Voglia di strada

Un viaggio nuovo, lungo percorsi conosciuti.

 

Il castello de 'La Bussiere'Eravamo appena usciti dal porto di Palermo e il mare cominciava a farsi sentire. Non troppo violentemente, ma con onde lunghe che ci facevano salire e scendere lentamente. Quando abbiamo visto il personale della nave che cominciava a distribuire sacchetti di carta lungo ogni angolo della nave, abbiamo subito capito che ci aspettava una notte di “movimentato” riposo: c’era il mare forza otto!

Questo è stato per noi l’inizio del nuovo viaggio che, a tre anni di distanza dall’ultimo, ci avrebbe portati in giro per la Francia.

Immaginando di contare le veloci impennate e le interminabili ridiscese della nave è plausibile pensare che i chilometri che separano Palermo da Genova si siano quasi raddoppiati in uno zigzagare verticale!

L’ultimo viaggio ci aveva portati in Germania, nell’anno dell’eclissi solare, quando avevamo ancora il camper: quest’anno parecchio è cambiato, anche il camper non c’è più, ma la voglia di viaggiare è sempre la stessa.

E’ stato un viaggio verso una destinazione nota (in dieci anni di partenze in camper, la Francia è stata anche appena toccata almeno un anno su due), ma del tutto nuovo sotto l’aspetto logistico.

Siamo come sempre partiti senza una precisissimo programma, senza alcun tipo di prenotazione (tranne quella della agitatissima nave), ma questa volta non avevamo il nostro camper, il mezzo che risolve all’istante tantissimi problemi: dal pernottamento ai pasti, dagli improvvisi scherzi climatici alle esigenze di carattere “intimo-inter-personali”. Siamo partiti con una utilitaria e abbiamo portato solo una pratica tenda e il minimo occorrente per l’eventuale (tale perché le intenzioni di campeggiare erano minime in origine) sopravvivenza in campeggio, stivato in un piccolo baule posizionato sul tetto dell’auto..

L’idea originaria era quella di viaggiare pernottando negli economici alberghi di cui la Francia è piena ma portando con noi, nella considerazione di muoverci comunque in agosto, il minimo di sopravvivenza per evitare nottate in automobile. Nell’uggioso pomeriggio del dodici di agosto a Genova, scesi dalla nave ma ancora con lo stomaco sottosopra per la “sconvolgente” nottata, abbiamo cercato di valutare se era opportuno salire subito in direzione del confine o fermarci a fare ordine all’interno dei nostri addomi (!) nei pressi della zona di approdo. Optando per la seconda opportunità e facendo “fruttare” l’esperienza accumulata in dieci anni di viaggi che allontanava da noi ogni indecisione sull’utilizzo della tenda, ci siamo diretti al camping Pegli di Genova, a noi già noto e rassicurante dal punto di vista igienico-logistico (chi ha avuto modo di leggere qualche nostro reportage passato sa bene come la pensiamo sul livello medio dei campeggi nazionali). Ad ovest di Genova, situato in alto, nell’omonimo quartiere di Pegli, il camping è di ottima qualità nella prestazione di servizi, anche se piccolo e non facile da raggiungere perché arroccato al termine di una lunga e stretta salita.

Per la prima volta dal lontano 1984, quando con una canadese prestata facemmo un bel viaggio “di coppia” in Grecia, abbiamo montato una tenda nuova, gonfiato nuovissimi materassini, usato vecchi e cari sacchi a pelo e nuovi tavolino e fornello e vettovaglie e lampade da campeggio, in un umido camping con una temperatura non proprio d’agosto. Però, sarà stato per la stanchezza o per l’estrema semplicità di montaggio delle tende a forma di igloo, in breve tempo ci siamo ritrovati adeguatamente sfamati e comodamente distesi senza particolari sforzi o difficoltà.

Il giorno dopo, decisamente più riposati e contenti per la positiva e nuova esperienza, dopo aver pagato la bazzecola di 34 euro per un pernottamento (automobile, tenda, tre adulti e un bambino di 10 anni, senza l’uso della corrente elettrica) ci siamo diretti verso il confine francese in direzione del traforo del Monte Bianco.

Gustando nuovamente il “sapore” della strada, con il sottofondo dell’immancabile musica (colonna sonora di quest’anno “Tres Lunas” di M.Oldfield), ci siamo velocemente ritrovati in Francia dove abbiamo fatto una prima sosta tecnica nella città di Macon, pernottando in un albergo della catena Formule 1 (appena 26 euro la camera con tre letti, prezzo medio per tutto il territorio visitato). Non è difficile trovare lungo le strade francesi questo tipo di sistemazioni; diverse sono le catene di alberghi che, prevalentemente ai bordi di parecchie città più o meno importanti, offrono delle camere confortevoli a costi così bassi. Certo, sono strani alberghi: sono in buona parte prefabbricati e quindi tutti identici tra loro (Piccola notazione: avete presente il camper che, in qualunque parte del mondo lo metti, è sempre uguale visto dall’interno?) e hanno personale in servizio solo in determinati orari, al di fuori dei quali è comunque possibile accedere alle camere mediante una sorta di bancomat che accetta anche il pagamento con carte di credito. Il castello di 'Sully-sur-Loire'La meta più interessante di questo viaggio era per noi la route Jacques Coeur, un itinerario di circa 150 chilometri situato al centro della Francia e inglobato nel percorso bis che collega Clermont-Ferrand a Parigi.

La strada bis (generosamente segnalata lungo tutto il percorso con cartelli di colore marrone che indicavano “Paris bis” in un senso e “Clermont-Ferrand bis” nell’altro) l’avevamo già percorsa qualche anno addietro e riteniamo che sia un percorso alternativo che collega le due città attraverso il cuore della nazione: infatti consente, anzi quasi obbliga, l’attraversamento di cittadine e borghi rurali che sarebbero sicuramente tagliati fuori da qualsiasi circuito turistico tradizionale. La “route Jacques Coeur” (detta anche la “strada del cuore”) segue il corso del fiume Cher attraverso l’omonima regione francese. L’abbiamo subito definita una sorta di “Loira minore”: sicuramente altrettanto bella e non meno colma di castelli e centri cittadini di particolare bellezza.

La prima tappa l’abbiamo fatta al Castello di Meillant, un maniero del XV secolo che ricorda per le sue forme il leonardesco castello di Amboise. La costruzione, circondata da uno splendido e curatissimo parco con gli immancabili laghetti e corsi d’acqua, è visitabile al suo pregevole interno. Molto bella la cappella esterna e le sue splendide vetrate. Interessante un piccolo museo di miniature di stanze domestiche e di interi quartieri ed installazioni cittadine dei diversi periodi storici, curate all’inverosimile nel dettaglio dei particolari.

Attraversate rapidamente altre località dell’itinerario, in particolare Dun-sur-AuronJussy-Champagne e Bourges, abbiamo raggiunto la seconda stazione del nostro viaggio. Annullando le congetture fatte nel pensare il viaggio e forti della positiva esperienza di Genova, ci siamo fermati presso il “Camping des Etangs”di Aubigny-sur-Nere: uno splendido sito a tre stelle, con servizi da albergo di categoria superiore, situato appena fuori dalla cittadina e affacciato su un ameno laghetto, dove abbiamo trascorso tre notti all’esorbitante costo di 9,75 euro a notte, compresa la festa di ferragosto con gioco pirotecnico sul lago.

Aubigny è considerata una cittadina scozzese di Francia, “A Royal Town Scottish since 1423…” come recita un depliant del locale ufficio del turismo, dove è spiegato che cinque secoli fa Carlo VII la consegnò a John Stuart, capo dell’armata scozzese, chiedendogli di mettere fine alla guerra dei “cento anni”. In effetti nella bella cittadina, tra fioritissime aiuole, case a graticcio, la chiesa gotica di St.Martin e il castello degli Stuart, le lontane origini sono tangibili e si potrebbe avere la sensazione di passeggiare in un piccolo centro della Scozia, ma ci vuole buona volontà! 'Campo base' a VersaillesNon consigliamo la locale “Pizzeria Sicilia” dove tutti i lavoranti sono francesi e nessuno parla italiano e la pizza non è nemmeno buona, ma sicuramente costosa.

Da questa “stazione” abbiamo visitato:
– il castello di Sully-sur-Loire, tipico maniero medievale del XIV secolo, con le sue torri e i suoi fossati ancora pieni d’acqua. Al suo interno enormi saloni con stupendi arazzi, impianti militari con camminamenti di ronda con vista sulla Loira e il “Grande Granaio”, un grande locale la cui copertura è un capolavoro di carpenteria;
– Gien, animata e gradevole cittadina situata sulla Loira, dominata da una castello costruito con mattoni rossi che ospita un museo della caccia;
– il “Musèe de la Sorcellerie” nei pressi di Blancafort, piccolo viaggio nella storia della stregoneria non particolarmente esaltante ma lodevole per l’ottimo recupero di quella che doveva in origine essere una fattoria. Nella piccola cittadina, oltre alle sue belle e antiche case a graticcio, trova posto un bel castello non visitabile di domenica (!);
– il maniero de La Bussiere, del XII secolo, detto anche il “castello dei pescatori” per l’interessante museo sulla pesca d’acqua dolce ospitato al suo interno.

Lasciata la strada del cuore ci siamo diretti a Parigi dove, come altre volte, abbiamo optato per il pernottamento presso il campeggio di Versailles, tipico angolo d’Italia: lì abbiamo visto tutti gli italiani che non avevamo ancora visto nella prima parte del viaggio, ma nemmeno nell’ultima! Il campeggio sembrava una colonia di nostri connazionali, riuniti lì per qualche misterioso motivo: abbiamo persino incontrato un amico che, pur abitando a Palermo a tre isolati da noi, non vedevamo da circa due anni. E’ vero, nel corso del viaggio siamo stati così al di fuori dei circuiti tradizionali, che ci sentivamo come degli alieni: veramente pochissimi italiani in giro, forse perché tutti erano a Parigi!

Abbiamo goduto di tre giorni di splendido tempo per le affollatissime vie della capitale francese dove, con estrema meraviglia, siamo riusciti a entrare al Louvre in tempi più che brevi: ci aspettavamo le note e lunghe file per l’accesso, risolte con un sistema di biglietterie automatiche sparse dappertutto nella enorme hall di accoglienza. Ci siamo poi diretti verso Disneyland, tappa obbligata viaggiando con ragazzi, ma che piace tanto anche a noi, dove avevamo prenotato un bungalow al campeggio Davy Crockett. Minimizziamo per pudore sul costo complessivo della permanenza (pensate che all’interno è possibile campeggiare in diverse comodissime piazzole dal costo di “appena” 61 euro, comunque tutte prenotate!); il sito è bello ed accogliente e i bungalow in legno, situati in un rigoglioso ambiente boschivo, danno quasi la sensazione di ritrovarsi in quei cartoon dove il ranger Paperino accudisce dispoticamente gli orsi bruni. Per chi conosce il parco a tema, diverse sono state le novità trovate. Il parcheggio destinato ai camperisti è stato spostato in un’altra zona ed è stato dotato di confortevoli servizi ed aree comuni di relax, oltre che di un generoso camper service. Molto carino il nuovo parco degli Studios, non disinteressata ma affettuosa celebrazione del mondo del cinema, dove è possibile assistere a numerosi spettacoli in teatri e cinema tanto belli da fare venire l’invidia per la qualità dei nostri locali cittadini.

Impressionante il centro commerciale di Val d’Europe, località a pochi chilometri da Disneyland presumibilmente sorta al traino del Parco: un’infinita sequela di negozi di ogni tipo piazzati sui due piani di uno stabile la cui enorme quadratura non sapremmo nemmeno definire. Al suo interno è anche situato l’interessante acquario Sea Life, che vale la pena di visitare, anche se quasi tutti gli smisurati parcheggi del centro commerciale avevano all’ingresso la “famigerata” e fastidiosa barra anti-tutto-quanto-superi-i-due-metri!

Strasburgo - La Petite FranceCon il nostro piccolo Pietro in crisi, che tristemente disegnava sul vetro appannato della macchina la silhouette di Topolino, abbiamo ripreso il viaggio in direzione della bella Strasburgo, dall’imponente cattedrale gotica che “incombe” sull’omonima piazza cinta da antichi palazzi tra i quali l’affascinante “maison Kammerzell” del XV secolo. Assai interessante anche la “Petite France”, antico quartiere, presumibilmente di pescatori, che mantiene un lontano aspetto composto da piazzette, strette vie e ponti e piccole case decorate in legno che si affacciano su canali d’acqua. Inutile la richiesta di vedere all’interno il Parlamento Europeo, visitabile sembra esclusivamente su prenotazione. Nell’ultimo campeggio francese, il discreto “Le Vallon de l’Ehn” (tre stelle, 11,90 euro per notte) ad Obernai, a pochi chilometri a sud-ovest di Strasburgo si concludeva il nostro tour in Francia.

Ormai ci aspettava la lunga discesa verso casa e nella giornata successiva, fatta la colazione nel camping francese, abbiamo attraversato il vicinissimo confine con la Germania, dove abbiamo pranzato, attraversandola velocemente lungo l’ultimo tratto della Valle del Reno per entrare in Austria dove abbiamo cenato in un delizioso camping montano nella cittadina di Prutz, a pochi chilometri dal Passo di Resia, dal quale siamo poi entrati in Italia in direzione della costa Adriatica. Per attraversare lo stivale abbiamo impiegato tre giorni pieni, con due soste notturne in albergo a Cesena e Termoli (che possiede un bel centro storico marinaro ben recuperato, con il castello svevo arroccato sul mare).

Non avevamo vista mai tanta pioggia: tutti i tragitti stradali sono stati effettuati sotto veri propri diluvi che ci hanno fortunatamente graziati nelle uniche soste diurne a Montecopiolo (zona montana dove il piccolo Pietro era stato in colonia) e la Repubblica di San Marino, dove abbiamo dovuto verificare il degrado storico di una bella località ridotta a fiera di souvenir e pizze. Facendo un bilancio della nuova esperienza e dei 4.438 chilometri percorsi possiamo affermare che la “voglia di strada” vince sempre e in qualunque condizione. Non vogliamo assolutamente dare la sensazione di rinnegare i nostri tanti viaggi in camper e neppure vogliamo convincere chicchessia che è meglio viaggiare in automobile, ma è innegabile che l’agilità di un’auto non è paragonabile a quelle dei nostri grossi mezzi: avete dovuto mai rinunciare ad una foto particolare o alla visita di un negozio o un qualunque sito, anche importante, lungo la strada per l’impossibilità di fermarsi con il camper? A noi capitava spesso (ricordiamo sempre con rabbia la mancata visita al castello di Dunnottar in Scozia) e possiamo affermare che ciò raramente accade con l’automobile.

Parigini al sole lungo la SennaViaggiare in macchina, oltre a favorire una maggiore fruizione del panorama circostante durante gli spostamenti (chiedetelo ai ragazzi, che normalmente viaggiano annoiati in camper all’interno della cellula abitativa!), consente inoltre lo stazionamento in una località dalla quale si può allargare il proprio raggio di azione per parecchi chilometri, oltre a permettere un’altra cosa certo non insormontabile ma non facilissima con il camper: uscire la sera e tirare fino a tardi!

Certamente il comfort dell’autocaravan è impagabile: gli spazi di carico non sono nemmeno paragonabili. Siamo partiti con una “configurazione” di carico dei bagagli che un po’ ci confondeva all’inizio: nel giorno della partenza alcune delle cose che avevamo preparato sono rimaste a casa, a causa degli esigui spazi a disposizione. E’ stato un ritorno alla gioventù più remota, con il minimo essenziale di guardaroba e di vettovagliamento, risultati comunque alla fine più che sufficienti per il viaggio. E man mano che procedevamo, il carico dell’auto veniva spostato alla ricerca della massima ottimizzazione, ottenuta alla fine piazzando, per esempio, i sacchi a pelo nel fondo del portabagagli così che venissero schiacciati, e quindi ridotti di volume, dal resto dei bagagli!

Non abbiamo avuto grandi problemi a dormire nella tenda: avevamo una canadese da cinque posti, alta abbastanza da permettere di vestirsi tranquillamente in piedi. Mai visto un insetto all’interno e non abbiamo particolarmente sofferto nell’unica giornata di pioggia a Versailles. Forse mancava una veranda, vista in più pratiche tende in vari campeggi: una mancanza di esperienza alla quale è facile rimediare, visto che la tenda in questione è costata 150 euro. Forse sarà necessario trovare altre soluzioni circa i materassi: comodi e inodori quelli portati, ma fastidiosi da gonfiare, sgonfiare e riporre, oltre che inevitabilmente soggetti a “forature” causate per lo più dallo stivaggio in auto.

Che dire: per quanto non meno economicamente costosa, a livello di gestione quotidiana, di analoghe esperienze in autocaravan, l’esperienza con auto più tenda è stata positiva e non ci ha fatto assolutamente rimpiangere il camper, al quale non crediamo di ritornare, almeno in tempi brevi.

Per viaggiare, la “voglia di strada” basta e avanza.

Giangiacomo e Giuliana Sideli
(2002)