Pollina ed il suo territorio

In visita alle due Pollina, quella medievale distesa sulle Madonie, e quella moderna (Finale), centro turistico sulla costa tirrenica.

 

Un arco medievale di Pollina

Pollina, ubicata in prossimità del confine di provincia tra Palermo e Messina, sviluppa il suo territorio fra coste frastagliate e splendidi arenili per poi ergersi oltre le verdi colline fino all’insediamento medievale per culminare nella Torre del Maurolico, da cui si può godere un panorama tanto esteso che va da Cefalù a Capo D’Orlando per spaziare sull’intero arco delle Madonie e dei Nebrodi.

Un po’ di storia

L’ipotesi di un rapporto Apollina-Pollina è assolutamente aperta, così, quindi, quella dell’origine greca della città. Allo stato, il primo documento certo è quello del 1082: sotto il conte Ruggero I il Normanno il casale di “Polla” passa sotto la giurisdizione della Diocesi di Troina, nel 1096 a quella di Patti. Dopo il 1131, essendo Re di Sicilia Ruggero II, Pollina passa a far parte definitivamente della Diocesi di Cefalù. Nel 1321 è sotto i Ventimiglia. Nel XVI secolo, per volontà di Giovanni II Ventimiglia, la torre di Pollina fu concessa a Francesco Maurolico, grande scienziato Pollina, umanista messinese, inventore: è lo studioso che con il “quadrato geometrico” correggeva sulle “tavole alfonsine” le coordinate delle stelle, perché questi con tranquillità potesse accudire ai suoi studi astronomici.

Al periodo nel quale Pollina fu sotto Simeone II Ventimiglia è da farsi risalire forse il leggendario episodio di Morello, l’eroe locale che lottò contro le ingiustizie e le angherie perpetrate contro i contadini, precipitato poi dalla torre prigione che da lui prende il nome. Ai tempi di Giovanni III Ventimiglia (1559 -1616), principe di Castelbuono, grande amico e mecenate di Torquato Tasso, Pollina visse un certo periodo di rilancio. Fino alla metà del XVIII secolo la città fu sotto i Ventimiglia che sulla città hanno il dominio col titolo di Baroni.

Il resto è storia recente: storia di grandi riscatti civili, culturali per cui, oggi, grazie anche al grande impegno di tutti i cittadini Pollina ha un suo certo avvenire turistico e la città antica, anche per le sue attività culturali, è all’attenzione internazionale.

La Torre dei Ventimiglia e il teatro all’aperto

Pollina e il suo territorio

L’impianto urbano odierno si sviluppa in due insediamenti abitati tanto diversi quanto complementari, un asse mare-monte particolare ed unico: il centro storico (la Pollina propriamente detta) in alto, con le sue viuzze strette e tortuose, coronate di archi e balconi, che offre al visitatore squarci bellissimi di un assetto medievale di pregevole valore artistico, con quadri e gruppi marmorei fra i più belli; e Finale di Pollina, sul mare, che presenta un assetto urbano pianeggiante di nuova edificazione ove la natura, l’abitato e il mare si legano in un connubio felice al quale rendono testimonianza la Costa Turchina, le torri saracene, gli alberghi, i campeggi, i residence e il villaggio Valtur con spiagge ed arenili che si immergono in un mare particolarmente pulito e trasparente. Soggiornare in questo territorio, fra arte e natura, specialità gastronomiche e clima sempre mite, spettacoli e passeggiate, è quindi un invito da non declinare.

Pollina ha come suo simbolo un gioiello architettonico, il teatro all’aperto opera recente (1978) dell’architetto veneziano Antonio Foscari. Un simbolo perché nella sua assoluta compatibilità architettonica tra caratteristiche di teatro greco e mondo medievale, rappresentato dalla Torre Quadrata e dal Castello, i Pollinesi hanno inteso creare una sintesi tra passato e presente. II Teatro ha già visto rappresentazioni classiche, e non, a livelli internazionali e nella zona del Belvedere, nota come Pietra Rosa o Petrarosa o Pietra delle rose per la caratteristica della sua pietra rosata o bianca utilizzata per la realizzazione di tutto l’impianto.

Il gruppo scultoreo della Madonna delle Grazie del Gagini, nella Chiesa Madre di Pollina

San Giuliano, Vescovo di Le Mans, è il patrono di Pollina. Pare che siano stati i normanni ad introdurre il culto in Sicilia di San Giuliano. Secondo il cronista Malaterra, fu merito di San Giuliano nel 1077 a Erice far trionfare i normanni lanciando contro i saraceni una muta di cani famelici. La festività in onor del Patrono si celebra nei giorni 12 – 13 e 14 luglio con una solenne processione. A Pollina un’austera chiesa cinquecentesca è dedicata al Santo.

Ma è ai Santi Giovanni e Paolo che è dedicata la Chiesa Madre, sicuramente edificata prima del XVI secolo. Originariamente era ad una sola navata, ma nel Seicento venne ampliata e furono realizzate altre due navate. Essa custodisce parecchi tesori d’arte: tra questi certamente il capolavoro è “La Natività” di Antonello Gagini (1478 – 1538), un gruppo scultoreo raffigurante San Giuseppe, La Madonna e il Divin Bambino, gruppo di maestosa bellezza. Il volto dei personaggi ci comunica sentimenti celestiali e ci trasporta in un’aurea soprannaturale.

Nella stessa Matrice si custodisce un altro capolavoro gaginiano: la Madonna delle Grazie (1514). Si tratta di un bassorilievo raffigurante la Madonna che allatta il Bambino. All’interno della chiesa arpeggia un’altra Madonna con il Bambino, nota come Madonna Calva, un fonte battesimale, sempre di scuola gaginiana. Ma soprattutto non va trascurato un dittico che riguarda i Santi martiri Giovanni e Paolo, opera del pittore spagnolo Giovanni De Matta che in quel periodo abitava a Polizzi Generosa: si tratta di un dipinto caratterizzato da un acceso e vibrante cromatismo.

Finale di Pollina è a nove chilometri da Pollina, cresciuta su una costa tra le più suggestive della Sicilia. Un tempo semplice “stazione” di passaggio, fu terra del marchese di Geraci.

La Torre sul mare di Finale di Pollina 

Ricca di una Torre, e nota per un palazzo Settecentesco di ottima architettura, oggi Finale di Pollina è una realtà sotto l’aspetto economico e turistico. Ha un suo consiglio di quartiere ed è dotata di ottimi servizi. La sua ricettività turistica è di notevole spessore a livello internazionale. Infatti a Finale di Pollina opera la “Valtur” che ha avuto il merito di aver lanciato tutta la zona verso un turismo internazionale.

Testimonianze

Di Pollina è stato scritto: “Quattro case su un aspro culmine roccioso, Pollina era avamposto delle Madonie, una fortezza naturale. Alta, isolata, ma aperta come un periscopio a spirare tutto il giro dell’orizzonte da una parte il mare Tirreno e le città costiere lungo l’antica via romana, la Valeria, che già esisteva al tempo di Strabone; dalla parte contraria, il ventaglio dei monti delle Madonie che celavano muniti castelli, come quelli di Geraci, Polizzi, Nicosia il cui controllo assicurava gli accessi della Sicilia centrale. La valenza geografica ne determinò la storia” (Franco Cangelosi).

E ancora: “Meraviglioso il panorama, meravigliose le poche opere del Gagini che adornano la Cattedrale… e nelle campagne verdi di ulivi saraceni, di alti castagni, bianche della manna dell’amolleo e del frassino, profumate dai mandorli in fiore, ferve il lavoro dei contadini, e il loro canto, ora lieto, ora malinconico perché eco di antiche sofferenze, si mescola al canto degli uccelli” (Giulio Bonafede).

La manna

I boschi di frassini delle Madonie attorno a Pollina

La manna è stata definita “un dolce dono della natura”. Essa, invero, è un lattice di sapore zuccherino. Si ottiene dalla pianta di frassino largamente presente nel territorio di Pollina e nelle Madonie, la cui produzione matura da giugno a settembre. La pianta di frassino incisa al tronco, con un coltello curvo (mannarolo), con particolare tecnica, nel corso di alcuni giorni, lascia scorrere un liquido che all’aria si rapprende. Accade che il liquido che sgorga dall’ultimo taglio, sommandosi a quello precedente, forma il classico “cannolo” a mo’ di stalattite di 20 – 30 centimetri di larghezza.

Non tutta la manna si presenta in cannoli (che si raccoglie con l’archetto per non deteriorarla), ma vi è quella “in sorte” che non si è coagulata e ha finito con lo scorrere lungo il tronco, e la “rottame” che è la più scadente, raccolta con il sistema del raschiamento. La manna che da sempre ha avuto uso medicinale fu largamente diffusa nella “scuola salernitana”. Infatti, dalla manna si estrae la mannite virtuosa e semplice medicina utilizzata per leggero lassativo e purgante; è anche antitossina. Nel suo largo uso è anche dolcificante.

Testo di Alfio Triolo – Foto di Maurizio Karra
(2007)