Ricordi di viaggio (Germania)

Girovagando da Salisburgo a Praga e da Wurzburg a Fussen, lungo la Romantische Strasse.

 

Un’immagine di Dinkesbuhl

Quello di questa estate è stato il nostro (mio e della mia consorte, Gabriella) primo, lungo viaggio all’estero in camper. Posso affermare ch’è stato anche il nostro primo “vero” viaggio oltre confine, data l’enorme differenza con le precedenti esperienze preconfezionate, “all inclusive”, che non ci hanno mai consentito di conoscere approfonditamente i luoghi, di percorrere vie alternative, di modificare il programma all’impronta, di provare a condividere usi e costumi locali; in sintesi, di coltivare il gusto della strada e della scoperta.

Premetto, ringraziando gli autori, che nel pianificare l’itinerario ho attinto a piene mani all’archivio del Club, stampando e portandomi dietro resoconti di viaggi risalenti a qualche anno addietro, che si sono rivelati utilissimi, attualissimi e persino consolanti. Cito, ad esempio, il nostro arrivo alla periferia di Praga e il traumatico vagare “all’urbigna” per circa due ore alla ricerca del camping (l’azienda produttrice del mio navigatore non commercializza la cartina della Repubblica Ceca): ci sono tornate alla memoria l’analoga esperienza e le considerazioni di altri circa il girare “alla ceca” e tanto è bastato a tenerci di buonumore e a infonderci coraggio.

Noi, peraltro, non siamo neppure riusciti ad individuare le persone giuste cui chiedere indicazioni; fatto assai anomalo per gente scolasticamente allevata studiando i “Promessi Sposi” di manzoniana memoria con relativi approfondimenti sul comportamento e sulla condizione psicologica di Renzo Tramaglino al suo arrivo nella sconosciuta Milano.

Le Alpi Bavaresi a Füssen

In ogni caso, nel voler scrivere di questo nostro viaggio, considerando che altri sono bravissimi nell’illustrare i viaggi e nel corredarli di tutte le informazioni utili a potenziali futuri viaggiatori e che le località visitate sono note ai più, ho deciso di concentrare la mia attenzione solo sugli aspetti caratterizzanti della nostra esperienza, sebbene consapevole del taglio assai poco giornalistico del resoconto che segue.

Il bel tempo

Avevo letto una statistica sui fenomeni meteorologici nei paesi dell’Europa centrale, dalla quale emerge che il periodo di minore piovosità va da metà Giugno a metà Luglio. Ebbene, non potevo immaginare che andasse meglio della statistica (in base alla quale piove meno, ma piove), centrando 25 giorni d’assoluta siccità, di cielo profondamente azzurro, di temperature diurne tipicamente mediterranee, fatta eccezione per trenta secondi di sbruffi d’acqua, pure piacevole dato il caldo, mentre percorrevamo Ponte Carlo a Praga e una pioggerella notturna, sempre durante la sosta a Praga.

Probabilmente un clima così splendido, e così inatteso, ha contributo a lasciarci un ricordo particolarmente bello e gradevole, soprattutto della Baviera, che tuttora ci rende convinti di un nuovo viaggio in quella terra, da dedicare alla visita delle tante altre località che abbiamo dovuto tralasciare.

Se ripenso alla quantità di giubbotti, scarponi, ombrelli, k-way, maglioni, piumoni, che ci siamo portati dietro! Tutto inutile!. Solo sole, sempre sole e un caldo da siesta messicana nelle ore pomeridiane; e proprio grazie al bel tempo, abbiamo potuto sfruttare al meglio la nostra passione per la bicicletta, secondo elemento caratterizzante del ns. viaggio.

In bici sulle piste ciclabili

Come sempre, ci siamo portati dietro le nostre bici da passeggio, entrambe corredate da cestini e porta pacchi. Scelta rivelatasi utilissima. Già alla prima sosta in uno dei numerosi camping lungo la sponda orientale del lago Ossiacher (in Austria, nei pressi di Villach, qualche chilometro dopo la frontiera di Tarvisio), espressamente programmata per una prima disintossicazione dallo stress da quotidianità annidato nelle nostre menti, abbiamo dedicato diverse ore alle escursioni lungo la splendida pista ciclabile che costeggia questo magnifico lago alpino dalle acque stranamente tiepide: ventiquattr’ore di pace, nel verde e nella quiete; pedalate tranquille in un paesaggio contrassegnato dagli alti monti circostanti, dalle case in legno su prati di perfetta erba rasata e pettinata, con balconi e finestre adorni di colorate composizioni floreali; soste rinfrescanti alle caratteristiche fontane in legno intagliato che costellano il percorso, dalle quali sgorga un’acqua limpidissima e fresca dal sapore antico.

Un giorno è bastato a risvegliare pienamente le nostre capacità percettive; i colori sono divenuti vividi, gli odori dei campi penetranti, la gioia di vivere improvvisamente moltiplicata. E’ stato un bel modo d’iniziare il viaggio.

L’uso delle bici è poi proseguito regolarmente in tutti gli altri luoghi visitati, traendone grandi benefici, per il fisico, per il notevole risparmio di tempo negli spostamenti, per la possibilità d’accedere ai centri storici, normalmente chiusi al traffico veicolare, per la rapidità con cui abbiamo appreso “dal vivo” la toponomastica delle città .

Una pista ciclabile in territorio austriaco Nella foto Gabriella Bonsangue e il piccolo cane, Joy

A Salisburgo, il camping “Nord Sam” dista dal centro circa 4,5 km; per raggiungerlo si percorre una frequentatissima pista ciclabile che nel primo tratto attraversa un ameno parco lungo un affluente del Salzach, popolato d’anatre e germani reali; quindi costeggia la sponda dello stesso fiume sino al centro della città, dov’è agevole posizionare le bici in una delle numerosissime rastrelliere. In circa 25 minuti (meno che con i mezzi pubblici) si arriva nel cuore di Salisburgo.

A Praga, la distanza del camping dal centro della città vecchia è analoga. La pista ciclabile costeggia la Moldava e le rastrelliere non mancano e sono sempre tutte vuote. Infatti il problema vero, in quella città, è trovare un luogo adatto dove lasciare le bici, serbando buone speranze di ritrovarle, indipendentemente da accurate legature con catene e catenacci; un sistema l’ho sperimentato ed ha funzionato egregiamente. Se qualcuno è interessato, chieda e glielo rivelerò.

Il camping Bannwaldsee, sulla sponda dell’omonimo lago, sito nei pressi del più mirabolante tra i castelli di Ludwig II (Neuschwanstein), dista da Füssen, principale centro urbano della zona, circa 6,5 km. La pista ciclabile attraversa splendidi campi e il borgo rurale di Schwangau, in un paesaggio spettacolare, contornato a sud dalle Alpi bavaresi. Il primo giorno di visita alla città ho legato le bici in una zona periferica, dimenticando nel cestino della mia le chiavi del camper e una guida del Touring Club; al rientro le ho ritrovate (in verità non sapevo neppure d’averle perdute) sebbene frattanto almeno una trentina d’altri ciclisti avessero parcheggiato nello stesso luogo: forse non le hanno viste ma sono più propenso a ritenere che semplicemente non abbiano voluto prenderle per quel senso di rispetto delle cose altrui che sembra pervadere le popolazioni locali.

L’intera Romantische Strasse (circa 350 km da Wurzburg a Füssen) è percorribile in bicicletta, lungo piste all’uopo dedicate; è notevole la quantità di cicloturisti, tra i quali tantissimi ultrasettantenni, che abbiamo incontrato nel corso del nostro viaggio. Naturalmente andare in bici non è sempre uno spasso, per la semplice ragione che il mondo non è tutto piatto. Gabriella, in particolare, non è amante delle salite, eppure qualcuna ha dovuto affrontarla. A Wurzburg, ridente cittadina attraversata dal fiume Main, si è rivelata faticosa l’ascesa verso Mariemberg, fortezza dai possenti bastioni, dotata di 11 torri, che sovrasta la città dalla cima di una collina ricoperta di vigneti; nell’occasione è stata più Gabry a spingere la bici che la bici a portarLa; però, poi, che bella e agevole la discesa lungo il sentiero che attraversa le vigne e che splendida vista sul fiume e sulla città!

Se avete voglia di abbinare, come noi, la bici al camper in modo metodico, non posso trascurare di mettervi sull’avviso circa le ulteriori complicazioni che potrebbero derivarvi dall’eventuale decisione di portarvi dietro anche un cane.

Il nostro amatissimo Joy

E’ ormai un inseparabile compagno della nostra vita e, quindi, dei nostri viaggi. Sebbene sappiamo di fargli affrontare, a volte, prove e percorsi per lui molto impegnativi, percepiamo chiaramente la sua netta predilezione per la nostra faticosa compagnia, piuttosto che per il riposo in solitudine sul camper. I nostri viaggi debbono quindi tenere conto, e fare i conti, con la sua presenza.

Il castello di Wallerstein ad Harburg

La mia bici è attrezzata con un cestello sufficientemente capiente per contenerlo, ma sappiamo bene che è una sistemazione sgradita perché gli lascia poco spazio per i movimenti; se poi durante la marcia viene distratto dal mondo esterno e decide di mettersi in piedi ad abbaiare, il rischio di finire entrambi per terra cresce a dismisura. Eppure, finora non è accaduto e posso ben dire che Joy è ormai un ciclo-passeggero sufficientemente in grado di affrontare lunghi percorsi, a patto di una sosta di tanto in tanto per un’annusata e qualche schizzetto.

Naturalmente questo non è l’unico problema: in molti luoghi il cane non può accedere (chiese, musei, sinagoghe, tram, autobus di linea, etc.) per cui si è costretti a fare i turni; solitamente prima aspetto io, poi Gabriella. Quello che potrebbe apparire normalmente un inconveniente perché sottrae tempo e costringe a visite individuali se non siete in compagnia di altri, spesso si rivela un vantaggio: quello di potersi godere, durante le attese, la strada, la gente, i negozi, e quant’altro vi capita attorno, specie se avete un cane talmente simpatico da attrarre l’attenzione dei passanti e da costringervi, vostro malgrado, a socializzare.

A Praga, nel quartiere ebraico “Josefov” della città vecchia, mentre, seduto su un gradino, attendevo accaldato che Gabriella completasse la visita della Sinagoga Pinkasova e del cimitero, sono stato attorniato da numerosi turisti che volevano accarezzare il cane e fotografarlo; ritengo vi siano molte più foto di Joy in Giappone che a casa nostra. Naturalmente, qualche inconveniente in più lo si ha se il coniuge è uno spendaccione; in tal caso disarmatelo (o disarmatevi) da denaro e carte di credito prima delle lunghe attese!

Ed è anche vero che, a volte, si rischia d’esagerare col tempo: come quando ho deciso, sempre a Praga, di fotografare l’interno e le vetrate della Cattedrale di San Vito (biglietto ad hoc con costo aggiuntivo per avere la possibilità di scattare foto liberamente) e di salire sulla torre, con i suoi 300 gradini circa, lungo una claustrofobica scala a chiocciola, per godere del panorama del Hrad, di Ponte Carlo, della città, dei tetti, dei contrafforti dell’immensa chiesa; tempo impiegato, circa 1 ora e mezza, con pazienza della mia consorte ridotta ai minimi termini. Per fortuna c’era il cane a tenerle compagnia!

Qualche volta, poche in verità, approfittando dell’ideale ombreggiamento del camper o tenendo conto della specifica destinazione, abbiamo lasciato Joy a sonnecchiare: in quei casi la giornata è stata vissuta in modo meno sereno perché ha sempre aleggiato in noi la preoccupazione che potesse non star bene o che, percependo rumori dall’esterno, abbaiasse disturbando i vicini. E’ accaduto a Salisburgo quando, risalendo il fiume Salzach in battello, ci siamo recati al Castello di Hellbrunn, nel cui immenso parco sono state girate alcune scene del famoso film “Tutti insieme appassionatamente”, e ad Augsburg, quando siamo andati a visitare la Cattedrale e la Fuggerei (probabilmente il primo quartiere di edilizia popolare al mondo, risalente al 1514). Al rientro, Joy lo abbiamo sempre ritrovato sereno, si è sempre profuso in saltellanti festeggiamenti ma, passata l’eufo-ria, ci ha puntualmente tenuto il broncio per qualche ora.

In famiglia la sua presenza procura a tutti un rasserenante piacere e un inimmaginabile, per chi non l’ha mai sperimentato, benessere psicologico. Insomma, se viaggiare in camper è godibilissimo, portando con sé pure il proprio cane, è semplicemente fantastico e si ha sempre un buon soggetto per le foto: Joy a Salisburgo, Joy a Praga, Joy sul lago Ossiacher, Joy a Wurzburg, Joy a Fussen, Joy a Rothenburg, Joy a Dinkelsbulh, Joy al Castello di Wallerstein, Joy a Nordlingen, Joy nel cestello della bici, Joy con noi…

E tra i tanti inusuali segni di civiltà, di cui purtroppo non rinveniamo traccia nel nostro Paese, in Germania abbiamo notato dinanzi agli ingressi di numerosi negozi delle vistose ciotole ricolme di acqua fresca a disposizione dei cani-passanti e ci ha commossi u-na vecchina a Praga che, vedendo Joy ansimare al sole, durante una delle attese di cui abbiamo riferito in precedenza, è uscita due volte da casa per portargli da bere senza proferir parola, con un sorriso.

La macchina fotografica

E’ la mia passione; in molti casi la disperazione di Gabriella. Fotografare è per me tentare di guardare il mondo da punti di vista insoliti; mi costringe a penetrare più a fondo ciò che, ad un primo sguardo, a volte mi appare insignificante. E’ provare a ricomporre ar-moniosamente le cose e i colori che mi circondano; è custodire un’emozione in un’immagine; è me-moria dei luoghi visitati; è catturare e ibernare attimi di vita di altri. E’ rafforzamento della presenza delle persone che mi sono care.

Panorama di Praga

La cattura delle immagini comporta, inevitabilmente, alcuni inconvenienti pratici: portare uno zaino con l’attrezzatura e la macchina appesa al collo; cercare di convincere Joy a non strattonare proprio nell’attimo in cui stai scattando; fermarsi anche quando non si potrebbe, per non perdere una inquadratura o un’immagine accattivante; convincere Gabriella a lunghe attese, a continue soste, a tenere pacchi, bici, cane al guinzaglio, borse, per lasciare a me le mani libere. Insomma, è evidente e giustificato lo scarso entusiasmo di mia moglie per questa mia passione e devo ammettere che, tutto sommato, riesce ad essere davvero molto paziente.

In ogni caso, la macchina fotografica è orpello inseparabile di tutti i nostri spostamenti e l’av-vento del digitale ha finito col non porre limiti alla mia voglia di scatti, dato che ho trovato modo di sopperire alla cronica carenza di memoria informatica portandomi dietro un computer: di giorno scatto e la sera, sul camper, prima del giusto riposo, “scarico” le immagini.

L’occasione più ghiotta in questo nostro viaggio è venuta dalla visita al Castello di Wallerstein, che domina la città di Harburg. Per fortunosa coincidenza, siamo capitati in quel luogo all’inizio dei tre giorni della consueta festa annuale del Castello, organizzata fuori e dentro le mura e caratterizzata da un’incredibile dovizia d’ambientazioni da pieno medioevo: i pregiati costumi dei numerosissimi figuranti di tutte le età, dai neonati agli anziani, tutti rigorosamente abbigliati con splendide riproduzioni di capi dell’epoca, curati fin nei minimi dettagli; l’accampamento sotto le mura con le sue tende multicolori, le spade, gli elmi, gli scudi, le spingarde, i cannoni, le balestre, gli archi, le armature, i cavalli bardati, le stoviglie, gli artigiani al lavoro per la forgiatura del ferro, per la realizzazione di scarpe, per la filatura della lana e la tessitura delle stoffe; le bancarelle per la vendita di prodotti tipici di quel tempo, pozioni miracolose comprese, e poi ancora i cavalieri, gli arcieri, i servi, i cuochi, i fornai, i macellai, gli osti. Nelle mani o alla cintura di ciascuno, un corno rivestito di peltro o un boccale, quasi mai inutilizzati, visto il notevole impegno di tutti gli uomini (molto meno delle donne) nel tracannare silenziosamente e continuamente fiumi d’ottima birra tedesca; persino un pessimo bevitore come me ne ha fatto largo uso, apprezzandone l’eccellente qualità senza alcuna conseguenza per l’apparato digestivo e per la sobrietà.

Bevanda nazionale per eccellenza, la birra è, ancor oggi, prodotta in Germania da oltre 2.600 birrifici, secondo la legge di genuinità risalente al 1516; forse proprio questo è il segreto della sua bontà. D’altronde, ci hanno colpiti l’attenzione, la cura e il rispetto verso la natura che traspaiono dai luoghi che abbiamo visitato: campagne splendide, punteggiate solo da mucche al pascolo; panorami perfetti, mai disturbati da interventi inopportuni dell’uomo; centri storici chiusi al traffico assistiti da ampi parcheggi esterni alle cinte urbane; ad Augsburg, città di circa 230.000 abitanti, abbiamo pernottato in un immenso parcheggio all’interno della città (1,5 Km dal centro storico), dove l’unico problema è stato scegliere l’albero secolare più ombroso sotto cui sostare.

Quale incredibile carrellata di volti, di personaggi, di abiti, di acconciature si è rivelata la festa di Wallerstein e quante opportunità di immagazzinare immagini! E’ stato un momento tanto inatteso quanto spettacolare del nostro viaggio e, vedendo i tedeschi all’opera, constatando la loro incredibile gentilezza, l’attenzione e la disponibilità riservata a noi, non semplici turisti stranieri, ma italiani, recenti vincitori a loro spese della tenzone calcistica mondiale (gli organizzatori della festa ci hanno fatti sistemare per la notte in un podere privato a circa trecento metri dal castello), stentiamo a credere che si tratti dello stesso popolo che circa 70 anni fa ha dato vita all’olocausto.

Il campionato mondiale di calcio Germania 2006

Come dimenticare un evento che ha accompagnato la prima parte del nostro viaggio e che abbiamo vissuto fuori dai confini della nostra Patria, costretti a guardare gli incontri della Nazionale sulla TV austriaca prima e tedesca poi, in quella lingua impossibile e con il tono deluso dei loro commentatori, del tutto in contrasto con il nostro entusiasmo!

Eppure, dobbiamo riconoscere un atteggiamento sportivissimo del nutrito gruppo di tedeschi insieme al quale ci siamo ritrovati, in soli quattro italiani, ad assistere alla semifinale Italia-Germania, dinanzi ad un televisore piazzato sulla terrazza della reception del Camping “Nord Sam” a Salisburgo. Il tifo dei tedeschi, reso evidente all’esterno da migliaia di bandierine agganciate ai vetri di quasi tutte le loro automobili, ci è parso esuberante ma mai sopra le righe e tantomeno violento.

Il Ponte Carlo a Praga

La finale Italia-Francia l’abbiamo vissuta in terra tedesca, all’interno del camping “Kalte Quelle” (“Fonte Fredda”) di Wurzburg, guardando le immagini sul mio portatile sintonizzato su una TV tedesca; eravamo in pochissimi e ci siamo ritrovati ad ospitare una monumentale finlandese che ha fatto un tifo indiavolato, e per niente sportivo, per Zizù. Com’è finita lo sappiamo tutti. Avremmo voluto darci alla pazza gioia, ma non ci sembrava un luogo adatto agli eccessi; e così ci siamo limitati a brindare con “BecherovKa” acquistata a Praga, a mangiare ciliegie, macedonia di fragole e mirtilli e ad esporre sul cruscotto del camper una bellissima sciarpa azzurra con il tricolore e la scritta “ITALIA”, che abbiamo mantenuto anche nei giorni successivi, visto che i tedeschi non dismettevano affatto le loro bandierine. Più volte, per strada, ai semafori, ci siamo vi-sti rivolgere sorrisi dai passanti e saluti con le mani in segno di vittoria: immigrati italiani o tedeschi poco amanti dei francesi? Chissà! In-tanto noi siamo World Champions!

Le fragole, i mirtilli e…

Appena giunti in Austria, a Villach, mentre cercavamo un camping, ci siamo ritrovati ad attraversare un grande prato dove alcuni, con cestini in mano, raccoglievano quelle che, alfine, avremmo scoperto essere fragole. E’ un posto dove, anziché venderle belle e confezionate nelle vaschette, le fragole le offrono sulle piantine: basta prendere un cestino della dimensione preferita e mettersi a raccoglierle: il costo è di gran lunga inferiore ma è impagabile il piacere della passeggiata nei prati e della scoperta delle fragoline dietro le foglie.

Appena attraversata la frontiera tra Austria (Freistadt) e Repubblica Ceca (Keplice), lungo la strada statale che conduce a Praga, donne appostate ai bordi, dietro piccoli tavolini, vendevano “boriuvcki” contenuti in barattoli di vetro. Presi dalla curiosità, all’ennesimo incontro ci siamo fermati: si trattava di dolcissimi mirtilli di bosco faticosamente raccolti uno ad uno, come il colore rosso della pelle delle loro mani testimoniava chiaramente.

Sia a Salisburgo, che in tutte le città tedesche da noi attraversate, tra i banchi di frutta che affollavano i mercati, ciliegie succulente dalle dimensioni enormi facevano sempre bella mostra di sé. Sono i tre frutti (fragole, mirtilli e ciliegie) di cui abbiamo fatto autentiche scorpacciate durante tutto il viaggio, apprezzandone non soltanto le inusuali dimensioni ma anche il gustosissimo sapore.

Ovviamente non ci siamo nutriti di sola frutta. La nostra attenzione è stata calamitata in particolare dalle innumerevoli qualità di wurstel, tutte veramente buone specie se condite con le tipiche salse tedesche prevalentemente a base di senape, e dalle patate a pasta gialla di produzione locale. Se apprezzate questo tubero, vi consigliamo, qualora vi troviate in Germania, di acquistarlo verificandone la provenienza dalle etichette (la tracciabilità dei prodotti là esiste davvero): ne scoprirete la bontà, in qualsiasi modo lo cuciniate.

Finale

Un viaggio ormai ultimato, affidato alla nostra evanescente memoria, torna prepotentemente a galla con tutto il carico di emozioni e sensazioni che lo hanno caratterizzato, se soltanto ci soffermiamo a rivedere una foto, un depliant o uno dei souvenir acquistati. E’ come se ricominciasse, come se non fosse mai finito; e al tempo stesso risveglia il desiderio di ripartire, di raggiungere nuove mete lungo strade mai percorse prima. Il viaggio è dentro di noi; è dentro tutti coloro che coltivano l’ottimismo di un mondo ricco di mille altri luoghi in cui ci si può sentire bene come nella propria terra e nella propria casa.

F.sco Saverio Bonsangue
(2006)