Marettimo, l’isola incantata

Una visita alla più affascinante delle Egadi, dove il mito e la storia sono raccontati dalla voce del vento, dall’azzurro del mare e dai colori della vegetazione.

 

Il porticciolo dell’isola

C‘è un luogo in Sicilia dove il mito si intreccia con la storia e l’azzurro del mare si sposa armoniosamente col verde dei boschi e della macchia mediterranea, formando un tutt’uno inscindibile. Questo luogo è un’isola che si originò circa 600.000 anni fa, staccandosi dalla Sicilia e dal continente italico, per metà dolomitica e carsica, e si trova di fronte alla costa compresa fra Trapani e Marsala.

Parliamo di Marettimo, la più lontana delle tre isole che formano l’arcipelago delle Egadi. La sua genesi è testimoniata dai suoi fondali che sono più alti rispetto a Favignana e Levanzo. Il suo isolamento ha permesso che si sviluppassero endemismi che non riscontriamo nel resto del1a Sicilia. Gina Racheli – autrice del libro “Egadi, mare e vita” – così la descrive: “Marettimo, lontana mitica e montagnosa nella foschia, è uno scrigno botanico in cui la gariga si sviluppa in macchia e foresta. La flora si produce in endimismi rupestri unici al mondo e, al profumo di mare e timo che è nel suo nome, si aggiungono gli effluvi di cento e cento assenze“.

Marettimo, l’antica Hiera sacra ai greci, per la sua posizione strategica è stata oggetto di numerose invasioni: romani, saraceni e normanni che hanno lasciato i segni del loro passaggio. Quest’isola è un vero paradiso per chi ama il mare senza rinunciare alla tranquillità di una natura stupenda. Una delle caratteristiche che la fanno unica è data dalla bellezza delle sue numerose grotte naturali sommerse ed emerse che hanno nomi curiosi: la grotta del Tuono, la grotta del Presepe, quella del Cammello. Bombardata e Berciata. Quest’ultima ospita una colonia di madrepore Astroides Calycularis che sembrano, a prima vista, margherite di colore arancione che nel periodo estivo raggiungono il massimo splendore.

La grotta Perciata

Ma Marettimo non è solo mare: la sua componete dolomitica permette anche di effettuare trekking in un ambiente montano. Nella parte sommitale, infatti, che raggiunge 686 metri con pizzo Falcone, troviamo boschi di leccio e pino d’Aleppo.

Questo luogo è anche un mito; uno studioso inglese, Samuel Butler, dopo aver visitato le Egadi nel secolo scorso, nel suo libro “The Authoress of the Odissey” sostenne la tesi che l’Odissea è la narrazione dell’avventuroso periplo di Ulisse intorno alla Sicilia, individuando l’isola di ltaca a Marettimo, l’isola delle Capre a Favignana e la dimora dei Ciclopi a Erice. Nel 1967 il professore Vincenzo Barrabili, trapanese, traduttore di Butler con la pubblicazione de volume “L’Odissea rivelata”, suffragava questa tesi con risconti topografici dei luoghi. Un luogo dunque da scoprire con gli occhi, la mente e … le gambe.

Nella parte nord-occidentale una protuberanza rocciosa, Punta Troia, alta 116 metri e legata all’isola da un istmo, nel corso dei secoli è stata trasformata da semplice torretta di avvistamento a castello e poi in carcere dove nel 1798 venne rinchiuso il patriota Guglielmo Pepe.

Panorama dell’ abitato

Uscendo dal paese nei pressi del vecchio scalo si prende in direzione nord per uno sterrato che dolcemente sale a mezza costa immerso nella odorosa macchia mediterranea. Lo sterrato, salendo, si trasforma in sentiero da cui la vista spazia sulla destra nell’azzurrissimo mare e a sinistra, dopo aver superato il passo del Bue, sulla mole del monte Falcone.

Il sentiero è delimitato da una staccionata e può essere percorso con sandali da trekking. E’ consigliabile, anche con temperature miti, di coprirsi con un berretto, essendo la zona scoperta. Dopo un’ ora circa, in prossimità del Castello, si trova un bivio: a sinistra si va in direzione della montagna, quindi bisogna andare a destra. Arrivati al ghiaione di Scalo Maestro si prende il sentiero che per una ripida salita porta al Castello.

Per il ritorno si può fare il percorso a ritroso oppure un modo originale e meno faticoso è quello di ritornare al luogo di partenza in barca lungo la costa. In questo caso vanno presi accordi con i pescatori al porto che effettuano il servizio di spiaggia e anche di visita guidata del periplo dell’isola. Un consiglio: il giro in barca di Marettimo va fatto assolutamente per ammirare in silenzio quest’isola dove il mito e la storia sono raccontate dalla voce del vento.

Alfio Triolo
(2006)