La fortezza sul mare

In visita ad Augusta, centro normanno ma anche importante zona archeologica situata nello splendido golfo del mar Jonio.

Veduta aerea di Augusta

Cittadina industriale situata nella parte settentrionale del golfo megarese, Augusta si estende su una penisola collegata alla terraferma da due ponti, dato che il sottile istmo che la univa alla Sicilia venne reciso nel 1607. Oltre i due ponti si è sviluppata la parte nuova della città in seguito al processo di industrializzazione degli ultimi anni.

Probabile sede di un centro dipendente della vicina colonia greca di Megara Hjblea, Augusta e la zona del golfo megarese conobbero un progressivo abbandono a partire del III secolo a. C. , tanto che le prime notizie vere e proprie risalgono soltanto al XIII secolo, quando Federico II di Svevia decise di fame un importante centro militare e commerciale da contrapporre alla potenza di Siracusa.

La fondazione del borgo iniziò con la fortificazione del porto e la costruzione del grandioso castello situato in prossimità della terraferma, oltre il quale si sviluppò lungo la penisola il resto dell’abitato che venne popolato rapidamente da numerosi profughi, provenienti dalle città distrutte dallo stesso re svevo e attirati ad Augusta dai privilegi concessi a chi avrebbe acconsentito ad abitarvi.

Alla morte di Federico II il borgo passò a Giacomo d’ Aragona. Nella seconda metà del ‘300 Augusta venne concessa in feudo ai conti Moncada, i quali, in un altalenarsi di signorie, la tennero fino al l 566, anno in cui fu restituita al demanio regio sotto il re Martino il giovane.

Nel corso del ‘500 le continue incursioni turche avevano intanto reso necessaria la fortificazione delle difese costiere con la costruzione dei forti Garcia, Vittoria e Avalos e il rafforzamento del castello, mentre la loro sconfitta, avvenuta nel 1551, aveva favorito la ripresa delle attività commerciali del porto. La prosperità economica del centro fu interrotta dalla guerra combattuta dagli spagnoli contro i francesi nel 1676, che ebbe come conseguenza la parziale distruzione di Augusta e il danneggiamento del suo sistema difensivo. Nuovamente distrutta dal terremoto del 1693, la città venne ricostruita ricalcando l’impianto a griglia ortogonale voluto da Federico II all’epoca della fondazione.

La dilagante crescita edilizia ha purtroppo interessato, alterandolo, anche il nucleo antico, che tuttavia mantiene ancora l’originario impianto a scacchiera riconducibile all’urbanistica tipica dei centri fondati da Federico il di Svevia.

Visitando oggi la città, tra i monumenti riveste particolare interesse il castello svevo; ma numerose sono anche le chiese e i conventi degli ordini monastici della città edificati tra il ‘500 e il ‘600.

Si entra nella città antica passando attraverso la Porta Spagnola, detta anche Porta di Terra, edificata nel 1681 in forme manieristiche e barocche in corrispondenza della cortina muraria settentrionale. Alla sua sinistra, al di sopra di un alto terrapieno, si staglia in tutta la sua imponenza il castello svevo, fatto costruire tra il 1232 e il 1242 da Federico II e circondato nel XVI e XVII secolo da una doppia cinta rinforzata da bastioni.

Il corpo dell’edificio è costituito da un quadrato difeso da quattro torri angolari e quattro laterali; all’interno si trova un ampio atrio porticato dal quale si accede a diversi ambienti, alterati dai numerosi interventi che interessarono il castello nel corso dei secoli, tra i quali vi è stata anche l’aggiunta di un secondo piano e la trasformazione delle torri laterali.

Una immagine dell’area archeologica di Megara Iblea, vicino l’abitato di Augusta

Poco oltre il castello, sulla sinistra, si entra nella villa Comunale progettata alla fine del XIX secolo, dove si trovano il palchetto della musica e il complesso composto di albergo, bar, arena e cinema Kursaal Augusteo.

Usciti dai giardini pubblici s’imbocca via Principe Umberto, l’asse che attraversa il centro storico da nord a sud. Al suo incrocio con via Garibaldi, nell’angolo a sinistra, vi è la chiesa delle Anime Purganti, che presenta una movimentata facciata barocca con cancellata di ferro battuto e un interno a navata unica di forme classiche; la chiesa venne riedificata dopo il sisma del 1693. Nell’angolo destro s’incontra Palazzo Lavaggi (1865) e, proseguendo su via Garibaldi, le chiese di S. Giuseppe e dell’ Annunziata (XVII sec.).

Giunti in piazza San Domenico si può vedere il complesso conventuale dei Domenicani, la cui chiesa venne edificata nel ‘600, dopo l’incendio provocato dai turchi nel secolo prima, su una precedente struttura risalente al XIII secolo (il convento fu invece ricostruito nell’800). Dalla piazza si ritorna sull’asse principale dove, poco più avanti, si apre sulla destra piazza Duomo, con prospetto della chiesa Madre e del palazzo Municipale.

Anche la chiesa Madre, dedicata a Maria SS. Annunziata, fu riedificata dopo il terremoto del 1693, per essere completata soltanto nel 1769 in forme barocche e classicheggianti. Il palazzo Municipale, sul lato nord della piazza, risale invece al 1699 e presenta una facciata a due ordini divisi da una lunga balconata sulla quale sono collocati l’aquila imperiale sveva, stemma della città, e la meridiana che ricorda l’eclissi totale del 1870. Nel 1730, al secondo piano del palazzo, venne realizzato il teatro.

Poco prima di porta di Torrevecchia, situata a conclusione di via Principe Umberto, si svolta sulla sinistra lungo il percorso dell’abbattuta cortina meridionale in via della Rotonda, dove si trova la chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Nei pressi di Augusta si può inoltre visitare la ricchissima zona archeologica di Megara Hjblaea, una delle più antiche colonie greche della Sicilia, fondata nell’VIII sec. a.C. e fiorente centro nei due secoli successivi.

Ad ogni mottu c’è lu contra

Di figghiu masculu non ti ralligrari, né di fimmina rattristari.
(Del figlio maschio non ti rallegrare, della femmina non ti rattristare).

‘Na dogghia in cchiù, ma chi sia masculu.
(Una doglia in più, ma che sia maschio)

Di l’entrata si canusci lu palazzu.
(Dall’ingresso si conosce il palazzo)

‘Apparenza inganna.
(L’apparenza inganna)

Di l’omu bonu ognuno n’apprufitta.
(Dell’uomo buono ognuno si approfitta)

Guardati di la nisciuta di l’omu bonu.
(Guardati della levata dell’uomo buono)

Di la jaddina nasci l’ovu.
(Dalla gallina nasce l’uovo)

Di l’ovu nasci la jaddina.
(Dall’uovo nasce la gallina)

Alfio Triolo
(2006)