Pèrouges: alla ricerca di dame e cavalieri

La bella città della Francia del nord merita una visita accurata, sia per i tesori artistici e architettonici che contiene, sia per le famose cave di champagne che ne impreziosiscono la tradizione.

 

La scorsa estate, di ritorno da un viaggio in Normandia e obbligati a ripassare dall’Alta Provenza per rientrare in Italia, convinco mio marito ed i componenti dell’altro equipaggio in viaggio con noi a recarci in un piccolo ma delizioso borgo nelle Rhoane-Alpes. Cerchiamo di localizzare bene sulla cartina questo borgo di cui un mio ricordo degli anni del liceo lo poneva sì nell’Alta Provenza, ma dove? Eccolo finalmente trovato, una piccola frazione vicino a Meximieux. Ci toccherà fare una deviazione in direzione Lione ma… ne varrà la pena?

Dopo aver fatto parecchi chilometri fermandoci qua e là per gustare il panorama, architetture e piatti tipici, decidiamo di prolungare fino a tardi la nostra giornata per poter pernottare in questo borgo. Iniziamo così la nostra deviazione verso Lione tuffandoci nel tramonto dei campi di girasoli, pannocchie e vecchi casali.

La stradina sali e scendi non ci permette di accelerare la marcia ma ci consente di assaporare in pieno quel silenzioso panorama da “cartone animato”, così come è stato definito dai nostri bambini. Il buio incalza ma eccoci finalmente alle porte di Meximieux.

Attraversiamo il paese alla ricerca di un’indicazione per Pèrouges ma niente, non si trova. Il dubbio, forse ci siamo sbagliati, il mio ricordo è sbiadito dal tempo: ricontrolliamo la cartina. Trovata!!! E’ vicino a Meximieux; torniamo indietro: forse il buio non ci ha fatto scorgere qualche cartello stradale.

Infatti, verso il centro del paese troviamo l’unico cartello che ci indica la strada, pochi chilometri e saremmo arrivati. I bambini intanto protestano per la cena. La strada ci ricorda un po’ la panoramica di Monte Pellegrino (a Palermo ndr), anche se il mare è lontano. Alla fine della strada ci troviamo di fronte le vecchie mura medievali del piccolo borgo, ma dove pernottare? Le fioche luci dei lampioni e le nulle informazioni non ci consentono di renderci conto bene del luogo.

Chiediamo allora informazioni all’unico ristorante aperto lungo la strada, dove ci consigliano di posteggiare in uno spazio non poco lontano dalle vecchie mura sotto gli alberi di nocciole. Il silenzio ed il buio sono quasi spettrali. I nostri compagni di viaggio continuano a chiedermi dove caspita li avevo portati ed io, cercando di rincuorare anche me stessa: «vedrete, uomini di poca fede…». Mio marito intanto taceva.

Dopo una cena veloce presi da una voglia da Indiana Jones iniziamo una passeggiata verso il centro del borgo. Giunti davanti al vecchio portale d’ingresso ecco la prima sorpresa: tra le mura del castello la luce della luna filtra attraverso un’apposita feritoia illuminando dalla parte opposta una nicchia in cui riposa una vecchia chiave arrugginita. Un’iscrizione invita il viandante ad usarla nel caso il portale fosse chiuso. Avanziamo silenziosamente facendoci luce con le torce che i bambini, forse più previdenti di noi, si erano portati dietro. Lo spettacolo è stupendo!

La strada che percorriamo é esclusivamente fatta di ciottoli, le vecchie case hanno ancora dietro le porte gli antichi battenti, l’ortica e le felci spuntano tra i vecchi muri e sui davanzali i fiori ricordano un’eterna primavera. Ma sarà abitato? Percorriamo la strada che sempre più ci fa capire l’urbanistica del luogo. Stiamo andando verso il centro di una spirale. La fantasia allora si fa strada ed i bambini, freschi di ricordi sulla storia medievale, immaginano il borgo abitato da dame dai lunghi vestiti con corone di fiori tra i capelli e da cavalieri dalle lucide armature che percorrono le stradine sul dorso dei loro cavalli.

Ma torniamo a noi, non un’anima viva in questo posto incantevole! Ma ecco improvvisamente la magia: una luce un po’ più forte, un leggero brusio, siamo arrivati proprio al centro, dove un grandissimo albero di nocciole consente di godere la frescura della notte. La piazza è circondata da vecchi e rustici edifici ben curati nonostante l’età; da un lato un portico dove sono lasciate ad essiccare delle pannocchie legate alle travi del tetto dall’altro un ristorante un po’ speciale dove sbirciamo delle cameriere vestite di abiti provenzali e dove si mangia esclusivamente cacciagione. L’ora tarda e la stanchezza della giornata ci invitano a fare ritorno ai camper.

L’indomani, alla luce del sole, il posto ci si mostra davvero incantevole; notiamo qualche macchina in più rispetto al nostro arrivo e scopriamo con piacere che il borgo è più che abitato ed è meta di pellegrini grazie alla sua piccola abbazia. Il nome lo deve proprio a dei signori di Perugia trasferitisi lì nel XI secolo.

L’abbazia ha uno stile austero tipico del medioevo, spoglia all’interno di dipinti e pitture, contiene alcune statue marmoree raffiguranti dei santi ed una in particolare raffigurante la Vergine col Bambino cui è dedicata la stessa abbazia (Abbaye de la Vierge). I pellegrini possono lasciare le proprie preghiere ed intenzioni su di un grosso libro vicino ai ceri da accendere per voto. Alla fine della navata centrale un massiccio altare in pietra. Di fianco una scala ci porta alla torre campanaria.

Rifacendo lo stesso percorso della sera prima ci riscopriamo ancora alla ricerca di dame e cavalieri aspettandoci di vederli uscire da un portale o di trovarceli davanti alla prossima traversa. Riconosciamo le stradine colorate e profumate dai tantissimi fiori, negozietti di ceramica, merletti e antichità che sembrano uscire dai libri di storia. L’aria che si respira è veramente al di sopra d’ogni inquinamento. L’albero della piazza è lì ad aspettarci, il ristorantino lo scopriamo appartenere ad una locanda dove la cacciagione, data l’ora, ha lasciato il posto a croissants et cafè noir di cui annusiamo il profumo. Ci godiamo ancora un po’ questo magica atmosfera dispiaciuti di dover lasciare l’antico borgo che invita alla calma ed alla riflessione.

Lungo la strada che ci porta ai camper dalla finestra del suo laboratorio un gentile boulangér ci invita ad assaggiare dei tipici biscotti locali; guai a non approfittarne! Questo sarà l’ultimo dei tanti ricordi che questo delizioso borgo ci ha lasciato. Dopo gli ultimi acquisti di rito facciamo rotta ai camper dispiaciuti di dover riprendere il nostro viaggio di ritorno verso casa, ignari che la prossima avventura ci avrebbe portato all’interno delle grottes de La Balme, ma questo è un altro racconto.

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Pérouges si trova a circa 30 km a nord/est di Lione, nelle vicinanze di Meximieux. Da Lione: A.42 per Bourg en-Bresse, uscita Meximieux (N.84), dopo seguire la segnaletica per Pérouges.

Antonella Compagno Pitrè
(2004)