu Kalnas, la Collina delle Croci, è un luogo di pellegrinaggio ed una meta turistica che si trova nei pressi della città lituana di Šiauliai, lungo la Strada E77 che collega Kaliningrad a Riga, tra i paesini di Domantai e Jurgaiciai. La collinetta, di per sé, è piccola cosa. Si tratta di una piccola altura, alta appena poche decine di metri, ma trovandosi in una regione quasi completamente piatta, svetta anche a distanza; su di essa si erge una enorme quantità di croci, piantate per devozione dai pellegrini secondo una tradizione popolare che dura da alcuni secoli, ma che nella seconda metà del XX secolo ha anche assunto un ulteriore significato: essere il simbolo dell’identità nazionale lituana.

Naturalmente, le origini della Collina delle Croci si colorano di leggenda. Si narra di un castello distrutto dai Cavalieri Portaspada nel Trecento, sui cui ruderi sarebbe sorto il simbolo della fede e della nazione lituana. La prima menzione risale comunque al 1850; più probabilmente, l’uso di allineare croci sulla collinetta nacque dopo il 1831, quando fallirono i moti di ribellione all’Impero zarista che si era annesso la Lituania nel 1795. A fine Ottocento le croci erano poco più di un centinaio, per lo più di grandi dimensioni, ed esisteva anche una piccola cappella di mattoni. Continuò a crescere, sempre indissolubilmente legando religiosità e patriottismo; ai suoi piedi le messe diventavano, contemporaneamente, manifestazioni nazionaliste. Questo non poteva piacere ai comunisti di Mosca, che nel 1961 la rasero al suolo.

Golgota

Ma appena cancellata la Collina iniziò a risorgere; le croci ricomparivano sempre più numerose; venne portata nuova terra, si scavò per riportare alla luce le croci abbattute. Quattro volte i sovietici l’hanno spianata con i bulldozer. Quattro volte è risorta sempre più ricca e non c’è stato comunismo capace di ucciderla. Il sito fu piantonato dall’Armata Rossa, sorvegliato dal Kgb. Si pensò addirittura ad allagare l’area, per trasformare la collina in un’isola inaccessibile. Ma la caparbietà dei lituani finì per vincere. Ancora oggi si possono individuare le croci scampate ai bulldozer, in ferro; erano state cementate al suolo, e strappate via a forza. Recuperate, ora svettano un po’ sbilenche, raddrizzate a martellate, in equilibrio solo apparentemente precario su blocchi irregolari di cemento ormai messi a nudo.

Oggi le croci sono innumerevoli: impossibile contarle tutte. Ce ne sono di ricche, elaborate, magari un po’ pretenziose, di ogni dimensione, foggia e materiale, da piccole croci in plastica fabbricate in serie a croci artistiche monumentali che si possono acquistare nelle bancarelle limitrofe al posteggio che si trova circa cinquecento metri prima della collina; ce ne sono di povere, poverissime, messe insieme con due pezzi di ferro scippati a chissà quale cantiere, ma saldati con cura. Ogni giorno se ne aggiungono di nuove, e poi tantissimi rosari, medagliette; altre nuovissime. Le più antiche finiscono di perdersi nel terreno, confondendosi con la terra che le sostiene e con le altre innumerevoli cadute.

La Collina delle Croci fu visitata il 7 settembre 1993 da papa Giovanni Paolo II. Il crocefisso di legno col Cristo bronzeo da lui donato è stato posto ai piedi della collina. In cima è invece una statua della Madonna con un piccolo inginocchiatoio, dove anche io mi sono poggiato per dire una preghiera. Oggi, conquistata l’indipendenza, queste croci esprimono ancora la profonda fede cattolica dei lituani e la collina rimane un simbolo di una piccola nazione che è stata in grado di preservare la sua identità nonostante secoli passati sotto la dominazione straniera. Ormai il monticello, con i suoi venti metri di lunghezza, non basta più a contenere tutte le croci, che stanno iniziando a colonizzare i fianchi dei vialetti d’accesso, le falde ancora erbose, il piazzale d’ingresso. E non sono più soltanto i lituani ad alimentarla; aperte le le frontiere, entrato il Paese nell’Unione Europea, da tutta Europa convergono turisti, animati da fede o solo da curiosità, a lasciare la loro traccia.

Luigi Fiscella
(2010)