A passeggio per la greca Cerami

Fondato come colonia greca, il paese dell’Ennese conserva testimonianze normanne e un paesaggio incontaminato.

 

Cerami, Panorama

Cerami ha origini incerte, ma è probabile sia una delle tante colonie greche fondate successivamente al Bando di Timoleonte che invitava i Greci a trasferirsi in Sicilia dove avrebbero avuto case e terre offerte dal Senato e dal Popolo di Siracusa. Più di 50.000 greci raccolsero l’invito e pare che una buona metà di questi scelsero territori dell’ennese resi liberi dalla sconfitta di Ducezio.

I primi abitatori di Cerami, è probabile, furono quindi degli emigrati in cerca di terra, lavoro, benessere. Esattamente come quei ceramesi che, tanti secoli dopo, in numero così rilevante, hanno scelto l’America e l’Australia come nuova patria, spinti dagli stessi motivi, obbligati dallo stesso bisogno. Come è monotona la storia!

Da vedere

Si arriva dopo 80 Km. da Catania attraversando Paternò e Troina. La strada è buona, anche se in qualche tratto tortuosa, con un panorama tipicamente siciliano; in quasi tutte le stagioni ancora molto verde. Le cose da vedere non sono tantissime, ma tutte pregevoli; innanzitutto i resti del castello normanno dalla cui sommità si gode splendida vista.

Il Castello fu fatto costruire dal Conte Ruggero come avamposto di protezione a Troina dove lui stesso e la famiglia risiedevano. I ruderi oggi esistenti non ci danno idea della grandezza originale del castello, ma ci fanno almeno intuire il connubio esistente tra la zona scavata nella roccia e quella costruita.

Il castello di Cerami è infatti uno degli esempi della tipica architettura castellana del Medioevo che adopera la natura come struttura architettonica. Anche se quello che resta è poco, una visita è senz’altro consigliabile.

Tra le varie chiese non dimenticate S. Sebastiano con la bella facciata del XVI sec., Sant’Antonio con il gradevole portale e il Santuario di Maria SS. della Lavina. Notevole il crocefisso in legno di fra’ Umile di Petralia del 1639 nella chiesa del Carmine, la statua di San Michele del Quattrocchi, la scultura del XV sec. raffigurante S. Ambrogio e la statua della Madonna del 1530, opera molto probabile di Antonello Gagini.

Oltre a visitare le chiese medievali e i resti del Castello del conte Ruggero, potete incamminarvi verso la vallata boschiva dove fra vecchi mulini potrete trovare, se è periodo, funghi da raccogliere in abbondanza e dove sarà possibile organizzare misurati, educati ed ecologici picnic.; e inoltre darvi allo shopping nei laboratori artigianali che realizzano splendidi tappeti al telaio e ceste di paglia o canne.

Comprare e mangiare

Splendidi tappeti fatti di strisce di stoffa tessuti con il telaio a mano dalla signora Messina: su ordinazione potete concordare colori, forme e lunghezza. I prezzi non sono alti. Così come per i cannistri di paglia o canne che Michele prepara all’istante.

Dolci e scacciate vanno comprati al Bar Schillaci: notevole il cucciddato con fichi, miele, noci, ecc. L’olio, a bocca di frantoio, extravergine, intensamente profumato e ricco di sapore all’oleificio Santa Oliva (sapevate che esisteva una santa con questo nome?).

A Cerami si coltiva un particolare peperone a metà strada tra il peperoncino e il normale peperone dolce. Con questo, essiccato, in inverno si prepara una zuppa composta di uovo, formaggio a pezzetti, aglio ed olive nere e verdi: il tutto viene bollito con acqua salata. Si condisce con olio d’oliva e si accompagna con pane casereccio strofinato nel peperoncino. Una bomba!

Tipica anche la polenta ceramese fatta con farina di “rumanedda”, una tipica cicerchia della zona macinata nel molino ad acqua. Si cucina con peperoncino, finocchietto selvatico o cavolfiore. Se ne avanza, la sera, indurita, si frigge impanata.

Originali anche i cavatelli di zucchero, una sorta di biscotto che, dopo cotto, viene bagnato in acqua zuccherata e cosparso di cannella e mandorle tritate. Per mangiare potete scegliere l’unica trattoria del paese (da Carmelina) dove per un classico pranzo non si superano i 15 euro, oppure se avete maggiori esigenze, la vicina Troina è tutta per voi. Da Carmelina il pranzo è tutto siciliano a base di coniglio, castrato o salsiccia.

Feste popolari

Due sono le feste principali: il 28 di agosto quella di San Sebastiano, il 7 settembre quella della Lavina. La parte più interessante della prima festa si svolge il giorno precedente: una grande cavalcata attraversa il paese, mentre la confraternita distribuisce ai passanti pane, formaggio e vino e i cavalieri sono preceduti dai confrati addobbati con foglie di alloro.

Per la festa della Lavina si assiste alla sfilata del Labaro Normanno in testa ad una processione che inalbera lunghe bandiera di alloro. Il giorno dopo, appuntamento che richiama persone da tutta la provincia, nei dintorni del Santuario avviene la tradizionale “sasizzata” con la sapida salsiccia del luogo arrostita en plein air.

Alfio Triolo
(2004)