Turchia, il ponte verso l’Occidente

Un manuale di viaggio per scoprire una nazione in forte cambiamento.

 

Una sala del Topkapi

Mi piacerebbe, scrivendo questo articolo, riuscire a descrivere non solo luoghi e persone, ma anche atmosfere, costumi, differenze culturali e soprattutto capacità di capire quello che è realmente il vero spirito del camperista, che al contrario di certi turisti di massa che dall’alto dei loro pullman e da dietro i loro cappellini o ombrellini, hanno difficoltà a vedere quella che è la realtà che si cela in ogni nazione, in ogni città o in ogni viso. Ci proverò!

Verso la Turchia

Il nostro viaggio (due equipaggi di soci del Club, noi e i Puglisi) inizia a Igoumenitsa, in Grecia, dopo una velocissima traghettata; in breve tempo raggiungiamo le Meteore sotto una pioggia battente. Visitiamo in mezzo a torme vocianti di turisti il meraviglioso monastero di Varlaam.

Continuiamo fino al mare e decidiamo di fare una pausa al camping Platamon di Platamonas. La strada fino lì è stata terribile, poca autostrada, molto traffico, fondo buono. Dopo una pantagruelica scorpaccciata di cozze, pescate dagli interessati, partiamo per avvicinarci ulteriormente alla nostra meta. Dopo una sosta nella splendida spiaggia attrezzata di Asprovalta, raggiungiamo Alexandroupolis, dove dormiamo in un campeggio molto “alla buona”.

Il passaggio alla dogana fra Grecia e Turchia è lungo e noioso, ma nessun controllo viene fatto al mezzo. La trafila delle tasse ,dei bolli e dei timbri però con il caldo è molto stressante. Paghiamo 25 dollari di tasse, e continuiamo il nostro viaggio in compagnia di una famiglia triestina, con cui continueremo il viaggio.

Il primo impatto è stato con un piccolo ristorantino sulla strada. Accoglienza eccezionale da parte del gestore, carne ottima e conclusione con lozione per pulirsi le mani al tavolo. Scopriamo subito che in Turchia le strade sono si traballanti, ma tutto sommato il traffico è ordinato. Notiamo subito molte macchine nuove e in molte città, delle ultra moderne periferie, totalmente deserte e in attesa degli inquilini. In alcuni casi lo spettacolo di queste città è stupendo, da città fantasma, città in attesa… è veramente impressionante.

Istanbul

Man mano che ci avviciniamo ad Istanbul il traffico aumenta, e da lontano vediamo grattacieli e torri, la città ci presenta subito il suo volto moderno. Sconsiglio totalmente di cercare il campeggio, e invece importante puntare direttamente sul centro e puntare direttamente sul Topkapi, e successivamente cercare la moschea Blu, e proprio dietro la moschea l’Otopark.

Se ci sono problemi, cercare il primo poliziotto e con foglio e penna alla mano farsi scrivere le informazioni. Sorvegliati dai minareti della stupenda moschea, ci avventuriamo per un primo contatto con la città che ci mostra subito un volto fresco, nuovo; la musica orientaleggiante che proviene dai negozi e dai locali ci fa ricordare che siamo in una città che è ponte tra la nostra cultura laica europea, e l’oriente mistico e affascinante.

Ce ne rendiamo conto dentro la moschea blu dove i turisti si alternano ai fedeli, e la voce del minareto inutilmente scandisce la vita religiosa dei turchi. Scopriamo che i riti sono tutti in arabo e che pochissimi lo conoscono, la scansione delle preghiere è puramente mnemonico, un po’ come da noi era il latino clericale. Torniamo nei camper e ci prepariamo per l’indomani.

La visita del palazzo di Topkapi è entusiasmante. I giardini e le sale, si alternano agli argenti, alle reliquie e agli ori. Sale del trono, fiori, fontane e padiglioni, creano seppur forzatamente, l’aria che si respirava alla corte del Sultano, che non ci dimentichiamo, nei momenti di maggiore splendore governava dal Marocco all’Iraq all’Ungheria. La sublime porta ci riporta alla mente tanti ricordi scolastici e romanzeschi, e nell’harem ci si immaginano gli intrighi, le gelosie e gli amori che in quei luoghi si vivevano.

Incontriamo quindi l’altro gruppo di soci, quello dell’amico Sergio Campagna, in viaggio per la Turchia; e ci dedichiamo insieme alla visita dei bazar. Il Gran Bazar, colpisce per la sua enormità, per la quantità di merci esposte, per i ragazzini che portano in giro vassoi pieni di te, di caffè; ormai le merci sono puramente turistiche, e di conseguenza un bel po’ di originalità si perde, e si ritrovo invece lunga la strada che scende al bazar Egiziano, e nel bazar stesso. Enormi bancarelle variopinte mostrano spezie coloratissime e gli odori forti e mischiati sono inebrianti, come inebrianti sono anche i prezzi dei prodotti. Lo zafferano, il peperoncino: questi aromi danno al naso e agli occhi un godimento totale. Torniamo sfiancati, ma soddisfatti; passiamo per la stazione dell’Orient Express e sotto i minareti di Santa Sofia.

La mattina seguente raggiungiamo via taxi, che insieme ai piedi, resta il miglior mezzo di locomozione in tutti i paesi arabi, il palazzo di Dolmabahçe. Che stupisce per gli sfarzosi arredi Neoclassici e Vittoriani, da vedere assolutamente per capire da dove nasce il desiderio dei turchi di entrare nel mondo europeo. Interessantissimo è il letto dove morì Ataturk, una favolosa scala di cristallo e gli immensi saloni. Interessantissimo ed imponente è il salone del trono con il lampadario della regina Vittoria, acquistato dal sultano, e da vedere anche l’harem, che un po’ stona con il resto del palazzo che sembra così europeo. Ora il palazzo è la residenza ufficiale del presidente oltre che monumento alla nazione, e le guide vanno orgogliose nel definire il nuovo popolo turco, figlio della repubblica e di Ataturk, vero divo onnipresente dei turchi.

Al ritorno visitiamo il quartiere di Galata, con le sue chiese, e attraversato il Corno D’Oro, ci dirigiamo alla moschea di Solimano, che ci guarda dall’alto con la sua mole imponente. La fantasmagoria delle maioliche e degli ori, ci coinvolge e ci insinua un profondo senso di religiosità, le lampade, i tappeti, il profumo e il silenzio, ci portano ad ammirare con timore reverenziale la potenza di Dio, che al di là del nome penso che sia uguale per tutti perché basato su due principi comuni a tutti i Popoli, Fede e Devozione. Un guardiano ci porta al terrazzo del sultano dal quale la vista spazia su tutta Istanbul. Visitiamo la tomba di Solimano e delle sue due mogli principali.

Ci rechiamo a visitare poi la famosa Basilica Cisterna, la cui atmosfera umida e buia, la foresta di colonne, la bellezza dei capitelli ci trasporta direttamente con un salto di molti secoli, all’era bizantina. Santa Sofia, la basilica eretta a innalzare la divina Sapienza, oltre che per l’imponenza e ad alcuni mosaici, impressiona per i significati allegorici in essa riposti: museo di storia pagana prima, cristiana dopo e musulmana ora, è emblema della dominazione ottomana, più dedita a sottomettere che ad accettare, emblema di cristianità esaltata, con i mosaici d’oro puro e i marmi estratti in punti remoti del grande impero bizantino, per la presenza di resti di basiliche pagane, è il simbolo più adatto a descrivere Istanbul, la sua storia, il suo passato e il suo presente di città dalle molte realtà, dai molti problemi, e dalle molte aspettative.

Istanbul è una città che non vuole essere esclusa da un mondo occidentale al quale si sente maggiormente legata, ma che sente fortissime le influenze curde e orientali. Un vero crocevia di tanti mondi con diversi costumi e diverse storie che si scontrano e si combinano, in modo a volte traumatico, con attentati terroristici, ma che a volte in modo pacifico permette la convivenza tra ebrei, musulmani e cristiani.

Su consiglio del nostro amico Nebi, ceniamo in un locale tipico il “Doi Doi” sotto al moschea Blu andando a sinistra dal posteggio, o chiedendo in giro, è molto frequentato, e si mangia veramente bene. Subito dopo cena ci rechiamo in un caffè dove si fuma il narghilè, uno dei più antichi della città proprio sotto la moschea Ati Kalimpasha, in una atmosfera densa di profumi d’oriente, con una bella tazza di tè sul tavolino e chiacchiere soffuse quanto le luci. Il ritorno a “casa” in piena notte è veramente suggestivo, poche persone riunite in crocchi agli angoli delle strade, i grandi monumenti illuminati magnificamente, e i giardini silenziosi, fanno di Istanbul in notturna un tesoro ancora più prezioso.

Al mattino ci dedichiamo alla gita sul Bosforo, su consiglio di Nebi, disertiamo i battelli turistici con prezzi intorno ai 25 $, e prendiamo un battello di linea, un vaporetto; seppure molto economico, il viaggio risulta suggestivo, ed arriviamo persino sul mar Nero. Dopo il lauto pranzo in un paesino posto sotto una imponente fortezza veneziana, ci reimbarchiamo per il ritorno: spesa complessiva a famiglia andata e ritorno 16 mila lire.

L’indomani lasciare la città è una sofferenza, ci riusciamo solo con la promessa di un ritorno. Salutiamo i minareti, pieni di ghirigoghi scolpiti, salutiamo le maioliche, i fiori dei giardini, gli immensi palazzi, i poveri tuguri accalcati sulle strette stradine, il traffico caotico, i bazar, tutte cose che non dimenticheremo, perché hanno lasciato il segno nelle nostre memorie.

Verso Ankara e la Cappadocia

Passato il Bosforo con uno dei due ponti stile new America, ci dirigiamo verso Ankara, sono 400 Km, ma la strada è ottima; giunti in città conviene puntare direttamente verso il centro e il museo delle civiltà anatoliche, attorniato da molti e comodi posteggi, il museo è eccezionale. Vi si possono trovare reperti di foggia licia, romana, greca e ittita. Vi sono i famosi dischi solari ittiti, le tavolette dei mercanti assiri colmi di informazioni in carattere cuneiforme; vi è la stupenda lettera della regina egizia, moglie di Ramsete II, alla regina degli Ittiti, un busto del celebre re Mida, e al centro del complesso, si trovano statue e bassorilievi provenienti da varie città ittite.

Un piccolo giro in città è obbligatorio; la città è la capitale amministrativa e la sede del governo democratico turco, voluta da Ataturk in opposizione a Istanbul, che era simbolo del potere anti-democratico. La città è caotica e non ha pregevoli monumenti; da vedere il mausoleo di Ataturk, e il centro che è emblema della vera Turchia, quella un po’ fuori i circuiti turistici, quella delle persone che la vivono ora, che lavorano, non corrotti dal turismo di massa.

Ankara è solo, si fa per dire, ritratto della Turchia non turistica, immagine di quello che è oggi un mondo asiatico che vuole entrare in Europa. Facciamo compere a basso prezzo, e cerchiamo, non senza difficoltà la strada per Hattusa.

Pernottiamo un po’ prima del villaggio di Tungurlu, in un albergo che ci mette a disposizione luce e piscina. Scopriamo che la strada per Hattusa non è asfaltata, e ci troviamo a viaggiare in mezzo ad un deserto tra nubi di polvere. Il sito si presenta in tutto il suo splendore sin dall’ingresso; con guida e pulmino ci dedichiamo ad una visita meticolosa dell’area archeologica, il percorso è lungo più di 9 km.

Visitiamo il magnifico tempio, dove vivevano e lavoravano, oltre seimila persone. Bastano le fondamenta a fare capire l’imponenza della struttura, e la vastità. Il popolo Ittita, fu per lungo tempo insieme agli Assiri, ai Babilonesi e agli Egizi, la culla della cultura, prima dei greci. Avevano un complesso sistema di dei e dee, il più importante il dio della Tempesta, e la dea Madre o dea Terra. Dei vendicativi e molto temuti.

Il tour prosegue verso la porta dei leoni, che ci offre anche una stupenda vista sugli scavi e sull’altopiano anatolico. La porta dei leoni era uno degli accessi più importanti della città che si apriva verso il medio oriente e l’Egitto. I leoni scolpiti sembrano ancora ruggire a protezione della città .

Visitiamo il famoso tunnel dei mercanti, in perfetto stato, e costruito da architetti egizi. Serviva per un più rapido accesso alla città; si trova sotto un terrapieno artificiale alto più di 15 metri che sovrastava un fossato altrettanto vasto, e dà una idea di quelle che erano le fortificazioni di una città di guerrieri.

Dalla porta delle sfingi, si vedono le fondamenta della biblioteca, che a ridato alla luce oltre 300000 tavolette d’argilla in carattere cuneiforme, conservate ad Ankara. Della fortezza dell’imperatore resta ben poco, ma suggestiva è la vista su tutta la pianura. Obbligatoria e la visita alla cooperativa di tessitori di tappeti, e più oltre al sito di Yazilikaya, cuore religioso degli Ittiti, che conserva stupendi bassorilievi, di una scena di adorazione.

Questi due siti vanno visitati con molta attenzione, e alla lunga potrebbero stancare, ma il fascino e l’importanza storica e archeologica, bastano davvero a creare la suggestione giusta per far rivivere quel luogo morto da millenni.

La tappa seguente ci porta a Goreme, dove scopriamo oltre a ottimi piatti tipici le chiese e le grotte, molto suggestive, ma con code chilometriche di turisti; il caldo si fa intenso. Visitiamo la chiesa del serpente, della mela e la più importante di Tokali, tutte splendidamente affrescate, con scene di vita dei santi e di Cristo. La confusione è tanta, ma il posto è stupendo; i camini ci guardano benevoli dall’alto, e la magia del luogo ci prende. Queste intere città nella roccia furono scavate per sfuggire, prima agli iconoplasti, e poi ai turchi. Vere e proprie comunità cristiane, si stabilirono e vissero in questi luoghi per tanto tempo. Le chiese segno di incrollabile fede, le strutture delle abitazioni, tutto rende veramente importante il luogo, che ci porta a chiedere a noi stessi in cosa crediamo oggi, e che sacrifici effettivi saremmo disposti a fare per la Fede.

Dopo la parentesi mistica ci rechiamo a Zelve, che in un paesaggio davvero lunare, conserva i camini di Fata più belli. Passiamo da Uchisar, e pranziamo sotto la mole del suggestivo castello scavato nella roccia, sotto un sole cocente, e in un paesaggio desertico. Saltiamo la città sotterranea di Kaymakli, per l’eccessiva confusione, e visitiamo la meno conosciuta e frequentata città sotterranea di Derinkuyu.

La povertà della gente, delle Zagarelle dei siti ultra turistici, adesso diventano bambini con i cesti che vendono bamboline, con occhi supplichevoli, e un’insistenza estenuante e commovente. Con gli occhi gonfi per le scene viste in superficie, per gli occhi di quei bambini, visitiamo l’immensa città, provvista di chiesa, scuola, stalle e altri ambienti per la vita quotidiana. L’aria fresca, il buio, la stranezza del sito, dei cunicoli, delle grotte, fanno pensare all’ingegno delle persone, nei momenti di disperazione.

Usciamo dal paese e ci rechiamo a vedere il Caravanserraglio di Sultanhani, antico centro di scambio di merci delle carovane, con fregi stupendi, e arazzi di pietra; attorno, la gente ci osserva, e mossi da compassione regaliamo ai bambini matite e penne, che sordiscono il loro effetto, e fanno aumentare l’intraprendenza di questi bimbi, che già parlano due o tre lingue turistiche.

Visitiamo infine la valle di Peristrema, un canion con le sue chiese rupestri che si affacciano su un fiume tranquillo, in una natura paradisiaca e contemplativa.

I camini di fata della Cappadocia

Verso la costa mediterranea

Lasciamo definitivamente la Cappadocia, e puntiamo direttamente su Konya. I paesi che attraversiamo sono desolanti, la povertà è da paura, carretti con cavalli si alternano a motorini scassati, e macchine che perdono pezzi. I negozietti di alimentari, permettono acquisti all’ingrosso di te e biscotti, il costo della vita è bassissima, e assaliti da torme di bambini affamati, provvediamo dando loro un pacco di biscotti del Mulino Bianco, di cui non resta più niente. Scene da film, però reali.

Giunti a Konya, posteggiamo davanti l’Alaeddin park, accanto al capolinea dei tram. Ci avventuriamo nel centro della città famosa per i tappeti, alla ricerca di luoghi di interesse; la città ospita il monastero di Mevlana, filosofo musulmano, fondatore dell’ordine dei Dervisci danzanti.

Lasciamo la città e ci dirigiamo verso Beyscehir cittadina di montagna su di un lago, dalla atmosfera tranquilla che ci mostra un altro aspetto della Turchia, quello riposante delle montagne, dei pescatori e delle donne davanti le porte. Dormiamo in un campeggio solitario sulla strada a 20 km da Beyscehir, sul lago, che culla i nostri sogni.

L’indomani ci apprestiamo a un valico a circa 2000 m sul livello del mare, e puntiamo sulla costa turistica di Manavgat. La strada, terribile, permette però di osservare i paesaggi alpini, i corsi d’acqua, le tende dei nomadi e i pascoli radi; il passaggio di altezza, è terribile, e giunti sul mare quasi soffochiamo per la pesantezza e l’umidità dell’aria, in confronto a quella pura e rarefatta dei monti. Ci accampiamo in un campeggio, il Green Park, dove la vita si svolge in funzione dei marchi, causa la massiccia presenza di tedeschi. La spiaggia stupenda è disturbata da motoscafi che senza controlli hanno il permesso di fare acrobazie tra i bagnanti con manovre pericolosissime.

Facciamo un po’ di vita da turisti normali, e puntiamo nel pomeriggio su Antalya, facendo una sosta a Perge, non perdetevi assolutamente il sito di Aspendos, che conserva un teatro romano in perfette condizioni. Perge possiede resti ellenistici e romani di una intera città: possiede uno degli stadi meglio conservati e grandi dell’area mediterranea, dei ruderi sparsi della città e uno stupendo teatro.

Ad Antalya il traffico è indescrivibile, e le indicazioni sono del tutto assenti. Riusciamo a raggiungere le cascate di Dudanbasi, solo grazie ad una famiglia di turisti turchi, che ha chiesto indicazioni in turco e ci ha permesso di raggiungerle. Questo luogo è stato eletto a set di alcune scene del film Laguna Blu, anche se a causa di indecenti lavori turistici, un po’ del fascino si è perso; il luogo mantiene il suo fascino nel colore dell’acqua, e nelle grotte sotto la cascata.

Ci spostiamo quindi nel vicino parco del monte Olimpos, a Kemer sulla costa Turchese. Sostiamo in un campeggio semplice, e l’indomani ci rechiamo a visitare il sito archeologico di Phaselis, il luogo offre ad un tempo il mare e l’archeologia, non si può campeggiare, ma la visita della città va alternata ai bagni negli splendidi porti antichi, con rovine emergenti. Da vedere ci sono le terme, l’acquedotto, l’agorà, il teatro e la via Sacra che collega il porto occidentale a quelli orientali. Statue, iscrizioni, e monumenti ben conservati fanno del luogo un sito archeologico molto importante.

Accanto al sito della antica città di Olimpos, da vedere dopo una sfacchinata di quasi un chilometro di sentiero in salita, le famose Chimere. Fiamme eterne attribuite agli antichi dei omerici, che nella suggestione del paesaggio desertico fanno della sfacchinata, una interessante e curiosa escursione nel tempo.

Consigliamo di cercare lungo il mare la baia di Chavush, dove il mare eccezionale non fa rimpiangere la deviazione e la strada sconnessa. Gli alberghetti sono disposti a tutto pur di accoglierci, persino abbattere un albero. La baia circondata dai monti, ha al centro una spiaggia di ghiaia, e un mare cristallino e tranquillo. Vale la deviazione veramente.

Dopo due giorni di sosta, visitiamo Demre, l’antica Myra. Vi si trovano le celebri tombe rupestri, e accanto un magnifico ed imponente teatro. Le tombe, scolpite nella roccia, hanno forme di templi, e all’ingresso hanno il nome dell’inquilino. Riesco a vederle quasi tutte facendo una ripida scalata, ma il paesaggio vale la difficoltà.

All’uscita cerchiamo la chiesa di San Nicola, o di Babbo Natale per gli europei. Graziosissima basilica bizantina, dove giacciono le spoglie del santo conteso con Bari. Si dice che i baresi non trovarono la salma del santo, che giace ancora da qualche parte sotto il pavimento. La chiesa contiene splendidi affreschi e pregevoli sculture.

Lungo la strada per Patara, conviene fermarsi in una caletta tra gli scogli che hanno due colori. Il bianco della spiaggia, e il verde smeraldo dell’acqua. A Patara va alternata la visita della città insabbiata, a quella della immensa e frequentata spiaggia bianca. La città conserva terme e templi ben conservati, una porta trionfale, delle tombe lice a carena di barca, particolari della zona, un teatro insabbiato, dei magazzini portuali in totale stato di abbandono e di difficile accesso a causa delle paludi e altri monumenti sparsi, il tutto molto suggestivo. Dormiamo nel posteggio di un ristorante che ci mette a disposizione docce e luce, e una ottima cena a prezzi convenientissimi.

La mattina dopo visitiamo Xantos, col suo teatro e le due tombe famose per la loro grandezza; il luogo è veramente da cartolina. Da vedere è anche la città di Letoon, con le rovine che affiorano da una laguna. A Fethiye cerchiamo l’Oludeniz, laguna blu circondata da sabbia bianca, dove fare il bagno regala emozioni indicibili, per il colore turchese e la purezza dell’acqua, uno dei luoghi di mare più importanti della Turchia.

Ci spostiamo a Didym, facendo una lunga tappa. Visitiamo di prima mattina il gigantesco santuario di Apollo, il suo oracolo e la zona attorno al tempio, che in perfetto stato di conservazione, offre una idea di quello che era il culto per il Dio. Collegata al santuario con una imponente via Sacra, sorgeva la città di Mileto, di cui la visita è sconsigliata nelle ore centrali, per la mancanza di alberi e per la presenza del sole cocente. Il teatro è dominato da una fortezza bizantina, che stona col complesso perché posticcia. Il porto dei leoni, ne conserva ancora uno, che sornione veglia sul porto non più esistente. Il monumento del porto voluto ad Augusto dopo la battaglia di Azio, il Ninfeo, il ginnasio, le due Agorà e le terme di Faustina, rendono Mileto una tappa d’obbligo.

Un po’ oltre sorgeva la città di Priene, che conserva rovine del Teatro, dello Stadio, del tempio di Atena, di uno dei meglio conservati Bouleterion, luogo dell’assemblea delle antiche città greche, e da vedere una casa che accolse Alessandro Magno e le case dei notabili.

Le ultime tappe

Salutiamo momentaneamente i Puglisi e i nostri amici triestini, che fanno una deviazione per Pamukkale e Afrodisia, e noi ci dedichiamo alla visita di Efeso. Efeso è il più famoso e visitato sito archeologico della Turchia. Consigliamo la visita all’incirca alle 18, perché giunti a quell’ora abbiamo visto i pullman dei giapponesi e dei tedeschi andare via, e abbiamo avuto tutta la città per noi. La via Arcadiana ci dà una visuale eccezionale sul teatro, e la via di Marmo ci porta alla favolosa biblioteca di Celso, monumento all’architettura romana, che emana suggestione da ogni statua, da ogni fregio e da ogni colonna. La via dei Cureti bordata da mosaici ci porta all’agorà superiore, lungo la strada un porneion, casa dei piaceri, delle fontane, dei templi e la famosa tomba ottogonale che ricordava il Faro di Alessandria e che accoglie le spoglie della sorella della regina Cleopatra. Statue di Ercole, di Apollo e di altri dei danno accesso alla zona amministrativa della città, con il porticato dei tori, il bouleterion e la piazza dei commerci. Lì vicino si trova la grotta dei sette dormienti, luogo santo per cristiani e musulmani. Nella vicina città di Selchuk da visitare l’Artemision, una delle sette meraviglie, e la fortezza bizantina. Dormiamo sul mare in un campeggio ottimo, ma dal mare impraticabile per le frequenti tempeste.

Saltiamo Smirne, per traffico troppo intenso e mancanza di aree di sosta, e ci rechiamo a Sardi. La strada è pessima, e molto trafficata, in quanto unico collegamento tra Ankara e Smirne. Giunti a Sardi, posteggiamo accanto all’imponente tempio di Artemide, uno dei più grandi della Classicità. E dopo ci rechiamo nell’area del ginnasio, che ricostruito offre uno splendido esempio di architettura romana. Con una altezza di 18 m, per i fregi, e le colonne di granito è assolutamente imperdibile. Accanto sorge una antica sinagoga risalente al 280 a.C. con marmi e mosaici. Vale la deviazione e anche la strada sconnessa e trafficata. Lungo i bordi della strada per Pergamo ci sono distese di vigne, e di donne che lavorano l’uva passa. Dormiamo trenta chilometri prima, sul mare; l’indomani partiamo per Bergama, tardi, e giunti sull’acropoli, la troviamo chiusa.

Visitiamo l’Asklepeion con l’odeon, il tempio di Epicuro e l’immenso porticato. Questi luoghi di cura, erano delle vere e proprie città dove si alternavano svaghi a preghiere, dove si utilizzavano i sogni per le diagnosi, e dove la medicina si sviluppava per tecnica e strumenti. Si leggeva, si assisteva a spettacoli teatrali, e ci si purificava. La sera al campeggio Caravan ci ricongiungiamo con i Puglisi, mentre i nostri amici triestini sono già sulla nave per casa.

Per gentile concessione di una famiglia del luogo, abbiamo accesso ad una festa della Maturità, o della circoncisione. Abbiamo libertà di filmare e ci uniamo ai balli di gruppo, fraternizzando con i parenti e gli amici della famiglia. Il bambino, che ha compiuto 10 anni appena, è considerato uomo, e come tutti gli uomini musulmani deve essere circonciso perché maturo. Il bimbo vestito da principino viene salutato da tutti i convenuti che gli fanno doni in soldi o in oggetti d’oro. Tra balli e canti, avviene la circoncisione vera e propria, e il bimbo subito dopo, per il dolore e il nervosismo, viene adagiato sudi un lettino a vista e si procede con ulteriori balli di gruppo, con il vino che scorre a fiumi, e la musica tradizionale che si fa più alta e conturbante. Veniamo coinvolti tutti in un rito gioioso di danze turbinanti e musiche orientali.

L’indomani visitiamo al stupenda Acropoli, con i palazzi reali degli Attalidi, il sito dell’altare di Zeus oggi a Berlino, il teatro a cuneo immenso, la celebre Biblioteca e il Traianeum. La vista spazia a trecentosessanta gradi, e l’area rende evidente il potere dei regni dell’età ellenistica. Pergamo era la grande rivale culturale e monumentale della magnifica Alessandria, tappa d’obbligo in Turchia, sede durante il periodo ellenistico di un intenso polo Culturale.

Altra tappa è Assos; antica città posta davanti l’isola di Lesbo, dove troviamo un mare eccezionale, degno di Alessandro Magno. Spiaggia poco frequentata, dall’acqua pura e cristallina, ma gelida. A Troia ci accoglie l’enorme cavallo, ed è difficile però respirare l’aria omerica nelle rovine della minuscola città. Un po’ delusi la lasciamo e ci dirigiamo a Chanakkale, dove ci accampiamo per la notte accanto all’imbarcadero per lo stretto dei Dardanelli. Siamo proprio nel centro della città, che visitiamo. Dormiamo dopo lo shopping, nella tranquillità serale della città, col sottofondo dei minareti.

L’indomani passiamo lo stretto sorvegliati dall’imponente fortificazione turca di Kilitbahir. E passiamo il confine in mattinata. Lasciamo la Turchia solo con la promessa di tornare ancora, porteremo nei nostri ricordi sempre la gentilezza, il rispetto e la cortesia di questo stupendo e ospitale popolo. E con la domanda: che cosa è la vera civiltà? I greci che si spacciano per civili, la sono decisamente meno, e noi italiani siamo sulla buona strada per una sana inciviltà.

La tranquillità della gente turca, la mancanza dell’homo homini lupus, del rispetto per il prossimo e della pace che esprimono i luoghi ben curati, le moschee, la ricchezza delle persone povere, tutte cose che porteremo sempre con noi, in un percorso di crescita interiore che ci deve portare in positivo, che ci deve rendere messaggeri di pace nel vero senso della parola.

Di nuovo in Grecia

Sostiamo nuovamente ad Alexandroupolis, ad Asprovalta e a Platamonas. Lasciamo la costa e utilizzando come campo base Ioannina, visitiamo le grotte di Perama, che si snodano per un percorso di un chilometro, con stanze suggestive e luoghi da sogno.

Visitiamo il santuario di Dodona nel silenzio e nella pace dei sensi, cullati dallo stormire delle querce sacre, visitiamo il meraviglioso teatro superiore persino a quello di Epidauro. Visitiamo l’antichissimo santuario di Zeus, dove riecheggia la storia del principio dei tempi, quando Dopo la vittoria degli dei sui titani, dalle mani di Zeus volarono due colombe bianche; una si posò a Siwa in Egitto e l’altra a Dodona, da dove Zeus parlava, e dava oracoli. Proprio lì fu prevista la nascita del divino Alessandro, i sacerdoti interpretavano lo stormire delle foglie della quercia sacra, e il silenzio era obbligatorio, lo è tuttora per la sacralità del luogo, che protetto dalle montagne, è difeso dagli assalti del turismo di massa.

Visitiamo il centro di Ioannina, che ci regala scorci deliziosi a metà tra il bizantino e l’ottomano. Dominata da due moschee, e da una fortezza bizantina, che si protende sul lago, la cittadella fortificata di sera regala stupende emozioni. Il resto della città è piena di aree commerciali dove si può acquistare argento e altri oggetti più o meno tipici.

Ci imbarchiamo infine da Igoumenitsa, e in un giorno da Brindisi siamo a casa. La Grecia ci ha un po’ deluso, mentre la Turchia ci riaccoglierà tra breve. Arrivederci, oriente misterioso.

Antonio Fiorino
(2000)