Buscemi, il paese museo

In tutto il paese gli ambienti d’epoca sono stati ricostruiti con perfetta aderenza alla realtà del tempo.


Buscemi, piccolo borgo agricolo arroccato sulla collinetta contesa tra le vestigia di Akrai, Casmene e Pantalica, continua a conservare il suo fascino prettamente «presepiale» da quel tragico terremoto del 1693. Da feudo normanno (ancora oggi sono ben visibili i resti del castello medievale) a comunità settecentesca risorta dalle macerie del sisma, Buscemi offre al visitatore un nuovo percorso attraverso i luoghi del lavoro contadino ancora esistenti all’interno del paese e mantenuti miracolosamente vitali grazie ad un attento e appassionato recupero.

La cristallizzazione del «genius loci» è opera certosina di un gruppo di giovani del posto che dal 1988 portano avanti una iniziativa, che mira a bloccare quanto di sconsiderato stava accadendo: una frenetica azione di ripudio e di annullamento di tutto quanto era espressione del passato, identificato nel mondo contadino e popolare e in tutte le sue testimonianze, documenti chiari della miseria e degli stenti di altri tempi. Sarebbero bastati pochi anni, e di certo quest’azione inconsapevole avrebbe determinato anche a Buscemi gli stessi effetti registrati in altri paesi limitrofi. Se non fosse intervenuto in tempo il progetto arginante divenuto oggi un progetto di utilità collettiva, a cui partecipano tredici giovani, un progetto attualmente gestito dall’Associazione per la conservazione della cultura popolare degli Iblei.

L’opera di preservazione si estende su un itinerario etno-antropologico unico nel suo genere in Europa. Fulcro centrale è il museo, sorto come struttura privata, cresciuto con attività di volontariato e grande spirito di abnegazione. Il percorso comprende otto unità museali: a casa ro massaruu parmentua putia ro ferrarua casa ro iurnatarua putia ro falignamiu trappitua putia ro scarparu e ro appuntapiatti e il mulino ad acqua. «Lungi dall’equivalenza museo-morte, il progetto è di riproposta, di riappropriazione della nostra cultura con finalità didattiche e di sviluppo sociale. Lo attestano le tante iniziative culturali, il continuo dialogo con la scuola, il coinvolgimento dei giovani al fine di stimolarli a prendere consapevolezza delle potenzialità economiche che possono scaturire da una giusta utilizzazione del patrimonio culturale ed ambientale» ci dicono. Sintetizzando, «il patrimonio storico dell’antica civiltà contadina degli alti Iblei riconosce a Buscemi un sicuro presidio per la sua conservazione e valorizzazione, secondo i criteri definiti dall’esemplare opera di Antonino Uccello.

La costituzione del paese museo della civiltà contadina, che può definirsi come uno dei momenti più felici della crescita e della consapevolezza culturale del territorio ibleo, nel ribadire i principi che produssero la Casa Museo realizzata dal famoso antropologo a Palazzolo Acreide, ha il merito di aver condotto tali principi ad un modello applicativo tra i più efficaci, tali da coinvolgere direttamente ed intensamente tutto l’ambiente urbano e rurale». Il rapporto uomo-ambiente-lavoro infatti è pregnante. Tale simbolismo dimora nei segni lasciati dall’uomo, nelle forme del tempo. Questa scelta museografica ha avuto come risultato naturale la realizzazione di un itinerario etno-antropologico i luoghi del lavoro contadino che hanno dato a Buscemi la popolare definizione di “paese museo”.

La “casa del massaro” rappresenta la tipica abitazione del ceto medio della classe contadina. L’interno comprende quattro vani: l’ingresso, dove vi è un canniccio, alcuni manufatti, attrezzi di lavoro e una collezione di collari per il bestiame, incisi con diversi motivi decorativi; la cucina che conserva il focolare in pietra e un piano in muratura dove sono esposti diversi utensili; la stanza dove viene illustrato il ciclo di lavorazione nella tessitura, iniziando dalla materia prima per arrivare al prodotto finito; segue poi la camera da letto con la culla sospesa sopra il letto, abiti popolari e il baule con il corredo portato in dote dalla sposa.

Il “palmento”, luogo in cui avveniva la pigiatura dell’uva, risale agli inizi del sec. XIX. Quando è stato preso in locazione era coperto di materiale di risulta. E’ stato portato alla luce dopo diversi mesi di lavoro e dopo aver tolto quindici camion di materiale. Tutto è avvenuto con lavoro di volontariato. Si conserva integro nella struttura, con la presenza di un torchio alla greca la cui tipologia risale al I sec, a. C. All’interno una serie di pannelli, con documenti fotografici e brevi testi illustrativi, illustrano la storia della vite, il lavoro e le tecniche di trasformazione dell’uva, dal periodo greco ai nostri giorni.

Una grotta artificiale, probabile ipogeo cristiano, è il luogo dove si trova la bottega del fabbro. Fino a qualche anno fa vi lavorava ancora un anziano fabbro, utilizzando i tradizionali attrezzi di lavoro.

 

Appena 12 mq è lo spazio interno della “casa del bracciante”, abitata fino agli anni ‘50 da sei persone. Una eloquente testimonianza della condizione sociale dei siciliani fino a quegli anni. Lo spazio negato al contadino nella terra si riflette inequivocabilmente nell’estrema povertà delle forme dello spazio abitativo. Il confronto delle due unità abitative, di cui l’ultima situata nella zona più antica di Buscemi, caratterizzata dalle tradizionali piccole case di pietra, comunica immediatamente significati che non potrebbe trasmettere nessun oggetto se non fosse reso leggibile il rapporto tra uso ed oggetto, se non inserito in relazioni e contesti di vita.

Nella stessa zona vi è “la bottega del falegname” e il “frantoio”, che è una struttura unica nel suo genere: un antico luogo di culto, scavato nella roccia, poi utilizzato come luogo di lavoro, inserito nel contesto del sito rupestre che si slarga in tutta la fascia sud dell’attuale sito, databile al V-VI sec. d. C., nel quale si innestano due volte a botte. Mantiene ancora un torchio di legno e la macina tradizionale per le olive. In una delle due volte vi è ancora una vasta raccolta di attrezzi usati dai contadini nel ciclo dell’anno agrario. Anche nel frantoio una serie di pannelli documentano il ciclo dell’ulivo, affrontando gli stessi argomenti e lo stesso periodo storico evidenziati nel palmento. E’ da sottolineare che questo luogo è stato utilizzato, per più di mezzo secolo, come ovile e stalla per mucche. Di conseguenza sono intuibili le condizioni in cui versava quando è stato preso in locazione e i lavori che sono stati necessari per renderlo fruibile.

La “bottega del calzolaio” è stata musealizzata dopo la morte del proprietario, ultimo calzolaio di Buscemi. Nella stessa bottega sono esposti i pochi attrezzi di lavoro del “conciabrocche” e alcuni oggetti riparati dallo stesso.

L’itinerario comprende anche il mulino ad acqua di Santa Lucia, ubicato nella valle dei mulini a Palazzolo Acreide, distante da Buscemi circa 10 Km. E’ il quarto di una serie di mulini che venivano messi in movimento dalle acque del torrente Purbella. La sua presenza viene attestata fin dal XVI sec.. Si conserva ancora integro nelle sue parti, immerso in una valle incontaminata, adombrata da querce e noci, animata solo dallo scorrere delle acque del torrente, che lo lambiscono, e dalla fauna che popola il nostro territorio. Negli ambienti dello stesso è stato allestito, per consentire una lettura tecnica e storica del mulino ad acqua, il “Museo della macina del grano”. Mediante foto, grafici, macine di varia forma e diverso periodo storico e brevi testi esplicativi, viene illustrata l’evoluzione avvenuta nella tecnica di macinazione dei cereali (dalla preistoria fino alla utilizzazione dell’energia idraulica), il lavoro e la maestria dei mugnai.

L’attività ha un campo di focalizzazione ampio del bene culturale, fuori dai canoni asfittici della municipalità, che consente una lettura più articolata, più definita dello stesso, secondo una prospettiva che ha come denominatore comune l’identità la storia e la cultura del territorio ibleo. Di recente è stato inaugurato il “Centro di documentazione della vita popolare iblea”: la sua istituzione, con la presenza di una sezione visiva, che già comprende 120 ore di filmati, 6.000 diapositive e foto d’epoca concernenti il lavoro, le tradizioni, le feste, la vita popolare, è finalizzata a dare una ulteriore e sostanziale apporto al linguaggio di comunicazione proprio del museo. Il centro ha una sala con 50 posti per la proiezione dei documentari ed un’altra dove è stata allestita una mostra fotografica d’epoca permanente: sulla vita popolare iblea tra ‘800 e ‘900, concernente Buscemi, Buccheri, Ferla, Palazzolo Acreide, Monterosso Almo, Chiaramonte Gulfi e Modica, corredata di alcuni particolari di abbigliamento popolare. Si sta inoltre lavorando per la realizzazione di una biblioteca delle tradizioni popolari iblee.

Come si arriva a Buscemi: da Catania: S.S.194 CT-RG bivio Buccheri-Buscemi, Km.68; da Siracusa: S.S.287 (mare-monti) Palazzolo-Buscemi, Km.52; da Ragusa: S.S.124 per Giarratana fino all’uscita di Buscemi, Km.36.

Per maggiori informazioni: sito Internet www.museobuscemi.org – telefono e fax 0931.878528.

Le chiese di Buscemi

La Chiesa Madre
La chiesa ha pianta basilicale a croce latina e consta di tre navate con transetti e cupola. La nuova chiesa sorse sui resti dell’antica struttura anch’essa abbattuta nel terribile evento sismico del 1693. La facciata a tre ordini si innalza sopra una scenografica scalinata di pietra lavica che dona movimento alla struttura. Le decorazioni barocche, le statue di fattura artigianale poste nel secondo ordine e il materiale utilizzato per la costruzione donano a questo monumento delle caratteristiche di eccezionalità. Nell’altare di sinistra si venera il corpo imbalsamato di Santo Pio, proveniente dalle catacombe di San Callisto a Roma, donato da Papa Benedetto XIV ai buscemesi per proteggerli dai terribili eventi sismici.

La Chiesa di S. Giacomo
Ha un’originale facciata convessa di ispirazione neoclassica, ma il secondo ordine dove trova posto un antico orologio è stato aggiunto o sostituito in un secondo momento. L’interno è caratterizzato da un grande ambiente ovoidale e un’abside quadrata armonizzati da una seri di archi e finestre. La chiesa oramai sconsacrata è stata restaurata e viene utilizzata per esposizioni conferenze e convegni, mentre è in corso di realizzazione un secondo restauro del convento adiacente.

La Chiesa di Sant’Antonino
La struttura originale, risalente al XVII secolo, venne distrutta dal terremoto del 1693, La facciata del nuovo edificio sacro, ricostruito nello stesso luogo, manca totalmente del secondo ordine, in quanto rimase incompiuta a causa della morte improvvisa del progettista, Vincenzo Mirabella Alagona. E’ stata recentemente restaurata. La facciata si caratterizza da un portale armonioso e sinusoidale con finestre e aperture ben proporzionate, il secondo ordine previsto ma non realizzato è sostituito da una rozza struttura che sostiene la cella campanaria. Gli interni si caratterizzano delle tipiche decorazioni barocche che originariamente erano totalmente ricoperte di oro zecchino.

Il Santuario della Madonna del Bosco
Si trova sul colle San Nicolò, di rimpetto al centro abitato, da cui dista circa 1 km. Nella parete sinistra del santuario si conserva un antico affresco della vergine col bambino, composto da innumerevoli strati di intonaco e pigmenti che per colori e forme si riconducono originariamente al XVI secolo. La Madonna del bosco qui venerata è la patrona di Buscemi e viene festeggiata l’ultima domenica d’Agosto; le celebrazioni estive sono particolarmente sentite dai cittadini che organizzano ogni anno solenni festeggiamenti. L’antica chiesetta e l’eremo annesso vennero totalmente distrutti dal terremoto del 1693 mentre l’affresco della Madonna rimase miracolosamente illeso e subito inglobato in una nuova struttura.

Altre chiese di Buscemi sono quella del Carmine, con l’annesso convento delle suore domenicane, e quella di San Sebastiano.

Alfio Triolo
(1999)