L’altra Croazia

Conoscere ed insieme emozionarsi anche al di fuori dei tradizionali itinerari turistici.

 

Mine in Croazia

Un cartello vieta il transito su una strada per il pericolo di mine

Se Zagabria è l’elegante capitale croata, città di stampo europeo, ma anche molto “mediterranea”, bastano pochi chilometri di autostrada verso nord – in Podravina e poi in Slavonia, terra dove vi sono tracce di età romanica, turca e austro-ungarica testimoniate dalle rocche, dai castelli medievali e dagli eleganti palazzi mitteleuropei – perché tutto cambi, o almeno cominci a cambiare.

Man mano che ci si sposta verso la parte nord-orientale della giovane nazione croata, diventano scarsissime le tracce di turismo; quasi inesistenti sono i campeggi, mentre i rifornimenti di carburante si diradano, ed avere il serbatoio pieno fa sentire meglio. Durante i quasi 650 km che vanno da Varazdin – attraversando Nasice, Osijek, Vukovar, Nova Gradisca, Sisak – fino a Karlovac, non abbiamo mai incontrato un camper. Spesso cartelli indicanti “pericolo mine” chiudevano l’accesso a strade di comunicazione, costringendoci a trovare percorsi alternativi per proseguire nella direzione desiderata.

I recenti e drammatici avvenimenti hanno lasciato dei segni profondi: sono le ferite provocate dalla guerra. Città sventrate da bombardamenti martellanti e sistematici che ancora oggi, a più di dieci anni di distanza dalla fine delle ostilità, non sono ancora riuscite a cancellare i segni del violento conflitto. Le bombe hanno colpito edifici pubblici, case, uffici, non risparmiando chiese, scuole, impianti elettrici, strade. E’ davvero impressionante vedere le tracce che le esplosioni hanno lasciato sugli edifici ad esse adiacenti. Chi ha potuto ha riparato la casa, i più sfortunati hanno dovuto ricostruire in grande economia. Le case sono ricostruite in modo essenziale, tutte uguali e molto spesso a due passi da quelle distrutte, segno forse della volontà di non voler abbandonare il luogo originario; e spiccano sulle altre, perché realizzate tutte in mattoni rossi, senza intonaco né all’esterno né all’interno!

Le città hanno la fisionomia di un vecchio mosaico in fase di restauro, dove le nuove tessere si incastrano e spiccano, tra quelle vecchie e semidistrutte dal tempo. La strada si snoda tra piccole contrade ed agglomerati, formati anche da poche case che sembrano deserte ed assume spesso, la fisionomia di una provinciale: poco traffico, non molto larga, silenziosa.

Varazdin, città storica sulla Drava, appare un po’ come un salotto un po’ come un museo. Il centro si apre all’improvviso intorno al Setaliste j.j. Strossmayera, il borgo vecchio attorno al castello. Centro economico e culturale del settentrione croato, è principalmente una capitale del barocco. Il cuore della città è formato da numerose chiese, conventi e palazzi che tra settembre ed ottobre ospitano orchestre di musica barocca provenienti da tutta Europa.

Nasice è una piccola cittadina e importante centro ortofrutticolo della Slavonia. Di un certo rilievo la chiesa di Sant’Antonio di Padova con il convento francescano e la residenza di Dvorac Pejacevic, una villa dove la musicista divenne la prima compositrice locale, costruita nel 1811 al centro del parco in stile inglese della cittadina.

Blindato

Osijek è la più grande città della Slavonia, importante centro culturale ed importante sede universitaria. Costruita dai croati dopo la liberazione dell’impero turco, assunse la forma di fortezza alla quale si accedeva tramite quattro porte di cui una è ancora esistente, la porta dell’Acqua. E’ una cittadina sobria, gli edifici non sono sfarzosi perché originariamente furono costruiti per i soldati, per le loro famiglie e la media borghesia. Maestosa è invece la cattedrale che si erge in una piazza che in questo periodo è tutta un cantiere, perché si sta provvedendo a creare corsie-binari per i tram con tutto ciò che ne deriva: impianti elettrici, segnaletica, asfalti, marciapiedi. Oggi conserva ancora i segni dell’ultima guerra contro i serbi, ma tuttavia si nota il forte desiderio di ritornare il centro di primaria importanza che fu. Immancabile è la passeggiata serale lungo il Drava.

Vukovar è una città di frontiera, con una distruzione quasi totale: tantissime le abitazioni distrutte ancora pericolanti, abbandonate; vistosi i segni delle esplosioni sugli edifici restati in piedi. Anche la stazione ferroviaria, quasi completamente distrutta, si avvia molto lentamente alla ricostruzione. Profondamente segnata dal conflitto era, un tempo, “la perla barocca” della regione nord-orientale della Croazia, con il castello e le sue chiese settecentesche. Numerose le case barocche, ormai quasi del tutto scomparse.

Da qui ci si immette sull’autostrada A1 in direzione Zagabria, dove il traffico è molto moderato, e si giunge a Nuova Gradisca, piccolo centro industriale, con fabbriche di utensili per la lavorazione del legname, anch’essa danneggiata dalla guerra. I danni sono ancora evidenti sulle abitazioni, chiese e palazzi barocchi. Quasi nessuno per la strada, qualche bambino che gioca con niente, silenzio; quei due o tre anziani ci guardano come a dire: E voi cosa ci fate qui? Cosa pensavate di trovare? Avete sbagliato strada?.

Infine eccoci a Sisak, antica città fortificata, fondata dai romani e ricostruita dai croati, famosa per aver fermato l’invasione dei Turchi nel 1593. Oggi, anch’essa ferita dal conflitto, è un centro industriale ed un importante porto fluviale sulla Kupa. A nord della città, si trova il castello di Okic del sec. XIII, di forma triangolare, dovuta ai tre potenti bastioni triangolari che lo cingono.

Proseguiamo sulla strada in direzione di Karlovak, ormai siamo molto vicini alla città, e subito prima del fiume Mreznica, sulla sinistra, incontriamo un museo all’aperto dei mezzi militari che hanno combattuto da quelle parti: carri armati, cannoni e mezzi corazzati tra case diroccate e bucherellate, una storia che raccontarla una volta è già troppo. Un cartello all’ingresso, dal tono chiaramente ironico, recita: “Qui fu arrestata La Grande Armata Serba”.

Plitvicka Jezera
Plitvicka Jetzera

L’uomo con la sua intelligenza, il suo estro, il suo genio ha inventato tante cose splendide e grandiose, degne di tanta ammirazione, ma molto spesso la natura supera tutto ciò proponendoci spettacoli naturali incredibili, singolari, irriproducibili, sfarzosi.

Tra questi si può senz’altro annoverare una delle più belle creazioni della natura in Europa: Il Parco Nazionale di Plitvice; un complesso di sedici laghi carsici dalle limpidissime acque, che al variare dell’incidenza della luce, della vegetazione e del contenuto del fondo assumono colori che comprendono tutte le sfumature del verde e del celeste. I laghi si estendono su gradoni di roccia per sette chilometri, collegati tra loro da novantadue spumeggianti e rumorose cascate.

Il parco si trova all’interno della Croazia, nella regione del Lika dopo il passo di Vratnik e Otocac. Si estende su 19.479 ettari di cui 14.000 sono ricoperti da foreste. Numerosi fiumiciat-toli e ruscelli forniscono l’acqua ai laghi, ma il principale è il fiume Korana, che ha scavato erodendo le rocce calcaree, la pietra più in larghezza che in profondità.

I depositi bianchi che ricoprono il fondo dei laghi conferiscono alle acque un colore cristallino. Per la sua singolare bellezza, il complesso dei Laghi di Plitvice, proclamato Parco Nazionale nel 1949, è stato iscritto nel 1979 nel Registro Mondiale del Patrimonio Naturale dell’Unesco. Per via di un gran dislivello, che va dai 400 ai 1.200 metri, il parco è popolato da diversi tipi di vegetazione, tra cui i più numerosi sono il faggio, l’abete ed il pino bianco.

Per visitare il parco bisogna fornirsi di una mappa, perché i sentieri sono tantissimi. Se si ha del tempo a disposizione è consigliabile percorrere il circuito più lungo, della durata di sei ore, contrassegnato con la lettera “H”, che comprende sia il trenino che porta nel punto più alto del parco da dove inizia l’escursione a piedi, sia l’attraversamento del lago più grande con il battello. Si cammina tantissimo attraverso sentieri e camminamenti nella foresta, aiutati nell’attraversamento dei laghi anche da passerelle di legno, in un ambiente incontaminato e dove si respira un’aria purissima.

A fine gita col battello c’è la possibilità di consumare un pranzo a base di prodotti locali o di arrosti vari cucinati alla griglia, in un’area verde posta ai piedi di una vallata attrezzata per il ristoro, con tante panche e tavoli ricavati dai tronchi degli alberi e protetti da ombrelloni per potersi riposare e ristorare.

Impossibile perdere l’occasione di godere di un così fantastico spettacolo dove i protagonisti assoluti sono l’acqua, i colori, la ricchezza della flora, le foreste, l’aria pura e di riflettere sulla necessità di proteggere gli ambienti naturali che diventano sempre più rari attentando così ad un equilibrio che si va perdendo. Ma analoga riflessione non dovettero fare gli eserciti serbo e croato che proprio qui si fronteggiarono a lungo in una delle più sanguinose e assurde battaglie della loro guerra. Anche se tutti i centri vicini hanno ancora i segni e il ricordo di quei tristi giorni, fortunatamente almeno all’interno del parco nulla più ricorda la guerra.

L. F.

Luigi Fiscella
(2004)