Un giro in circumetnea

Da Catania ad Adrano, alla ricerca dei colori della Sicilia.

 

E’ il 1985: nasce la ferrovia circumetnea per collegare i piccoli centri etnei limitrofi a Catania. Per gli abitanti della zona rappresentava un mezzo prezioso per raggiungere la città, per usufruirne dei servizi. Dal vapore al motore diesel ed elettrico, dai paesaggi rurali all’espandersi dell’urbanizzazione, il passo per giungere ai nostri giorni è lungo cento e più anni di storia, di costume, di vita catanese.

Ore 9,30: alla stazione Borgo c’è tanta gente, soprattutto giovani; portano allegria e anche zaini colorati e sicuramente un po’ troppo pieni per un giorno in cui a scuola hanno preferito non entrare. Il capo stazione si assicura che tutti siano saliti in vettura e poi dà l’OK. Un fischio e si parte.

In pochi minuti è già periferia, è la stazione di Nesima con le sue caratteristiche sciare originate dall’eruzione del 1699. Il treno va avanti e i paesaggi si alternano: a Misterbianco si intravede una villa elegantemente decorata, ma in stato di enorme abbandono: era appartenuta a due sorelle molto ricche, che non avendo eredi, l’avevano lasciata in eredità alla morte a un ospedale affinché vi potesse curare dei bambini. Purtroppo l’ospedale non l’ha mai utilizzata! Alla fermata sale un uomo, porta con sé due borse pesanti, prende posto parlando al cellulare con accento straniero: forse è qui in vacanza.

A Piano Tavola, in una cava ci sono degli operai, lavorano il basalto per la costruzione dei cordoli dei marciapiedi; alle loro spalle si vedono i Monti Rossi, vulcani spenti dai quali ebbe origine la colata del 1699.

Paternò ci accoglie con l’arancione e il verde dei suoi aranceti: sono due colori forti e spiccanti e ne sentiamo quasi il profumo. Poco lontano c’è una grande piantagione di fichidindia, oggi prelibatezze richieste in tutto il Paese ma in passato considerati frutti per i poveri e utilizzati anche per delimitare i terreni al posto del filo spinato. Oltre il confine degli agrumeti si erge possente la Rocca di Paternò, costruita per ordine di Federico II di Svevia in una posizione strategicamente elevata.

Dal passato al presente il passaggio è rapidissimo; ci riportano alla realtà degli operai che lavorano alle gallerie che consentiranno ai treni della “circuì” di attraversare in sotterraneo i paesi. I futuri passeggeri impiegheranno meno tempo ma perderanno frammenti di storia o quei semplici sentimenti che si provano a contemplare un paesaggio fatto di natura talvolta anche selvaggia e di case sorte a poco a poco attorno ai piccoli centri alle pendici dell’Etna. Tra una fermata e l’altra si notano le “traversine” di muro giallo adibite a deposito di materiale ferroviario ormai in disuso ma un tempo occupati dal personale addetto all’apertura del passaggio a livello.

Alle fermate di Santa Maria di Licodia e di Biancavilla scendono molti ragazzi; il treno adesso è un po’ più vuoto e silenzioso. Una signora con gli occhiali tira fuori un libro dalla borsa e inizia a leggere: è una novella di Pirandello, narra di certo di immagini, volti e suoni di Sicilia, di paesaggi simili a quelli che si presentano ai nostri occhi guardando al di là del finestrino.

Scendiamo alla stazione di Adrano, al bar della piazza sono seduti alcuni uomini anziani, vestiti di scuro; qualcuno indossa il cappello; commentano i risultati delle ultime partite e devono un caffè caldo. Stamattina fa molto freddo, sulla strada principale gli alberi mossi dal vento ci conducono al castello normanno che custodisce un importante museo, per noi punto di arrivo di un viaggio.

L’atmosfera magica del castello conclude il nostro piccolo giro da turisti curiosi mischiati a quei passeggeri che ogni giorno prendono un treno per recarsi a lavoro, a scuola o all’università e vivono sui vagoni della Circumetnea un pezzetto della loro vita.

Alfio Triolo
(1998)