Favara la fonte di Sicilia

Nell’agrigentino, in visita a una città moderna che ha alle spalle tanti secoli di storia e un’eccellente tradizione di sapori.

Panorama del centro storico di Favara; al centro la Chiesa Madre

Certamente gli Arabi vi avevano un insediamento, anche se piccolo: infatti il nome del paese di Favara non proviene da grandi …coltivazioni di fave, ma dall’arabo Rehal Fawar, che vuol dire “casale con acque sorgenti”, e infatti la zona è molto ricca di acqua. Ciò giustifica gli insediamenti di Contrada Ticchiara, risalenti al 2000 a.C., e anche quelli greci in Contrada Caltafaraci. Inoltre il sito era strategicamente molto importante per le numerose vie di comunicazione che lo attraversano.

Questo probabilmente indusse la famiglia Chiaramonte a costruirvi un altro dei suoi rinomati castelli, in una cintura difensiva, che da Caccamo arriva fino a Falconara, quasi volessero indicare agli Artale e ai Ventimiglia i limiti delle competenze. Nella seconda metà del XIII secolo Federico II Chiaramonte edifica il suo castello sopra uno sperone di roccia, tutt’intorno si va sviluppando il paese.

Nei secoli seguenti e fino al 1829, il paese cresce e da piccolo borgo agricolo si trasforma in moderna e ricca cittadina. Si susseguono molte nobili famiglie, dopo i Chiaramonte, i Moncada, i Parapertusa, i De Marinis, gli Aragona Pignatelli ed infine i Cortes, contemporaneamente si insediano gli ordini monastici dei Minori Conventuali, che spingono la crescita del paese da Nord ad Est, avendo come poli i loro grandi conventi.

Una meta turistica

Per la sua storia, Favara (raggiungibile tramite le strade a scorrimento veloce CL-AG e PA-AG) è anche una meta turistica. La chiesa più monumentale è la Chiesa Madre, la cui cupola è visibile a molti chilometri di distanza: infatti l’apice della cupola è alto ben 56 metri. Poco distante troviamo la Piazza Cavour del 1500 (una volta piazza Castello), di forma rettangolare è contornata dai palazzi più nobili del paese, quali Palazzo Fanara, i palazzi Mendola, uno dei quali è il Municipio, con le belle sale affrescate e attualmente in fase di restauro, Palazzo Albergamo, Palazzo Scaduto, Palazzo Miccichè.

Il tipico agnello pasquale favarese, con pasta di mandorle e, al centro, pistacchio

Due splendide chiese si fronteggiano, quella del SS. Rosario e quella del Purgatorio; la prima con un pregevole soffitto ligneo a cassettoni è ricca di stucchi. In fondo alla piazza, un po’ sacrificato dalle costruzioni, il castello dei Chiaramonte, interamente restaurato e quasi completamente visitabile; infatti alcuni uffici comunali sono ubicati nel piano ammezzato, che era la sede del carcere femminile, e una parte dell’ampio salone delle feste è adibita ad archivio disordinato delle carte comunali, un tendaggio nasconde questo scempio ad un visitatore disattento. Di notevole pregio la cappella del castello coperta da una cupola araba.

Prodotti tipici

Dolci, carni, formaggi, vino, olio di oliva, mandorle e pistacchi sono i prodotti del territorio. Una cosa che merita di essere vista è la Sagra dell’agnello pasquale, realizzata ogni anno durante la Settimana Santa. Favara, infatti, è conosciuta come la città dell’agnello pasquale, e dovrebbe avere il guinnes dei primati per aver realizzato un agnello del peso di 202 chili, lungo 160 centimetri e alto 90. La caratteristica degli agnellini di Favara è quella di essere fatti in pasta di mandorla farcita al centro con pasta di pistacchio, ricoperto da una glassa bianca di mandorla e zucchero, dipinti di colori vivaci.

Certo è ovvio che gli abitanti non devono soffrire di diabete, se consideriamo che gli altri dolci locali sono la cassata, i pupi di zucchero e la frutta martorana; e questo è solo il dolce, perchè poi amano molto le paste incaciate e i formaggi. Comunque girando per il paese, le calorie si bruciano…

Alfio Triolo
(2010)