La terra calpestata

Randazzo, Bronte, Adrano: tre tesori nascosti della Sicilia orientale.

 

Il cortile del castello di Maniace

Un viaggio d’Italia, da cima a fondo. Chiedete a cento persone da dove comincerebbero e dove porrebbero il loro ideale e personale traguardo, avrete cento risposte diverse. L’Italia è senz’altro, in Europa, la terra che ha il patrimonio culturale, storico ed ambientale più prezioso, ricco ed antico. Fortunatamente si avverte una costante matura e diffusa crescita della coscienza del nostro patrimonio, unitamente alla diffusa consapevolezza di dover conservare e tramandare questo patrimonio alle future generazioni con lo scopo di raggiungere l’obiettivo di valorizzare queste ricchezze che possano produrre significativi ritorni sociali ed economici.

Questa ricchezza è distribuita su tutto il territorio e per varie vicende storiche legate alle occupazioni, alle dominazioni degli Etruschi, Greci, Romani, Goti, Bizantini, Longobardi, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Spagnoli, Austriaci, Francesi, Tedeschi, all’avvicendarsi di culture, molto diverse tra loro ma che hanno, ognuna di esse, lasciato un lembo di storia, di ricchezza in termini di siti, di cultura, di tradizioni, di bellezze incancellabili, di patrimonio artistico, difficilmente riscontrabili in situazioni simbiotiche, come le si possono trovare in questa nostra bella terra.

La diavolata di Adrano

Anche la Sicilia quindi, gode di questa varietà, di questa miscellanea di ricchezze riscontrabili, oltre in quelli che sono i più conosciuti elementi architettonici noti a tutto il mondo, anche nei posti più nascosti, nelle zone più recondite, meno conosciute, nei paesi, nelle vallate, negli splendidi borghi, nelle piccole città.

Un esempio di questo genere lo abbiamo riscontrato a Pasqua quando abbiamo voluto, incuriositi dalla lettura di una pubblicità sulle tradizioni pasquali che si perpetrano in Sicilia in questo periodo, visitare la zona di Randazzo, Bronte, Adrano.

A Randazzo, cita un orgoglioso detto locale: “Messina ha il porto, Randazzo le porte.” Fondata dai Bizantini sullo spartiacque dai fiumi Alcantara (stupefacente gola scavata dal corso d’acqua) e Simeto, la città ha un profilo urbano riconducibile, come per tutti i paesi etnei, ai periodi normanno e barocco. Molto bella la duecentesca basilica di santa Maria, in pietra lavica, che conserva un grandioso portale quattrocentesco sul fianco destro.

E poi piazze e viuzze su cui si affacciano palazzi nobiliari e povere case con portali in pietra lavica. Nel 1981 l’Etna rovesciò colate di lava fino alle porte di Randazzo sommergendo due strade e la linea Circumetnea: e proprio il giro in treno attorno all’Etna è da non perdere. Potrete partire da Randazzo e tornare a Randazzo nel giro di qualche ora, attraversando colate, paesi, Catania e la riviera dei Ciclopi.

Il castello di Adrano

Sono diciotto i chilometri che separano Randazzo da Bronte. Pochi chilometri oltre Randazzo ecco il castello di Maniace, che fu la residenza degli eredi di Nelson (vi sono custoditi cimeli storici), oggi di proprietà del Comune di Bronte. Il paese fu ceduto in feudo assieme al titolo di duca, da Ferdinando di Borbone all’Ammiraglio Nelson, come ricompensa per l’aiuto prestatogli nella repressione dei moti insurrezionali di Napoli.

Ancora diciassette chilometri e c’è Adrano, fondata da Dionisio di Siracusa. Il castello di forma tetragonale risale al periodo normanno. Per i cultori del genere i reperti del locale museo archeologico spaziano dalla preistoria al medioevo. Qui la domenica di Pasqua, dopo la messa, sotto lo splendido castello normanno gli abitanti danno vita ad una sceneggiata medievale, con protagonisti Lucifero e l’Angelo dell’umanità.

Tra una quantità impressionante di botti di ogni genere, una fitta nuvola di fumo, i resti impazziti di petardi che volano in ogni luogo e tra il marcato odore di zolfo e di bruciato, parte una processione con in testa la banda del paese seguita dalle “vare” della Madonna e del Cristo risorto, seguite dalla gente, che attraversa i vicoli del paese per rientrare poi nella chiesa del Salvatore.

Ma in Sicilia vi sono tante altre “Randazzo, Bronte, Adrano“, dignitose cittadine che custodiscono gelosamente oltre le antiche tradizioni, sia le ricchezze naturali sia quelle acquisite nel tempo e sicuramente degne dell’attenzione di noi viaggiatori-visitatori sempre desiderosi di scoprirle.

Luigi Fiscella 
(2006)