Un enorme giardino di aranci

Una passeggiata a Palagonia, Ramacca e Francofonte, i comuni più noti per la produzione di agrumi.

 

Ci troviamo a cavallo tra le province di Catania e Siracusa; qui nei pressi di Francofonte, Ramacca e Palagonia si possono ammirare agrumeti a distesa. E non di rado troverete il contadino disposto a regalarvi qualche arancia o a vendervene qualche chilo. Farete sempre e comunque un affare: la bontà di queste arance non teme rivali e difatti non ne ha.

Palagonia

Palagonia è un paese della provincia di Catania, da cui dista circa 47 chilometri, sorto su un rilievo collinare alle pendici settentrionali dei monti Iblei. Si stende a duecento metri sul livello del mare, in una posizione privilegiata da cui domina la piana di Catania, sulla grande strada che si interna verso Caltagirone. L’abitato si dice di origine normanna, ma la tradizione vuole che il suo nome derivi da Palica, l’antica città presso il laghetto vulcanico di Palici o di Naftria: questo è a tre chilometri dal paese ed era noto agli antichi per il gorgoglio delle acque, prodotto dall’anidride carbonica.

La cittadina, comunque, ebbe origine probabilmente in epoca normanna, passando poi ai vescovi di Siracusa e quindi a Ruggero di Lauria e a Blasco Alagona. Nel XVI secolo venne concessa in feudo ad alcune famiglie signorili locali ed infine ai Gravina, che la governarono per tutto il XVII secolo.

La sua economia agricola ha tratto notevoli vantaggi dalla bonifica della piana di Catania, una volta arida e malarica e adesso profondamente trasformata con la realizzazione di canali di scolo e di irrigazione. Nei quasi 56 chilometri quadrati del suo territorio si coltivano cereali, mandorle, olive e si produce dell’ottima uva. Ma sono soprattutto gli agrumeti, tra i più importanti della Sicilia, che danno lavoro, anche per via del terziario che si è sviluppato per l’esportazione delle saporite arance. Viceversa piuttosto modesta è la struttura industriale, con alcune imprese per lo più artigiane che operano soprattutto nei settori alimentari, nei materiali da costruzione e nel legno. Discreta importanza ha invece l’allevamento.

In paese di interesse architettonico sono molte chiese, tra cui quella di San Nicola, con lo splendido pavimento in ceramica, e l’eremo di Santa Fibronia, posto poco lontano dall’abitato, una piccola chiesa – grotta rupestre del VII secolo, con alcuni affreschi bizantini di buona fattura.

Ramacca

Ramacca è posta in una sella a 250 metri sul livello del mare, tra il monte Ramacca e il San Nicola; dista 46 chilometri da Catania, di cui domina la piana. Il suo nome deriva dall’arabo Rahal Mohac, condottiero al quale nel 1392 venne data in feudo. Tutt’uno con Palagonia fino al 1625, di quest’ultima Ramacca ha condiviso le vicende.

Nell’attuale territorio di Ramacca gli insediamenti umani risalgono addirittura al paleolitico, come è testimoniato dal rinvenimento di un gran numero di frammenti di strumenti in selce e di ossa di animale lavorate. All’apice del monte Ramacca, che gli abitanti della zona chiamano la “montagna”, nonostante i suoi 559 metri, alcuni scavi hanno riportato alla luce una città ellenizzata, ed è senz’altro questo il sito archeologico più importante dell’intera piana. Alcuni dei reperti, frammenti di coccio e ceramica, sono conservati in un piccolo museo.

L’abitato è moderno, essendosi formato non prima del XVII secolo, dopo essere diventato principato nel 1668 sotto la famiglia Gravina. Cinque anni dopo il violento sisma che distrusse anche Catania recò enormi danni alle abitazioni di Ramacca, la cui ricostruzione riprese vigore dal secondo decennio del ‘700: a quel periodo risale, infatti, la chiesa fatta costruire dai Gravina così come l’attuale Palazzo Municipale e il Convento dei Cappuccini.

L’attività economica prevalente è l’agricoltura, grazie alla coltivazione di agrumeti, in cui spiccano le arance di varietà tarocco e sanguinello. Modesto è l’allevamento degli ovini e suini, mentre le poche imprese esistenti sono tutte artigianali e quasi esclusivamente dedite alla lavorazione del legno.

Francofonte

Francofonte sorge sulle pendici e in parte sulla sommità di una collina, posta a 280 metri sul livello del mare, in un territorio fertile e ben coltivato. Dista poco più di 40 chilometri da Catania e 60 da Siracusa e il suo nome a parere di molti deriverebbe dalla voce volgare “franco di fonte”, riferita alle sorgenti di cui è ricca e per le quali soprattutto in passato è andata famosa.

Il paese ebbe origine intorno al 1360, ad opera di Artale Alagona; la figlia di costui, Maria, andò poi sposa a Giovanni Crujllas, a cui portò in dote il feudo. Successivi matrimoni consegnarono infine Francofone ai Gravina, che la tennero fino alla fine del ‘700.

La principale attrattiva cittadina è l’attuale Palazzo Comunale, dalla struttura architettonica singolare perché costituito da due parti: un’ala è un antico palazzo medievale cui nel ‘700 è stata affiancata un’altra costruzione, adorna di capitelli. Interessante, poi, il barocco della Chiesa Madre, che all’interno custodisce due pregevoli tele, una delle quali attribuita alla scuola del Caravaggio, e quello della chiesa di San Gerolamo.

I circa quindicimila abitanti basano la loro economia quasi esclusivamente sulla agricoltura, coltivando il tarocco, pregiata varietà di arance. Modesta sia l’attività artigianale che quella pastorizia. Il territorio del comune è piuttosto vasto: oltre 73 chilometri quadrati, su cui viene coltivato anche del grano.

D’estate qui ha luogo “l’agosto francofontese”, costituito da una serie di manifestazioni che si svolgono per lo più in piazza e che vedono impegnati cantanti di successo. Il cinque agosto con una solenne processione si festeggia la Madonna della Neve, mentre lungo le strade del paese sfila una tela che raffigura la Madonna. La leggenda narra che il dipinto venne rinvenuto in campagna da due cacciatori, i quali lo caricarono su un carro trainato da buoi che si diresse a Francofonte, dove lo stesso anno avrebbe nevicato e da qui deriva il nome di Madonna della Neve.

Alfio Triolo
(2000)