Il parco delle pietre luccicanti

Appena qualche chilometro dopo Barcellona Pozzo di Gotto, una città immaginaria con piazze, viali, caseggiati, immersa nel contesto stupendo dei Peloritani: Jalari.

 

C‘è un posto in Sicilia dove fisica e metafisica si intrecciano sino a confondersi. Lo sguardo spazia. il pensiero sembra svincolarsi sino a librarsi leggero come mai Un percorso culturale, ideale, di rinascimento filosofico poggiato su una collina peloritana, così ammaliante e avvolgente da farti emergere in esso passo dopo passo. E’ un’ascesa su un colle – forse una metafora anch’ essa – che via via che ci si allontana dagli affanni quotidiani prepara a una liberazione. Il Parco Jalari, appena qualche chilometro sopra Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, è un sogno che diventa realtà.

E’ il sogno delle famiglie Pietrini e Giorgianni che lo hanno realizzato con costanza e perseveranza in 28 anni di lavoro. Oggi, che da poco tempo ha completato le sue strutture, assomiglia ad una città immaginaria, con piazze, strade, viali, caseggiati. Il tutto in un contesto naturalistico come quello dei primi contrafforti dei Peloritani. Il Giardino delle muse, l’Oasi delle Memorie Infinite, la Piazza Aromi e Sapori, la Fontana Olimpo degli dei, la Piazza delle Erbe, l’Universo Energetico del Bello e il grande Libro di Pietra, la Rocca dell’ulivastro non sono postazioni immaginarie, sono “stazioni” di questo percorso che si estende (a quota 650 metri) su una superficie di 35 ettari, che comprende circa trentamila alberi e ben 1.500 sculture in pietra.

Già, perché la scultura e la pietra sono il magico “fil rouge” deI parco Jalari, che in arabo significa “pietra luccicante”. E quelle pietre, quelle sculture, disseminate su una estensione così vasta e proiettate in questo percorso ideale, ti guardano creando misteriose suggestioni. La pietra lavorata è stata forse il primo impegno dell’uomo, E c’è davvero tanto lavoro in questo parco. Il lavoro di 28 anni, come detto. Un lavoro incessante che a sua volta valorizza un altro lavoro. Ecco perché, lungo tutto il percorso ci sono anche 42 botteghe di antichi mestieri. Piccoli e straordinari squarci (grazie a quindicimila oggetti donati da varie famiglie e salvati dall’oblio e da qualche discarica) del tempo che fu e che non tornerà. Un tempo in cui regnava la semplicità.

C’è buona parte della storia di Sicilia, con quegli stili trasfusi nelle strutture più grandi, e buona parte della storia del mondo. C’è l’uomo, il suo percorso spirituale, il suo percorso fisico su questo pianeta, un percorso faticoso che, per fortuna, può condurre in alto. Cos’è Jalari? Un borgo? La città ideale? Forse una risposta completa ed esaustiva è impossibile. Forse è solo il trionfo della pietra. Forse è una macchina del tempo che ti riporta indietro, ma che nei contempo ti offre, se vuoi, una proposta per guardare avanti. Si riscopre un atavico legame con la terra, la pietra, l’acqua, il verde delle piante. E quelle sculture offrono ognuna spunti di riflessione: i vizi capitali, le muse e tante altre.

Sculture uscite dalle mani del professore Mariano Pietrini, un paradosso vivente, un docente di matematica che ama lavorare la pietra. Mentre il fratello Salvatore si è dedicato principalmente alla realizzazione delle architetture in pietra ispirate alle culture che nel corso dei secoli hanno dominato la Sicilia. Il Viale della Confusione, il Viale della Riflessione e dei Ripensamenti, quello dei Sogni: il percorso incita alla resurrezione dello spirito e favorisce la riappropriazione del proprio essere. L’estensione, la splendida posizione (una “balconata” sul Tirreno), la sua architettura, i suoi colori e i suoi profumi rendono il parco Jalari una struttura straordinaria, quasi irreale, ma con fortissimi agganci nella storia della società umana. Appigli che riportano sulla terra quei processi mentali che invece liberano la mente. Fisica e metafisica. Naturale e sovrannaturale. Una sintesi perfetta? Forse no, ma è un tentativo obiettivamente straordinario. Un tentativo che poteva essere fatto solo in Sicilia, la terra che le tante dominazioni hanno impoverito, dal punto di vista materiale, ma arricchito spiritualmente.

Alfio Triolo
(2005)