La città delle caverne

Cava Ispica è la più suggestiva e interessante tra le numerose cave della Sicilia orientale.

 

La Cava è una vallata incisa per 13 chilometri, inserita all’interno della formazione dei monti Iblei fra Modica e Ispica. La Cava era solcata da un fiume, chiamato Pernamazzoni nel corso superiore e Busaitone (da Poseidon) in quello inferiore. Il nome “Cava Ispica” si riferisce solo alla parte nord del sito, quella più vicina a Modica, mentre la parte sul territorio di Ispica chiamato “Forza” si riferisce all’antico “Fortilitium”.

I primi abitatori della valle furono i Siculi (VII-VI sec. a.C.). Essi vivevano in capanne e utilizzavano grotticelle artificiali dette “a forno” per la sepoltura dei defunti. Alcuni rinvenimenti risalenti all’età classica ed ellenistica effettuati lungo la Cava testimoniano l’esistenza di piccole borgate, databili fra il IV e il III secolo a.C. Tra il III e il IV secolo d.C., in piena età bizantina, la Cava fu utilizzata dai cristiani come rifugio per sottrarsi alle persecuzioni dei Romani. I nuovi abitanti riadattarono gli ambienti già esistenti decorandoli con immagini sacre e trasformandoli in chiesette rupestri.

Il terribile terremoto del 1693, modificò l’aspetto della Cava, varie frane si verificarono e interessarono i vari complessi abitativi.

La flora esistente nella Cava è tipica della macchia mediterranea: carrubi, olivi selvatici, palme nane, lecci, platani, euforbie, mentre nel sottobosco si trovano felci, edere, salvie profumate ed asparagi; il fondovalle, coltivato per la gran parte a giardini e orti, è ricco di fichi, noci e melograni. La fauna è ormai scarsa tuttavia, attraverso questa rigogliosa vegetazione, ci si può imbattere in conigli selvatici, volpi, ricci e qualche raro istrice. L’itinerario ideale per scoprire le meraviglie di questa Cava parte dalla contrada Baravitalla, a nord, dove l’incisione della valle comincia appena ad insinuarsi nell’altopiano calcareo.

Di recente oggetto di scavi, la contrada “Baravitalla” occupa l’altipiano roccioso a nord della Cava. Lungo uno dei versanti dell’altopiano, sono state individuate alcune basi di capanne circolari, tracce di un muraglione e alcuni focolari databili alla prima età del Bronzo, segni evidenti della presenza di un villaggio preistorico. L’attrattiva più affascinante di questa zona è la necropoli del villaggio con circa 50 grotticelle artificiali. Le tombe sono tutte a forno, di varie dimensioni, con volta a cupola o piatta a seconda degli strati di calcare. Notevole è la cosiddetta “Tomba a finti pilastri”, così chiamata per la bella decorazione del prospetto, costituito da dieci finti pilastri scavati nella roccia a contorno dell’ apertura della cella funeraria.

La grotta dei santi è una chiesetta rupestre, di probabile epoca medievale, formata da un vestibolo scoperto, un ambiente quadrangolare usato per il culto e da un piccolo recesso adibito forse a sagrestia. Lungo le pareti del camerone si trovano affreschi che costituiscono circa trenta figure di santi e di vescovi, in stile bizantino di cui si sono conservati parzialmente solo i volti contornati dai caratteristici nimbi gialli; il ciclo pittorico è databile ai primi decenni della conquista normanna.

All’interno della Cava si trovano anche immagini sacre dipinte dai cristiani che vi si rifugiarono per sfuggire alla persecuzioni romane

La Grotta della Signora è una caverna scavata in un gradone calcareo ad appena poche centinaia di metri a sud del villaggio di Baravitalla. Essa risulta di semplice fattura. La volta presenta delle cupolette a forma di bacino che denotano la sua origine naturale. All’interno si riconoscono cinque camerette con soffitto modellato a pannocchia, quasi una falsa volta; si suppone possano essere delle tombe a falsa tholos. Nella fase di pulitura della struttura sono stati rinvenuti frammenti di ceramica di varia epoca (anche preistorica).

I ruderi della Chiesa di San Pancrazio sono ancora oggi visibili, almeno nell’impianto scheletrico. Costituisce una preziosa testimonianza di architettura sacra databile ai primi del VI sec. d. C. La chiesa si presenta con pianta allungata a tre navate e con abside tricoro, che nella parte esterna presenta una forma mistilenea poligonale in corrispondenza delle navate laterali, circolare rispetto a quella centrale.

La chiesetta rupestre di San Nicola si trova alla periferia nord dell’ abitato della Cava ed è costituita da una piccola aula rettangolare a cui si accede da un ingresso laterale. Subito a destra dell’ingresso, in posizione decentrata, troviamo l’abside. Sulle pareti si conservano i resti di cinque affreschi. La povertà della struttura e la semplicità architettonica fanno pensare ad una realizzazione di epoca sveva.

La Larderia, che fu un cimitero cristiano, si può considerare fra i più estesi complessi funerari della Sicilia meridionale. Il complesso è ricavato all’interno della roccia sulla parte sinistra del greto del fiume.

Il vestibolo di accesso di accesso è di forma rettangolare, in parte a cielo aperto a causa di una frana; presenta almeno quattro file di loculi sovrapposti. Dal vestibolo si accede a tre corridoi che sono occupati da una fitta presenza di loculi scavati in terra. Il corridoio centrale è quello più interessante: la prima parte presenta loculi a pila sovrapposti; in quello centrale si notano un gruppo di arcosoli che, nonostante lo stato di conservazione pessimo, mostrano una particolare soluzione architettonica. Nella parte terminale della catacomba troviamo la parte forse più interessante di tutto il complesso, “la tomba a Baldacchino”, ricavata con quattro pilastri angolari che riuniscono il bordo di due sarcofagi con il soffitto della camera; all’interno di questa tomba si notano delle decorazioni a bassorilievo. La catacomba della Larderia è stata datata al IV – V sec. d. C.

La grotta di Santa Maria si trova alla periferia nord del Cozzo. Il prospetto ha subito il distacco della parete esterna. Il progetto prevedeva due settori sovrapposti con funzioni diversi fra loro, uniti da una scala a chiocciola. Il settore ovest era un’abitazione, quello est un luogo di culto. Alcune pareti conservano tracce di affreschi a due strati. La chiesetta di Santa Maria (di tipo orientale) può riferirsi al XI secolo.

Il crollo di un pezzo della facciata ha messo in evidenza un complesso di grotte (abitazioni) a più piani, imponente e perfettamente leggibile nelle sue caratteristiche principali. Insieme alle camere di forma rettangolare e alle buche per la raccolta dell’ acqua, si notano resti di scale, fori di accesso ai piani superiori e piccoli bacini utilizzati come focolai. Tutto il complesso risale quasi sicuramente all’epoca bizantina.

 

La Larderia

E veniamo alla Spezieria: questa chiesa rupestre si trova nella parte ovest dell’antico abitato della Cava. La chiesa è realizzata secondo un progetto unitario con spazi liturgici differenziati e disposti in asse; la stanza di forma quadrata aveva la funzione di nartece. Un templon separa l’aula, rettangolare, del presbiterio, rialzato di tre gradini. La porta centrale presenta ai fianchi due finestre a lunetta. Il presbiterio è concluso da tre absidi asimmetriche. Lungo le pareti, all’interno delle absidi, corre un sedile ricavato dalla roccia stessa.

Nel pavimento troviamo una fossa che doveva servire ad alloggiare il piedistallo dell’altare. Nel soffitto, in corrispondenza dell’altare, è incavata un cupoletta. Il tramezzo che divideva il presbiterio dell’aula può far pensare ad un utilizzo della chiesa per il rito orientale.

L’insediamento del Castello si trova nella testata nord della Cava, insieme ad altri insediamenti minori. Questo monumento ha suscitato molta attenzione nei viaggiatori del ‘700 e ‘800. Il Castello si trova su una rupe praticamente isolata su tre lati e si presenta quasi come un condominio preistorico. La singolarità della struttura sta nel fatto che il complesso è disposto su cinque piani comunicanti per mezzo di un tunnel. Gli ambienti interni sono disposti attorno ad un cortile-ambulacro che prende luce dall’ esterno. Tutte le aperture presentano degli incavi per chiusure lignee, lungo le pareti sono numerosi gli incavi per cavicchi, mensole, letti, ripiani ecc.. i piani più alti, quasi del tutto crollati, presentano le stesse caratteristiche.

Un itinerario a piedi, seppur fra mille difficoltà, consente di visitare tutta la Cava.

Alfio Triolo