Gli archi di San Biagio Platani

In un piccolo centro dell’entroterra agrigentino la festa di Pasqua si allunga per quasi tutta la primavera con una singolare tradizione.

 

Un paese come tanti altri, con i suoi problemi che sono poi quelli di tutti i paesi del sud, ma con una particolare identità che caratterizza i suoi abitanti. Provate a chiedere a qualcuno se conosce San Biagio Platani, paese a 35 Km. dal capoluogo, situato sul versante di una collina ad una quota media di 416 metri. Vi sentirete subito rispondere: “Sì lo conosco, è il paese degli Archi “. Questa tradizione degli Archi di Pasqua ha proiettato la notorietà di questo piccolo centro dell’entroterra agrigentino, in ambito regionale, ma anche nazionale. Ma che cosa c’è di particolare in questa singolare manifestazione che suscita tanta curiosità e richiama migliaia e migliaia di visitatori dalle varie regioni d’Italia e, persino, dall’estero?

Il vero motivo di questa grande attrazione deriva dal fatto che è, senza dubbio, unica nel suo genere. In nessun altro paese è possibile trovare tanta creatività popolare da trasformare il corso principale in uno scenario affascinante e affascinante. Non per nulla se ne sono interessati gli studiosi delle tradizioni popolari che hanno scritto pagine di grande ammirazione. Ma, proviamo una sommaria descrizione dello straordinario intreccio ornamentale, frutto di una vera e propria competizione tra due confraternite “rivali” – i Madunnara e i Signurara – che ogni anno si confrontano in una gara di reciproco superamento. Una gara vinta da tutti, giacché non esistono giuria o premi.

Davanti al sagrato della chiesa Madre sono eretti i due Archi centrali sotto i quali, il giorno di Pasqua, avviene l’incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto. Gli Archi sono costituiti, ciascuno, da due alti pali di legno rivestiti di rosmarino e collegati ad una certa altezza, da una trave orizzontale sulla quale sono poggiati quattro telai triangolari, due per faccia, con i lati di “ferie” (i fiori di agave tanto presenti nella flora spontanea della zona), e le superfici formate da un fitto tessuto di canne fissato da nodi di fil di ferro. Questa la struttura scheletrica dell’arco centrale che è poi addobbato con ciambelle di pane e decorato con le “Marrunate”, sottili strati di pasta resi canditi da una velata di albume e di zucchero.

Ogni arco centrale è sormontato da dipinti che richiamano l’appartenenza delle due confraternte. Nella parte inferiore. il sott’arco a “U” che ha la funzione di raccordare il tutto, consentendo decorazioni e dipinti sulla faccia rivolta a terra e, nei risvolti, le incisioni delle scritte che identificano gli esecutori: Viva Maria Santissima per i Madonnara, Viva Cristo Risorto per i Signurara. Sotto i due Archi centrali pendono tre grandi “nimpe”, originalissimi lampadari realizzati con datteri e decorati con mille elementi che suggeriamo di osservare attentamente.

Ora, partendo da questi due elementi originari, rimasti immutati per lungo tempo, risalendo agli anni immediatamente successivi alla fondazione del paese (1635) si sviluppano, nei due sensi, una geniale scenografia, una vera galleria d’arte lungo i cosiddetti “viali” che formano le navate dei templi che si concludono con i due monumentali prospetti: quello dei Signurara, con una cupola armoniosa sorretta da una torre circolare con archi a tutto sesto; quello dei Madonnara, con guglie piramidali svettanti, dalle linee geometriche perfette.

Entrambi i prospetti sono collocati in posizione che presentono, alI’occhio dell’osservatore, le diverse facciate. I prospetti sono sorretti da strutture portanti e rivestiti da pannelli costituiti da intrecci di canne e di salice e decorati con “sculture” di pane. Da non trascurare le due piazzette realizzate dalla confraternita. Quella dei Madonnara quest’anno, nel rispetto di una tradizione che mira a scegliere tematiche di valenza sociale, presenta due grandi cigni che emergono da una fontana zampillante; hanno i colli incrociati, il becco e le ali sollevati in alto e si prestano a diverse chiavi di lettura: c’è chi ravvisa un messaggio agli uomini in difesa dell’ambiente, c’è che invece ci scopre un ammonimento per ricordare che bisogna volersi bene piuttosto che fare la guerra.

Altrettanto efficace la piazzetta dei “Signurara” che propone al centro, un vecchio che si appoggia su bastone mentre un bambino, seduto a terra, sembra ascoltare i suoi insegnamenti. Ma la piazzetta dei “Signurara” è anche arricchita da innumerevoli dipinti eseguiti con tematiche originali: scene di civiltà contadina, che specie ai meno giovani, richiamano alla memoria una vita di stenti e di sacrifici. La festa degli Archi di Pasqua di San Biagio Platani è la più alta manifestazione di vita comunitaria, di comunanza di intenti, che diventa anche alta espressione di civismo e di arte.

Alfio Triolo
(2005)