Un…… assaggio di Norvegia

Giungiamo in Svezia attraverso la Danimarca ed il nuovissimo ponte di Malmo. Ritroviamo i boschi verdi, i laghi azzurrissimi ed il traffico riposante della E4 verso Stoccolma.

 

Sostiamo per la notte in una provvidenziale e tranquilla area per camper, poco prima di Jonkoping, ai bordi di un bellissimo lago. Il giorno dopo l’ultimo balzo verso Stoccolma e, con la E18, verso Oslo, che decidiamo di visitare al ritorno proseguendo verso le mete che vogliamo visitare. E così altri chilometri da macinare…

La Norvegia ci piace subito: ha tanto verde, laghi, ruscelli e cascate. Le strade non sono più quelle dritte della Svezia, sono tortuose e vanno su e giù seguendo i pendii; ma c’è poco traffico e si cammina bene. Da Oslo a Drammen, e da lì verso la statale 40 lungo il fiume Logen ora in cascatelle spumeggianti, ora immobile e liscio come uno specchio, su cui si riflettono alberi e case bianche e rosse. Bellissimo. La notte ci fermiamo in un campeggio vicino Flesberg. Siamo tra i boschi, in cielo non c’è una nuvola, il silenzio è assoluto.

Il proprietario del campeggio ci consiglia il giorno successivo un percorso alternativo a quello che avevamo scelto. Seguiamo il suo consiglio e non ce ne pentiamo! Superata Flesberg, nella valle di Uvdal visitiamo qualcuna delle più belle chiese in legno della Norvegia (le stavkirker), a Nore e ad Uvdal, tutte costruite con travi di legno ad incastro, senza chiodi metallici, con dipinti a colori vivaci.

Continuiamo lungo la statale 40 fino a Geilo e poi a Hol deviamo per la 50. Siamo ai bordi del parco nazionale dell’Hardangervidda. La strada si snoda prima tra i boschi, poi, più in alto, giunge al suggestivo altopiano freddo e desolato, dalla bassa vegetazione tipica della tundra: è l’inizio del deserto artico. Poi cambia ancora e diventa stupendo. Montagne chiazzate di neve e infiniti rivoli di acqua che scendono giù in laghi che sembrano specchi. La neve è spessa e arriva fin sulla strada.

In vista di Aurland, ci appare all’improvviso una lingua di acqua verdissima tra due montagne scoscese, il fiordo. Scendiamo rapidamente attraverso lunghi tunnel, e giù c’è la valle di Aurland e un bel campeggio, il Lunde, sulla riva di un fiume sotto la montagna che incombe. Finalmente su due poltroncine a rilassarci al sole e tentare la prima abbronzatura della stagione….

Il giorno dopo andiamo in gita sul battello nel fiordo di Aurland, che chiude all’interno il fiordo più lungo della Norvegia, il Sognefjorden. Il tempo è abbastanza bello, non piove, a tratti abbiamo anche il sole e non fa molto freddo. Ma quando il veloce battello corre sul fiordo rimpiangiamo le felpe e le giacche a vento lasciate in camper! Ci troviamo un cantuccio riparato dal vento da cui ammirare quello che ci circonda. Il fiordo è stupendo. L’acqua è verde, liscia e pulita tra le montagne, a tratti ricoperte di boschi, a tratti brulle e rocciose. Innumerevoli rivoli di acqua scendono giù dall’alto. Il battello sosta di fronte ad una di queste cascate più grande delle altre e notiamo sulla riva un gruppo di piccole foche che si tuffano subito in acqua.

Il giorno dopo il nostro camper pensa bene di …lasciarci a piedi! Si deve sostituire la batteria ma non è semplice. Niente batterie adatte nel raggio di parecchie decine di chilometri; ci dicono che si possono trovare soltanto in centri più grandi. Sfuma così il progetto di andare a Flam, dove un trenino percorre una linea in fortissima pendenza tra precipizi, ghiacciai e cascate. Peccato! Ci ripromettiamo di colmare questa lacuna un’altra volta e riusciamo ad arrivare a Voss, dove finalmente risolviamo il nostro problema con inaspettato ed ….esagerato contributo all’economia locale (2.500 corone, cioè ben 600.000 lire italiane!).

Riprendiamo il viaggio e percorrendo una strada, la E16, con innumerevoli gallerie strette e buie, giungiamo a Bergen, patria del compositore Edvard Grieg. Ci fermiamo nella comoda area riservata ai camper all’ingresso della città. Questa si estende attorno al porto di Vogen, difesa in epoca medievale dalla bella fortezza, il Bergenhus festning. È animata ma riposante, ci colpisce il profumo del mare. Visitiamo il quartiere del porto, Bryggen, con le caratteristiche case in legno dal frontone a punta e dipinte in colori vivaci. Qui avevano sede gli uffici di rappresentanza e le sale comuni dei mercanti tedeschi dalla Lega Anseatica, che nel medioevo influenzò decisamente la vita politica, economica e religiosa della città. Tracce di questa attività rimangono nel Museo Anseatico. Saliamo in funicolare sulla cima del Floyen, 300 metri, da cui ammiriamo la città, il mare e i monti circostanti. Il mattino successivo ci divertiamo nell’animato mercato del pesce che si svolge nella Torget, la piazza centrale della città: crostacei di tutti i tipi, salmone per tutti i gusti, mucchi di gamberetti, lamponi…

Siamo così giunti alla meta più lontana che ci eravamo prefissati, ed iniziamo lentamente il ritorno verso Oslo. Da Voss a Odda, lungo il Sorfjorden, attraversiamo ancora zone incantevoli. Il paesaggio è ridente, con intense coltivazioni di ciliegi. Lungo la strada frequenti bancarelle con cestini di ciliegie e lamponi: conseguente sosta per l’acquisto e successivo “continuo” piluccamento lungo il viaggio. Ci fermiamo ad ammirare la cascata di Latefoss (165 m ), che spumeggiando sfiora la strada e la ricopre di minute goccioline come pioggia. Siamo di nuovo ai bordi dell’Hardangervidda e continuiamo verso le montagne, sulla E134. Il panorama cambia nuovamente: la vegetazione diminuisce e poi alture brulle chiazzate di neve che circondano laghetti immobili colore argento o piombo, e vi si riflettono… Ci fermiamo incantati, fa freddo, il paesaggio è straordinario. Poi scendiamo di nuovo, ritornano i boschi. Sostiamo in un tranquillo campeggio dopo Edland.

Il mattino dopo proseguiamo verso Oslo. Lungo la strada ci incuriosiscono le tipiche case dai tetti coperti di terra su cui cresce rigogliosa l’erba. Piove tutto il giorno, il cielo è grigio, e lo sono anche i laghi. Una bellezza diversa dai giorni di sole. Poco prima di Oslo, a Larvik, ci fermiamo nel suo sobborgo di Stavern. Lungo il percorso che dal campeggio porta al paese sostiamo presso il monumento dedicato ai marinai norvegesi caduti nelle due guerre mondiali. Il borgo è carino, con le tipiche case norvegesi in legno bianco e numerose imbarcazioni di vari tipi e nazionalità nel porticciolo. Di fronte un isolotto fortificato, baluardo di difesa per la città e per il fiordo. Su un’altura, l’imponente fortezza di Frederiksvern. Quasi ovunque locali in cui gustare specialità tipiche a base di pesce, e birra.

Il giorno dopo, Oslo. La città non è la più bella delle capitali scandinave, non è certo maestosa come Stoccolma né cosmopolita come Copenaghen, ma è simpatica e animata. La gente prende il sole distesa sui prati e affolla caffè e ristoranti. Percorriamo la strada principale, la lunga via Karl Johan nella quale si trovano i monumenti più importanti della città, il Parlamento, il lussuoso Grand Hotel dove soggiornano i vincitori del premio Nobel per la pace, il Gran Cafè frequentato dagli intellettuali norvegesi. E poi l’Università, il giardino degli studenti, il Teatro Nazionale, il Palazzo Reale al centro dello Slott Parken, il parco principale. Lasciando la via Karl Johan , incontriamo l’imponente Municipio, simbolo della città, la fortezza medievale, l’Akershus, da cui si gode uno splendido panorama e l’Aker Brygge, il vecchio quartiere del porto ristrutturato che adesso ha palazzi modernissimi e numerosi locali con vista sul mare o su battelli attraccati al molo. Gente a passeggio, musica e un bel sole …

Il giorno dopo visitiamo qualche museo, uno più interessante dell’altro. Prima il Vikingskipene, dove si trovano tre navi vichinghe risalenti al IX e X secolo e trovate nel fiordo di Oslo; vi sono esposti anche attrezzi di uso domestico, alcune slitte e un bel carro di legno intarsiato. Poi quello che contiene la nave Fram che servì per l’esplorazione dell’Artico e con la quale Amundsen effettuò ricerche oceanografiche nell’Oceano Antartico e nel 1911 giunse per primo al polo sud (Frammuseet). Visitiamo l’interno della possente nave, costruita per resistere alla stretta dei ghiacci e attrezzata per la permanenza nel gelo dei poli. Sono ricostruiti gli ambienti in cui vissero gli esploratori e conservati con cura i loro oggetti e le suppellettili della nave, dalle racchette da neve agli sci, al vestiario di pelliccia, le medicine e i ferri chirurgici, perfino un pianoforte e un grammofono. Ci rechiamo infine al museo che conserva le opere del pittore Edvard Munch (Munchmuseet).

La pianificazione del nostro giro non ci lascia più tempo a disposizione e siamo costretti a interrompere la permanenza ad Oslo. Tralasciamo a malincuore le altre visite programmate, al museo della scienza e della tecnica (Norsk Teknisk Museum) e al famoso Frognerpark, concepito e realizzato dallo scultore Gustav Vigeland, che contiene ben 192 gruppi scultorei che raccontano le fasi della vita e il celeberrimo monolito di granito. Il giorno successivo lasciamo quindi la città e ci dirigiamo nuovamente verso la Svezia.

Ci è piaciuto questo “assaggio” di Norvegia. La conosceremo meglio quando, pensionati finalmente ricchi di tempo e desiderosi di conoscere realtà e paesi diversi dal nostro, la attraverseremo tutta per raggiungere il mitico Capo Nord.

Anna Maria Carabillò e Enzo Triolo
(2000)