Tunisia: miraggi nel deserto

Alla scoperte del “pianeta” Tunisia, con i suoi mille contrasti caratterizzati da sterminate distese di dune, da lunghi litorali sabbiosi accarezzati dal mare, da villaggi berberi e da siti archeologici di grande interesse.

 

Lasciamo la Calabria per recarci a Trapani dove ci attende il traghetto che ci porterà in Tunisia. Già alle sette del mattino ci troviamo sul piazzale dove è situata la compagnia Tirrenia che effettua i viaggi, solo il lunedì, per e da Tunisi. Il primo impatto con la realtà che ci accingiamo a scoprire non è troppo incoraggiante; infatti lo spettacolo che ci si presenta è singolare: vi sono tantissime auto con targa italiana, caricate fino all’inverosimile dai proprietari che però sono tunisini. Così l’orario di partenza che era previsto per le otto si sposta, nostro malgrado, alle dodici, quando finalmente riusciamo a salpare.

La traversata si rivela piacevole ed è intervallata anche, nel corso del pomeriggio, dalla visione al cinema del bellissimo film di Benigni “La vita è bella” (il biglietto costa 5.000 lire). E’ comunque sempre opportuno portare delle medicine contro il mal di mare; noi purtroppo le avevamo dimenticato e in serata abbiamo avuto qualche problema.

Arriviamo a La Goulette alle venti che sono le diciannove in Tunisia, dal momento che non c’è l’ora legale. Il disbrigo delle pratiche alla dogana è lungo e difficoltoso: dopo tre file estenuanti per tre timbri diversi (per l’ultimo occorre un dinaro, circa 1.600 lire), si passa alla visita doganale del mezzo.

Riusciamo ad uscire dal porto soltanto alle ventitrè e ci dirigiamo verso Tunisi che dista 10 chilometri. La tarda ora e la mancanza di informazioni ci fanno decidere di pernottare, senza problemi, nella Piazza 7 Novembre in Avenue Habib Bourgiuba, centro della città nuova, nei pressi del Ministero dell’Interno.

Il giorno dopo cominciamo la visita della città che ci appare subito bella ed accogliente; attraversiamo Avenue Habib Bouguiba al cui termine si trova la Bab el Bhar (Porta del Mare) che ci introduce nella medina. Ma con nostro stupore troviamo le moschee chiuse o riservate ai mussulmani che sono in preghiera perchè è il giorno in cui si festeggia la nascita di Maometto. Anche il Souk non è in piena attività e allora decidiamo di proseguire subito il nostro viaggio e di fermarci a Tunisi al ritorno.

Attraverso una comoda autostrada, il cui costo è di un dinaro, arriviamo dopo 63 chilometri ad Hammamet che è una delle città più conosciute della Tunisia. Sulla sua bella spiaggia si affacciano numerosi alberghi, la maggior parte dei quali ostenta un grande lusso. Ma Hammamet non è solo mare e spiaggia: non è da trascurare nemmeno la città vecchia che coincide esattamente con la medina, da noi visitata dopo aver parcheggiato il camper e aver fatto il bagno in un mare non troppo limpido. Interamente racchiusa tra potenti mura la medina offre il fascino delle piccole viuzze del Souk (veri e propri labirinti), dove è possibile fare gli acquisti più svariati. Su tutto domina il minareto della Grande Moschea e la massa imponente della roccaforte (Kasba), da cui si gode una stupenda veduta del golfo di Hammamet.

Stanchi della visita, ma sicuramente affascinati, ci dirigiamo verso il camping Ideal, ma lo troviamo chiuso, non è chiaro se per ristrutturazione o per altri motivi. Vi è anche un altro campeggio, il Samaris, che è molto distante dal centro e non offre assolutamente niente per cui decidiamo di pernottare a Nabeul, che dista pochi chilometri, al camping Les Jasmins che è dotato di una discreta piscina dove, anche se il mare dista soltanto 500 metri, facciamo delle belle nuotate.

Nabeul è una città prevalentemente moderna; in Place 7 Novembre sorge l’emblema cittadino, un gigantesco vaso d’argilla dipinto dal quale esce un albero che indica la lunga tradizione locale della ceramica. Lungo le strade cittadine sono molti i laboratori che vendono o fabbricano oggetti veramente belli. Ogni venerdì mattina si tiene “Le marche aux chameau”, il mercato dei cammelli, un tempo famoso ma che ormai è diventato un’attrattiva soprattutto turistica per le vaie mercanzie che offre.

Il nostro viaggio prosegue verso Sousse, terzo centro economico della Tunisia, che dista 140 chilometri da Tunisi. La città si trova al centro della fertile regione del Sahel, ricca di cereali e di ulivi, in una zona turistica di cui fanno parte anche le rinomate località costiere di Monastir e Port El Kantaoui. Particolare attenzione merita la medina di grande bellezza e suggestione, racchiusa entro le mura merlate ancora integre: si sviluppa entro un perimetro a quadrilatero di due chilometri e mezzo e al suo interno si snodano intricate viuzze, sede di mercatini permanenti. Interessanti sono poi la Grande Moschea, la Kasbah e il museo archeologico. Ma, nonostante in questa zona vi siano rinomate e moderne stazioni balneari con uno svariato numero di strutture, ricettive la mancanza di campeggi ci fa proseguire verso Monastir. Pernottiamo a Cap Monastir, ne pressi della marina, dopo aver cenato nell’ottimo ristorante Les Chandeliers, situato proprio nel centro commerciale sul mare.

L’esplorazione di Monastir ha inizio dal Ribat, un tempo inespugnabile fortezza risalente all’VIII secolo, che offre la possibilità di rintemprarsi nelle sue fresche stanze o all’ombra delle imponenti mura. Al suo interno abbiamo visitato un museo di arte islamica e gli ambienti in cui il regista Franco Zefirelli ha girato alcune scene del film “Gesù di Nazareth”. A pochi passi dal Ribat si può ammirare la Grande Moschea, risalente al XV secolo; visitiamo anche la moschea Saida e il mausoleo della famiglia Bourguiba.

Sulla strada che ci porta a Djerba ci fermiamo a El Jem per una rapida visita dell’anfiteatro romano del III secolo d.C. che è molto simile al Colosseo. Il nostro viaggio prosegue verso Sfax, ma il caos e il traffico ci convincono a proseguire oltre. Lungo la strada vi sono molti venditori di frutta che, in cambio di pochi dinari, offrono i loro prodotti. Mentre proseguiamo il viaggio scompaiono lentamente ulivi e mandorli per fare posto alle oasi come quella di Gabes, che vanta circa 250.000 palme all’ombra delle quali crescono banani, agrumi, olivi, viti, ma anche tabacco e verdura.

A Gabes andiamo in cerca del camping Le Paradis o dell’Erg, segnalatici dall’Ente Nazionale Turistico Tunisino, ma invano. Decidiamo allora di recarci subito a Djerba dove siamo sicuri di trovare il camping Sidi Slim. Arriviamo a Djorf, all’imbarco per l’isola, e con meno di mille lire traghettiamo sull’altra sponda in un quarto d’ora. Ci dirigiamo al villaggio turistico Sidi Slim a cui è annesso anche il campeggio Sidi Ali, dotato di una bella piscina e di discreti servizi. Il proprietario del campeggio ci permette di assistere, nel corso della serata, ad uno spettacolo tipicamente arabo.

In questo campeggio abbiamo assistito alla partita finale dei campionati mondiali di calcio e malgrado noi, memori della vittoria della Francia sull’Italia, volessimo tifare per il Brasile, non ci è stato possibile perchè il villaggio turistico era invaso da ragazzi francesi la cui gioia alla fine ha contagiato anche noi e abbiamo festeggiato la vittoria francese tutti insieme in piscina.

Djerba offre uno scenario di verde e di mare; sono da visitare sicuramente Haumt Souk, capoluogo dell’isola, Guellala, paese dei vasai dove gli uomini lavorano l’argilla ancora con le stesse tecniche usate dai vecchi maestri, la sinagoga La Ghriba, distante un chilometro da Hara Riadh, e Midou.

Lasciamo Djerba a malincuore, ma i giorni a nostra disposizione sono pochi, e quindi raggiungiamo Matmata. Coloro che visitano la Tunisia e non si recano a Matmata hanno in qualche modo mancato un’occasione per conoscere un’architettura unica al mondo: le abitazioni troglodite formate da crateri tondeggianti scavati nel terreno. Il fondo di questi crateri, profondi anche fino a 10 metri, costituisce il cortile della casa, intorno al quale le stanze destinate all’abitazione e i magazzini per la conservazione delle derrate alimentari sono scavati nella roccia, immersi in una piacevole frescura. Con l’aiuto di un ragazzo che ci fa da giuda visitiamo alcune di queste abitazioni e notiamo come le persone che ancora vi abitano si siano già abituate al flusso turistico, organizzandosi per la vendita di piccoli tappeti con disegni caratteristici, che noi compriamo, e di altri manufatti. Naturalmente dopo la visita si lascia la mancia!

Quindi proseguiamo per l’oasi di Douz che si trova alle porte del Sahara, passando per Kebili. Vi sono diversi campeggi, ma noi ci fermiamo al Camping Desert Club, gestito da Lorenzo, un italiano che finalmente ci offre un campeggio dall’impronta occidentale. Lorenzo gentilmente ci porta con la sua auto a visitare gli ultimi villaggi che sorgono subito prima del deserto e ci affida ad un ragazzo per fare una passeggiata sui dromedari tra le dune sabbiose e per assistere al tramonto nel deserto. Durante la passeggiata notiamo una fortezza in vetroresina in mezzo al deserto e la nostra guida ci dice che è servita per girare un film per la Rai.

Proseguendo la nostra escursione sui dromedari veniamo avvicinati da un ragazzo che non nostra gioia ci fa vedere e perfino accarezzare la volpe del deserto, proprio una bella fortuna considerata la rarità di questo animale. Al ritorno una magnifica doccia ci toglie la sabbia di dosso e c’è un tavolo al ristorante del campeggio che ci sta aspettando. E’ il mio compleanno, fa molto caldo, ma è sicuramente l’unico che non scorderò mai. Il fascino del deserto ha colpito tutti noi e davanti ai nostri occhi ci cono ancora le immagini di lunghe carovane di dromedari immersi in uno scenario indimenticabile. Forse per questo programmiamo di ritornare a Douz, per assistere al festival del Sahara che si tiene ogni anno alla fine di dicembre, con corse di dromedari, tornei e spettacoli folcloristici.

Continuiamo il nostro bellissimo viaggio verso Tozeur e attraversiamo il Chott el Djerid, un lago salato; lo si può attraversare tutto l’anno lungo una pista sopraelevata e asfaltata lunga 70 chilometri che passa su formazioni argillose e quindi sulla supeficie salina pura. Si dice che, quando il sole è alto all’orizzonte, l’aria molto calda (e quando lo attraversiamo noi la temperatura è di circa 60 gradi!) sembra deformare il paesaggio e può provocare anche miraggi. Non ne abbiamo visto; peccato!

Arrivati a Tozeur cechiamo il camping Belvedere, situato sulla collina omonima, ma con nostro stupore scopriamo che non esiste più; quindi ci fermiamo al camping Les Beaux Reves, più centrale, ma non per questo più attrezzato, anzi… Il caldo è soffocante e il proprietario del camping, che parla bene l’italiano, ci rinfresca spesso con docce improvvise mentre annaffia le piante e gliene siamo molto grati.

Visitiamo Tozeur, famosa per la sua architettura che utilizza prevalentemente mattoni d’argilla; infatti notiamo intere facciate di case formate da questi tipici mattoni, disposti in modo da sporgere e rientrare formando decorazioni e motivi geometrici. Decidiamo di fare un giro su un calesse che ci porta al belvedere che è un gruppo di rocce situato a circa 3 chilometri a ovest della città. Da queste rocce d’arenaria, alte 20 metri, si gode una magnifica vista, tanto sulla città e sull’oasi quanto sul deserto circostante. Ai piedi del belvedere sgorgano alcune sorgenti di acqua calda a 30 gradi che invitano decisamente a un bagno; vi è, infatti, tanta gente, ma il nostro accompagnatore ci porta ad una sorgente che sembra aspettare solo noi; le mie figlie ne approfittano per farsi una doccia improvvisata.

Il troppo caldo ci fa desistere dal visitare al di là di Tozeur le oasi di montagna di Chebika e di Tamersa. E’ veramente un peccato, però ci rendiamo conto di non potercela fare e quindi all’alba lasciamo il campeggio alla volta di Kairouan, passando per Gafsa e proseguendo per la strada n. 3 e poi per la n. 15. Lungo la strada si susseguono venditori di cocomeri, meloni, pomodori, fichi d’india, in un allegro caos in cui si può comprare di tutto. La scorta fatta di questi prodotti è indescrivibile, come indescrivibile è la bontà della carne che a volontà si vende arrostita lungo questa via. A questo proposito siamo passati da uno scetticismo iniziale verso l’assaggio di questa carne all’esagerazione della consumazione finale.

Arriviamo a Kairouan, quarta città santa dell’Islam dopo La Mecca, Medina e Gerusalemme, e subito veniamo affiancati da un ragazzo che parla italiano e che si offre come guida. Dopo qualche perplessità, data la nomea di città difficile in cui è meglio non avventurarsi da soli, decidiamo di accettare la sua proposta e in effetti il suo aiuto si rivela indispensabile. Parcheggiamo il camper, sempre sotto la sua “protezione” , nei pressi della Grande Moschea, la più antica del Maghreb, e cominciamo il giro della città. Naturalmente ci porta a vedere la Moschea Sidi Sabhi o del Barbiere (cosiddetta perchè, secondo la tradizione, il santo cui è dedicata portava sempre con sé tre peli della barba di Maometto), la Moschea delle Tre Porte e i bacini degli Ahlabidi, enormi serbatoi d’acqua all’aperto del secolo IX. Visitiamo anche il pozzo Bir Barouta che, sempre secondo la tradizione, sarebbe collegato sotto terra con quello Zem Zem della Mecca. Nel portico dove si trova il pozzo si può vedere un dromedario con gli occhi bendati che aziona la pesante ruota alla quale sono legate le brocche che attingono l’acqua. Immancabile poi la visita del souk e, poiché Kairouan è la capitale nazionale del tappeto tessuto a mano, in un negozio di tappeti ne compriamo due, veramente molto belli.

Pernottare in questa città è sconsigliabile per cui proseguiamo il viaggio di ritorno verso Tunisi. Ci fermiamo ancora a Monastir e quindi a Nabeul per poi arrivare nella capitale che finalmente visitiamo.

Per fare la conoscenza di Tunisi forse la formula migliore è quella di immergersi nella medina, la città vecchia; da Bab el Bahar (Porta del Mare) o Porte de France si giunge alla Moschea dell’Olivo o Djaman ez Zitouna detta Grande Moschea, fondata nel 732. Purtroppo se ne può visitare soltanto il cortile, fuorchè il venerdì e le festività islamiche. Dalla Moschea dell’Olivo si diramano in tutte le direzioni le viuzze dei souk, spesso con copertura a volta, artigiani e venditori sono qui raggruppati a seconda dell’attività, ogni quartiere ha il proprio fascino e si può vagabondare come si vuole fra Moschee, Mausolei e Cappelle islamiche, palazzi nobiliari e musei, ricordando come sempre di tornare alla Porte de France dove le due realtà, quella dei souk e quella dei negozi moderni e del traffico automobilistico, trovano il loro punto d’incontro. E’ d’obbligo, in ogni caso, una visita al Museo del Bardo (dista 3 chilometri dal centro) che, oltre a rappresentare i periodi fenici e cartaginesi, contiene la collezione di mosaici di epoca romana più completa del mondo.

A breve distanza da Tunisi è possibile visitare le rovine di Cartagine; per ben tre volte distrutta e riedificata mostra oggi, a testimonianza della sua antica grandezza, resti di grande interesse. I monumenti principali della Cartagine punica si trovano sulla collina di Byrsa e nel quartiere Cartagine-Salambò, situato tra il mare e la strada principale; il sito è costituito dal museo nazionale e dal quartiere punico, dall’area sacra dei fenici, chiamata Thopet, dal porto punico e dal quartiere Magon. Le terme di Antonino Pio introducono nell’epoca romana della città; dopo aver visitato il teatro, le ville romane e le chiese cristiane la visita può considerarsi conclusa. C’è da precisare che i siti sono sparsi sull’intera area e per poter visitare i principali monumenti bisognerebbe essere di gamba buona. Vi è però la possibilità di visitare l’area con un calesse o con un taxi, concordando all’inizio il prezzo da pagare. A Cartagine abbiamo pernottato davanti al Museo Oceanografico, situato presso l’Istituto Nazionale di Scienze e Tecnologia del mare, nei pressi del porto punico. Vicino c’è anche una scuola di polizia.

A pochi chilometri da Cartagine è interessante visitare Sidi Bou Said, un tipico paesino arabo-mediterraneo caratterizzato dal colore bianco e azzurro delle case, dagli splendidi portali, dalle artistiche inferriate in ferro battuto poste alle finestre, dalle numerose botteghe di artigiani locali, nonché dai tipici venditori di gelsomino. All’estremità superiore della piazza principale si trova il famosissimo Cafè des Nattes, la cui facciata venne rappresentata da August Macke nel dipinto “Vista su una moschea” (1914). Da allora questo classico caffè moresco non ha cambiato nulla di fondamentale, né nel suo arredamento all’interno né nel suo aspetto esterno.

Il nostro viaggio, prima di lasciare la Tunisia, prosegue per Bizerte; merita senz’altro una visita la medina, situata intorno al vecchio porto, sul cui lato settentrionale si ergono le antiche mura della Kasbah. Tra il souk e il porto c’è la Grande Moschea che ha un bel minareto ottagonale. E’ da vedere anche la Fontana di Youseff (1642) con un’iscrizione in arabo e una in turco che lodano la bontà e la dolcezza dell’acqua, il pittoresco quartiere andaluso situato a nord della Kasbah e a ovest il Fort d’Espagne.

A circa 10 chilometri da Bizerte si trova Cap Blanc, le cui rocce a picco sul mare costituiscono il punto più settentrionale dell’Africa. Le coste scoscese intorno al capo sono di una particolare bellezza paesaggistica.

Il nostro viaggio in Tunisia purtroppo si conclude qui. A La Goulette ci aspetta la nave che ci porterà in Italia. Negli occhi abbiamo ancora vaste distese di spiagge, di palme, panorami da togliere il respiro, un entroterra dalla bellezza affascinante e dai mille contrasti, immagini di dune straordinarie, un mare di sabbia dorata, il Sahara e ancora la visione di villaggi berberi addossati alle colline, scavati nella roccia, e siti archeologici di interesse storico. Nel cuore invece portiamo la cordialità e l’amicizia spontanea tipica della popolazione tunisina che ci ha dato un’accoglienza calorosa.

Notizie utili

Equipaggio
composto da quattro persone Francesco, Enza, Maria Francesca ed Alessandra Bua.

Veicolo
C.I. Continental.

Viaggio
effettuato dal 5 al 21 luglio 1998.

Costo del traghetto
andata e ritorno camper più quattro persone in poltrona coperta lire 1.480.000.

Chilometri percorsi
3.338.

Spesa approssimativa
lire 3.500.000.

Itinerario
Corigliano Calabro – Trapani – Tunisi – Hammamet – Nabeul – Sousse – Monastir – El Jem – Djerba – Matmata – Tozeur – Kairouan – Tunisi – Cartagine – Sidi Bou Said – Bizerte – Tunisi – Trapani – Corigliano.

Strade
in buone condizioni, ma alcune sono atrette.

Campeggi
pochi e molto spartani.

Campeggio libero
senza problemi, naturalmente basta scegliere i posti adatti.

Da ricordare prima della partenza
occhiali da sole e cappellini.

Valuta
dinaro tunisino, equivalente a circa 1.600 lire.

Carte di credito
tutte le più note; noi le abbiamo usato senza problemi.

Documenti
passaporto.

Visto
nessuno.

Lingua
quella ufficiale è l’arabo. La maggior parte dei tunisini parla correttamente il francese; nelle zone turistiche è ben compresa anche la lingua italiana.

Clima
mediterraneo.

Orario
stesso orario dell’Italia, eccetto nel periodo dell’ora legale non applicata in Tunisia.

Carburante
benzina lire 665 al litro; gasolio lire 560 al litro.

Telefono
per telefonare ci sono un po’ dovunque appositi locali chiamati Taxi-Phone.

Notizia curiosa
proposta di scambio delle mie figlie, 500 dromedari per la piccola e due Ferrari per la grande.

Franco Bua
(2001)