Quell’immenso feudo di Bronte

Horatio Nelson divenne duca in Sicilia grazie a Ferdinando di Borbone, ma non vide mai il suo podere: morì, infatti, il 21 ottobre 1805 nella battaglia di Trafalgar.

 

Horatio Nelson

Il 21 ottobre 1805 al largo di Capo Trafalgar moriva l’ammiraglio inglese Horatio Nelson in seguito alle ferite riportate nella vittoriosa battaglia navale contro la flotta franco-hispanica. Eroe dell’impero britannico, Horatio Nelson passerà alla storia anche come il Duca di Bronte. Nel 1799 Ferdinando IV di Borbone elevò al rango di duca l’ammiraglio inglese e i suoi eredi.

Avvalendosi di un antichissimo privilegio, la “Regia Legatia”, istituita da Papa Urbano II nel lontano 1089 a favore dei regnanti della Sicilia con cui fece di essi i Legati Pontifici nella regione, regalò al laico anglicano Horatio Nelson l’immenso feudo di Bronte, un territorio esclusivamente ecclesiastico che misurava ben 9.000 ettari.

Il feudo comprendeva, oltre al territorio dell’omonimo paese, l’Abbazia di Maniace, i nuclei delle case contadine sparse nella fertile plaga che costituiranno il futuro paese di Maniace e che si estendeva a nord fino alla contrada Mergo sui monti Nebrodi e a est nella zona del lago Gurrida. Questo titolo regale gli venne conferito dal re delle Due Sicilie in segno di gratitudine per avergli salvato il trono, stroncando con le armi della sua flotta, ormeggiata nella baia di Napoli, la neonata repubblica partenopea e aver fatto impiccare sull’albero maestro della sua nave ammiraglia i capi patrioti fra cui Francesco Caracciolo.

Due immagini del castello Nelson e dell’Abbazia di Maniace

Nelson durante la sua permanenza a Napoli conobbe la bellissima moglie dell’ambasciatore inglese presso la corte borbonica, Lady Emma Hamilton. Fu un amore che durò fino alla morte dell’ammiraglio. Nelson andava fiero del suo status di Duca di Bronte, nome di uno dei mitologici ciclopi che dimoravano ai piedi dell’Etna, perché anche lui si considerava un ciclope avendo perso un occhio durante la battaglia sulle coste della Corsica.

L’ammiraglio faceva spesso sosta a Catania per i rifornimenti e veniva ospitato nel palazzo dei baroni Massa dei principi di San Demetrio, il più sfarzoso dei palazzi dei “quattro canti” di via Etnea. In una di queste soste si rivolse allo “speziale” Salvatore De Gaetani, per curare alcuni suoi marinai affetti da una malattia tipica della gente di mare: lo scorbuto. L’efficacia delle cure prestate dallo “speziale” catanese ai marinai inglesi fu tale che l’ammiraglio gli regalò un pezzo di cannone francese da cui Salvatore De Gaetani trasse un mortaio che è conservato nella bacheca della farmacia di famiglia in via Vittorio Emanuele.

Horatio Nelson però non vide mai Maniace: gli eventi bellici gli impedirono materialmente di prenderne possesso. Nel 1801, mentre era in navigazione per la Danimarca, scrisse alla sua adorata Lady Hamilton di desiderare “la pace, e allora partiremo per Bronte… nulla potrebbe impedirmi di ardarvi…”. Ma così non fu: alla sua morte, il feudo passò prima al fratello William Nelson e poi alla nipote Lady Carlotta Nelson sposata Hood Bridport. I discendenti amministrarono l’immenso feudo come una proprietà privata ed ebbero grande influenza sugli avvenimenti politici e amministrativi della ducea nel corso del XIX secolo.

Il castello

La croce celtica al centro del cortile del castello

Il termine “castello” può trarre in inganno il visitatore, in quanto si tratta di un palazzo settecentesco con un solenne porticato coperto da cui si accede agli appartamenti, alla chiesa, al parco e al cortile che è il centro del complesso su cui troneggia una croce basaltica di stile celtico.

Alla base della croce si legge: Heroi immortali Nili (all’eroe immortale del Nilo). E’ questo, in riferimento alla vittoriosa battaglia navale sulla flotta francese nella baia di Abukir nel delta del Nilo, l’unico ricordo tangibile dell’ammiraglio Horatio Nelson nel castello. I discendenti, Nelson-Bridport, nel corso dei decenni hanno ristrutturato la vecchia abbazia, trasformandola in una residenza signorile, costruendo diversi ambienti e curando il giardino con diverse piante arboree. Ad esso si accede dal cortile attraverso un grande portone; ai due lati due leoni che tengono uno scudo con lo stemma ducale: un uccello nero affiancato ad un’ancora di nave.

Poco distante dal castello, subito dopo il ponte sul torrente Saracena, sorge all’ombra di secolari cipressi il piccolo cimitero di famiglia che ospita le spoglie del poeta inglese William Sharp, innamorato delle bellezze del luogo e della Sicilia.

Di norma gli eredi dimoravano nel castello durante i mesi estivi, lasciando per il resto dell’anno un loro amministratore di fiducia. Con l’avvento del fascismo e il conflitto bellico il governo italiano confiscò i beni della Ducea. Questi confluirono nell’Ente Riforma Agraria che costruì davanti al castello un villaggio per i coloni chiamato Borgo Caracciolo, in ricordo dell’ammiraglio partenopeo; un insieme di abitazioni, stalle e silos di cui oggi rimangono solo alcune costruzioni recentemente ristrutturate. Dopo la guerra, la bandiera inglese ritornò a svettare sul castello fino al 1981 quando l’ultimo discendente vendette la proprietà all’amministrazione comunale di Bronte che ha curato il lungo restauro facendone un luogo di grande interesse turistico e culturale.

L’obelisco di Serra Mergo

Nel 1905 i Nelson posero in contrada Serra Mergo (a 1553 metri s.l.m.), sui Nebrodi, un obelisco come segno del limite settentrionale della immensa Ducea. Una scritta in latino, su una grande lapide ormai consunta dal tempo, ci ricorda che fu edificato in memoria di Alexander Nelson-Bridport, quarto duca di Bronte.

Due interni del castello

L’obelisco rappresenta l’unico segno della presenza fuori le mura del castello, insieme al cimitero, del periodo feudale dei Nelson; ma anche un buon punto di riferimento nel parco dei Nebrodi.

L’obelisco, posto su un punto panoramico, è infatti visibile da lontano per la sua esile figura che si staglia all’orizzonte. La vista spazia dal monte Soro, riconoscibile per le antenne poste sulla cima, al lago Trearie e ai boschi dei Nebrodi per rivolgersi a sud ai paesi pedomontani e all’imponente mole del versante nord dell’Etna. In basso lo sguardo si posa sul castello di Nelson.

Il lago Gurrida

Il limite orientale della Ducea è costituito dalla conca del lago Gurrida. Questo specchio d’acqua presenta una peculiarità: il livello del bacino è mutevole per il diverso apporto idrico del fiume, massimo in inverno quando il lago, tracimando, inonda la conca con il suo prezioso limo. Questa caratteristica venne sfruttata dai discendenti dell’Ammiraglio. Nel 1850, infatti, fecero impiantare nella conca un vigneto di uve d’Alleante. Questi vitigni spagnoli, resistenti all’acqua, secondo la leggenda, vennero trasportati dal bastimento inglese Victory e non hanno mai conosciuto il flagello che colpisce le vigne: la filosseria.

Il vigneto viene periodicamente sommerso dalle acque del lago che così lo preserva da questa malattia. Con l’arrivo della bella stagione e il ritiro delle acque del lago nei suoi confini naturali, il vigneto risorge a nuova vita dando ancora oggi un ottimo vino. Attorno alla conca, il parco dell’Etna ha creato un sentiero natura “speciale” per permettere la fruibilità anche a coloro che hanno impedimenti fisici: Gurrida, un sentiero per tutti.

Alfio Triolo
(2007)