Burgio: campane e quartare

Il paese dell’agrigentino vanta un pregiato artigianato e un’antica fonderia, unica attiva nel Sud Italia; un patrimonio artistico d’origine araba e una ricca tradizione gastronomica. 

Una panoramica di Burgio

Adagiato su un anfiteatro naturale, dominato da una parte dal castello e dall’altra dalla Chiesa Madre, sonnecchia il paese di Burgio. Il nome, dall’arabo “burg”, che vuol dire “torre”, ci fa capire che doveva essere un centro fortificato. Ma anche gli ordini religiosi di Carmelitani, Agostiniani, Cappuccini, Benedettine e Clarisse vi edificarono i loro monasteri e le loro chiese. Le numerose sorgenti d’acqua permettevano ottime produzioni di agrumi, mele, vino e olio e ne facevano un feudo invidiato.

La mole quadrangolare del castello e il suo caratteristico portale posto in alto, e perciò accessibile solo a mezzo scala che veniva calata appositamente, rivelano un nucleo arabo attorno al castello ancora riconoscibile. Il castello è collegato alla Chiesa Madre tramite una scenografica e lunga scalinata. La Chiesa Madre, interessante per le tre absidi, è di fondazione normanna; al suo interno numerose cappelle laterali, ricche di stucchi pregiati, di statue marmoree e di sculture lignee. Vi lavorarono Vincenzo Gagini e i Lo Cascio di Chiusa Sclafani, oltre a pittori siciliani del 1600.

Da vedere nel paese ci sono anche la chiesa di San Vito, il convento dei Frati Minori (sede attuale del Municipio), la chiesa di San Giuseppe col suo splendido interno culminante, dietro l’altare, col gruppo delle tre statue lignee della Sacra Famiglia. Non dimentichiamo che a Burgio sorgevano ben diciannove chiese, per cui nella nostra escursione ne incontreremo molte, come quella di Santa Luca o quella del monastero femminile di Santa Caterina.

E anche una bella fontana con vasca in pietra lavorata e, murato all’angolo di una casa, un pannello di ceramica del 1763 rappresentante una crocifissione.

Una campana in lavorazione e la stessa già decorata

Si incontreranno anche palazzi nobili, quali palazzo Mandile Di Martino, palazzo Belmonte e palazzo De Michele. Ma le sorprese non finiscono mai. Durante il nostro girovagare ci sentiremo fuori del nostro tempo, e scrutando in alto, e scrutando in alto, saremo colpiti dai “canaloni” multicolori, sporgenti dai tetti delle case con funzione di doccioni, peculiarità di Burgio. Come caratteristica unica rimane l’antica fonderia di campane, quella dei Virgadamo (tutti vi sapranno dire dove si trova), che oggi è l’ultima esistente ed ancora attiva nell’estremo sud Italia. Se si ha fortuna si potrà assistere alle operazioni di fusione di una campana. Mario Virgadamo, comunque, ci terrà a spiegare l’arte dell’accordatura di una campana; e troverete anche tanti piccoli oggetti in bronzo da acquistare.

Non dimentichiamo poi l’arte della lavorazione dell’argilla, che in passato rese famoso il paese per i “bummuli” e le “quartare” e anche per le maioliche e le ceramiche, molte ancora conservate nella Galleria Nazionale di palazzo Abbatellis e presso il Museo Ignazio Mormino della Fondazione Banco di Sicilia a Palermo. Oggigiorno c’è una sola bottega di ceramisti, quella dei Caravella (padre e figlio), dove è possibile anche ammirare la lavorazione della ceramica. Potrete anche comprare bummule e quartare, ma …tirate sul prezzo.

Le feste più importanti sono nel periodo pasquale. Tipica quella del Venerdì Santo che, con le quattro processioni, coinvolge il paese per tutto il giorno e si conclude a sera con la “carcucciuliata”. Il Governatore della festa imbandisce una gran tavolata, con carciofi bolliti, sarde fritte, uova sode e abbondante vino. La domenica di Pasqua ha luogo la “rigattiata”; una corsa tra i simulacri di San Luca e San Vito lungo le vie cittadine, simile a quella che si svolge il 15 maggio a Gubbio (la corsa dei ceri). Altre feste importanti sono il “Crocefisso di Rifesi” e quella de “I Virgineddi””, che si svolge per la Madonna della Catena, e si conclude anch’ essa con le famiglie che cucinano per strada minestre di legumi e verdure.

Una, curiosità: ogni volta che muore l’abitante di un quartiere, c’è la “Motta Campanile”, una sorta di dialogo a “rintocchi” tra la campana della Chiesa di Santa Maria Immacolata (Motta) e le campane delle chiese degli altri quartieri. In questo modo tutta la comunità è partecipe alla scomparsa di un concittadino. Per ogni cosa una sorpresa, sempre piacevole.

La ceramica di Burgio

A Burgio si sfruttavano le cave di creta già da secoli: si costruivano tegole, mattoni stagnati vasi. Ma c’è chi sostiene che i frammenti fittili ritrovati nel territorio siano testimonianza di una importante produzione di materiale smaltato anche di una certa qualità. I reperti testimoniano la scelta iniziale di colori fondamentali (blu cobalto, giallo ferraccia, verde ramina, bianco stannifero) per ornare i manufatti disegnando ornati vegetali e, talora, ritratti maschili o femminili di profilo.

Si sa poi che nel 1564 alcuni abitanti di Caltagirone, venuti a Burgio per vendere i loro manufatti in ceramica, cominciarono ad insediarsi in questo territorio fino a costituire qui una propria colonia. La notizia che Burgio era una cittadina ideale per impiantare botteghe per la ricchezza delle materie prime reperibili in loco fu dapprima portata da alcuni maestri cordai che da Caltagirone vennero qui a vendere le corde per l’allevamento degli animali. Il trasferimento favorì, così, la nascita degli impianti degli stazzoni (botteghe) e dei forni. I primi prodotti di questo artigianato furono le tegole, realizzate inizialmente senza l’uso dei forni.

Alcune ceramiche di Burgio: ancora oggi vengono realizzate secon-do i metodi del ‘600 e del ‘700 e con gli stessi decori e colori

Da questa attività e da quella della ceramica, derivarono molte entrate economiche ed il commercio si diffuse fino a zone molto lontane da Burgio. Le produzioni erano specializzate nella fabbricazione di utensili da cucina: burnie (barattoli), colapasta, vasi. E la ricchezza di Burgio fu anche quella di avere Sciacca come porto vicino dal quale far partire, via mare, le proprie merci.

Dal XVII secolo le decorazioni si arricchirono di motivi devozionali: santi, martiri. Burgio era un centro fiorente dal punto di vista religioso e nel XVII secolo erano presenti nel territorio diverse confraternite e conventi di ordini religiosi maschili e femminili. In questi i manufatti fittili erano di ornamento e decoro, come pure nell’ospedale (tenuto dalla Compagnia della Misericordia o del Purgatorio) e nelle farmacie conventuali. La presenza dei maestri di Caltagirone a Burgio fu significativa anche per la formazione che diedero a molti allievi che dagli esperti lavoranti impararono tecniche di lavorazione e di preparazione di smalti e colori.

Tra i maestri burgitani più importanti si ricorda Nicolò Lo Cascio Maramia il quale, spesso, lasciava la propria sigla sui vasi prodotti consentendone, oggi, la datazione nella seconda metà del XVII secolo.

Un discorso a parte meritano i mattoni di Burgio, opere sorprendenti di fattura sempre più raffinata, a partire dalla seconda metà del XVII secolo. I colori sono quelli tipici dei decori locali: la quadricromia del giallo paglierino, verde ramina, bruno manganese e bianco stannifero. Le forme sono geometriche con intrecci di disegni che richiamano elementi naturali (fitoformi) fino alle decorazioni “a spugnato” (cioè con l’uso di pezzetti di spugna). I mattoni di Burgio servivano come decorazioni non soltanto per pavimenti, ma anche per rivestire le cuspidi dei campanili. Testimonianze di questa produzione i ritrovano, ancora oggi, sui campanili di molte chiese della Sicilia ed anche nei palazzi nobiliari e nelle case private. Il declino di questa attività fu principalmente dovuto alla concorrenza di Napoli e Vietri sul mare a partire dal XIX secolo.

Informazioni utili

Come arrivare:
Burgio si raggiunge percorrendo la strada sta-tale 115 fra Agrigento e Sciacca; dopo Ribera le indicazioni sono chiare e la strada in buone condizioni.

Cosa acquistare:
innanzi tutto un salto dai Caravella (padre e figlio): belle ceramiche ma, come dicevamo, se volete comprare tirate sul prezzo. Interessante anche la lavorazione del vetro nelle botteghe di Vito Masi e Luciano Miceli, vetri artistici e lavori su ordinazioni. Interessanti anche i lavori, sintesi tra il ferro battuto e la ceramica, presso le ditte Palermo e Vaccaro. E poi i portali in pietra: se vi sono piaciuti i portali in pietra lavorata lungo il paese, gli artigiani del luogo sono in grado di soddisfare ogni vostro desiderio, da Angelo Gaeta a Geraci, Erba e Bellavia. Infine le campane (piccole e grandi) e gli oggetti in bronzo della seicentesca fonderia Virgadamo.

Per i golosi:
nelle botteghe locali potrete acquistare i formaggi dal primosale al canestrato, i dolci e i vini. Per l’olio fatevi indicare il posto giusto. Interessante è anche la gastronomia locale, che comprende pasta fatta in casa e in genere condita con verdure, carni di maiale e dolci di mandorla e ricotta: “grabuscia“, “tabisca“, “muffoletta“, “cudduredda cu i ficu“, “taralle” e “tetù“.

Alfio Triolo
(2008)