L’incantesimo del nord (Norvegia)

Le isole Lofoten sono il mare, la natura, il mondo dei Vichinghi e dei pescatori: un misto di sogno e realtà!

 

I Paesi Scandinavi, e la Norvegia in particolare, sono a mio parere, il massimo per chi ama il pleinair: natura incontaminata, mare dai colori stupendi, cime innevate e ghiacciai, cascate, boschi a perdita d’occhio, piccoli insediamenti di pescatori e di agricoltori sulle rive di fiordi, laghi o nelle vallate, un insieme che trasmette un grande senso di libertà e nel contempo una “tranquillità” interiore a chi visita quei luoghi. Non rimanere coinvolti ed estasiati da quella magica atmosfera penso sia impossibile e non si possono descrivere le suggestive bellezze di questa o di quella zona senza correre il rischio di fare un torto a tutte le altre. Eppure, tra le tante, una mi ha lasciato un ricordo particolarmente profondo: l’Arcipelago delle Lofoten.

Quando ci siamo imbarcati sul traghetto per queste isole (Bodo-Moskenes) ad essere sinceri in cuor mio ero un po’ preoccupato del tempo che avremmo trascorso alle Lofoten. Quell’escursione, indubbiamente desiderata, poteva pregiudicare in un certo qual modo i tempi previsti per raggiungere Capo Nord e la successiva tabella di marcia per il ritorno. Oggi, nel ricordare quei momenti, rimpiango di non essermi fermato di più! Purtroppo, il tempo è tiranno, ma chissà che non possa ritornarci! Nella vita tutto è possibile!

Avvicinandoci verso le isole, tra una fredda foschia e le grida degli uccelli che volteggiavano sul traghetto, si intravedeva una specie di muraglia scura di fronte a noi. Un panorama suggestivo ed allo stesso tempo misterioso ed affascinante, con decine e decine di monti dalle vette innevate poste una accanto all’altra come le torri di un castello. La leggenda racconta che il dio Thor creò i monti delle Lofoten con il suo martello e mise le pietre una sull’altra per stare in alto e poter tenere d’occhio i battelli durante la pesca. Malgrado il freddo intenso, non si poteva fare a meno di stare di vedetta a scrutare quel panorama; tra l’altro c’era anche la remota speranza di intravedere tra le onde le balene di cui tanto si parlava. Nulla! In compenso però erano uno spettacolo tutti gli uccelli che volavano vicino le scogliere, specialmente le coloratissime pulcinelle di mare (lundefuglen).

Scesi dal traghetto, quelle strane sensazioni si tramutavano in un magico incantesimo. Un sogno nel sogno! Un odore particolare entrava dalle narici ed era come se al mare avessero aggiunto gli aromi propri della natura. Le piantine ai margini delle strette strade, vicino ai pochi boschi (erica, mirtilli, ginepri, felci, fiori di campo, ecc.) emanavano intensi profumi, ma quello che dominava su tutti, in ogni angolo, era “l’odore” del pesce! I tralicci, simili a travatura di tetto, sui quali viene messo a seccare all’aria aperta lo stoccafisso o il baccalà, i pescherecci, ancorati nelle baie vicino a palafitte colorate “rorbuer” sul mare, i pittoreschi villaggetti di pescatori -“fiskevaer”-, perfino i pochi negozi o locali pubblici, tutto “parlava” di pesce.
E’ un “odore”, una sensazione particolare che, quando si ripropone, non può che riportarti con la mente in quei luoghi, vicino a quella gente temprata dalle fatiche del mare, ma cortese e sorridente. I simpatici e barbuti pescatori vichinghi “dalle guance rosse” che col “merluzzo” (binomio inscindibile) continuano ad invadere il mondo.

Le luci, i colori, perfino i rumori hanno qualcosa di particolare. Come non ricordare quei remoti angoli di mare color verde su cui si specchiavano le cime innevate, oppure quel costante ronzio nelle orecchie dei versi, sussurrati o gridati dagli uccelli.
Migliaia di cormorani, gazze marine, puffini, pulcinelle di mare, gabbiani: ognuno dei quali sembra avere il proprio posto e rango nell’orchestra. Ho fatto foto e videoregistrazioni un po’ ovunque, ma nulla potrà mai riprendere le stupende sensazioni provate sugli scogli di “A” oppure sul pontile di fronte al Ghiacciaio Nero di “Reine”: esse resteranno impresse soltanto dentro chi le ha vissute. Provare per credere!

Un ultimo consiglio: chiudete gli occhi e guardatevi bene dentro prima di decidere se esse possono far parte di voi! E se dopo vi capiterà di ricordare quel sole che non voleva tramontare (quasi a voler fermare il tempo), rifletterete di essere ” andati in Alto “, non solo geograficamente.
Perché è questo l’incantesimo del Nord!

Buono a sapersi

Le Isole Lofoten sono un gruppo di isole situato a nord del circolo polare artico e ad ovest della costa norvegese (67°- 68° grado di latitudine). Sono un insieme di montagne e vette che spuntano dal mare aperto, con insenature, spiagge e territori ancora intatti; si estendono sul mare per circa 60 km in linea aerea.

La corrente calda del Golfo contribuisce a riscaldare il clima marittimo delle Lofoten, tanto che gli inverni sono abbastanza miti per quella latitudine (0° – 1°) e d’estate si ha una temperatura media di 12° gradi.

Tra la terraferma e la “muraglia delle Lofoten” si trova il fiordo di Vestfjorden, che si attraversa facilmente con traghetti partenti da Bodo o Skutvik . Ponti e gallerie hanno sostituito i traghetti che collegavano le isole più grandi delle Lofoten e sono iniziati da poco i lavori per collegare le isole alla terraferma.

I biglietti dei traghetti si fanno all’imbarco. Per due adulti e due bambini oltre a un camper, nella tratta Bodo -Moskenes, si spendono circa £.150.000; la tratta Svolvaer-Skutvik costa circa £. 60.000.

Le strade sono strette e tortuose ma panoramicissime e si può sostare un po’ dovunque nei pressi dei villaggi. Sulla E 10, si possono visitare: “A” (interessante il Museo dello Stoccafisso, del Baccalà e della pesca al Merluzzo), Sorvagen, Moskenes, Reine (ai piedi del “Ghiacciaio Nero”), Hamnoy, Sund (il fabbro è rinomato per la produzione dei cormorani d’acciaio), Nusfiord, Stamsund, Henningsvaer (considerata la Venezia delle Lofoten) e Svolvaer (la piccola capitale). Da quest’ultima ci sono diverse partenze giornaliere per il ” Trollfjord ” (i biglietti si possono acquistare all’ufficio turistico), l’escursione dura dalle 2,5 alle 4 ore ed alcune corse includono fermate per pescare oppure per scendere a terra durante il viaggio di ritorno.

La cima del Trollfiord, nello Stretto di Raft, è una delle più fotografate attrazioni turistiche norvegesi. Per chi non soffre il mare, una esperienza indimenticabile può essere il “whale-safari ” a caccia alle balene, che parte da Andenes (a circa 50 km. da Svolvaer) oppure da un villaggio vicino Sortland. Dura oltre le quattro ore ma la vista delle balene è garantita (altrimenti il biglietto è valido per altre escursioni, fino al loro avvistamento). E’ bene ricordare che si esce su pescherecci, in mare aperto e fa molto freddo! Il costo orientativo dell’escursione è di £. 35.000 circa a persona.

Ed ecco anche dei consigli per gli appassionati di pesca come me: potete noleggiare delle barche ovunque (anche se non è necessario, basta mettersi su uno scoglio o un pontile); usate una canna da lancio con un mulinello rapido ed almeno 100 metri di lenza (minimo da 50), esca finta (rapalà o similari acquistabili in quasi tutti i negozi locali) e lanciate ovunque vi pare (naturalmente a mare!). Appena l’esca va a fondo, basta raccogliere velocemente ed a strattoni costanti: state certi che due volte su tre c’è un pesce abboccato!

Dimenticavo una cosa importante: se un pesce non pesa almeno 500 grammi, ributtatelo in acqua! Quello che prenderete subito dopo peserà sicuramente di più! Piuttosto ricordatevi che, per quanto ne avrete mangiato, “dopo” per molti giorni soffrirete della fobia da pesce.

In quasi tutte le aree di sosta e nei piccoli villaggi vi sono box per informazioni turistiche ed è possibile fare rifornimento di acqua; non ci sono poi problemi per eventuali acquisti di alimentari o altro, pochi sono invece i distributori di carburante.

Angelo Cinque
(1998)