Le regine del Baltico

Copenaghen e Stoccolma, ma non solo: luoghi, colori e sensazioni della Danimarca e della Svezia meridionale.

 

Quando varchiamo la barriera del porto di Rostock, in Germania, per immetterci nella rampa che introduce nel traghetto diretto a Gedser, in Danimarca, fra noi serpeggia una certa emozione. Abbiamo girato l’Europa in lungo e in largo, abbiamo superato tante emozioni dinanzi a spettacoli incantevoli, opera della natura e della mente umana, ma la consapevolezza che stiamo per entrare nella regione del mar Baltico ci stimola nuove sensazioni, come quelle che si provano quando si sta per scoprire qualcosa di nuovo e di tanto atteso.

Il traghetto avanza maestoso in un mare tranquillo, destreggiandosi lentamente fra le piccole imbarcazioni che lo circondano. Di fronte a noi si estende un orizzonte sereno, dai bei colori intensi del primo pomeriggio, e, poco lontano, un numero indefinito di barche a vela, troppe per essere lì per caso. Evidentemente siamo nel mezzo di una regata velica, un motivo scenografico e d’emozione in più, offertoci in questa splendida striscia di mare che separa Germania e Danimarca.

Dopo essere sbarcati c’immettiamo nella E.55, attraversando una campagna ridente e tranquilla, scorrendo a velocità costante e ‘limitata’ lungo un dritto nastro d’asfalto. La guida è rilassata sia per l’andatura regolare, rigorosamente sotto il limite di velocità imposto, sia per le poche macchine che s’incontrano. Il tempo passa senza che quasi ce n’accorgiamo ed ecco all’improvviso davanti a noi si leva un cartello con una grande scritta: KØBENHVN, Copenaghen, la prima Regina del Baltico.

Il porto-canale di Nyhavn

La magica Copenaghen

Da noi solitamente le grandi città sono oppresse da un traffico caotico e soffocante e magari tante volte ci siamo detti: chissà che guaio per i turisti, che non conoscono la città, il dovere destreggiarsi in mezzo a tanta confusione! Eppure, nonostante siamo in una metropoli con più di un milione di abitanti, il traffico scorre agevole e ordinato, tanto che non ci risulta difficile individuare la meta del nostro soggiorno, l’area di sosta per camper “City Camp”. Qui respiriamo un po’ d’aria di casa, sentendo parlare italiano a destra e a sinistra, ma presto rientriamo nella magica atmosfera straniera, nella quale vogliamo sentirci.

Il Camp è un po’ spartano, coi servizi ridotti all’essenziale e piuttosto lontani da noi, ma il nostro mezzo, dotato di ogni confort, ci esime da tali scomodità esterne. In compenso esso ha una posizione strategica, a pochi chilometri dal centro, ben servito da battelli e autobus a pochi passi. Inoltre da qui si gode un panorama luminoso lungo uno dei canali, che costituiscono un importante tessuto viario della città.

Nel 1167 il vescovo di Roskilde, Absalon, fece erigere sull’isola di Strandholm una fortezza per difendere il territorio dalle scorribande dei pirati e per controllare il traffico marittimo sullo stretto. Da questo nucleo originario e attraverso alterne vicende di distruzioni e rifacimenti, si sviluppò Copenaghen, assunta nel 1443 per volere di Enrico VII di Pomerania al rango di capitale del regno di Danimarca. La crescita della città è stata costante nel corso dei secoli ed oggi essa è una metropoli variopinta, ricca di storia e di maestose opere monumentali, centro commerciale ed industriale fra i più importanti di tutta l’area scandinava. Città di vita (numerose birrerie e locali d’ogni tipo riempiono le vie del centro), è anche città di cultura, sede di una rinomata università.

L’indomani ci avviamo di buon’ora per iniziare il nostro giro turistico. La prima meta è il porto-canale di Nyhavn, creato nel 1671 come ingrandimento del porto, e che si estende fino a lambire la centralissima Kongens Nytorv, la principale piazza di Copenaghen. Divenuto un quartiere malfamato, dove si concentravano locali d’infimo ordine, di recente è stato completamente risanato, sia sostituendo le botteghe con eleganti caffè e ristoranti alla portata di tutte le tasche, sia restaurando gli antichi edifici sei e settecenteschi, che si allineano lungo le due sponde. E’ un panorama multicolore e variopinto, così lontano dagli standard ai quali siamo abituati.

Il castello di Rosenborg

Dopo esserci attardati a girovagare in quest’ambiente tanto affascinante, iniziamo il giro vero e proprio. La prima meta, un po’ il simbolo dell’architettura in Danimarca, è il Rosenborg Slot, pregevole castello rinascimentale, immerso in un gran parco, denominato Giardino del Re, fatto costruire fra il 1606 e il 1633 da Cristiano IV, originariamente come “casa di piacere”. Caratteristica è la sua struttura interamente in laterizio, scandita da inserti in arenaria che ne accentuano il suo sviluppo orizzontale. Variamente ampliata, divenne residenza reale e sede del tesoro della Corona per assumere infine nel 1833 l’attuale funzione di museo. Dalla torretta ottagonale, al centro del lato orientale, si accede nell’antica cantina dove è custodito il tesoro. Pareti di cemento armato e possenti porte blindate custodiscono oggetti di fantastica bellezza e di inestimabile valore, corone tempestate di perle e pietre preziose, collari dei più importanti ordini danesi, gioielli di ogni tipo.

Lasciamo questo luogo incantato, dove ci siamo divertiti ad immaginare fantasiosi acquisti dei tanti monili esposti come nelle vetrine di un negozio, e passiamo a visitare le ricche sale del castello. Di stanza in stanza passiamo lungo un’esposizione di arredamenti e ceramiche di gran pregio, che come una rassegna cronologica manifestano l’opulenza raggiunta dal regno di Danimarca tra il Seicento e il Settecento. Degna di nota è la Grande Galleria, una sala che occupa tutto il piano superiore del palazzo, fino al 1840 destinata alle incoronazioni reali. Su un lato spicca sotto un severo baldacchino il trono d’argento del 1715, sorvegliato da tre leoni d’argento che risalgono alla seconda metà del seicento.

Tornati al di fuori del castello, riprendiamo il cammino per le ampie strade dai severi edifici; siamo così di fronte all’imponente mole in stile barocco della chiesa di Federico (Frederiks Kirken), detta anche chiesa di marmo (Marmorkirken), sorta in un piccolo slargo lungo la Frederiksgade. Riprendiamo ancora il cammino. Di fronte a noi avanza un piccolo drappello delle Guardie Reali con le eleganti uniformi ed il caratteristico colbacco. Ci fermiamo affascinati dalla loro coreografia, senza immaginare di assistere ad uno “spettacolo” fuori programma: il semaforo che si trova davanti il loro senso di marcia all’improvviso diventa rosso ed ecco il manipolo, dopo un imperioso alt, si arresta in marziale attesa fino a quando il colore verde torna a dare via libera.

Poche centinaia di metri ci portano all’attuale residenza reale, il complesso di Amalienborg, costituito da quattro palazzi rococò disposti attorno ad una vastissima piazza ottagonale. Sul lato meridionale un elegante colonnato neoclassico, realizzato nel 1780, unisce il Moltke Palœ, detto di Cristiano IV e riservato ai ricevimenti ufficiali, e lo Schack-Løvenskjold Palœ, detto di Cristiano IX, oggi residenza ufficiale della regina Margherita II, la cui presenza è segnalata dallo stendardo reale.

Ritornati al Nyhavn, ci lasciamo tentare da un caratteristico ristorante proprio lungo il canale, il Barok, dentro una dimora antica, arredata in stile d’epoca. Accolti con un leggiadro sorriso da splendide ragazze, che sembrano appena selezionate in un concorso di bellezza, riposiamo i corpi stanchi in soffici sofà di velluto rosso e ci rifocilliamo lo stomaco con un piatto unico a base di insalata di pollo, roastbeef, cotoletta di pesce ed insalata. A malincuore lasciamo questo posto ameno, ma il “dovere” di turisti ci chiama. Comunque resta ben poco da fare, perché alle 17 qui ogni attività si ferma, comprese le corse dei battelli, che percorrono i canali e che rappresentano un utile mezzo di comunicazione per la visita della città. Decidiamo così di chiudere la giornata, facendo un ampio giro lungo i canali con l’ultima corsa della cosiddetta linea verde, per avere un quadro d’insieme del centro storico.

Il giorno dopo siamo pronti all’imbarcadero, che si trova nelle vicinanze dell’area di sosta dei camper, per prendere la prima corsa (alle ore 10.05) del solito battello. Prima tappa della giornata: il castello di Christianborg. Oggi in parte sede del Parlamento, della Corte Suprema e del Governo, la severa e imponente costruzione neoclassica a tre piani, dominata da un’alta torre con guglia rivestita di rame, sorge là dove nel 1167 fu costruita la fortezza che rappresentò il primo nucleo di Copenaghen. L’edificio ha conosciuto nei secoli diverse vicissitudini. Ripetutamente distrutto durante le continue lotte, che videro i danesi contrapposti alla lega anseatica, più volte assalito da furiosi incendi, tra cui quello del 1795, che distrusse quasi totalmente i quartieri medievali, esso risorse definitivamente nel 1907 nella configurazione attuale.

Proseguiamo il giro, immettendoci nell’ampio viale dedicato a H.C.Andersen. Intravedendo sul lato opposto uno degli ingressi del famoso parco di Tivoli, poco più avanti ci troviamo davanti il monumento ad Andersen, meta di tanti turisti, e non solo bambini, che si soffermano per le foto di rito. Fatti ancora pochi passi, si apre sulla destra una piazza di grande dimensione, dominata su un lato dall’imponente costruzione interamente in laterizio del Rådhuset, il Municipio di Copenaghen. Ispirato a forme rinascimentali scandinave e italiane, l’edificio, costruito tra il 1892 e il 1905 dall’architetto danese Martin Nyrop, è articolato come un grande quadrilatero, nel cui centro si trova la Rådhushallen, un’ampia sala consiliare, ornata da busti di illustri danesi, utilizzata per ricevimenti ufficiali o altre manifestazioni pubbliche. L’ampio vano è coperto da un lucernario, che dà all’ambiente una suggestiva atmosfera di luce.

Il Municipio di Copenaghen

Conclusa la visita dell’edificio, ci immettiamo nell’arteria pedonale dello Strøget, una via lunga quasi due chilometri, che rappresenta l’asse fondamentale di tutto il centro storico. Si sussegue una fila continua di edifici dalla facciata elegante e dai tenui colori, palazzi storici e monumentali, botteghe di artigiani e negozi di ogni genere, dalle chincaglierie agli articoli di alta gioielleria. Qua e là artisti di strada si esibiscono attirando la curiosità insieme a mimi di grande effetto visivo o con la melodia di qualche strumento musicale.

Amagertorv è la più famosa ed attraente piazza della città. Vi giungiamo dopo una lunga camminata, fatta a passo lento, passando davanti una serie di scintillanti vetrine. Di forma triangolare è circondata da eleganti costruzioni risalenti al settecento, alcune di grande valore storico oltre che architettonico. Fra esse è la Mathias Hansen Gård, al civico 6, costruita nel 1616 in stile rinascimentale olandese come residenza privata ed oggi sede espositiva e commerciale della famosa fabbrica di porcellana danese Den Kongelige Porcelainsfabrik, più nota come Royal Copenaghen. Al pianterreno è allestita una mostra di manifatture caratteristiche, servizi completi di piatti, vasi e statuette di ogni dimensione. Sono tutte opere di grande pregio artistico, sulle quali prevale il caratteristico azzurro brillante, purtroppo dai prezzi decisamente accessibili soltanto a pochi amatori. Non ci resta che lasciarci prendere dalla fantasia, che rende tutto possibile, e di vedere collocato questo vaso o quest’altra statuetta in qualche angolino di casa nostra.

Riprendiamo coscienza di essere “semplici” turisti e torniamo a confonderci nella massa chiassosa che affolla la piazza. All’estremità occidentale di Amagertorv sorge il complesso monumentale dello Spirito Santo (Helligåndskirke), originariamente parte dell’omonimo monastero del 1474. Dopo un’accurata visita dell’edificio ci lasciamo attrarre da una piccola folla, dentro il giardino della chiesa, divisa tra alcuni tavolini sparpagliati sotto la frescura di alberi secolari ed un grande gazebo, al cui interno fanno bella mostra leccornie appetitose. Approfittiamo ben volentieri dell’opportunità offertaci dalla mensa parrocchiale, naturalmente calvinista, e con modica spesa ci rifocilliamo con panini e insalata e concludiamo con delle fette di un’ottima torta.

Completiamo il lungo giro percorrendo lo Strøget e, tornati alla Kongens Nytorv (la nuova piazza del re), arriviamo al punto di partenza, il porto-canale di Nyhavn. Qui, dopo una breve attesa, utile ancora per ammirare l’ambiente circostante e fare qualche fotografia, riprendiamo il battello della linea verde. Solchiamo le placide acque del mare racchiuso nell’ampio canale dell’Inderhavnen, spaziando dal battello scoperto su un panorama vastissimo, procedendo lentamente, quasi che nessuno, neppure il personale di bordo, avesse premura di arrivare. La giornata è splendida, l’aria è tersa, neanche sembra che siamo al centro di una grande metropoli industriale. Imponenti generatori eolici si mischiano lontano e senza contrasti ad enormi edifici portuali, immani e piatte facciate di quelli che ancora oggi sono i magazzini del porto. Sotto un sole caldo, ma non più cocente, il battello si dirige verso la riva in un punto dove si trova raggruppata un’insolita folla di persone. Davanti ai nostri occhi si staglia, sempre più netta e sempre più grande, la figura esile della famosa Sirenetta, protagonista della fiaba di Andersen, la Lille Havfrue, realizzata nel 1913 e divenuta uno dei simboli di Copenaghen.

La famosa Sirenetta, divenuta ormai il simbolo di Copenaghen

Faticosamente e non senza rischio di qualche scivolone ci portiamo davanti la celebre statua, aspettando con grande pazienza che venga il nostro turno per immortalare questo momento magico con una foto ricordo, abbracciati anche noi alle sue fredde membra. Chissà perché, ma questo corpicino nudo e abbandonato sullo scoglio, dall’aspetto malinconico, come immerso in profondi pensieri, ispira una grande tenerezza. Verrebbe di confortarla e chiederle il perché di tanta tristezza. Ma altra gente incalza impietosa e ci distoglie ben presto da queste considerazioni.

Riprendiamo infine la via del ritorno sul prossimo battello che attracca. I nostri pensieri non sono più rivolti alla triste Sirenetta, come se fossimo consapevoli che non potremmo in ogni caso mutare il suo destino; il pensiero è rivolto ai due giorni trascorsi in questa splendida città, così elegante e nobile, austera e dignitosa, come si avviene ad una grande Regina. Ci rincresce davvero doverla lasciare, ma siamo “turisti” ed il calendario scorre implacabile, giorno dopo giorno, ed ancora abbiamo tanti altri posti che ci aspettano. L’ultima corsa ci porta all’attracco attiguo al City Camp. Il tempo degli ultimi preparativi e subito siamo ancora una volta in marcia, lasciandoci alle spalle la splendida e indimenticabile Copenaghen.

I dintorni della capitale danese

Imbocchiamo facilmente l’autostrada 21 e procediamo per circa 40 chilometri, avvolti da un traffico regolare e attento ai rigorosi limiti di velocità. E’ ancora giorno quando arriviamo alla periferia di Roskilde, a circa 4 chilometri dalla città, in un territorio dominato da estesi prati verdi e parchi al limite di un mare dall’intenso colore azzurro. Sembra che non esista discontinuità tra il territorio circostante e l’interno del Roskilde Camping, ameno campeggio a tre stelle, dove troviamo la sistemazione per la notte. Attorno a noi non c’è molta gente e regna un grande silenzio. Anche quelli che ci stanno accanto, compresi una frotta di bambini che giocano, rotolandosi sul prato, quasi neppure si sentono.

Roskilde significa molto per la storia della Danimarca. Sorta in posizione strategica all’estremità meridionale di un lunghissimo fiordo, essa assunse per secoli il compito di centro politico e religioso della nazione, mantenendo fino al 1443 il ruolo di capitale del regno. Questo splendido passato si manifesta tuttora nei suoi monumenti, primo fra tutti il Duomo (Domkirke), imponente edificio dalla severa facciata in mattoni e dagli interni spaziosi e austeri. Dichiarata nel 1995 dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, la splendida cattedrale fu iniziata nel 1170 dal vescovo Absalon e successivamente ampliata e rimaneggiata per adattarla sempre più alla sua funzione di sacrario delle Famiglia Reale danese. Dovunque sorgono sarcofaghi e monumenti funebri, alcuni relativamente semplici e altri pomposamente ricchi di statue e marmi sfarzosi. Alle spalle dell’altare spicca il sarcofago della regina Margherita I, realizzato a Lubecca nel 1423 in alabastro e marmo nero e sormontato dalla placida figura giacente della regina.

La cattedrale di Roskilde

Come dentro un grande cimitero monumentale ci aggiriamo lungo le numerose cappelle ai lati del sacro edificio. E’ un continuo zigzagare tra i tanti sacelli posti un po’ dovunque, come collocati là dove si trovava un posto libero, passando davanti ai tanti personaggi che hanno fatto la storia della Danimarca, alcuni a noi noti dai libri di storia o per il recente passato ed altri assolutamente ignoti.

Fatto un breve giro nel centro della città, ci portiamo alla seconda grande attrazione di Roskilde, il Museo delle navi vichinghe. Si tratta di una bassa costruzione, che contiene cinque imbarcazioni di diversa stazza, scoperte nel 1957 e recuperate con un metodo particolare di prosciugamento del mare circostante. Navi da guerra e da carico, esse furono intenzionalmente affondate tra il 1000 e il 1050 all’imboccatura del fiordo, a circa 20 chilometri dalla città, per impedire la navigazione del mare antistante Roskilde onde proteggerla da eventuali incursioni nemiche. Un’accurata esposizione e valide spiegazioni in diverse lingue fanno conoscere la storia e la vita delle popolazioni vichinghe, la loro espansione e la particolare tecnica con cui costruivano le agili imbarcazioni, tanto famose per avere solcato mari lontani, fino alle estremità dell’oceano.

Il Museo delle navi vichinghe

Attiguo al museo è stato allestito un reale cantiere, dove ancora oggi sono costruite delle navi vichinghe come quelle di allora, adottando scrupolosamente le originarie tecniche di costruzione, perfettamente in grado di navigare, anche se ad uso turistico. Riprendiamo la 6 e dopo circa 40 chilometri giungiamo a Hillerød, piccola cittadina celebre per il suo castello, Frederiksborg. Complessa struttura architettonica più volte riedificata dopo distruzioni belliche o incendi devastanti, rappresenta la più bella tra le residenze reali danesi. Definitivamente assunto a museo nel 1878, vi si racchiude un numero altissimo di opere d’arte, in parte originarie del tempo e in parte reperite da altre sedi per sostituire quelle perdute.

E’ un’impresa ardua descrivere in poche righe quello che il castello custodisce, tanta è la preziosità e la quantità delle opere contenute. D’altronde nessuna descrizione riuscirebbe a rendere pienamente un’idea dello sfarzo e delle ricchezze viste. Non si tratta, infatti, di tentare una descrizione degli stucchi e delle pitture che adornano pareti e soffitti, ma di rendere visibili agli occhi di chi legge la miriade di opere preziose che si trovano distribuite nei vari ambienti, e cioè tele, porcellane, ritratti, mobili intarsiati, preziosi orologi, mappamondi e altro e altro ancora. Possiamo soltanto dire che certamente merita una visita la splendida Cappella reale (Slotskirke), vero scrigno dorato, pregevole merletto di stucco, la cui ariosa eleganza, pur nella ragguardevole abbondanza barocca, lascia letteralmente estasiati.

Dall’imponente castello di Frederiksborg all’austero maniero di Kronborg il tragitto è breve. Ci troviamo ad Helsingør, la Elsinore patria di Amleto. Posta proprio di fronte la Svezia, da cui la separa una striscia di mare di soli 5 chilometri, il castello si erge come poderosa fortezza a difesa delle terre danesi, munita da numerosi cannoni posti lungo i bastioni prospicienti il mare. Data l’ora non possiamo visitarne l’interno, per cui ci attardiamo a girovagare a ridosso delle mura, lo sguardo sempre in direzione dell’imponente mole, quasi a volere scorgere al suo interno la figura esile dell’eroe shakespeariano.

Verso la Svezia

La giornata volge al termine e noi dobbiamo affrettarci a prendere il traghetto che ci porterà alla vicina Svezia. L’imbarco è agevole e spedito ed in pochi minuti ci troviamo nella capiente pancia della nave. La navigazione è tranquilla e dura appena mezz’ora. Quando ritorniamo al di fuori, nulla sembra sia cambiato, il panorama circostante è lo stesso. Solo il diverso colore delle bandiere e una lingua per noi leggermente diversa ci ricordano che ci troviamo in Svezia. Quando, però, ci immettiamo sulla E.4, che si dirige a nord, il cambiamento è radicale. Al panorama pianeggiante della Danimarca si sono sostituite fitte foreste di conifere, pittoreschi laghetti che sgorgano dal nulla nel mezzo di tanto verde e caratteristiche case di campagna dagli arditi tetti spioventi. Ci addentriamo per un centinaio di chilometri e ci rifugiamo nella tranquillità di un paesetto lungo la strada per il pernottamento.

L’indomani siamo pronti di buon’ora. Trascorsa la notte in placida quiete, la cittadina che ci ospita serba ancora un rispettoso silenzio, da sembrare quasi disabitata come in un giorno festivo. Riprendiamo la E4, proseguendo verso nord fino a giungere a Gränna, delizioso centro di campagna, che praticamente si sviluppa lungo l’arteria che l’attraversa. Compresa tra il vicino lago Vättern ed ampi boschi sulle colline circostanti, essa offre un ambiente particolarmente affascinante, arricchito dallo svolgersi ai lati della strada di variopinte casette in legno del secolo XIX, dove si susseguono negozi di vario tipo, particolarmente di genere alimentare. Ci appare subito la peculiarità di questi negozi, un po’ una caratteristica comune ad altri in terra svedese, sia per la merce in sé che per la maniera come è esposta. Un prodotto tipico, che ha reso famosa Gränna in tutta la Svezia sono i “Polkagrisar”, bastoncini a strisce rosse e bianche di zucchero aromatizzato alla menta, di cui ci è data l’opportunità in un laboratorio di assistere ad alcune fasi della sua lavorazione.

Riprendiamo l’autostrada che scorre come un nastro sinuoso tra lussureggianti foreste ed immensi prati verdi, spazi smisurati e quasi deserti, dove s’incontrano di tanto in tanto isolate case di legno dai grandi tetti inclinati. I chilometri corrono regolari, nel rispetto del limite di velocità e confortati da un traffico poco intenso. Siamo già a metà pomeriggio quando entriamo nella periferia di Stoccolma.

La ricca Stoccolma

Fin dal primo approccio, addentrandoci nella città attraverso una strada che costeggia un ampio canale, abbiamo immediatamente un’idea della maestosità della grande metropoli, che già al primo apparire si manifesta come vera Regina del Baltico.

Secondo la tradizione la sua fondazione risale al 1252 ad opera di Birger Jarl, ma già esisteva un precedente insediamento nel XII secolo nell’isola di Helgeandsholmen, che ben presto si estese e si popolò fino ad essere fortificato con una cinta muraria. Per secoli la città prosperò, ma sempre sotto l’incubo dei continui incendi, che ne distruggevano le abitazioni in legno, fino a quando si cominciarono a costruire edifici in pietra. Lo sviluppo non si arrestò neppure durante il periodo dell’egemonia danese, ma “esplose” letteralmente all’inizio del periodo d’oro della Svezia, quando essa divenne una potenza dominatrice del Baltico sotto l’influsso della dinastia dei Vasa. Per poco più di un secolo (dal 1611 al 1718) la Svezia entrò di prepotenza nella storia d’Europa, imponendosi come potenza militare di primo piano. In questo fausto periodo Stoccolma si arricchì di palazzi monumentali e pieni di fasto, che la rendessero degna del suo nuovo ruolo di grande capitale. In comune con l’eterna antagonista, Copenaghen, la seconda regina del Baltico, Stoccolma non ha soltanto la storia che nei secoli ne accomunò i destini, ma anche la sua struttura urbana.

Come Copenaghen, anche Stoccolma vive sul mare a ridosso di tante isolette, unite fra loro da ponti e collegate attraverso ampi canali, serviti da un efficace servizio di battelli. Il nucleo storico, Gamla Stan, la città vecchia, rappresenta la parte medievale originariamente difesa da una cinta muraria e sicuramente è la zona più suggestiva della città, dove ad ampie zone monumentali si alternano piccole stradine, pulite e silenziose, a piazzette affascinanti, dove sembra che il tempo trascorra più lentamente che altrove.

Oggi è mercoledì e sappiamo che rispetto agli altri giorni il museo Vasa chiude alle 20,00. Stimolati dall’idea di guadagnare tempo sulla nostra tabella di marcia e di trovare la sistemazione per la notte nell’attiguo posteggio (idea subito scartata per i prezzi proibitivi), ci rivolgiamo senza indugi verso quella che oggi è forse la prima attrazione di Stoccolma. Dentro un’originale costruzione del 1990, la cui copertura in rame sembra un veliero, si erge maestosa ed intatta l’enorme mole in legno del vascello da guerra “Vasa”, orgoglio della marina svedese nel periodo del suo massimo splendore militare, andato a fondo a causa di errori progettuali il 10 agosto 1628 durante il viaggio inaugurale. Completamente restaurata, la poderosa nave si erge ancora superba in una suggestiva penombra, necessaria a preservare la precaria conservazione del fasciame e delle strutture lignee sommersi per quattro secoli nella profondità del mare, ma che mette a dura prova ‘l’abilità’ di noi fotografi e cineasti dilettanti.

Il Museo delle navi vichinghe

Incalzati dall’ansia di ‘vedere tutto’ prima dell’imminente chiusura del museo, ci aggiriamo in lungo e in largo e nei vari livelli allestiti ai bordi del veliero, ammirati e letteralmente stupiti per quel che vediamo. La struttura è intatta in ogni sua parte, come se la nave fosse pronta per salpare di nuovo verso gli orizzonti di gloria, che le furono precluse da una sorte avversa. Se non fosse per la mancanza della velatura, sembrerebbe che da un momento all’altro sui ponti deserti accorrano veloci i marinai per mollare gli ormeggi. L’atmosfera è grave, come fossimo in un luogo sacro, appena disturbato dal cupo brusio delle tantissime persone che ancora si attardano fino all’ultimo.

Lasciato il parcheggio del Museo, riusciamo dopo un lungo giro e qualche informazione ad arrivare all’area camper di Stoccolma, a pochi chilometri dal centro storico, e qui trascorriamo il resto della giornata.

L’indomani mattina prendiamo la metropolitana, la cui stazione si trova proprio nelle immediate vicinanze dell’area camper, dirigendoci verso il cuore storico e politico della città, Gamla Stan.

Quello che era il borgo medievale si presenta come un dedalo di vicoli stretti e regolari, attorniati da semplici costruzioni le cui facciate sono colorate a tenui tinte. Lungo le vie incontriamo poca gente, che procede con passo svelto senza curarsi di cosa li circonda. Al contrario, le piazzette disseminate qua e là sono un brulichio di persone, che vanno a frotte, conversano amenamente e senza premura alcuna. Sembra proprio che questi spazi siano un luogo di riunione, dove gli abitanti del luogo si immischiano alle frotte dei turisti che sciamano rumorosamente dietro la solerte guida, che li trascina lungo un itinerario, che è sempre lo stesso.

Proseguendo pigramente e distribuendo la nostra attenzione ora a quel negozio di oggetti artigianali, ora a quel monumento solitario, giungiamo allo Stortorget, dove nel 1520 avvenne il cosiddetto “bagno di sangue” di Stoccolma, quando un gran numero di nobili svedesi venne messo a morte per ordine del re di Danimarca Cristiano II, appena nominatosi re di Svezia. Ai lati della piazza sorgono eleganti palazzi, che risalgono al seicento, tra i quali spicca l’antico palazzo della Borsa, in stile classico, oggi sede dell’Accademia svedese.

La parte più attraente di Gamla Stan è certamente il complesso architettonico che rappresenta il cuore religioso e politico della città, la cattedrale (Storkyrkan), costruita nel XIII secolo e variamente rimaneggiata fino al 1743 con l’edificazione della torre alta 66 metri, ed il palazzo reale (Kungliga slottet), residenza ufficiale del Re. Aggirandoci nell’ampio cortile antistante l’edificio, abbiamo la fortuna di assistere al cambio della Guardia Reale ed alla marziale esibizione della Banda delle Guardie Reali.

Il palazzo reale di Stoccolma

Dopo questa piacevole pausa passiamo alla visita degli interni del palazzo. Le varie stanze si susseguono una dietro l’altra attraverso la complessa struttura dei vari appartamenti che ricordano i sovrani per i quali sono stati allestiti. Si passa attraverso una sequenza variabile di stili diversi, da quelli più austeri al ridondante rococò, ma si tratta in ogni caso di ambienti tutti sfarzosi e pieni di ricchi arredamenti e opere d’arte. Un particolare senso d’emozione l’abbiamo entrando nella grandissima sala del trono, dominata dal prezioso trono d’argento del 1755, che si trova lungo un lato minore sotto un arioso baldacchino. Fa un certo effetto pensare che questi palazzi non rappresentano un semplice grandioso museo, come possono esserlo gli analoghi palazzi di casa nostra, ma che questi ambienti attraverso i quali ci aggiriamo stancamente sono cellule vive di un tessuto attuale, dato che, pur se in parte, ancora il palazzo è residenza reale ed è adibito alle cerimonie di Stato.

Sotto la sala del trono, in una poderosa cripta blindata, si trova il tesoro della Corona. Costruita nel 1707, dal 1970 custodisce le insegne reali, scettri, corone, gioielli di ogni tipo, mirabili non soltanto per lo sfavillio indescrivibile di pietre preziose di gran pregio, ma anche per l’artistica manifattura.

Usciti dalla zona dei grandi palazzi, ci addentriamo di nuovo nel dedalo di viuzze che caratterizzano Gamla Stan. In una di queste ci fermiamo in un locale sotterraneo, cupo e tenebroso, adibito a piccolo ristorante. Serviti da una graziosa e sorridente fanciulla, ci accingiamo a consumare un piatto di cucina locale. Fa un certo effetto apprendere che ci troviamo negli ambienti di quella che fu un tempo una tetra prigione, ma la cosa tutto sommato ci spinge ad una maggiore ilarità, approfittando del fatto di essere gli unici commensali della piccola sala. C’è solo un giovane, che ci guarda a lungo, divertito delle nostre istrionate tutte “italiane”, e che pare sia un fotografo, sia per le apparecchiature che porta con sé e sia per i consigli che tenta di darmi nella sua lingua, vedendomi ‘disperato’ a tentare qualche fotografia in mezzo a tanto ‘buio’.

Per andare alla prossima tappa del nostro giro, lo Skansen, prendiamo un battello. Il panorama che la bella città offre, coi suoi imponenti edifici affacciati sul grande canale, è veramente fantastico. Basterebbe solo questo scorcio per sentirsi pervasi dal fascino della grande Signora del Baltico. Lo Skansen è il più antico museo all’aperto d’Europa, essendo stato progettato da Artur Hazelius nel 1891. Esso racchiude dentro un immenso parco una grande quantità di antichi edifici, che danno un’immagine efficace dei costumi scandinavi a cavallo dei secoli XIV e XVIII: case coloniche, fattorie, officine artigiane e persino una pregevole chiesa tutta in legno del 1730 ed un maniero del 1680.

Incalzati dal tempo che preme, acceleriamo il passo per non perdere l’interessante Aquarium, con pesci esotici, coccodrilli, serpenti ed altri animali. E’ un ambiente tranquillo, dove gli animali convivono con i visitatori invadenti, come gli alci, che dormono imperturbabili, nonostante noi le stuzzichiamo per la solita frenesia di una foto ricordo, o come gli scoiattolini che corrono senza paura tra i nostri piedi.

Il giorno dopo si apre con il cielo plumbeo ed una temperatura per noi quasi autunnale. Ma non ci perdiamo di coraggio. Il tempo dedicato alla visita di Stoccolma volge al termine, però non possiamo proseguire il viaggio senza almeno avere visto quello che è assunto a simbolo della città, il municipio (Stadshuset). Si tratta di un poderoso edificio in laterizio, costruito tra il 1911 e il 1923. La struttura è ingentilita sia dall’alta torre, posta all’angolo sud-est, che domina la città coi suoi 106 metri, e sia dall’elegante portico al piano terra lungo tutta la facciata, davanti un ampio spazio verde, che si affaccia sul mare come un’immensa terrazza.

Il municipio (Stadshuset) della capitale svedese

All’interno ci troviamo in un grande cortile coperto, dove dal 1974 si svolge il banchetto di gala in onore dei premi Nobel e denominata sala blu (Blå hallen). Da qui attraverso un’ampia scalinata saliamo al piano superiore. Appare subito come lo scopo fissato dai progettisti era creare un edificio sfarzoso, che facesse visibilmente trasparire l’opulenza della città. Credo che lo scopo sia stato raggiunto, anche se non tutto è di gradevole effetto. Molto affascinante è la sala del Consiglio, sia per l’eleganza e la relativa semplicità degli arredi, sia per l’ardita struttura del soffitto, così come severi e ricchi di pregevoli arazzi sono le piccole sale di udienze.

Un po’ perplessi, invece, lascia l’immensa “sala dorata” (Gyllene salen), anche se fa levare un’esclamazione di meraviglia appena se ne varca l’ingresso. Lunga 44 metri essa è un immenso mosaico dorato, composto da 20 milioni di tessere, dall’effetto sicuramente molto scenografico, ma alquanto ‘pesante’ nel suo insieme. In questa sala fino al 1973 si sono tenuti i banchetti di gala offerti in onore dei premi Nobel.

Lasciamo il Municipio e sotto una leggera pioggia prendiamo un autobus per trasferirci alla tappa successiva, il Museo Storico (Historiska museet), dedicato alla preistoria e civiltà vichinga. La visita si rivela più interessante di quanto immaginavamo all’inizio. Non solo scopriamo vestigia di un passato per noi remoto e misterioso, mentre passiamo davanti un lunga esposizione di stele di pietra grezza, molte quasi integre, segnate da una scrittura completamente illeggibile, ma possiamo ammirare un’incantevole quanto abbondante raccolta di gioielli vichinghi in oro e argento, una massa grandissima di 50 chilogrammi d’oro e 250 d’argento di squisita fattura, come collane, bracciali, monili di vario genere, crocifissi ed altri oggetti sacri, e persino oro non ancora lavorato. E’ difficile vedere concentrata una massa tale di oggetti preziosi e solo la sapiente esposizione in bacheche opportunamente illuminate ci toglie subito l’impressione di essere entrati nell’antro di qualche pirata, come tante favole ci hanno raccontato. Il museo contiene una seconda preziosa raccolta di opere d’arte e cioè un’interminabile serie di altari e polittici sacri di straordinaria bellezza, provenienti da varie chiese svedesi dopo la loro trasformazione in senso protestante.

Prima di lasciare Stoccolma per la prossima meta, dedichiamo qualche ora alla città moderna, che può essere egregiamente rappresentata in Sergels torg, la piazza centrale della Stoccolma di oggi. Essa si sviluppa su due livelli, quello stradale, dove si articolano ampie arterie, che si snodano attorno una grande e spettacolare fontana di cristallo alta 37,5 metri, ed un altro interrato, tutto zona pedonale, con negozi e supermercati, nonché la fermata della metropolitana. Accompagnati dalla musica allegra di un gruppo folcloristico, vaghiamo lentamente per la vastissima piazza e per le chiassose strade circostanti, dove un fiume di gente sciama con altrettanta lentezza.

Le luci magiche della Svezia del sud

Lasciamo Stoccolma nel tardo pomeriggio con l’intento di pernottare lungo la strada in uno dei paesetti che incontreremo. L’indomani proseguiamo, accompagnati da un tempo veramente splendido, che avvalora ai nostri occhi il panorama circostante tipicamente svedese. Facciamo una sosta a Västervik, piccola cittadina marinara e importante porto turistico, rinomata per i ristoranti e negozi alimentari numerosissimi, disseminati un po’ ovunque. Entriamo in uno di questi locali, attratti dalla copiosa esposizione della merce e dal sorriso delle deliziose commesse. Forse l’ora, ma forse più ancora i colori sfavillanti delle appetitose vaschette allineate dietro il banco, destano il nostro stomaco e con “l’acquolina in bocca” e dopo una “sofferta” scelta delle pietanze ci accomodiamo in una saletta attigua, dove, comodamente seduti, consumiamo succulenti enormi panini a base di gamberetti.

Il castello di Kalmar

Kalmar è la tappa successiva della giornata. E’ la più antica città marinara di Svezia, sorta in posizione strategica tra la terraferma e l’isola di Öland, protagonista di grandi eventi storici, tra cui la firma della celebre Unione, che da essa prese il nome, con cui si sanciva l’unificazione dei tre regni di Svezia, Norvegia e Danimarca sotto la corona danese. Il vicino castello, Kalmar slott, è il più grande e celebre della Svezia, costruito nel XIII secolo a scopo prettamente difensivo. Subì numerosi assedi e mantenne nel tempo la sua struttura militare, protetta da mura e bastioni. L’aspetto attuale d’impronta rinascimentale risale alla prima metà del secolo XVI per volere di Gustavo Vasa. Residenza reale fino al 1692, conobbe un periodo di decadenza, divenendo persino distilleria reale e prigione. Oggi l’edificio è adibito a museo provinciale. Si visitano gli appartamenti reali dagli ampi saloni abbelliti da affreschi del secolo XVI e da soffitti dorati a cassettoni. Interessante è pure la collezione di costumi d’epoca e la cappella palatina, sul cortile interno, adibita oggi anche alla celebrazione di matrimoni. Purtroppo in queste circostanze, come è capitato a noi, ne viene impedita la visita ai turisti.

Riprendiamo la E.22 verso sud e dopo Kristianstad deviamo per la 9, dirigendoci su Kivik. Qui visitiamo un’antichissima tomba reale, costituita da un tumulo di pietre di 75 metri di diametro. Attraverso una stretta porta, sormontata da un monolito, entriamo all’interno, nella camera sepolcrale, dove al centro si trova il sarcofago, costituito da lastre di pietra allineate, segnate da incisioni e figure.

La tomba reale di Kivik

La giornata volge al termine e dobbiamo pensare a trovare una buona sistemazione dove pernottare. Scegliamo la cittadina di Simrishamn, dove ci fermiamo in un tranquillo parcheggio a ridosso dell’abitato, fra alberi e casette silenziose. Dopo avere passato la notte in una pace idilliaca fra le più rilassanti dell’intero viaggio, trascorriamo un paio di ore nella visita della cittadina. Passiamo per strade tortuose, attorniate da case basse che conservano ancora l’aspetto medievale, fino al delizioso porticciolo. Quindi, ci rimettiamo in cammino lungo la strada 9 in direzione di Ystad. A circa 15 chilometri prima di questa città facciamo una deviazione verso Käseberga, fermandoci a visitare il sito archeologico di Ales Stenar.

Sopra una piatta altura a strapiombo sul mare si trova una strana costruzione del II secolo a.C. a forma di nave, costituita da 57 enormi monoliti di granito piantati nel suolo, lunga 67 metri e larga 20. Non si sa esattamente a cosa servisse, ma si pensa che fungesse da osservatore astronomico, alla pari del più conosciuto sito di Stonehenge in Inghilterra. Il posto è veramente incantevole ed il tempo, oppresso da nuvole grigie e tormentato da un forte vento, contribuisce a creare un’atmosfera magica e quasi di mistero. Ci attardiamo fra i grandi blocchi tra una fotografia e l’altra, affascinati dall’opera dell’uomo e dal panorama che lo circonda, la distesa verde del piano che si perde all’orizzonte e si fonde col mare increspato da piccole onde. Una stretta fascia bianca a strapiombo, le falesie, separa nettamente i due elementi.

Lungo il viottolo che ci riporta indietro verso il camper siamo attratti da una piccola folla che piega in giù, attraverso una stradina in discesa verso il mare sottostante. Ci lasciamo prendere dalla curiosità e c’incamminiamo dietro a loro. Dopo un poco, mentre già pensiamo di tornare indietro per risparmiarci la fatica della risalita, davanti a noi si apre un panorama inaspettato, un porticciolo in miniatura lungo una “terrazza di cemento” in riva al mare. Ironizziamo sul fatto che ci accorgiamo come una comoda strada asfaltata fa arrivare in macchina a due passi dal sito archeologico, mentre noi abbiamo fatto… e dobbiamo ancora rifare un lungo tragitto a piedi. Magia del turismo, che trasforma la rabbia in ilarità!

Scesi giù, vediamo un piccolo paradiso turistico, fatto di bancarelle e piccoli negozi di souvenirs, che immancabilmente attirano la nostra curiosità. Ma quello che come una calamita ci spinge verso di sé è una piccola costruzione dove “si fa da mangiare”. All’interno ci sono un ragazzo, addetto alla cottura, ed un’avvenente ragazza, addetta al pubblico rigorosamente a turno, e proprio accanto a loro una piastra, sulla quale sono allineati tanti spiedoni a base di salmone, dai colori e dal profumo veramente accattivanti. Se qualcuno ha già scommesso che ci siamo lasciati tentare, ha vinto! Nonostante abbiamo dovuto convivere con un “mare di vespe”, che si sono autoinvitate al nostro tavolo, ci sistemiamo su un tavolaccio grezzo con panche in legno e letteralmente ci tuffiamo a gustare quelle delizie gastronomiche, accompagnate da bibite e insalate, per la modica spesa di 10 euro.

Ales Stenar

Rifocillati e soddisfatti dell’imprevista sorpresa, riprendiamo la strada fino a Ystad. Questa deliziosa cittadina è uno scrigno di bellezza architettonica originaria. Preservata dagli incendi che in altre città hanno devastato nei secoli le costruzioni in legno, oggi essa conserva numerose case a graticcio, tipiche della Scania. La città merita una visita accurata, che ci impegna per buona parte del pomeriggio. Per primo visitiamo la chiesa di Santa Maria (Sankta Maria kyrka), imponente edificio in mattoni, la cui origine risale al secolo XIII, quindi continuiamo lunga la Stora Östergatan, una strada pedonale dove si affacciano le più belle case della città, molte a graticcio, e fra le più antiche della Scandinavia.

Lasciata Ystad, risaliamo a nord lungo la strada 13 e, immettendoci prima nella 11 e poi nella 14, giungiamo a Lund. Dopo una faticosa ricerca per trovare un luogo adatto alla sosta notturna ci fermiamo in un ampio parcheggio antistante la stazione ferroviaria in Clemens torget. Dire Lund equivale a dire la sua rinomata università. Già l’indomani abbiamo questa percezione, osservando una distesa fittissima di biciclette posteggiate nella grande piazza dove si affacciano la Biblioteca ed altri Atenei. Non avevamo mai visto un affollamento di biciclette così grande, eppure bene ordinato negli spazi riservati!

Per fortuna quella mattina il sole prende il sopravvento e fa diradare la fitta nebbia che incombeva sulla città e che ci aveva fatto temere il peggio, almeno dal punto di vista fotografico. Città molto antica, fondata nel 1020, è anche molto ricca di pregevoli monumenti. Certamente un posto prioritario merita la cattedrale, dedicata a San Lorenzo, che risale al 1104 e quindi rappresenta la chiesa più antica della Svezia. L’esterno è maestoso, con una poderosa facciata rivestita di arenaria e limitata da due torri, che s’innalzano ai suoi estremi. All’interno è da vedere l’abside, capolavoro romanico del XII secolo. Le tre navate, nelle quali si divide la costruzione, sono semplici e austere, e conferiscono uno stile abbastanza unitario. Quasi ci si perde nella vastità dell’edificio, ma ciononostante non sfuggono opere di artistica fattura, in particolare l’orologio astronomico del XIV secolo ed il bel pulpito del 1592, in arenaria, marmo bianco e nero, e alabastro in rilievo. Prima di lasciare l’edificio visitiamo anche la cripta sottostante, la più grande della Scandinavia, sostenuta da 28 colonne, nella quale sono allineate le tombe di famosi arcivescovi dal secolo XII alla Riforma protestante.

Lasciamo anche Lund, ormai avviati alla fine del viaggio. Prendiamo la strada che porta a Malmö per immetterci nell’ardito ponte che dalla sua periferia si spinge con un balzo di 7,8 chilometri verso la vicina Danimarca. L’opera, che unisce la penisola scandinava al continente europeo, iniziata nel 1996 e portata a compimento nel 2000, alta 57 metri, attraversa lo stretto di Örensud tra Malmö, in Svezia, e Kastrup, in Danimarca, passando attraverso un’isola artificiale lunga 3,8 chilometri ed un tunnel sottomarino di 4 chilometri in territorio danese. Passando col pesante camper ci sentiamo quasi sospesi in aria e come se fossimo in mezzo al mare. Attorno a noi non si vede quasi nulla, tutto è grigio e offuscato da una nebbia persistente. Solo si staglia davanti a noi la rigida costruzione del nastro di cemento che pare librarsi in aria da solo, e che, pur se sostenuto da possenti cavi d’acciaio, incute una certa trepidazione, ma nello stesso tempo desta un’ammirazione profonda. E’ l’ultima meraviglia che colpisce la nostra emozione in questo viaggio indimenticabile.

Enza Messina e Paolo Carabillò
(2006)