I teatri greci di Sicilia

Da Solunto a Siracusa, rimangono ancora oggi fantastici scenari di grandi eventi culturali.

 

Il teatro greco di Siracusa, ancora oggi sede delle rappresentazioni di tragedie e commedie greche e romane organizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico, che ha sede proprio nella città aretusea

greci cominciarono a frequentare le coste della Sicilia orientale sin dall’VIII secolo a.C., e dopo un breve periodo vi stabilirono i loro primi insediamenti.

Ogni città greca di una certa importanza, la polis, era fornita di un’agorà (la piazza), il luogo centrale della vita cittadina, e vicino ad essa di un teatro, nel quale avevano luogo le rappresentazioni di tragedie e commedie, un rito collettivo che all’epoca aveva una grande importanza. Il teatro era per i greci uno spettacolo di massa molto sentito e “vissuto” da parte dei cittadini di ogni classe sociale e aveva grande rilevanza religiosa e sociale. Era un rito collettivo della polis, dove entravano sia il mito che la politica, e che si svolgeva in un luogo considerato sacro. Al tempo dei greci la forma teatrale più elevata era considerata la tragedia, i cui temi erano derivati dai miti e dalla religione. Le commedie avevano un carattere più ironico e prendevano di mira personaggi pubblici e abitudini dell’epoca.

La Sicilia conserva ancora molti teatri antichi e alcuni di essi sono anche in ottime condizioni. Ma la storia dell’architettura dei teatri greci non è poi così semplice come potremmo credere. Un primo tentativo di costruzione a forma circolare di un teatro si attuò infatti durante il periodo di Gelone I e di Dionisio III a Siracusa. Ma solo nel IV secolo a.C. si ebbero delle cavee interamente in pietra, come quelle di Epidauro, Atene, Corinto e Delfi.

Tuttavia, i resti di teatri greci che possediamo oggi anche in Sicilia risalgono essenzialmente al periodo ellenistico. Nel modo di costruire i teatri si coglie una delle principali caratteristiche della cultura greca: la ricerca di un rapporto armonico tra uomo e natura. L’architettura non si contrapponeva mai all’ambiente naturale, ma si inseriva con elementi che mantenevano un perfetto equilibrio con lo spazio circostante.

Il teatro di Palazzolo Acreide

Il teatro greco si componeva di tre parti: la cavea, l’orchestra e la scena. Vediamo adesso quali si sono meglio conservati, partendo dal più importante e conosciuto, quello di Siracusa, che non a caso fu la maggiore città greca dell’antichià al di fuori dell’Ellade, e seconda comunque solo ad Atene. L’esistenza di un teatro a Siracusa viene menzionata già alla fine del V secolo a.C. Il teatro ebbe grande importanza come sede dell’attività teatrale del commediografo Epicarpo e il grande Eschilo vi rappresentò “Le Etnee” e “I Persiani”. Il teatro venne interamente ricostruito tra il 238 e il 215 a.C. da Ierone nella forma che oggi vediamo. Importanti modifiche furono attuate nel teatro anche dai romani nella prima età augustea.

Un altro antichissimo teatro è quello di Solunto, un’antica città fondata dai fenici nei pressi di Palermo. La zona superiore dell’abitato era occupata dal teatro. Era un piccolo edificio, adeguato alle ridotte dimensioni della città, che poteva contenere circa milleduecento spettatori.

In provincia di Agrigento, situati all’inizio di Capo Bianco, ci sono i resti della città greca di Eraclea Minoa. Ma la città e il suo nome evidenziano un’origine della città ancora più antica. La leggenda la collega al re cretese Minosse che sarebbe stato ucciso proprio in questi luoghi. Il teatro qui è piccolo, ma molto elegante, con la sua forma a semicerchio che si allunga verso la scena.

L’antica Akrai sorgeva invece nei pressi di Palazzolo Acreide. Il teatro greco, più recente, è sicuramente il più prestigioso monumento acrense. Diversi archeologi ne attribuiscono la costruzione al periodo tardo-ellenistico, intorno alla metà del II secolo a.C. Il teatro non è scavato nella roccia, come quello di Siracusa, ma è adagiato su un pendio naturale su cui poggiano i blocchi delle gradinate.

Il teatro di Taormina

A Taormina il teatro greco risale anch’ esso al periodo ellenistico, ma venne trasformato ed ingrandito in epoca romana. L’edificio che è giunto fino a noi è infatti quello del II secolo d.C. Il teatro al giorno d’oggi è sede di importanti rassegne e manifestazioni culturali. A Catania come a Taormina la struttura teatrale romana, risalente al II secolo d.C. fu sovrapposta a una precedente costruzione del I secolo, o forse precedente, di età greca. Del teatro si sono conservati la cavea e l’orchestra e alcune parti della scena. Fu costruito con pietra lavica dell’Etna ed è situato nel centro storico della città.

A pochi chilometri da Piazza Armerina si trovano invece i resti di Morgantina, che in epoca ellenistica fu una ricca cittadina dell’entroterra siciliano. Nell’agorà inferiore vi sono i resti ben conservati del teatro dove tutt’oggi nei periodi estivi si tengono manifestazioni e spettacoli.

Il teatro di Tindari risale invece alla fine del IV secolo a.C. e venne anch’esso rimaneggiato in epoca romana. Nella collina su cui si appoggia furono scavate le gradinate dei sedili della cavea che doveva raggiungere una capienza di 3.000 posti, pressoché uguale a quella dell’edificio teatrale di Segesta, a una decina di chilometri da Alcamo. Quest’ultimo teatro, costruito alla metà del III secolo a.C., è situato sulla collina opposta a quella del tempio. La scena, secondo gli studiosi, sarebbe stata decorata da colonne e pilastri. Poco rimane della parte superiore.

I siti di Siracusa, Eraclea Minoa, Segesta, Solunto, Morgantina, Palazzolo Acreide, Taormina e Catania mostrano ancora questa tipologia edilizia nella sua forma originaria o in qualche caso nei rifacimenti e riadattamenti d’epoca romana. Ma la cosa più importante è che molti di questi teatri sono ancora oggi utilizzati come luoghi di rappresentazioni classiche che contribuiscono a renderle estremamente affascinanti e suggestive, riprodotte come sono nel loro …ambiente originario.

Alfio Triolo – Foto di Maurizio Karra
(2010)