Piccoli borghi d’Europa

Dalla Francia alla Spagna al Portogallo un viaggio attraverso piccoli centri che resistono orgogliosi della propria identità d’arte, delle tradizioni e della buona cucina, modello d’equilibrio tra passato e presente.

 

Il monumento alle scoperte, a Lisboa

La scelta di privilegiare in un viaggio i centri di media e piccola consistenza non è per noi casuale. E anche quest’anno si è voluto programmare un viaggio ideale attraverso realtà accomunate da un patrimonio monumentale di richiamo e da un’estensione contenuta, nella convinzione che proprio queste realtà offrano, a differenza delle metropoli subissate da funzioni direzionali, un modello d’equilibrio tra passato e presente. Con un obiettivo: cercare, esplorare e conoscere le città che hanno conservato i tratti del disegno primitivo.

Il piccolo centro, infatti, resiste orgoglioso della propria identità d’arte e di tradizioni e della buona cucina. Centri situati quasi sempre lungo un fiume, piccoli corsi tranquilli, con centri storici che sono musei a cielo aperto, quasi tutti dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Fra Provenza e Languedoc

Dopo aver attraversato l’Italia, a metà maggio, entriamo nel territorio francese e ci fermiamo ad Arles, città antichissima, edificata da mani romane sulla foce del Rodano. All’arrivo in città si evidenzia uno scenario ideale, si nota un accostamento cromatico e architettonico che si rincorre ovunque: il giallo e l’arancio delle case, ornate con i decori e i profumi delle erbe di Provenza. La ragione di questa formidabile concentrazione è dovuta alla posizione strategica dell’antica Arelate: contemporaneamente porto fluviale, scalo mediterraneo e via di transito tra l’Italia e la Spagna. Molto bello il magnifico portale della Cattedrale di St. Trophime (fine del XII secolo), una delle più grandi realizzazioni della scultura romanica.

La Cattedrale di Albi

L’agricoltura del suo territorio contribuisce al benessere generale con imponenti produzioni d’olio e vino, gioia di colori e di profumi. Qui dipinse freneticamente la maggior parte delle opere più celebri Vincent Van Gogh: girasoli, campi, paesaggi, autoritratti, oliveti, ritratti degli amici più cari, i “cafè” e la sua famosa stanza. Gastronomia e prodotti tipici d’ogni genere, saponi, stoffe provenzali, oggetti di artigianato fanno da contrappunto; da assaggiare salsicce di toro, eccellenti vini rosati e spezie d’ogni genere.

Si continua il viaggio e ci si ferma ad Avignone percorrendo il Boulevard che costeggia le mura, ma non trovando parcheggio, a ridosso del muro, si decide, dopo qualche giro ed ammirando, sul Rodano, il ponte St-Bénèzet, il giardino Rocher-des Doms, il palazzo arcivescovile, di continuare la nostra gita verso Sète; passeggiata al centro storico con assaggio d’ostriche e prodotti locali tipici a base di pesce.

Continua il nostro viaggio e ci si dirige verso Béziers, con i suoi giardini, le sue fontane che mormorano, le sue statue, le stradine tortuose ed i suoi monumenti. Visitiamo la cattedrale Saint Nazaire ed il chiostro, il giardino dei vescovi, il mercato coperto; una piccola sosta per pranzo e si prosegue verso Albi.

Il magnifico portale della Cattedrale di St. Trophime ad Arles

Arrivati ad Albi parcheggiamo il nostro camper nel parcheggio sotto la cattedrale. Siamo subito attratti dai colori e dall’immensa cattedrale. Le sue pietre sono rosse, come di una tonalità tra il rosato e il rossiccio sono quelle di ogni altro palazzo, monumento, edificio, presente in città e nelle vicinanze. Il merito dell’aspetto sta tutto nell’argilla rossiccia del fiume Tarn, che attraversa la città costeggiandone la parte più antica. Il piacere più grande consiste nell’aggirarsi senza meta tra stradine e palazzi, dove dietro ogni portone si spalanca una sorpresa. Bassi edifici in mattoni rossi compongono il centro storico: su tutti domina la torre di Ste-Cécile, il “monumento” della città che è uno spettacolo che toglie il fiato. Pernottamento nel parcheggio.

In Catalogna e Andalusia

Si continua il viaggio, attraversiamo la Francia ed arriviamo in Spagna giungendo per il pernottamento a Bordils, a pochi Km. da Girona, accanto al fiume ad Onyar – con visita, la mattina seguente, di Girona. La città è situata alla confluenza di due fiumi, con vista su un fertile entroterra affacciato su una costa ricca di porti naturali. E’ circondata da colline, strategicamente utili per avvistamento e difesa, mentre i vicini Pirenei, a nord, rinfrescano e proteggono. Molto gustosa la cucina catalana per la grazia delle erbe aromatiche e i succulenti piatti; ottimi gli insaccati, come la botifarra (salsiccia) e la llonganissa (salame); tipici piatti la sanfaina (peperonata) e l’esqueixada (baccalà con peperoni, olive, pomodori).

La Cattedrale di Tarragona

Molto bello il campanile, a forma ottagonale aperto da eleganti bifore, e i muri spogli, dalla semplice decorazione ad archetti pensili, che caratterizzano Sant Pere de Calligants. Nei Banys Arabs, la vasca del frigidarium, che prende luce dalla lanterna centrale, ha la forma di un tempietto ottagonale su colonnine dai raffinati capitelli. Caratteristico l’antico quartiere ebraico medievale El Call, solcato da un vero e proprio dedalo di strette scalinate; Viuzze ripide, piccole piazze, cortili con fiori e piante.

Si continua il viaggio verso la città di Tarragona, con pernottamento al camping Las Salinas. La città di Tarragona si presenta divisa in due parti, corrispondenti a due livelli diversi: la città alta, circondata da mura, dall’impianto urbano ancora prevalentemente medievale e in gran parte chiusa al traffico automobilistico privato; e la città bassa, aperta sul mare e imperniata sul porto, che rappresenta invece l’espansione moderna. Qui sorge il Barrello, l’antico quartiere dei pescatori, con il pittoresco mercato del pesce.

La Cattedrale domina dall’alto la città antica; con la sua magnificenza testimonia l’importanza di Tarragona nella diffusione del cristianesimo. Il romanico e il gotico si fondono piacevolmente nella facciata, incompiuta, come nel portale principale, che si presenta ricco di statue con scene della vita di Gesù. Il rosone, uno dei più grandi in Catalogna, ricorda in modo sorprendente uno dei rosoni del transetto di Notre-Dame a Parigi.

La Plaza de Toros di Valencia

Ultimata la visita ci si dirige verso Valencia. L’architettura di Valencia è sorprendente: cattedrali gotiche e torri medioevali che coesistono con palazzi moderni. Si ha la sensazione di poter avanzare o retrocedere nel tempo con solo uno sguardo… Una città vivace e calda dove si può passeggiare, assaporare la gastronomia locale, scoprire le sue strade, la sua cultura, la sua storia. Da visitare le Torri di Quart e Torri di Serranos, esemplari costruzioni militari del tardo gotico che contribuiscono a dare alla città un aspetto singolare. Tesori patrimoniali come il Complesso della Cattedrale, la Basilica de la Virgen, il museo della Almoina.

Entrando nel “Marchè Central” (il mercato) si respirano gli odori dell’orto, si assaporano i prodotti mediterranei e si gode della gastronomia della terra. E poi immergersi nell’immensità del mare del Museo Oceanografico, ammirare il palazzo delle arti Reina Sofia, contemplare il palazzo della musica, tutto di cristallo… Con una plaza de Toros che, nelle ore senza corrida, si mostra elegante e raffinata. Molto bello il giardino del Turia, che offre ponti di varie epoche e stili architettonici. Bellissime le spiagge nel litorale sud: si tratta di 16 Km. di spiagge di fine sabbia dorata, bagnati da calde acque mediterranee. Da assaggiare la paella, simbolo della cucina spagnola. Con una piccola sosta presso la Taverna de la Reina per assaggiare Tapas, pinchos.

La chiesa dei Chierici a Porto

Il nostro viaggio continua per circa 10 Km. su strade con campagne piene d’uliveti verso Ubeda. La città di Ubeda offre, oltre ad un grandioso centro storico rinascimentale, un folclore autentico e l’ochìo, un’unica saporita focaccia per tanti robusti ripieni, da innaffiare con vino del paìs. Da ammirare lo splendido complesso monumentale di plaza Vàzquez de Molina, ornato da una fontana rinascimentale, e la Sacra Capilla del Salvador che costituisce una delle più belle opere del rinascimento andaluso, oltre alla chiesa della Trinidad (bell’esempio del rinascimento andaluso).

Attratti dalla Sierra Nevada ci si dirige verso Granada, dove rimaniamo per diversi giorni, presso il camping Maria Eugenia. Molto bello il quartiere dell’Alhambra dove sorge il palazzo del Re Al-Hamar, residenza estiva, complesso monumentale fra i più belli del mondo, Patrimonio dell’UNESCO. A Granada visitiamo anche la Cattedrale e tutto il centro storico, con le vie strette molto caratteristiche, piene di negozi e ristorantini. Capitale culturale e storica dell’Andalusia, Granada è una delle più belle città d’Europa, grazie al fatto che la sua monumentalità araba si è perfettamente conservata, ricca di fascino e allegria.

In Portogallo

Si continua il viaggio lasciando la Spagna e si arriva in Portogallo attraversando strade tra campi di grano, ulivi e querce da sughero.

Arrivati a Beja si ammira subito la maestosa torre de Menagem. Attorno alla torre, il monumento simbolo della città, c’è un centro storico fatto di piccole chiese antiche e palazzetti nobiliari, con la cattedrale rinascimentale, la porta d’Evora, romanica, il convento delle clarisse di Nossa Senhora da Conceicao. Oggi il convento è diventato museo regionale e si visita per scoprirne gli antichi azulejos arabi colorati di verde, di giallo e di blu.

Arrivare in questi paesini è un’emozione. Appaiono all’improvviso, come una specie di miraggio, nell’infinita distesa di campi di grano, d’olivi, di querce da sughero dell’Alentejo, la gran pianura al di là del Tejo. Un’acropoli di case bianche, accoccolate a 130 mt. su una piccola collina, e intorno la cerchia di mura. Racchiuse all’interno, fra stradine di ciottoli, piazze e cortili segreti, c’è un insieme di monumenti delle epoche più diverse, che si intrecciano, come per caso: testimonianze romane e manueline, gotiche e rinascimentali. Eppure, la sensazione che si avverte è quella di trovarsi in città arabe. In Portogallo, molti castelli, palazzi sono diventati Pousadas oppure sono utilizzati per il turismo d’abitazione. Si notano intatte atmosfere medievali, con un tocco d’Oriente, le piccole case bianche di calce e le strade tortuose, i palazzi signorili e le chiese racchiusi in possenti mura.

Particolare dell’Alhambra di Granada

Il nostro viaggio continua visitando anche Estremoz, Ha due cuori, Estremoz, bianca città di marmo dell’Alentejo. In basso la città moderna animata e vivace di commercio e d’artigianato, raccolta attorno al Rossio, la piazza centrale che il sabato diventa lo scenario di un pittoresco mercato delle ceramiche. In alto regnano i silenzi e le atmosfere della città medievale, una manciata di case antiche racchiuse nella cinta di mura, a fare da corona alla spettacolare torre de Menagemen.

Una visita prolungata si fa anche a Lisboa, che si presenta elegante, accogliente e moderna. Il cuore della capitale portoghese è la popolare piazza do Rossio, situata nel quartiere de la Baixa. La stazione del Rossio è un bell’esempio di stile manuelino. L’edificio più rilevante della piazza è il Teatro Nazionale di D. Maria II di stile neoclassico. La piazza da Figueira è sede di uno dei più importanti mercati di Lisboa. Su di un pavimento di marmo si erge maestosa la statua equestre di Don Giovanni, il primo re della dinastia degli Avis.

Il Monastero dos Jeronimos si presenta come uno dei monasteri più rilevanti della città, in stile manuelino. Vicina è la torre di Belém, costruita in mezzo al fiume, e vicino alla torre il monumento alle scoperte, di 52 mt., che rappresenta la prua di un’imbarcazione. La figura poggia su di una piccola caravella che rappresenta Enrico il navigatore, con attorno 21 personaggi anch’essi famosi all’epoca delle scoperte.

La torre de Menagem a Beja, in Portogallo

Il ponte 25 Aprile, lungo due chilometri e mezzo, attraversa il fiume Tago ad un’altezza di m. 60. Sulla riva stessa del fiume la maestosa statua del Cristo Re, di 28 metri d’altezza. La stazione d’Oriente si presenta con supporti metallici, d’acciaio e vetro, che ricordano i rami dei tanti alberi presenti nella città. Il ponte Vasco de Gama, lungo 16 chilometri, di cui tredici sulle acque del Tago, è il più lungo del mondo. Dal parco Eduardo VII si ha un panorama stupendo sulla città.

Dopo aver visitato Lisboa si ritorna a visitare e scoprire i piccoli: Evora, Batalha e Tomar. Evora è una città-museo che racchiude rovine romane, testimonianze medievali e dell’età dell’oro portoghese, perché dal Trecento al Cinquecento, essendo residenza dei sovrani, divenne il fulcro della vita politica e culturale del Paese. A Batalha si trova il simbolo dell’identità e dell’indipendenza portoghese, il grandioso monastero domenicano, una delle più importanti opere dello stile manuelino. Ma l’emblema stesso del manuelino si trova a Tomar ed è una delle finestre del convento dei Templari, eloquente testimonianza dell’apertura del Portogallo alle civiltà giunte dall’esterno durante la sua epopea transoceanica.

Il Monastero dos Jeronimos, a Lisboa

Una visita anche al Santuario della Madonna di Fatima non può mancare, con pernottamento nel relativo parcheggio. Il campanile della Basilica della Vergine del Rosario si erge maestoso a 65 mt. d’altezza. Certi pellegrini attraversano in ginocchio la piazza recitando il rosario. La statua centrale del Sacro Cuore indica il punto ove sfociarono le acque di una fonte durante i mesi dell’apparizione della Vergine.

Si prosegue il viaggio verso la città d’Oporto. Si parcheggia al Parque de campismo Da Madalena, “Orbitur”. La città di Porto, situata sulla riva destra del Douro e vicino alla sua foce, si presenta molto bella ed è considerata proprio la più bella del Portogallo. Il suo centro storico è stato difatti riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale nel 1997. Famosa per i suoi vini, i suoi quartieri più pittoreschi e antichi si estendono intorno alla Cattedrale o Sé, edificio singolare dall’aspetto di fortezza d’origine romanica, sottoposta a numerose ristrutturazioni. Il Palazzo Episcopale e la Chiesa di Don Grilos, due buoni esempi del barocco della città, vanno a completare il complesso della Sé.

Dietro la Cattedrale si intravede la facciata manuelina della chiesa di Santa Clara. Altrettanto bella la chiesa di San Francesco, che sorprende per la ricchezza del suo rivestimento interno. Il Palazzo della Borsa è invece un esempio del gusto neoclassico. Più a nord si stende la piazza de Liberdade, vero centro nevralgico della città, con la statua equestre del Re Pietro IV. Su uno dei lati vi è la stazione di San Benito, con il vestibolo principale decorato con azulejos bianchi e azzurri con scene della storia d’Oporto. Dall’altra parte della piazza vi è la siluette signorile della Torre della Chiesa dei Clerici, forse il monumento più rappresentativo della città. Con i suoi 75 metri, fu costruita gli anni 1748 e 1763 seguendo lo stile barocco. Ancora oltre è la Chiesa del Carmen con una parete laterale rifinita d’azulejos che rappresentano varie fasi della vita del santo e le allegorie dell’Eucaristia.

Il Palàcio de Mateus, alla periferia di Vila Real

Oltre ai suoi monumenti, l’immagine d’Oporto si associa anche a quella dei suoi ponti, gigantesche strutture d’ingegneria civile che, oltre a servire da via di comunicazione tra le due sponte, riuniscono tutti gli elementi per essere ammirati. Il più lontano dal mare è il ponte di Maria Pia, attraversato dalla ferrovia portoghese, disegnato da Gustave Eiffel. Senza alcun dubbio, il più popolare di tutti è il ponte di Luis I che collega il centro della città con il vicino centro di Vila Nova de Gaia.

Un altro degli elementi d’attrazione d’Oporto è il suo vino famoso nel mondo. Da notare le tipiche barche rabelos che, ancora oggi, solcano le acque del Douro: dei barconi a chiglia piatta con due file di remi e una vela centrale.

Lasciamo la città d’Oporto e arriviamo a Vila Real, capoluogo del Tràs-os-Montes, l’estrema regione di montagne del Nord-Est portoghese. L’intera città è interamente proiettata verso la valle del Douro e il mondo del vino, che si declina tra le terrazze di vigneti e le quintas lungo il fiume, là dove nasce il leggendario “vinho do Porto”. Una successione infinita di colline di vigne, di uve destinate a diventare porto, ma anche di vini doc rossi, bianchi e rosé; qua e là in mezzo al verde si staglia la macchia bianca delle fattorie e delle cantine, come piccoli templi votati al culto di Bacco.

La città ha una posizione splendida, ai piedi della Serra do Màrao, in una conca di vigneti e frutteti. Il centro è raccolto attorno all’avenida Carvalho Araùjo, il viale fiorito che è la strada più animata della città, con i cafè e le pastelerias, le pasticcerie, dove c’è un grappolo di palazzotti nobiliari, manuelini e rinascimentali, con tocchi barocchi qua e là e un’indefinita atmosfera vagamente orientale. Qualche casa è un po’ speciale ed evoca avventure lontane, come la casa di Diogo Cào, il navigatore portoghese che per primo esplorò l’estuario del fiume Congo, con una facciata che fa pensare ai palazzi italiani del Quattrocento.

Poi c’è la Cattedrale, un po’ romanica e un po’ gotica, dai capitelli scolpiti con figure di santi, di soldati, ma anche di contadini che lavorano la vigna, e una manciata di altre chiese e cappelle, per lo più barocche, tutte con legni dorati e azulejos. Ma Vila Real nasconde qualcosa di speciale, il suo vero monumento-simbolo. E lo nasconde nel cuore di un gran parco, appena fuori dal centro, 3 Km. sulla strada che porta a Scabrosa. Si tratta del Palàcio de Mateus uno dei più eleganti palazzi barocchi di tutto il Portogallo, quello che abbiamo visto almeno una volta sulle etichette del vino Mateus, il vino rosé e bianco più famoso del Paese, che nasce proprio qui. Si varca il cancello del giardino e si è come folgorati dalla facciata intonacata di bianco, su cui prende forma un trionfo di pinnacoli, balaustre, frontoni, colonne di granito grigio… Grandi finestre, stemmi nobiliari, il gioco delle scalinate e il piccolo cortile rientrato, a inventare uno scenario da teatro. Attorno, scenari di vialetti fioriti, un paio di cedri secolari, palme e siepi, tunnel di verde che giocano con la luce del sole. E all’interno del palazzo splendidi saloni con arredi d’epoca, dipinti, ceramiche, argenti.

Un tipico ”azulejo

La tappa successiva è a Braganca, la città medievale più bella del Portogallo, legata alla dinastia omonima, che regnò nel paese per quasi tre secoli (1640-1910). Intatte qui sono le atmosfere medievali, con un tocco d’oriente, le piccole case bianche e le strade tortuose, i palazzi signorili e le chiese racchiusi in possenti mura. E’ una scheggia di Portogallo fuori dal mondo e dal tempo l’antica cittadella di Braganca, la storica capitale del Tràs-os-Montes, dove il turismo non è ancora arrivato. Perché Braganca è una specie di altrove perduto, molto più lontana di quei 500 km. che sulla carta la separano da Lisbona. Niente autostrade, niente ferrovia: bisogna proprio volerci arrivare in questa estrema provincia portoghese tuffata in una campagna infinita di campi di grano e di segale, pascoli e foreste di castagni, e le montagne a fare da sfondo, verso il confine con la Spagna. Poi, quando finalmente appare il profilo perfetto delle mura merlate dalle diciotto torri, l’effetto di estraniamento è totale: un autentico flash-back nel medioevo. La cinta muraria è costituita da torri e tre porte turrite monumentali; a sinistra della possente torre de Menagem è la torre da princesa, che deve il nome ad una leggenda: qui sarebbe stata tenuta prigioniera una principessa per impedirne il matrimonio con un “mouro” illustre.). All’interno delle mura, ad ovest si erge il pelourinho, una delle più antiche colonne della gogna di tutto il Portogallo: è costituito da una base antichissima (500 a.C.) a forma di scrofa, e da una colonna coronata da una scultura composita che reca lo scudo con lo stemma della città; la scrofa, la porca de Vila, era un oggetto di culto e auspicio di fertilità in una economia agro-pastorale primitiva. Al centro l’igreja de Santa Maria, a sud la Domus Municipales, il simbolo di Braganca, esempio unico di architettura civile romanica; costituita da una grande cisterna sotterranea che ha valso all’edificio il nome di casa da àgua, e da un’ampia sala sovrastante, è aperta da arcatelle: qui si riuniva il consiglio dei notabili della città.

Nella cidade il cuore è naturalmente la Sé, la Cattedrale; l’interno, ad una sola navata, è nello stile barocco con un altare maggiore settecentesco in legno intagliato e dorato. In Praca de Sé, antica sede del mercato, svetta una colonna sormontata dalla croce, detta il “Cruzeiro”.

La Spagna centrale

E’ adesso il momento di lasciare il Portogallo per dirigersi nuovamente verso la Spagna; la prima sosta in campeggio è a Zamora per la notte, poi si continua il nostro viaggio fino ad arrivare a Segovia. Su uno sperone roccioso a dominio della città, l’Alcàzar, come la prua di una nave, si erge alla confluenza dei fiumi Eresia e Clamores. Della fortezza emoziona la visita, tra soffitti artesonados, arazzi, mobili, dipinti e una ricca collezione d’armi e armature di differenti epoche.

La città di Segovia affascina anche per le chiese romaniche, per l’acquedotto, ma anche per la cucina e i piatti tipici che inondano con il loro profumo ogni angolo della città. Ma tornando ai monumenti storici, uno dei simboli della città è senza dubbio l’Acueducto Romano. E’ uno degli acquedotti romani meglio conservati, lungo 728 metri con un’altezza massima di 28,10. Da un punto di vista tecnico si tratta di muratura a secco; per tenere insieme gli enormi blocchi squadrati di duro granito di cui si compone questa incredibile opera di ingegneria non venne usata malta; è solo l’equilibrio delle spinte delle arcate a tenere in piedi la monumentale opera!

L’acquedotto romano di Segovia, un’opera di altissima ingegneria del passato

Sotto gli archi dell’acquedotto è plaza de Azoguejo, dove si incontra per prima San Clementa, chiesa cistercense in stile tra romanico e gotico; quindi si imbocca la Calle Real, interamente area pedonale, asse principale della città. In calle Cervantes spicca il bugnato della facciata della casa de los Picos. Non mancano i portici, su stradine con innumerevoli caffé e bar de tapas, palazzi e case d’epoca dalle finestre rinforzate contro il vento della Meseta, l’altopiano della Castilla Y Leòn. Il Municipio ha la facciata di granito; lo fronteggia la cinquecentesca San Miguel. La maestosa Catedral per la sua eleganza in Spagna è nota come “La Dama de las Catedrales”: stupisce la semplicità della facciata, sovrastata da un’imponente torre di 110 m.. All’interno splendide volte, cappelle ed il chiostro.

Continua la nostra gita a Toledo, fermandoci presso il camping El Greco. Toledo è la Ciudad Imperial, ed è l’anima della Spagna. Capitale della Spagna religiosa e della donchisciottesca regione, Toledo lo è anche della gastronomia. La Cattedrale sorprende per la solenne vastità, rischiarata da splendide vetrate fiamminghe. Oltre alla bella Cattedrale di Toledo vi è il monastero di San Juan de los Reyes, prezioso e suggestivo il chiostro. Nella parte alta della città sorge l’Alcàzar, l’enorme fortezza quadrata che domina il panorama. La duecentesca San Romàn, dalla torre mudéjar, ospita il museo de los Concilios de Toledo y de la Cultura Visigoda. Da una delle torri dell’Iglesia de los Jesuitas, si può ammirare il centro storico.

L’Alcazar di Toledo

Quanto alla reposteria (pasticceria) non può mancare la vendita dei dolci preparate dalle monache di clausura; nel convento di Santa Ursula si avanza la richiesta attraverso una grata e, poco dopo, dalla ruota spuntano pasticcini e biscotti, dolcetti e yemas (tuorlo d’uovo glassato con zucchero). Si continua il viaggio fermandoci a Madrid presso il camping “Osuna”. La città di Madrid è la capitale della Spagna moderna. Visitiamo il Museo del Prado, il Palazzo Reale, la Cattedrale, la Puerta du Sol e le vie del centro con le facciate tardo-barocche dei palazzi nobiliari e con le belle vetrine dei grandi magazzini; e poi la splendida piazza d’Oriente, il Teatro, piazza Major ed il mercato.

Si continua il viaggio verso Torija, piccolo centro, con un imponente castello di pianta quadrata con torri di pianta circolare con all’interno la torre del Homenaje. Molto elegante la piazza centrale, denominata “Plaza de la Villa”, con una fontana al centro. L’Iglesia è del sec. XVI.

Barcelona e il rientro

Si prosegue ancora il viaggio e si arriva a Barcelona con pernottamento presso il camping, El Masnou. La città di Barcelona è la capitale della Catalogna. Visitiamo con stupore una città elegante, mediterranea, modernista, gotica. Piazza de Catalunya è il centro nevralgico della città, dove comincia la famosissima Rambla, strada piena di attrazioni, bar, ristoranti. Casa Batllò; una passeggiata al quartiere de Gràcia, con La Pedrera; e poi la Sagrada Famiglia, il Parc Guell, il Museo Gaudì, il Parc de la Ciutadela; e ancora il Museo Catalano, la Tramvia Blau, il Tempio del Tibidabo, il Monastero de Pedralbes, il Palazzo Reale, Port Vell, port Olimpic, Barrio Gotico…

Il Tempio del Tibidabo di Barcelona

Dopo la visita di Barcelona programmiamo e prenotiamo il rientro, verso casa, in nave. Da Barcelona con la nave Grimaldi arriviamo a Civitavecchia dove, dopo una sosta per il pernottamento a Frosinone ci dirigiamo verso casa. Così concludiamo felicemente il nostro viaggio programmato è realizzato. La regione più bella è certamente l’Andalusia, con Granada all’apice. Ma proprio l’Andalusia e la regione catalana (quella di Barcelona) sono molto calde. Terra di contrasti e di culture regionali.

Le città che abbiamo attraversato sono tessere di un mosaico che restituisce, nitida e vibrante, l’immagine di un continente, gli stessi eventi fondatori che hanno dato origine ad una grande varietà di paesaggi urbani, in un quadro che tuttavia rimane prodigiosamente unitario. La medesima necessità difensiva ha dettato le cinte murarie. Le grandiose cattedrali mostrano come il bisogno del sacro abbia prodotto capolavori d’arte che appartenessero all’umanità. Dove la campagna è vicina, è possibile mantenere tradizioni ispirate alle stagioni; ritmi di vita meno frenetica e distanze contenute consentono la cura di tutti gli aspetti della convivialità, in primo luogo la tavola. Abbiano percorso 8.331 Km. in 49 giorni! Rientriamo a casa felici e soddisfatti.

Emanuele Amenta – Foto di Larisa Ponomareva
(2009)