Castelmola, la città degli artisti

Dalla rocca che sovrasta Taormina si ammirano scorci panoramici di assoluta bellezza, dalle valli interne dell’Etna al litorale di Giardini Naxos fino al golfo di Catania.

Panorama di Castelmola

Imbocchiamo l’autostrada A.18 con uscita a Taormina e, cinque chilometri dopo il casello, arriviamo nella città il cui primo insediamento, ad opera dei Siculi, risale all’età del ferro. Ad accoglierci all’arrivo è la piazza Sant’Antonio, atrio del paese e sede dell’associazione Arte Alta. La chiesa di S. Antonino, riadattata ad Auditorium comunale, è in realtà molto antica e si affaccia sulla piazza insieme con una brutta costruzione (farmacia e ufficio informazioni turistiche) che ne spezza la continuità con la Casa Sterrantino, dotata di uno splendido portale. Sulla medesima piazza si affaccia anche lo storico Caffè S. Giorgio, fondato nel ‘700 dai monaci e adibito a taverna. Un album raccoglie le firme dei personaggi illustri che dal 1907 sono passati per il borgo.

Arte & Co.

Ma il paese, così vicino a Taormina eppure così poco frequentato rispetto alla città simbolo del turismo in Sicilia, è noto soprattutto perché ospita il progetto “Castelmola Città degli artisti”. Il fulcro dell’iniziativa? Alcuni appartamenti all’interno del paese (visitabili durante tutto l’anno) vengono concessi in uso ad un gruppo di importanti artisti ed intellettuali italiani e stranieri. Alla fine della permanenza ogni artista dona al Comune di Castelmola una o più sue opere come segno di adesione all’iniziativa. Niente di strano, quindi, che passeggiando fra le vie del centro possiate incontrare i più grandi artisti di questo secolo. Alcuni nomi? I pittori Giorgio Cattani, Nicola Maria Martino e Marcello Cinque, i poeti Maria Modesti e Loretto Rafanelli, la scultrice argentina Nelida Mendoza, il giapponese Shinji Yamamoto e Morena Pedrini.

Panorama della costa jonica

Per gli amanti dell’arte, comunque, le iniziative che propone il Comune di Castelmola non finiscono qui. Dalla manifestazione principale, infatti, sono nati diversi appuntamenti collaterali (convegni, iniziative espositive, stage), ed è anche prevista l’attivazione di laboratori (in primo luogo di grafica e di ceramica) fruibili anche dai giovani artisti delle Accademie di belle arti siciliane.

Di cosa trattano queste iniziative? Ad aprile u.sc., per esempio, Umberto Piersanti ha presentato il suo nuovo libro di versi. A giugno i locali espositivi di piazza Sant’Antonio hanno ospitato una mostra di Piero Guccione e Franco Sarnari. Ad agosto si è svolta la seconda edizione dell’happening di pittura “Segni di stelle”. Prossimamente, inoltre, Castelmola ospiterà una mostra di artisti proposti dalla galleria Oddi Baglioni di Roma. Sono in programma, durante tutto l’anno, mostre ed installazioni realizzate da artisti siciliani, ed è prevista la realizzazione di un’opera monumentale ideata dall’artista veneziano Marco Nereo Rotelli.

Scorci e panorami

Oltre ad essere la città degli artisti, Castelmola stessa è un’opera d’arte. Avvicinarsi alla rocca, infatti, vuoI dire godere di scorci panoramici di assoluta bellezza in ogni direzione: le valli interne, l’Etna, Giardini Naxos, il golfo di Catania; e, nelle giornate più limpide, si può vedere tutta la costa orientale fino a Punta Faro. A chi, invece, non può fare a meno di assaggiare qualche delizia sono consigliati i fichidindia. Le diverse rocce calcaree presenti a Castelmola, infatti, ospitano la normale macchia mediterranea e piante esotiche di gustosi ficodindia.

Un bar davvero particolare

E’ sicuramente uno dei “monumenti” storici di Castelmola. Sarà perché le sale di questo bar sono ricche di cimeli storici, sarà perché all’interno del locale si trovano pupi siciliani di rara bellezza o sarà perché, più semplicemente, a chiunque parli di Castelmola innanzi tutto viene in mente questa “ingombrante presenza”: il Bar Turrisi.

Il bar Turrisi

Ma cos’ha di speciale questo bar? Ospita strane “presenze” di dionisiaca memoria. Recita il sito dedicato al bar “Si dice che nella mitologia greco – romana il membro virile fosse rappresentante delle divine energie, della creazione e della fecondità umana, animale e agricola”. Ed ecco, quindi, una sorta di inno al sesso maschile. Statuette, sculture originali, cibi e tutto quello che nell’immaginario può avere forma di un fallo nel bar Turrisi c’è. A parte le stranezze, comunque, nel bar c’è spazio anche per l’esclusivo vino alla Mandorla, gli squisiti dolci tipici, le straordinarie granite e, per chi ha proprio appetito, saporitissimi panini. Provare per credere!

Balcone naturale sopra Taormina, Castelmola è la vertigine della visione: entrano nel suo campo visivo, in un tripudio di fichi d’India, il maestoso Etna con i paesi aggrappati alle sue pendici, la costa ionica, il golfo di Giardini-Naxos, il Capo di S. Alessio, lo stretto di Messina e le coste calabre. Non si vorrebbe più scendere da questo belvedere assolato: occhio vigile sul mare, le spalle alla montagna, il cuore dentro un castello in rovina.

Oltre l’ombra antica dei mandorli, c’è l’ingresso del borgo, arroccato in cima ad infiniti tornanti. Con le sue viuzze che s’intersecano e s’incontrano nella piazza principale, rivela subito l’insediamento medievale. Porte e finestre sono riquadrate in pietra di Taormina, i colori delle abitazioni variano dal giallo al beige e al rosa antico, i tetti a falde inclinate portano ancora i coppi “alla siciliana”, l’arredo urbano è curato, toponomastica, numeri civici e insegne sono in pietra e ferro battuto. Disattenzioni qua e là, soprattutto “storiche”, come le brutte case anni ’60-’70 che circondano il centro, ma lo sforzo per non sfigurare c’è, e si vede.

L’antico Arco che segna l’ingresso nel paese è rimasto isolato dopo la costruzione di piazza S. Agostino nel 1954; la gradinata in pietra calcarea su cui è posto ne esalta la bellezza. La piazza, realizzata a mosaico in pietra bianca lavica, restituisce l’atmosfera siciliana nei marciapiedi alberati in cui sono collocati i sedili in pietra e i belvedere dai quali l’occhio spazia su Taormina.

L’interno del bar Torrisi

Un tempo si entrava in paese attraverso una porta scavata nella roccia e adagiata su una monumentale scalinata anch’essa in pietra bianca lavica, spostata all’ingresso del castello nel 1927, nel corso dei lavori per la costruzione della rotabile per Taormina. Del Castello-fortezza restano ormai solo le poderose mura normanne. Una lapide marmorea sistemata sulla facciata del duomo con incisioni greco-bizantine del X sec. ricorda: “Questo castello fu costruito sotto Costantino, patrizio e stratega di Sicilia”. Dovrebbe trattarsi di Costantino Caramalo, ultimo stratega di Taormina, che nel IX sec. predispose le difese contro gli Arabi. Sulla sommità dell’arco della porta d’ingresso del castello, sta invece scritto: “Castello fedele a Sua Maestà – Anno 1578”. E’ certa in ogni caso l’importanza della fortezza di Mola nel medioevo e nelle guerre tra Francesi e Spagnoli.

Scendendo dalla rocca si arriva in via De Gasperi, la strada principale del paese, che collega piazza S. Antonino con la zona sud. Lungo la via i negozietti vendono souvenir siciliani, pizzi e ricami delle donne del luogo. Il Bar Turrisi espone con nonchalance i suoi falli in legno, coccio o ceramica, in un ambiente che sembra il regno dei masculi, retaggio di credenze magno-greche che solo qui, forse, resistono.

Si arriva così in Piazza Duomo per vedere la Chiesa Madre, che nel 1934 ha ricoperto di nuove forme i precedenti stili che vanno dal romanico al gotico. All’interno vi sono quattro altari marmorei posti uno di fronte all’altro, un bel pulpito, una statua lignea della Maddalena della scuola del Bagnasco. L’ingresso principale è laterale rispetto alla piazza e si affaccia su un belvedere dal quale si ammirano l’Etna e il golfo di Naxos.

Sulla scorciatoia che porta a Taormina s’incontra la piazzetta-belvedere con la piccola Chiesa di S. Biagio, semplice e umile, la prima sorta a Castelmola dopo l’arrivo di S. Pancrazio a Taormina per portarvi la religione cristiana. La volta a botte e i prospetti sono il frutto di un recente restauro. Dentro c’è un affresco settecentesco, fuori il solito bel panorama. Da vedere anche le cisterne per l’acqua del 367 a.C. e l’antica Porta Saraceni sul lungo percorso pedonale chiamato Via dei Saraceni o Piano delle Ficare – nome che deriva dalla presenza di fichi e fichi d’India, e dove le molte pietre che formano i muretti di sostegno dei terrapieni hanno fatto parte in passato di una casa o di un antico bastione. La scalinata di Piano delle Ficare è stata recentemente recuperata.

Il giro del paese termina con la Chiesa di S. Giorgio, costruita intorno al 1450 e ammirata in particolare per il suo campanile; notevole anche il cancello d’ingresso di ferro battuto. Mentre in contrada Annunziata si trova la chiesetta dell’Annunziata, edificata nel 1100 ca. dal normanno Re Ruggiero per ringraziare la Madonna della vittoria su Saraceni.

Balcone naturale sopra Taormina, Castelmola è la vertigine della visione: entrano nel suo campo visivo, in un tripudio di fichi d’India, il maestoso Etna con i paesi aggrappati alle sue pendici, la costa ionica, il golfo di Giardini-Naxos, il Capo di S. Alessio, lo stretto di Messina e le coste calabre. Non si vorrebbe più scendere da questo belvedere assolato: occhio vigile sul mare, le spalle alla montagna, il cuore dentro un castello in rovina.

Oltre l’ombra antica dei mandorli, c’è l’ingresso del borgo, arroccato in cima ad infiniti tornanti. Con le sue viuzze che s’intersecano e s’incontrano nella piazza principale, rivela subito l’insediamento medievale. Porte e finestre sono riquadrate in pietra di Taormina, i colori delle abitazioni variano dal giallo al beige e al rosa antico, i tetti a falde inclinate portano ancora i coppi “alla siciliana”, l’arredo urbano è curato, toponomastica, numeri civici e insegne sono in pietra e ferro battuto. Disattenzioni qua e là, soprattutto “storiche”, come le brutte case anni ’60-’70 che circondano il centro, ma lo sforzo per non sfigurare c’è, e si vede.

L’antico Arco che segna l’ingresso nel paese è rimasto isolato dopo la costruzione di piazza S. Agostino nel 1954; la gradinata in pietra calcarea su cui è posto ne esalta la bellezza. La piazza, realizzata a mosaico in pietra bianca lavica, restituisce l’atmosfera siciliana nei marciapiedi alberati in cui sono collocati i sedili in pietra e i belvedere dai quali l’occhio spazia su Taormina.

Un tempo si entrava in paese attraverso una porta scavata nella roccia e adagiata su una monumentale scalinata anch’essa in pietra bianca lavica, spostata all’ingresso del castello nel 1927, nel corso dei lavori per la costruzione della rotabile per Taormina. Del Castello-fortezza restano ormai solo le poderose mura normanne. Una lapide marmorea sistemata sulla facciata del duomo con incisioni greco-bizantine del X sec. ricorda: “Questo castello fu costruito sotto Costantino, patrizio e stratega di Sicilia”. Dovrebbe trattarsi di Costantino Caramalo, ultimo stratega di Taormina, che nel IX sec. predispose le difese contro gli Arabi. Sulla sommità dell’arco della porta d’ingresso del castello, sta invece scritto: “Castello fedele a Sua Maestà – Anno 1578”. E’ certa in ogni caso l’importanza della fortezza di Mola nel medioevo e nelle guerre tra Francesi e Spagnoli.

Scendendo dalla rocca si arriva in via De Gasperi, la strada principale del paese, che collega piazza S. Antonino con la zona sud. Lungo la via i negozietti vendono souvenir siciliani, pizzi e ricami delle donne del luogo. Il Bar Turrisi espone con nonchalance i suoi falli in legno, coccio o ceramica, in un ambiente che sembra il regno dei masculi, retaggio di credenze magno-greche che solo qui, forse, resistono.

Si arriva così in Piazza Duomo per vedere la Chiesa Madre, che nel 1934 ha ricoperto di nuove forme i precedenti stili che vanno dal romanico al gotico. All’interno vi sono quattro altari marmorei posti uno di fronte all’altro, un bel pulpito, una statua lignea della Maddalena della scuola del Bagnasco. L’ingresso principale è laterale rispetto alla piazza e si affaccia su un belvedere dal quale si ammirano l’Etna e il golfo di Naxos.

Sulla scorciatoia che porta a Taormina s’incontra la piazzetta-belvedere con la piccola Chiesa di S. Biagio, semplice e umile, la prima sorta a Castelmola dopo l’arrivo di S. Pancrazio a Taormina per portarvi la religione cristiana. La volta a botte e i prospetti sono il frutto di un recente restauro. Dentro c’è un affresco settecentesco, fuori il solito bel panorama. Da vedere anche le cisterne per l’acqua del 367 a.C. e l’antica Porta Saraceni sul lungo percorso pedonale chiamato Via dei Saraceni o Piano delle Ficare – nome che deriva dalla presenza di fichi e fichi d’India, e dove le molte pietre che formano i muretti di sostegno dei terrapieni hanno fatto parte in passato di una casa o di un antico bastione. La scalinata di Piano delle Ficare è stata recentemente recuperata.

Il giro del paese termina con la Chiesa di S. Giorgio, costruita intorno al 1450 e ammirata in particolare per il suo campanile; notevole anche il cancello d’ingresso di ferro battuto. Mentre in contrada Annunziata si trova la chiesetta dell’Annunziata, edificata nel 1100 ca. dal normanno Re Ruggiero per ringraziare la Madonna della vittoria su Saraceni.

Alfio Triolo
(2004)