Il borgo di Marzamemi

Viaggio nella frazione marinara una volta patria delle tonnare.

 


Storie di principi, di borgate seicentesche di loro pertinenza, storie di muri e di mare in un territorio all’estremità della Sicilia che sembra fuori dal mondo: sta proprio in questo il suo fascino antico. C’era una volta a Marzamemi una tonnara, che aveva attorno schiere di casette di pescatori e una chiesetta. In più la fabbrica del ghiaccio e il deposito degli “scieri”, quelle strane barche dei tonnaroti che all’interno hanno una barriera circolare di legno per parare i colpi di coda dei tonni. Tutto questo in buona parte apparteneva da secoli alla Casata dei principi di Villadorata, dal nome poetico come un tramonto.

L’ultimo discendente, il principe Corrado Nicolaci di Villadorata, attualmente risiede accudito dalla sorella Nina Biscari nel palazzo avito di Noto. Il principe è stato sempre “single” non ha eredi e, a ottantadue anni, con la salute non brillante, ha deciso di vendere agli altri caratisti le casette di Marzamemi, tenendosi la parte cosiddetta monumentale, come il palazzo, la chiesa, lo stabilimento della lavorazione del tonno, il deposito degli “scieri”. I caratisti che hanno comprato le case del principe sono tutti parenti stretti, come ad esempio il cugino Domenico Bonaccorsi, principe di Reburdone e marchese di Casalotto, un doppio titolo che i catanesi conoscono bene per via delle forniture d’acqua.

Se andate a Marzamemi troverete questo borgo marinaro sul ciglio della costiera, cadente e polveroso, deserto. D’inverno, un luogo fantastico e spettrale dove il tempo si è fermato mezzo secolo addietro, quando praticamente cessò di funzionare regolarmente la tonnara che una volta gareggiava con quella più grande e più antica di Portopalo di Capo Passero appartenente al nobile Pietro Bruno di Belmonte. Chissà perché questi nobili del sud-est dell’Isola si appassionarono alle tonnare, creando villaggi di pescatori, chiese e stabilimenti, come se il fascino del mare arrivasse sino alle loro magioni dell’interno (i Villadorata sono di Noto e i Bruno di Belmonte di Ispica).

Comunque sia, ormai le tonnare sono tramontate, anche quella di Capo Passero è ferma per mancanza di tonni che non passano più da queste parti, razziati dalle tonnare volanti dei giapponesi con reti di acciaio lunghe cento chilometri.


Di quelle costruzioni consunte dal tempo sono rimasti i muri , le cubature, le strade, i campanili. Ed è scoppiata una sorta di guerra tra chi le vuole lasciare così come sono e chi le vuole ristrutturare e renderle fruibili. E’ un problema che prima o poi si porrà anche per le costruzioni saracene di don Pietro Bruno di Belmonte, anch’egli “single”, disposto a vendere e non a svendere. E così le tonnare, i depositi e le case dei pescatori potrebbero diventare appartamenti, negozi, forse villaggi turistici, se si acquisissero aree intorno.

Secondo i meteorologi siamo ancora in inverno, ma qui è un paradiso. Il mare è una tavola, ci sono poche persone in giro, chiuso per riposo settimanale anche il bar Balata. Aperti solo due ristoranti e la “storica” rivendita di tonno affumicato da mangiare come il salmone. Dice il rivenditore: “ora qui ci saranno non più di 300 persone, d’estate diventano cinquemila. Stanno facendo questi lavori di ristrutturazione, ma troppo parziali. Dovrebbero sistemare tutto il borgo marinaro e farlo diventare un punto di attrazione turistica con pub, negozi, appartamentini”. Magari vivranno da maggio a ottobre, ma sei mesi l’anno bastano al paese.

Sul molo un giovane sta scaricando del pesce: “sono di Avola, vengo qui perché ad Avola non c’è porto. Posso arrivare a 25 miglia e prendo di tutto, triglie, saraghi, pauri, anche pesce spada. La mattina viene un camioncino da Acireale e glielo vendo”. Saranno una ventina le barche di Marzamemi e si dividono in due porti, quello della Balata e quello della “Fossa”, meglio riparato. “Va bene, sono giovane, mi piace il movimento. e comunque l’importante è che continui a vendere il pesce che prendo”.

Un giovane, che fa il muratore, lavora alla ristrutturazione di una delle casette che erano del principe di Villadorata: “Mio nonno era tonnaroto, ricordo che si metteva al petto una fascia di cuoio e si tirava dietro quei tonni che pesavano anche duecento chili. Ora tonni non ce ne sono più, colpa dei giapponesi, ma anche degli italiani”.

Il palazzo dei Villadorata, al termine del vicolo Villadorata, è grande, silenzioso e cadente, anche se ha resistito meglio della vecchia chiesa attigua di cui resta solo la facciata. E’ tutto strano, irreale! Sbuchi da un vicolo come da una vecchia quinta e ti ritrovi sul mare luccicante. Qui il tempo si misura a secoli. Ora si avvia a un minimo di modernizzazione. Forse è un bene, o forse no, dipende dai punti di vista.

Come arrivare
Da Catania seguire la S.S. 114 per Siracusa e quindi la S.S. 115 fino a Noto. In seguito, percorrere la S.P. 19 per Pachino e seguire la segnaletica per Marzamemi.
Alfio Triolo
(1997)