Lercara Friddi

Tra i ricordi del passato e quelli della più moderna zolfara.

 

Una Tavulata di San Giuseppe

Lercara Friddi, in provincia di Palermo, sorge a 667 metri sul livello del mare, alle pendici del Colle Madore sul feudo Friddi, tra il vallone del Leandro e la vallata di Fiumetorto e del Platani. Si trova sulla direttrice Palermo-Agrigento, con l’equidistanza di circa 60 chilometri.

Fondata con Licentia Populandi del 22 settembre 1595 nell’ambito delle 150 “Città Nuove” promosse dal Regno Spagnolo, ha visto un laborioso processo di sviluppo e urbanizzazione per la povertà intrinseca del territorio. Nel 1828 il ritrovamento di una ricca vena zolfifera l’ha caratterizzata come centro industriale sino alla chiusura delle miniere nel 1969.

Ma la recente scoperta di un sito sicano sulla sommità del Colle Madore, all’interno del Parco Minerario, ha aperto nuove prospettive di sviluppo turistico – culturale. Colle Madore era un sito sconosciuto prima del recente rinvenimento di un gruppo di interessanti lamine bronzee indigene decorate e di altri oggetti. Le campagne di scavo seguite a questa scoperta, realizzate dalla Soprintendenza di Palermo nel 1995 e nel 1998, sono state feconde di risultati, consentendo di mettere in luce un piccolo edificio sacro di età arcaica e alcuni ambienti tra cui probabilmente un’officina per la lavorazione dei metalli, la prima scoperta in Sicilia.

Il Colle Madore, vicino Lercara

Le indagini al Madore stanno fornendo, fino ad oggi, utili elementi anche per la comprensione del delicato momento di trasformazione dei centri indigeni della Sicilia centro settentrionale, venuti in contatto tra il VII e VI secolo a.C. con le straordinarie “novità” portate nell’isola dai coloni greci. E’ soprattutto Himera ad imporsi per questo insediamento come principale punto di riferimento culturale e, probabilmente anche politico.

Nella zona antistante il colle insistono, uniche nella provincia di Palermo, presenze residuali di archeologia industriale sopravvissute alla civiltà della zolfara: castelletti, pozzi, ciminiere, l’edificio della pompa elettrica, l’effusione delle acque sulfuree sono le ultime testimonianze rimaste, anche se a stretto contatto con una urbanizzazione moderna. E’ intendimento della città dare piena attuazione al progetto di Parco Archeologico e Museo della Zolfara col recupero e restauro della allocazione originaria, così come previsto dalla Legge istitutiva della Regione Siciliana.

La chiesa madre

Il viaggiatore che giunge a Lercara Friddi scruterà con occhio ammirato i toni macchiati di un nugolo di tetti e il declivio di un colle che sovrasta l’intero paese. In quel colle e sulle strade da percorrere per arrivarci è scritta la storia di Lercara Friddi. La memoria della zolfara che ha marcato la diversità di Lercara colorandola, per due secoli, di polvere gialla in contrasto col buio della miniera e l’azzurro del suo cielo; la civiltà di un popolo indigeno, i Sicani, che sulla sommità del Colle Madore hanno costruito are votive ed officine, lastricati e terrazzi; l’ordito urbano della “Lercara Città Nuova” del 1600 segnato dai prospetti architettonici e monumentali delle chiese, delle piazze, dei palazzi e delle ville.

E’ questo il crocevia ricco di storia e sentimenti, colori e vibrazioni che l’ospite troverà a Lercara Friddi. Un territorio di antichi insediamenti, un patrimonio d’arte e cultura, un itinerario popolare e gastronomico di genuina naturalezza. Molti appuntamenti originali caratterizzano questa terra.

Dalle “Tavulate” di San Giuseppe ai riti della Settimana Santa, dalla Rievocazione storica legata alla Madonna di Costantinopoli alle Novene Natalizie. Tante testimonianze sono raccolte nella biblioteca “Giuseppe Mavaro”: dai reperti ceramici e bronzei dell’area sicana agli attrezzi della civiltà mineraria e contadina; dalle opere d’arte all’esposizione “Il Costume nel Pupo” di Vito Giangrasso con documenti e foto d’epoca.

Le tracce della storia e degli eventi si inerpicano lungo le strade, piazze e vicoli della cittadina. Nella memoria di questo mitico passato, oggi Lercara vuole attualizzare la propria essenza, progettando il futuro di una nuova città.

Alfio Triolo
(2006)