Quel ramo del lago Gurrida……

Una gita particolare lungo le sponde dell’unico bacino europeo nato da uno sbancamento lavico, tra i vigneti d’Alicante, per ammirare l’Etna o fare bird-watching.

 

Il lago Gurrida

Circa 500.000 anni fa i fiumi a sud dei Nebrodi sfociavano in una ampia baia marina, larga una quarantina di chilometri, definita da alcuni autori “Golfo Preetneo”. Con la nascita dell’Etna questi fiumi sono stati costretti a modificare i loro percorsi. I torrenti della Saracena, Cutò e Martello hanno dato vita, all’altezza di Maniace, al fiume Simeto che, aggirando il vulcano, ha seguito l’antico margine dei goifo. L’Alcantara, deviando ad est, nel corso dei millenni ha inciso le lave preistoriche creando le famose Gole.

Un solo fiume non è riuscito a trovare la strada del mare: il Flascio. E’ stato alternativamente, per i continui mutamenti dell’Etna, emissario sia del Simeto sia dell’Alcantara. Il fronte lavico dell’eruzione del 1536 lo imprigionò definitivamente costringendolo a formare un bacino, il lago Gurrida.

Questo lago presenta delle peculiarità. È l’unico lago europeo originatosi da uno sbarramento lavico e l’unica zona umida dei parco dell’Etna, rappresentando una importante stazione di sosta per gli uccelli migratori. Il livello del lago dipende dall’apporto idrico del fiume Flascio che è massImo in inverno, quando inonda con il suo prezioso limo questa grande conca.

Questa peculiarità, descritta nel 1815 dall’abate Giuseppe Recupero nella “Storia naturale e generale dell’Etna”, venne utilizzata dai discendenti dell’Ammiraglio Nelson, proprietari della immensa Ducea, che intorno al 1850 vi fecero impiantare un vigneto di uve d’Alicante. Questi vitigni, di origine spagnola, trasportati secondo la leggenda dal bastimento “Victory”, non hanno mai conosciuto il flagello della fillossera: il vigneto, infatti, viene periodicamente sommerso dal lago che così lo preserva da questa malattia, mentre con la bella stagione e il ritiro delle acque risorge a nuova vita dando un ottimo vino.

Da alcuni anni uno spazio attorno al lago è diventato un sentiero natura “speciale”, attrezzato con le necessarie strutture che permettono la fruibilità a tutti, anche a coloro che hanno impedimenti fisici, come recita il pieghevole che viene consegnato all’ingresso: “Gurrida un sentiero per tutti”.

Il lago Gurrida. Sotto il ponte in legno da cui si accede. Per arrivarci, da Randazzo si deve percorre la S.S. 120; al Km.181, subito dopo la frazione di Murazzo Rotto, quando si incontra la segnaletica del sentiero, si deve deviare per la strada in terra battuta che attraversa il cantiere per la lavorazione del pietrisco lavico. Appena qualche decina di metri avanti, è possibile parcheggiare il camper davanti al cancello dell’ Azienda Agricola “La Gurrida”. Il sentiero inizia, superata la masseria, dal lungo pontile in legno che attraversa il vigneto.

Alla fine del pontile la vista si apre sullo splendido panorama del versante nord dell’Etna e sulle lave del 1536. La vera attrazione è il lago che si raggiunge dopo aver percorso una piacevole passeggiata, dove è possibile osservare la fauna, senza disturbare, attraverso due capanni attrezzati per il bird-watching. Il lago è incorniciato da una lunga cortina di canne e alberi idrofili come i salici e pioppo nero; è opportuno quindi, procedere in silenzio attrezzati di binocolo e teleobiettivo per ammirare i numerosi uccelli.

Un suggerimento: prendete per mano il vostro bambino o un anziano parente o semplicemente un amico che per motivi di età o salute ha difficoltà fisiche e conduceteli, per questa facile e rilassante passeggiata, in questo splendido angolo dell’Etna. Qui non avrà alcuna difficoltà a incontrare una natura incontaminata.

Dall’antologia poetica di Giovanni Formisano

Chi non conosce le melodiose note della canzone siciliana “E vui durmiti ancora”? Ebbene, questa canzone che, come ha asserito lo storico Santi Correnti, cantata durante una battaglia della prima guerra mondiale da un soldato catanese in una notte di luna piena al suono di una chitarra, fermò momentaneamente le ostilità e guadagnò l’applauso anche della trincea nemica.

E vui durmiti ancora

Lu Suli è già spuntatu di lu mari
E vuì, bidduzza mia, dormiti ancora,
l’aceddi sunnu stanchi di cantari
e affridatì v’aspettanu cca fora,
supra ‘ssu balcuneddu su’ pusati
e aspettanu quann’è ca v’affaccìati!

Li ciuri senza vui non ponnu stari,
su’ tutti ccu lì testi a pinnulunì,
ognunu d’iddi non voli sbucciari
su prima non sì grapì ‘ssu balcuni,
dintra li buttuneddi su’ ammucchiati
e aspettanu quann’è ca v’affacciati!

Lassati stari, non dormiti cchiui,
ca ‘mmenzu ad iddi, dintra ‘ssa vanedda,
cci sugnu puro iu, c’aspettu a vui,
pri vidiri ‘ssa facci accussì bedda,
passu cca fora tutti li nuttati
e aspettu puru quannu v’ affacciati.

NOTE:

L’aceddi: gli uccelli. Cca fora: qua fuori. Balcuneddu: piccolo balcone. Ponnu: possono. Pinnuluni: penzoloni.Grapi: apre. Ammucciati: nascosti. ‘Mmenzu ad iddi: in mezzo ad essi. Vanedda: vicolo. Cci sugnu puro iu: ci sono anch’io. Pri: per.

Alfio Triolo
(2005)