Enna la vecchia Castrogiovanni

Chiese, monumenti, resti archeologici raccontano la nobile storia millenaria della città che rappresenta il cuore della Sicilia.

Il sistema fortilizio dell’antica Enna

Enna dei due primati, Enna dei due nomi, Enna delle due anime: sembra segnata da molti binomi la storia e la natura di questa città, capoluogo della provincia più interna della Sicilia.

I due primati, le due anime

Due importanti primati segnano, infatti, la storia e le lontane origini della città di Enna. Il primo è relativo alla organizzazione produttiva del suolo: la “città più alta d’Europa”, abitata dai Siculi, fu conquistata dai Sicani che diedero al territorio un assetto regolare, promuovendo per primi l’agricoltura e introducendo il culto della grande dea che i Greci chiamarono Demetra e i Romani Cerere. Un secondo primato è legato allo stesso periodo storico: il primo trattato di pace pare, infatti, sia stato firmato appunto tra Sicani e Siculi e da tale accordo formale ne scaturì la pacifica convivenza tra i due popoli. Secondo se si esclude però il più “poetico” forse dei primati, che attribuì alla città di Enna il grande oratore latino Cicerone: il quale, nelle sue “Verrine”, assegnò ad Enna la scoperta delle leggi: “dal ciclo ordinato della coltura e dal ritmo uniforme della maturazione, della semina, della mietitura, l’umanità imparò la presenza della legge nella natura e nella società.

Enna dai due nomi, dicevamo: la città di Enna mutò il proprio nome in Castrogiovanni nell’anno 859, con la conquista degli Arabi, e lo mantenne fino al 6 dicembre del 1926 quando fu elevata al rango di capoluogo di provincia. Enna dalle due anime: quella del passato e quella del futuro. Percorrendo le strade del centro storico si ha la sensazione che a Enna convivano due anime: una ancorata al culto della dea Cerere, l’altra protesa verso il futuro. La prima si sente palpitare ancora nelle stradine che odorano di basilico, si vede scolpita sul volto delle vecchie generazioni, custodi di antichi valori, si sente nei racconti degli anziani che rimpiangono ciò che è stato. Diversa è l’anima che si esprime nella città più nuova, espressione delle moderne esigenze: bei negozi, eleganti vetrine, bar e ristoranti dove si possono gustare specialità locali, che sono una forte tentazione per i visitatori.

Per tutte queste ragioni un soggiorno a Enna costituisce indubbiamente una felice esperienza che si vive in una cornice naturale, ricca di intensi colori che, col loro avvicendarsi, scandiscono il ritmo delle stagioni. Al bruno intenso della terra arata di fresco in autunno, succede il verde dei prati in primavera e l’oro delle spighe in estate, mentre in inverno un sottile velo di nubi custodisce la città in attesa dell’azzurro che verrà.

Giustamente definita “Belvedere di Sicilia”, Enna conserva immutato il suo magico incanto, non solo nel variare delle stagioni, ma in tutte le ore della giornata, quando il percorso del sole crea effetti cromatici sempre nuovi, e durante la notte, quando il cielo sereno e l’aria trasparente consentono di vedere le luci della vicina Calascibetta, quelle di Villarosa, Leonforte, Assoro e Agira.

Il Castello di Lombardia

La città di Enna è dominata dal Castello di Lombardia (mq. 26.620), che è parte integrante della sua storia: infatti anche della cittadella si sconoscono le origini e le derivazioni del suo nome, che pare dovuto all’insediamento di gente lombarda in epoca normanna. Il castello conserva attualmente soltanto sei delle venti torri originarie, con strutture sovrapposte per le trasformazioni apportatevi nelle varie epoche, sulle quali domina la Torre Pisana, dalla cui sommità si gode il più vasto panorama della Sicilia. All’interno del Castello vi sono poi tre cortili: il primo chiamato “piazzale degli armati”, oggi trasformato in un grandioso teatro all’aperto, dal quale si accede, per un’ampia scalea, al secondo detto “delle vettovaglie” e quindi al terzo “dei Condottieri”, con la torre maggiore, “la Pisana” e la torre della Zecca.

Il sistema fortilizio dell’antica Enna si estendeva dalla cittadella, attraverso una serie di torri di avvistamento, poi trasformate in campanili, come le torri campanarie delle chiese di San Tommaso, del Carmine, di San Giovanni, di San Francesco, sino alla Torre di Federico. Quest’ultima, di forma ottagonale, sorge sui ruderi di un antichissimo castello e fu costruita nel XlI secolo da Federico II di Svevia. Secondo studi recenti, la torre ottagonale, oltre ad essere antichissima, sarebbe di natura astronomica-geodetica, per cui da questo punto venne tracciata la rete viaria della Trinacria.

Fra le opere d’arte che oggi si possono ammirare ad Enna, oltre al Castello di Lombardia, con la vicina “Rocca di Cerere” su cui sorgeva il tempio della dea, alla Torre di Federico II, ai palazzi antichi, alle molte chiese ricche di interessanti motivi architettonici, di quadri, ecc., il vero gioiello è il Duomo.

Il Duomo

Il Duomo fu costruito nel 1307 per volere della Regina Eleonora d’Aragona, pare sulle vestigia di un antico tempio pagano che si vuole dedicato alla dea Proserpina. L’ingresso principale, a lesene d’ordine dorico e con tre fornici che immettono nel vestibolo, è dominato da un poderoso torrione del 1600, mentre sul fianco destro si trova un portale cinquecentesco del Gagini con colonne corinzie, recante nel timpano un bassorilievo in marmo che proviene dalla chiesa di San Martino, una volta esistente dentro il Castello di Lombardia, nonché la “Porta del Giubileo” in stile gotico.

L’interno del Duomo, a croce latina, è a tre navate divise da colonne di alabastro nero con le basi ornate da figure varie ed i capitelli della scuola del Gagini, in stile corinzio. La navata centrale ha un ricco soffitto ligneo a cassettoni, opera di Scipione di Guido. Numerosi e pregevoli i dipinti, attribuiti al fiammingo G. Borremans, allo Zoppo di Gangi, al Paladino ecc. ; notevole il pulpito marmoreo di G. Gallina, il Battistero chiuso da un cancello in ferro battuto proveniente dal Castello di Lombardia, dove chiudeva l’harem ivi esistente, durante la dominazione araba.

La Patrona della città

Storia e leggenda si intrecciano sulla statua della Madonna della Visitazione, la patrona della città di Enna, che si festeggia da oltre sei secoli puntualmente ogni anno il due luglio. Enna fu evangelizzata da San Pancrazio che riuniva i primi cattolici nelle grotte denominate “u fuddaturi”. La religione pagana con il culto della dea Cerere fu sostituito con la religione cattolica. La prima patrona di Enna fu la Madonna di Valverde e ancora oggi, nel quartiere Valverde, esiste la via Cerere Arsa che ricorda il momento storico in cui i cristiani bruciarono la statua di Cerere. Nel 1300 si decise che la Patrona di Enna doveva essere Maria Santissima della Visitazione a ricordo della visita che la Madonna fece alla cugina Santa Elisabetta e al marito San Zaccaria. Si decise allora di mandare a Venezia una delegazione di cittadini per andare ad acquistare la statua che raffigurasse la Madonna.

La delegazione si recò a Venezia ed acquistò la statua della Madonna che porta in braccio il Bambin Gesù. Fin qui gli atti documentano la storia, così come realmente si è verificata. Da questo momento in poi comincia la leggenda: la tradizione vuole che la cassa contenente la statua della Madonna fosse affidata ad un veliero che doveva approdare nel porto di Catania. Pare che il veliero, durante una improvvisa tempesta, fosse naufragato tra i flutti e la cassa con il suo prezioso carico di fede, fosse miracolosamente rimasto a galleggiare nell’acqua. Perciò fu facile per i pescatori di Messina, trarre la statua sulla riva desiderando di appropriarsene. Ma gli ennesi, ‘che allora si chiamavano Castrogiovannesi, venuti a conoscenza che era stato recuperato il loro prezioso bene, corsero a Messina e, dopo una lunga trattativa, ottennero la cassa con la statua. La leggenda poi continua perché pare che, quando la cassa giunse ai piedi del monte ennese, improvvisamente diventò pesantissima. Non potevano alzarla nemmeno diverse braccia messe assieme. Accorsero i contadini che si trovavano sulle aie per la raccolta del grano. Accorsi numerosi, riuscirono a sollevare la statua arrivando ad Enna nella zona di Portosalvo dove ancora oggi si trova la strada sotto il Castello di Lombardia che a quel tempo si chiamava via Portosalvo. Così la statua della Madonna Maria Santissima della Visitazione giunse a Enna nel 1412, cioè lo stesso anno in cui Cristoforo Colombo scoprì l’America. Allora fu deciso che l’onore di portare la statua della Madonna in processione, ogni anno il due di luglio, dal Duomo alla chiesa dell’Eremo di Montesalvo (dove sosta per due settimane), doveva toccare ai contadini, figli o eredi di coloro che avevano sollevato e portato ad Enna la pesante cassa. E infatti ancora oggi i portatori della Madonna sulla “Nave d’oro” hanno assegnato un numero e ciascuno ha diritto di lasciare in eredità il proprio posto.

Le zolfare e lo stemma

Perché i colori della città di Enna sono il giallo e il verde? Molti specialmente tra i giovani, sono coloro che ne sconoscono le ragioni. Enna, situata su un cocuzzolo a circa 1100 metri di altitudine, fino a due secoli fa fondava la sua economia soltanto sull’agricoltura e sulle zolfare e non esisteva nessuna industria, neanche quella artigianale. Agricoltura e zolfare occupavano migliaia di operai, specialmente giovani che venivano pagati pochissimo in cambio di un duro lavoro pieno di rischi. Purtroppo non era raro che qualcuno trovasse la morte a causa degli effetti letali del gas antimonio, o grisù, che fuoriusciva dalle vene sotterranee delle zolfare.

Fu in quel triste e coraggioso periodo storico che i maggiorenti della città – siamo dopo l’unità d’Italia del 1860 – decisero che i colori della città dovevano essere il verde, perché rappresentava la verde e lussureggiante campagna della provincia, e il giallo, che ricordava le pietre di zolfo che venivano prodotte nelle diverse zolfare di cui era ricca la zona.

Ancora oggi vive in città qualcuno di questi zolfatai, che ha oltre settant’anni e ricorda con amarezza quei tristi momenti della propria infanzia, quando per guadagnare cinque lire al giorno doveva lavorare almeno dieci o dodici ore. Nel territorio di Enna esistevano diverse zolfare che davano lavoro ad almeno tremila operai i quali dormivano su giacigli improvvisati accanto alla zolfara e tornavano in paese soltanto ogni quindici giorni. Non c’erano macchine private come oggi e i più fortunati tra i zolfatai adoperavano la bicicletta, che era già un lusso. I colori di Enna, il giallo e il verde, sono ormai la memoria storica di un passato ormai trascorso e testimoniano il lungo periodo in cui l’economia ennese si fondava sull’agricoltura e sulle zolfare.

Enna, una città di chiese

CHIESA DELL’ADDOLORATA – La sua costruzione iniziata da un bottegaio nel XVII sec. fu portata a termine dal sacerdote Giuseppe Ribis. Il suo campanile, attaccato alla chiesetta, in stile arabo, ricoperto da mattoni di ceramica. All’interno della chiesetta il simulacro della Madonna dei sette dolori, che ogni anno il Venerdì Santo è portata in processione.

CHIESA DELLA MADONNA DI VALVERDE – L’attuale chiesa è di epoca recente in quanto le precedenti sono andate completamente distrutte sia per un incendio che per i bombardamenti dell’ultima guerra. Al suo interno, di notevole pregio, due oli raffiguranti la Madonna di Valverde e la Madonna delle Grazie, due statue una di San Giuseppe e l’altra della Madonna che regge il Bambino Gesù, stendardi di seta damascata, manti ricamati in oro e preziosi arredi sacri.

CHIESA DELLE ANIME SANTE – Edificata nel 1616, ha un’unica navata in stile barocco. La chiesa ha splendidi soffitti affrescati dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans, raffiguranti Il trionfo della Fede, La gloria della Madonna, con papa Urbano VIII, La cacciata degli Angeli ribelli. Sull’altare maggiore si trova una pregevole opera di Saverio Marchese: Il Purgatorio. Notevole il pulpito ligneo del 700, ornato di splendide sculture.

CHIESA DI SAN TOMMASO – Anche la chiesa di San Tommaso ha una torre campanaria. Di stile gotico-catalano il suo portico del XV sec., a forma di prisma quadrangolare con ambienti sovrapposti, coperti da volte a botte. All’interno una preziosa icona in marmo del XVI sec. dello scultore carrarese Giuliano Mancino e dei dipinti di Saverio Marchese e numerose splendide statue fra cui una Santa Lucia.

CHIESA DEL SANTISSIMO CROCIFISSO – Edificata sopra un ponte così da inglobare la grotta dove fu ritrovata un’ immagine del Crocifisso, nel 546, forse fatta dipingere dall’ennese Ascanio Lo Furco. Nella grotta è sistemata l’abside con l’altare maggiore, sul quale si può ammirare una lastra a rilievo d’argento dell’VIII sec. raffigurante il Trionfo della Croce. La chiesa ha un’unica navata contornata da dodici statue degli apostoli. Negli altari laterali quattro splendide tele raffiguranti: La caduta di Cristo, Cristo alla colonna, Cristo nell’orto, l’Incoronazione di Gesù. Il tetto è ligneo a cassettoni.

CHIESA DI SAN GIUSEPPE – La chiesa risale al XVII sec. Presenta una facciata di stile barocco, al suo interno a navata unica custodisce dipinti di notevole fattura, la statua della Sacra Famiglia, del falegname ennese Greca, vissuto nel XVII sec. ed il paliotto argenteo dell’altare maggiore che risale all’origine della chiesa.

CHIESA DI SANT’AGOSTINO – Eretta nella seconda metà del XVIII sec. Di notevole interesse una grande tela rappresentante l’Adorazione dei Magi di Pietro D’Asaro ed una Madonna con il Bambino, in marmo, della bottega del Gagini.

CHIESA DI SAN GIOVANNI (San Domenico) – La chiesa di San Domenico ha una struttura a tre navate. Al suo interno di notevole pregio due opere pittoriche: Santa Barbara e la Madonna del Rosario opere entrambi dello Zoppo di Gangi del 1595, la Presentazione al tempio del Borremans e il fonte battesimale la cui base di epoca romana. All’esterno della chiesa ancora perfettamente funzionante una meridiana del 1742.

CHIESA DI SAN BIAGIO – Costruita nel 1595. Al suo interno due colonne marmoree dell’epoca pre-cristiana e l’abside del XV sec.

CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA DETTA DEL SANTO PADRE – Di notevole interesse per la struttura e per gli stucchi barocchi che incorniciano i portali e gli altari. Al suo interno un dipinto ad olio raffigurante la Presentazione al tempio, una statua in marmo della Madonna del Loreto con incorniciatura in oro zecchino, opera del Gagini ed un busto di S. Francesco di Paola. Il pavimento in marmo rosa del Portogallo, l’altare d’onice ed anche una croce accanto all’altare con un crocifisso in vetro mosaico.

CHIESA DEL CARMELO – Il campanile della chiesa era un’antica torre del castello di S. Maria. In questa torre si ritirò la famiglia di Giovanni Racchetta, il leggendario frate Elia dell’ordine dei brasiliani, che fatto prigioniero dagli africani si era conquistata una vasta fama nella scienze mediche, per cui era stato riscattato da un mercante cristiano. Ritornato in Sicilia, cominciò una intensa propaganda anti-araba. La memoria popolare vuole che la torre del Carmine sia stata costruita dal Frate Elia. Distrutta nell’859, fu ricostruita nel 1300. Ha forma quadrangolare ed è divisa in tre piani da cornici. La facciata della chiesa è tra le più belle di Enna, costituita da tre sezioni con al centro un magnifico portale ai cui lati si aprono due finestre rettangolari. A navata unica, con dieci altari laterali, la chiesa custodisce pregevoli opere scultoree e pittoriche, fra cui un’opera di Saverio Marchese raffigurante l’Estasi di Santa Teresa, le tele dell’Addolorata e di San Giovanni Evangelista e la Madonna del Carmelo del settecento di autore ignoto.

CHIESA DI SAN CATALDO – Interamente ricostruita, sulla sommità di una grande scalinata mostra la sua imponente facciata. Al suo interno un’icona raffigurante la Madonna con il Bambino, il fonte battesimale e la pala d’altare del 600 raffigurante San Cataldo tutte opere del Gagini. Si può ammirare un’artistica grotta somigliante quella di Lourdes con la Madonna e santa Bernadette.

CHIESA DI SAN MICHELE – La chiesa ex moschea araba presenta la sua facciata in stile coloniale spagnolo, il pavimento a forma circolare in maiolica con cinque cappelle più l’altare maggiore.

CHIESA DI SANTA CHIARA – Alla chiesa si accede per mezzo di una monumentale scalinata. E’ costituita da un’unica navata, pregevole il pavimento di maiolica del 1852 dai colori sgargianti con vedute della città di Santa Sofia e di un battello a vapore ed il dipinto di Giuseppe Salerno, lo Zoppo di Gangi la Madonna della Grazie. Dopo la 2^ guerra mondiale la chiesa è diventata sacrario dei caduti.

CHIESA DI SAN MARCO – Edificata sui ruderi di un’antica sinagoga che delimitava il ghetto ebraico, ancora oggi ricordato dal nome dato alla zona: Iudeca. La chiesa con l’annesso convento di clausura delle Carmelitane Scalze è a navata unica in stile barocco con fastosi stucchi. L’altare maggiore, del 600, è in legno finemente lavorato, rivestito in oro zecchino.

CHIESA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI DEI CONVENTUALI – Sorge sul lato Nord-Ovest dell’omonima piazza. E’ un grandioso edificio del XV sec. con ampi archi, volte a costoloni, con finestre dai richiami gotici, rifatto nel XVII sec. Sulla facciata principale vi è una torre, prima adibita come difesa della città, oggi come campanile. All’interno l’altare maggiore presenta caratteristiche applicazioni di intagli di episodi biblici, dorati con oro zecchino, del secolo XVII. A navata unica presenta l’abside, nella parte superiore, affrescata con scene della vita di Sant’Antonio e San Francesco, nella parte inferiore impreziosita da un coro ligneo del XVII sec.

CHIESA DEL SANTISSIMO SALVATORE – Ha origine antichissime, fu fondata nel 1261. L’interno della chiesa è in stile barocco, ricco di stucchi e di colori; il soffitto è a cassettoni in legno intagliato. In ceramica artistica della stessa epoca è il pavimento.

CHIESA E CONVENTO DI MONTESALVO – Adiacente alla chiesa si trova il convento dei Frati Minori. Nel 1307 fu fatta costruire una cappella, a destra della chiesa, per favorire la sostituzione delle feste popolari di Proserpina con la festa cristiana della Madonna della Visitazione. Nella chiesa si trovano molte opere d’arte, la cappella ha un affresco rappresentante l’immagine della ” Madonna col Bambino”, detta di Montesalvo. Interessante è l’altare del Crocifisso di frate Pintorno, collocato sopra un fondale in legno, contenente 52 reliquie di santi, risalenti al 1626. Molto bello il chiostro del convento, che comprende ben 28 arcate; nel refettorio dei frati si trovano alcune pitture a tempera del ‘600.

dal sito www.comune.enna.it

Alfio Triolo
(2004)