Parigi e …..

Il mio viaggio nell’Ile de France.

 

Sacre CoeurDopo una full immersion in una città d’arte quale è Parigi, non è facile riordinare le idee per riassumere tutto quello che si è visto. Vediamo, quindi, di procedere con ordine, ovvero …dalla partenza!

Il 13 Agosto ci imbarchiamo sulla M/N Splendid e dopo una piacevole notte di navigazione giungiamo puntualmente a Genova alle 17,30 del giorno dopo. Sbarcati ci immettiamo sulla A.26 con l’intento di passare per il tunnel del Monte Bianco. All’innesto con la A.15 ci sorge il dubbio che il tunnel non sia ancora aperto. Informatici al riguardo, un benzinaio ci comunica che, effettivamente, il traforo è ancora chiuso. Dirottiamo, quindi, su Torino e ci dirigiamo verso Susa (S.S.25 e S.S.24) fino a Bardonecchia con l’intento di sostare prima del passaggio nel Frejus. Pernottiamo nel parcheggio del complesso del tunnel. A tal proposito, vista la scarsità di spazio a disposizione (si rischia di non trovare posto) conviene fermarsi presso l’ultima stazione di servizio lungo l’autostrada).

Il 15, di buon mattino, attraversiamo il Frejus dirigendoci (via Lione) verso Parigi. Ci immettiamo sulla statale n.6 fino a Chambery e quindi prendiamo l’autostrada A.43 fino a Lione dove ci attende l’innesto della A6 che ci condurrà a Parigi. Finalmente, verso le 18,30, arriviamo alle porte di Parigi. Usciamo dall’autostrada in direzione di Versailles. Giunti allo svincolo per Saint Claud seguiamo la direttrice per Bois de Boulogne e, quindi, Pont de Suresnes. Attraversato il ponte troviamo le indicazioni stradali per il camping “Le Bord d’Eau”. Essendo l’unico campeggio di Parigi (incredibile, ma vero) in reception c’è una grande confusione. Fatta la nostra brava fila, giungo davanti al bancone e sfoggio il mio inglese. Per tutta risposta mi sento dire (in inglese): “Per favore, parli francese!”. Ma come, parlo francese?!? Io non lo conosco il francese!!! Attimo di reciproco imbarazzo, in seguito al quale mio padre (novello Deus ex Machina) decide di intervenire col “suo” amato francese. Usciti da questa situazione di empasse, non ci resta che aspettare il turno per l’assegnazione della piazzola (posta dall’altro lato del mond…, pardon, del campeggio e senza allaccio alla rete elettrica).

La mattina del 16 si rivela uggiosa. Armati di ombrello e k-way prendiamo il bus navetta del campeggio che, in 10 minuti, ci porta a Porte Maillot dove è possibile prendere i bus cittadini o la metropolitana. Noi, invece, continuiamo a piedi lungo Av. de la Grande Armée in direzione di Place de Gaulle e l’arco di trionfo. Presso l’arco ci interessiamo all’abbonamento agli autobus rossi (Parisbus) che compiono l’intero giro del centro storico.

Finalmente Parigi

Abbonatici per due giorni, usufruiamo immediatamente del mezzo e ci portiamo al Trocadéro dove visitiamo l’interessantissimo museo della Marina (ospitato nell’ala destra del palazzo). Veniamo immediatamente accolti dall’immenso modello di un vascello. All’interno del museo, uno dei più ricchi del genere nel mondo, è esposta una ricca collezione di modelli, pezzi originali (tra gli altri il canotto di Napoleone I) ed opere d’arte di soggetto marinaro che spazia dalle marine militari a quelle da diporto, dal periodo paleolitico sino ai giorni nostri. Presenti, tra gli altri, il modello della Couronne (primo vascello interamente di costruzione e proget-tazione francese), della Victory (nave ammiraglia di Nelson durante la battaglia di Trafalgar) e della portaerei francese Charles de Gaulle (attuale nave ammiraglia della flotta).

Usciti dal museo ci concediamo un piccolo ristoro con un panino prima di metterci in coda per la visita della Tour Eiffel. La coda è lunghissima, ma come Dio vuole, riusciamo (in appena un’oretta) a salirvi. Vi lascio immaginare la bellezza del paesaggio che si può ammirare dalla cima della torre: praticamente ogni angolo di Parigi (e non solo) è visibile. Dall’alto dei suoi 274 metri il terzo ripiano è, senza ombra di dubbio, il posto più alto della città. Nel lucernario è ancora accolto lo studio privato dell’ingegnere Eiffel.

La Cité e Notre Dame

Notre DameLa meta successiva è rappresentata dalla Cité. E’ il quartiere cuore di Parigi; esso occupa l’isola maggiore della Senna ove, già dall’età pre-romanica, si sviluppò la città. Sin dall’alto medioevo l’isola diviene centro politico e religioso. Vi sorgono, infatti, la chiesa di Notre-Dame, il palazzo di giustizia con la Saint Chapelle e la Conciergerie.

Notre-Dame, la cattedrale di Parigi, è un capolavoro dell’architettura medioevale francese e uno degli esempi più famosi dell’arte gotica europea. La facciata, imponente ed armoniosa al tempo stesso, è tripartita da pilastri e sormontata dalla presenza dei due torrioni. La zona inferiore si apre con tre grandiosi portali, sopra i quali scorre la Galleria dei Re, con la teoria dei re delle tribù di Giuda e d’Israele. La zona mediana accoglie l’enorme rosone del XIII secolo; e, infine, la zona superiore è formata da un’ampia galleria che costituisce un armonico raccordo tra le due torri laterali. A coronamento del tutto, statue di uccelli mitologici, mostri e demoni. L’interno, diviso in cinque navate, impressiona per la grandezza delle proporzioni e l’armonia della architettura. Su tutto incombe la luce entrante dal grande rosone centrale e dai due laterali. La luce si diffonde nel transetto e nella navata centrale creando un gioco di luci ed ombre che aumenta, qualora ve ne fosse motivo, l’impressione di altezza dell’insieme; tutta la struttura sembra protesa verso il cielo e verso Dio. La chiesa è luogo di preghiera ed è preghiera al contempo.

Conclusa la visita a Notre-Dame riprendiamo il bus rosso e ritorniamo all’arco di trionfo. Da qui, per la Avenue des Champs Elysées, facciamo una lunga passeggiata per negozi fino al “Lido”. Giriamo, quindi, attorno al palazzo dell’Eliseo e, per rue du Faubourg, poi di nuovo Avenue des Champs Elysées ed Avenue de la Grande Armée giungiamo a piazza Maillot dove ci attende il bus-navetta per il campeggio.

Il Louvre e gli altri musei

La mattina del 17 viene interamente spesa nella visita del Louvre. In realtà la visita è stata limitata all’ala dell’arte greco-romana e della pittura italiana. Data la notorietà delle collezioni ospitate dal museo ritengo superfluo descrivere tutto quello che è presente. Comunque non posso non ricordare il fregio delle Panatenee, dal Partendone, e la Vittoria di Samotracia, capolavori della scultura ellenistica; Amore e Psiche del Canova; e, ovviamente, La Gioconda di Leonardo da Vinci (ma potrei continuare con le tele di Caravaggio, di Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Rubens, Velàzquez,… vi basta?)

Nel primo pomeriggio ci trasferiamo alla Conciergerie. Il palazzo occupa i resti della residenza reale del ‘300. Fu prigione di stato fin dal ‘500 e, durante la rivoluzione, accolse migliaia di detenuti destinati alla ghigliottina. All’interno sono ricostruite le celle che, in funzione dell’agiatezza del detenuto, potevano essere più o meno “accoglienti”. Di esclusivo interesse storico, perché legati alle vicende della rivoluzione, sono gli ambienti della Rue de Paris, ove si ammassavano i detenuti poveri; la Galerie des Prisonniers, luogo di passaggio ove si svolgevano le operazioni che precedevano la partenza per la ghigliottina e, naturalmente, la cella di Maria Antonietta, ove la regina passò gli ultimi giorni prima della sentenza capitale. Continuando il percorso guidato attraversiamo la cella (o presunta tale) di Danton e Robespierre; la sala dei Girondini, antica cappella, nella quale 21 deputati trascorsero l’ultima notte; il cortile delle Donne, destinato alle prigioniere.

L'Arco di TrionfoAll’uscita, dopo essere entrati nel cortile dell’attuale palazzo di giustizia, visitiamo la Saint Chapelle. Gioiello dell’arte gotica parigina, consta di due cappelle sovrapposte in due livelli. La cappella inferiore, destinata secondo alcuni alla servitù della corte, è appesantita da decorazioni policrome successive al periodo di edificazione. La cappella superiore, invece, è stata mantenuta intatta. Rappresenta un perfetto equilibrio tra arte ed ingegneria. Le pareti sono in pratica costituite dalle stupende vetrate che, tra pilastro e pilastro, svolgono con i loro sfavillanti colori vicende della Bibbia. Al centro dell’abside un baldacchino arricchisce ulteriormente la chiesa.

Terminata la visita della Sainte Chapelle ci dirigiamo agli Invalides. L’immenso edificio, che oggi ospita il Musée de l’Armée, fu costruito a partire dal regno di Luigi XIV per ospitare gli invalidi di guerra e tale funzione mantenne fino all’inizio del secolo. Entrati nel cortile, si può decidere se andare a destra e visitare così l’ala destinata ad accogliere le armi medioevali, o andare a sinistra e visitare così l’ala napoleonica del museo. Noi (per non farci mancare niente) abbiamo deciso di visitarle entrambe. Partendo dall’ala occidentale abbiamo potuto notare l’evoluzione delle armature. A partire dalla semplice cotta sino alle pregevoli armature della fine del ‘400 finemente cesellate, passando per balestre, archibugi e spade antiche, viene esposta la più grande collezione di armi al mondo. Sicuramente più interessante l’ala orientale che accoglie il museo di Napoleone. Qui, attraverso l’esposizione di armi, bandiere, uniformi, ed altro ancora, viene percorso tutto il periodo Napoleonico. E’ persino presente il famoso cavallo bianco dell’imperatore, ma anche il cane ed il letto che ne accolse le spoglie mortali alla morte.

Per concludere la visita non può mancare una visione del Dôme des Invalides che ospita la Tomba di Napoleone. L’edificio, dalla sobria architettura classica, è a pianta greca. Sotto la cupola si apre il vano circolare della cripta dove, in un semplice sarcofago di granito rosso, sono conservate le spoglie trasferite da Sant’Elena nel 1840. Tutt’intorno, addossate alle pareti della galleria circolare, ornata da bassorilievi che rappresentano le istituzioni fondate da Napoleone, vegliano dodici figure di Vittoria. Sul pavimento, a corona del sarcofago, sono scritte in caratteri dorati le località dove Napoleone ottenne le sue sfolgoranti vittorie.

In giro per chiese e teatri e a bordo del bateau mouche

La giornata del 18 si apre con la visita della chiesa de la Madeleine. La chiesa rappresenta, senza alcuna ombra di dubbio, un unico nel suo genere. Infatti, essa ha forma di tempio greco, circondato da alte colonne e da un fregio riccamente scolpito. Sulle pareti esterne del nàos entro nicchie sono presenti statue di Santi. L’interno è ad unica navata e si rifà sempre all’architettura greca, con la variante di un’abside semicircolare in corrispondenza dell’altare maggiore.

La SennaIn seguito, con l’ausilio dell’autobus rosso, raggiungiamo il teatro dell’Opéra, il più vasto del mondo e uno dei più celebri. L’imponente facciata è sormontata da due gruppi scultorei dorati e dalla larga cupola schiacciata che ne corona la sommità. Sopra ogni largo finestrone sono presenti busti dorati rappresentanti i più famosi rappresentanti della musica e della lirica. L’accesso all’interno apre il sipario ad uno spettacolo come pochi altri al mondo. Lo sfarzo dello scalone d’onore e dell’ambiente del grande ridotto, il sapiente accostamento di marmi policromi e stucchi dorati creano il perfetto connubio tra arte architettonica e musicale. L’unica cosa che appare stonata, all’interno della sala del teatro, è rappresentata dalla decorazione della cupola che sembra avulsa dal contesto delle decorazioni.

Ci trasferiamo, quindi, a Montmartre, caratteristico quartiere di Parigi. Luogo d’incontro di artisti e quartiere dei divertimenti notturni (yahoo!!!!), ma anche luogo di devozione. Infatti, nel cimitero di Montmartre sono seppelliti numerosi celebri personaggi: Stendhal, Dumas figlio, Berlioz, Ampère ed altri. In conclusione di giornata mi sono concesso una doverosa visione di Parigi ” by night”. La classica passeggiata col bateau mouche, che di giorno permette di assaporare un differente punto di vista delle bellezze della città, col fascino misterioso della notte rappresenta uno spettacolo di luci e colori unico e, francamente, imperdibile. La notte risveglia la vita degli artisti di strada; sotto i ponti spuntano musici, giocolieri e mimi che fanno di un marciapiedi il proprio palcoscenico.

Versailles

Siamo giunti al 19 Agosto ed è giunto ormai il momento di lasciare Parigi. Siamo coscienti di non aver ancora visto tutto, ma… Palermo ci aspetta. A malincuore, quindi, partiamo dal campeggio in direzione di Versailles. Trascorriamo tutta la mattinata e gran parte del pomeriggio (fino alle 17,30) occupati nella visita della reggia.

La sua grandiosità e il suo sfarzo rappresentano il biglietto da visita della potenza raggiunta dalla monarchia di Francia nel periodo del suo apice. La reggia di Versailles non rappresenta infatti un “semplice” palazzo reale, bensì, esso è “il” palazzo. Il tentativo di plagio è palese in ogni altro palazzo reale europeo, che sia Buckingham Palace, l’Hofburg o Schönbrunn o la reggia di Caserta: insomma, non vi è reggia successiva che non tenti, più o meno velatamente, di rifarsi a Versailles.

Superata la cancellata d’onore si apre l’immensità della facciata principale cui si accede attraverso tre cortili inquadrati dalle ali laterali della fabbrica. Il primo di essi (Cour des Ministres) è limitato da due lunghi edifici che, durante la monarchia, erano occupati dai ministeri; al secondo (Cour Royale) potevano accedere solamente le carrozze della famiglia reale e dei ministri più importanti; infine, il terzo (Cour de Marbre) è circondato dal primigenio castello di Luigi XIII, in pietra e mattoni e sormontato dalle tre finestre della camera del re e dall’orologio che ne orna il frontone (secondo la leggenda l’orologio si fermò nell’ora esatta della morte del Re Sole e da allora non funziona più).

VersaillesL’interno è una profusione di ori e marmo, l’opulenza delle decorazioni (perché dell’arredamento interno, dopo lo scempio della rivoluzione, non resta più niente) inibisce ed immagino che abbia avuto lo stesso effetto sui reali ed ambasciatori esteri in visita al monarca francese. Non si può non rimanere esterrefatti poi dalla Galleria degli Specchi. Lunga 75 metri e larga 10, essa prende luce da finestroni cui fanno da contraltare altrettante specchiere. La volta è decorata da pitture inneggianti le vittorie della Francia. La galleria era adibita ai ricevimenti e nelle serate di gala risplendeva di oltre 3000 candele la cui luce si rifletteva negli specchi.

Dalla Galleria degli Specchi si accede all’Appartamento del Re sistemato, tra la seconda metà del XVII sec. ed il primo decennio del XVIII, nel corpo centrale del castello di Luigi XIII. L’appartamento comprende la sala del consiglio dove il re Luigi XIV lavorava con i suoi ministri; il salone dell’Occhio di Bue dove, al mattino ed alla sera, i personaggi della corte assistevano all’alzarsi ed al coricarsi di Sua Maestà; e, naturalmente, la camera da letto che, come già detto, si affaccia sul cortile di Marbre. La stanza, le cui finestre si aprono ad est, presenta una decorazione voluta dal Re Sole stesso. L’insieme degli stucchi, degli intonaci, delle statue ha un’unica tipica colorazione: l’oro.

La leggenda narra che il Re Sole dormisse con i portelloni delle finestre aperti, per essere avvolto dalle prime luci dell’alba e splendere come un Sole vero. Sul letto a baldacchino (naturalmente anch’esso dorato), dove Luigi si spense il 1° Settembre del 1715 per una cancrena ad una gamba, troneggia la figura della “Francia che, in armi, veglia sul sonno del Suo Re”.

Tornati nella galleria degli specchi e attraversata il Salone della Pace, si accede agli Appartamenti della Regina. Dal punto di vista prettamente umano risalta la sala delle Guardie della Regina, dove la mattina del 6 Ottobre del 1789 combattendo contro i rivoluzionari caddero le guardie in difesa della regina Maria Antonietta. Per il resto, anche qui la ricchezza delle stanze, nonostante la maggiore sobrietà rispetto agli appartamenti reali, è il fattore predominante.

Lasciato il piano nobile e scesi al pianterreno, la visita continua con gli appartamenti del Delfino e con i giardini. Una parola sola è necessaria e sufficiente per descriverli: eccessivi. Da qualsiasi lato si guardi sembra che essi non debbano mai avere fine!!! Predomina, comunque, sul verde del prato e delle siepi, il gruppo costituito dalla fontana del Bassin d’Apollon e del Grand Canal. Quest’ultimo, largo 62 metri e lungo “appena” 1650 metri, fiancheggiato dagli alberi del parco, a metà è intersecato da un altro canale perpendicolare e detto Petit Canal, quindi prosegue fino ad un vasto bacino e… la vista si perde all’orizzonte.

Sulla strada di casa

Stanchi, ma ebbri delle cose appena viste, ci rimettiamo in strada per scendere verso Sud. Partiamo dalla reggia verso le 17:30 e, seguendo la direzione Orléans-Bourges, pernottiamo al campeggio municipale di La Ferté- St. Aubin (poco dopo Orléans).

Il giorno successivo si parte di prima mattina e, continuando sulla statale n. 20 ci rechiamo a Bourges per visitare la cattedrale e le splendide vetrate del XII sec. per cui essa è famosa. Dopo una accurata visita ci lasciamo alle spalle la città di Bourges e, imboccata la statale n.76 (che a Moulins intercetta la n.7), attraversiamo la città di Vichy. Continuiamo verso casa con passo turistico, rallentando nei paesini e cercando di prendere le strade “panoramiche”, avvicinandoci al Parc naturel regionel des Volcans dove sono segnati diversi campeggi. Alla fine scegliamo il campeggio comunale del paesino di Ceyrat. La scelta si rivelerà felicissima, essendo il campeggio nuovissimo e dotato di ottime strutture.

Siamo giunti ormai al mattino del 21 e le nostre ferie stanno proprio per terminare. Lasciamo il campeggio, imbocchiamo la statale n.9 e, dopo aver attraversato le città d’Issoir, Le Puy, Nimes ed Arles giungiamo al Parc naturel regionel de Camargue. Nel primo pomeriggio eccoci nella cittadina fortificata di Aigues-Mortes, dove ci fermiamo per una breve visita della cinta muraria praticamente intatta. Proseguiamo, infine, addentrandoci nel parco nazionale per Saintes Maries de la Mer, ridente paesino sul mare dove avremmo l’intenzione di fermarci un giorno per fare quantomeno un bagno.

La mattina del 22 viene quindi spesa nel più assoluto relax, mentre il pomeriggio viene dedicato alla visita del paese. L’occasione ci permette di assistere alla preparazione della corrida portoghese. Scopriamo così che la zona è rinomata per gli allevamenti dei tori da combattimento. Dopo una lauta cena in un ristorante torniamo in campeggio per concludere una cotanto spossante giornata nel migliore modo possibile… andando a nanna!

Il 23 costituisce l’ultima giornata in terra di Francia. Usciamo dal parco nazionale ed intercettiamo l’autostrada A.8 (al fine di scavalcare i centri di Marsiglia e Tolone). A Hyéres abbandoniamo l’autostrada e riprendiamo la nazionale in direzione di St. Tropez. Decidiamo di avvicinarci alla frontiera ma di non attraversarla. E’ ancora giorno quando cerchiamo un campeggio dove fermarci. Dopo non essere stati accolti al campeggio Paradis des Campeurs a Saint Aygulf (per una sola sera non c’è posto), proseguiamo e intercettiamo qualche chilometro dopo il campeggio Le Pont d’Argens, ottimo e veramente molto grande. Dopo esserci sistemati, ci resta ancora il tempo per un bel bagno a mare.

La mattina del 24 partiamo per Genova. Arrivati in anticipo rispetto all’ora di imbarco mi concedo un’ultima, interessantissima, visita turistica all’acquario. Esco sapendo che, almeno per quest’anno, la parola fine è scritta sul copione del viaggio estivo. Imbarcatomi sulla M/N Majestic, torno a casa con il ricordo di tanti posti nuovi e, come ogni anno, vorrei ripartire subito.

Il viaggio appena concluso si è rivelato breve, ma interessante. Per questo motivo abbiamo dovuto imporci dei limiti nella scelta dei luoghi da visitare e nei tempi delle visite; tuttavia un itinerario così strutturato permette di avere una prima infarinatura della città di Parigi, il cui completamento della visita è rimandato ad altri viaggi. In fondo, Parigi, come Roma o Londra, non può essere conosciuta in un’unica volta; essa va assaporata poco a poco per poter sperare di averne una conoscenza più completa.

Maurizio Carabillò
(2001)